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Full text of "Dissertazione istorico-etrusca sopra l'origine, antico stato, lingua e caratteri della etrusca ..."

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DISSERTAZIONE 

I S T O R l e O-E T R U S C A. 

S O P R J 
V OSIGINE, ANTICO STATO, LINGUA, E CARAtTERt 

DELLA ETRUSCA NAZIONE 

£ S O F II A 
V ORIGINO, E PRIMO, E POSTERIORE STATO 

DELLA CITTÀ DI VOLTERRA 

COL RAPPORTO 

A' SUOI ANTICHI MONUMENTI, ED IPOGEI 

LETTA IN SEI RAGIONAMENTI 

JSTELL' ACCADEMIA DE' SEPOLTI 

DAL SUO CSNSORB IL CAVALIERE 

GIUSEPPE MARIA 

RICCOBALDI DEL BAVA. 

CON uh' APPENDICE AL FIMB SOPRA 1 SBPOLCRETt 
E MUSEI oyiHDl RACCOLTI DI ESSA CITTA* . 



IN FIRENZE, L'ANNO MDCCLVIir. 
H11.IA Stampek^a di Pietro Gaet. VivianI 

ALL'INSEGMA DI GIANO. 
COH llCtHZJ DI' SailRlOKt. 



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A' SIGG. ÀGC ADEMICI 

S E P O L -TI. 



* L fròfWt6*vere f omrk dtlU* Nai.me e della fa> 
tria e^'t è uà itjfiitrto di N»twa fin dalle fa-r 
[ce in/ì^uato nel cuore di ogni onefio Cittadtm.^ 
che de' pregj di quelle fi reputa in certo modo 
partecipe , ^iuindi è ^ che in leggendo noi le Sto-r 
rie delle più rinomate Nazioni , age'vdments . fcérgia^^ 
wo , DO» a*vere i loro Asnofi amuta altra mira, , Je mn 
di foddisfare a quefio debito 'nterfo le msdefime ; onde 
la fama loro ftmfre -fi maMenejfe , e. fojft infiemc dì 
Rimalo a Tofieri per cmfex^arne ict digmth . . \ 

f^oi fapete beni fftmo\ Co N s p Lo' I L L u ST RI S* 

SIMO, Virtuosi Accademici. , jaa/r, y?^ 
* 2 : fia- 



ir 



Najhs^nM , 4 ^y, j^imci. di mfif^ T^ritk^^. ielle qtm/i fo- 

^ehte £on tanta iadt f ariano i più r immiti Scrittori y 

ntoj]^ njifpitì a mftri tempi Ja tanti pregevoli rìtro'^ 

^amenti y una ^olta ffegletti^ ma che ùggtmai fi fanno 

da mi' colla maggiore diligenza ne ^ajli Sepolcreti 

de mjiri antichi§imi Antenati . ^luefii , benché infranti 

fi "veggano^ e fpogUati di juttg jciò^^^bfi.di .più^ pre^ 

iB^iofo ^€ di più hello rìpofio ^$ a^ea ia ffll/ aittica fy^ 

perJìi%4one^ pure in alcuni di effi molti fiohiU awan^ 

^i fi troiano, ^. che wfiemj; raccolti ^ t^o hoiJno da^ 

to da • r'ifietteri. a pia gran. Letterati di que^ Seco^ 

lo y per rintracciare i <:oJiumi ^ $ Caratteri ^ e lo fplen^ 

dorè della Etrufta Na^^m^. 

Alcuni dunque de più infignì fra quelli ultima^ 

mente fcoperti ^ <:he molte ^ t di^erfe rarttk contene^va^ 

-m in Marmi ^ in Creta ^M^n Metalli y<d -^ fpecie ie 

wte IfcriMÒni' in piomh yJt me diesdeto impulfi^, di fod^ 

disfate ^^ /i . proporzione . di migì haffi talenfi^ al debi^ 

to verfo.la Tama^4 I4 Nax^ionitj k faweUandoM effe^ 

€ome fafetje ; ' sn \f»eJhÀ lUvfire Accad^mà ^ in ceduta 

forre £nn mtmo^ m^etodo^^ prima la Jtato^ antifo di mj&4 

Gente ^. e poi ii 'fioridijfimo^. jprimiero dtlloi n^^a Qit^ 

tà. ^ndi p£f^fuafo,y jche effète non m piteffe punto 

difcaro ^ €(mt(^ <w 4i^i ^ iah f^ecafime Ài . sma '^fatr 

ta ricerca delle jcafe di mfirà'Tatrià pù i'mpoiPiMitf^ 

r degne ^S^^^ere fapMtù de! :ficoii /pt^eriori ;, 4rala^ 

Jciafida le 0Ìtìme,:^ ffoct 4^ra intortififim. . .. \ 
:./ Qua- 




f^tpa '■ mia , qualunque foffe iutraprefa , poc9 
cert^mefiic ' pregrmhle a, mio~ riguardo ^ .ma degna di 
rtjìejlo e di Jì'ma fer ciò ^_ che ra^prefentay ini fino 
ora amnrah di ' fària pablftica colle siamfe , '^ggi^' 
gncndo a dò, che ehht C òfjo're di e/pqr'vi colia i^P 
'va 'yocCy ma poche ahrt tiùti^te , ricantate non jné- 
m dagli Scrittori ,. che dalle memorie de mjiri Ar- 
cbi^j . La qual ctifa tanta più <v^eatÌ€ri mi fon pa* 
JIq ai efegaìre , perchè dudicewole mi femhra'va, che 
mentre, Uomini dotti^mi di tutta f Italia , con tanto 
ardore fi Jono pofii dopo il 'Dempjìero , e t immortale 
Buonarroti , a ramwi'vare fino da fuoi Sepolcri io 
fplendore di quejla Nai,fone ^ npi ^ che nel recinto del' 
la Città . nojìra confefviamo un numero quajt inmme- 
r abile di così chiari ^ e diftfvti Monumenti di ogni ge- 
nere attenenti alla tvenetabile Antichità , hfciajjìmo fa- 
lo agli larnc , con perìcolo 

ci} ejjt ^ uà tutti .f ed efpo- 

Jli [empì Dmiioni di chi che 

fia Lette della loro ^ima, fé 

ognuno i la paffajje in fi' 

lenito. ' ■ ' 

tìo filmato poi fare al piMlìco cofa grata di 
aggiugnere al fine un Appendice , ed in effa , defcri- 
rvere la qualità , forma , e gran copia degli antichi 
jìoftr'f Etrufcbi ipogei ^ ed t Imghi do've fono po- 
fii ; come pure la do'vi^ia de' riguardevoU Mona- 
meati della più rimota antichità , e degli a^van^i a«- 



L ..».*,.-^ - . 



'iort di cofe frnkft, in ijjì f cantati, mie fornati, 
ti arricchiti fi nieiom i frcgiiiùli Mufei ii mjlra 
latria. 

Digitatevi iimqut Consolo Illustris- 
simo , a autorl^'Larg con la fìjoftta eppronjaMoue 
.quejìa mia cimentofa rifalu'ùone , acciocché in *vtrtà 
iti ejfa fojfa io Jperare ancora iagli altri itjgenui Ltt* 
tori un corti ft , e genirofo comf alimento . 



IN- 



VII 



1 rN., v D I , ,C . E 



^ V <^ * » : .- »^ ^«. s 



DE* RAGIONAMENTI. 

RAG. !• fSiS^^' w^^^ f ^i/ Mtico Jlat^, degli Etru^ 
: .MkJ fibi t < dilla laro Lingue ^^ Cì Carati^ 
/'■ rii .' . • - : " ■ Pag^ . ..i^ 

RAG. li. beii* grigincì ed amico firn Bella Città M 

RAG. III. Del^www.fp^riweJàtoiiVohena, ■< 

€ ielhàifimdie co* fuoi. Vcfitvi ^ t . i óy» 

RAG. IV. De' fitti della yHedefima Cité firn W ef{ut-\ 

fime d^ Bitlfirti, . . r 90. 

RAG. V. Pr»feguimefito della Storia fino alla fìggezio- 

ne alla RefuUlica Fiorentitia» e^foi alla 
' Cafa de' Medici, 116, 

RAG. VI. EJfofisàmie t e rapporto de^dae» e di altri 

antichi Ipogei al prim» flato di Volterra, "■ 145. 

APFEND. In cui fi dà un treve ragguaglio de* faiur- 

hni Sepolcreti, e de* rari e preziofi Mo' 
«amenti da ej^- cavati, e che fi confervano 
ne' Mufei della Città di Volterra» 166, 




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EìlRORt. 



córrezioìnu 



TMg0 4* //>• 17* alla Babarì 

♦ 15, 16. fulmini accefi 
i « ibid. 



X7» e non dalle nubi 



54* 

J%t4 



alfe». Barbari 
fulmini talora accefi 
e non fempre dalle nubi 






3* per nuovf Imperla* |^cr li jli^bbjofi Imperi^ 
li Drplomt It jDTplamt * . ♦'«^ 

<fé JUM^tCiulpià/m* Jttoiia,C7ittà intÀma , e 
terna y e riftretra pili riftrctta 

11». decimo- fecolo uel , decimo /o 'undecimo fc^k 
Aio priBcJpfO , it ' c<Uo U > ' /\ S' 

z» dopo il (ccolo nono, dopo gius rìAfC<to fu 
quando rificettpfii 
'«3. fa argiiixrentatt> ^ Ta »ari»omcnla --^ . 

x^ ùrdinriji- ,. ' * /.otdittiria ... *^ 
^# prcfciic . ^ . , j>r(^^nt&, • , .. ,., _ 
10» oppo)*c ' opporre . • c/i . 

f 4* boccoittoli 



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J^^i* ^3tS. >i;f/i9« Tu(cW*nf' ^» ìTufowR., : l " ,; . 
, * €q. vx;3. borgo vi aggiunf^ v.un^tupn^pàrtc Intcriore 

' . a borgo riauffe 
8. Leone III. Lione IV.'i \ /J,; 

5. ^he qucftò Principe . i;he,qùcl Prìtìpipc 
7. neir^ttoccflto-ot- . nel i;ovccej)to otta»- 
^aota tr^ . \* ta'trc , 

' tf.' Vanno ' Vafini • ''^ 

34* TaviarrJ Taviano 

17. Romeo BarbettaBi Romeo Barlettani 
25. i quali chela i quali la 

x« in cui il nome iu cui oltre i nomi 



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.* 71. 



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100. 

2x4* 
J169 

154- 



I 



DELL' ORIGINE ED ANTICO STATO 

DEGLI ETRUSCHI 

E DELLA LOR LINGUA E CARATTERL 



RAGrONJMENTO l 



~ " I firà forft di maraviglia. Virtuosi 
Agcas&mici , in vedermi dopo il 
ricorfo di tnolt4 anni tornar dì ttuoro a 
- filire fu qucftoRoftro per ragionarvi di 
I cote, circa le quali ciafcun di voi pò* 
! tuto avrebbe con affai più dì erudizto- 
i ne, t'é\ facondia,- e molto più aeoon* 
f ciamènte parlare . Ma vedendovi io {lar- 
vi t<]«i irrìfolucì in un' affare , che più 
•Ai ogni altro luogo-di quefta llluitrc Naxione, 1' onore delli 
Città noftfa iAtereffa, mio dorare ho creduto 1* addofrarmi 
^eftaimpfefa ardua, t difficile per fé fteàÀ, e fopra tutto 
iniaÌàgtvDÌc > nw f^r li ffiarìetza de' miei: talenci* in mes- 
co ad altre occupazioni del tuttofa qucAa dìverfe . 

'Già voi iiMerfiiece a quell'ora il motivo, t foriè anche 
il foggttto, di cui fono per Civettarvi , che appunto riguar- 
da la rarità di't»d Ecrufchì « Romani antichi monumen- 
A ti. 



X Disserta I STORICO- Etrusco 

ti , cho prefTo alle noftre recchie mura ogni |iorAO fi fanno 
da' Aoftri Nobili Confcictadini , e fpecialmfcnte delle dife fac- 
tefi da quei Signorì , che nel decorfo bimedre it Supremo 
Magiftraco delta Citta còoiponévano , a maggior, deco* 
razione del Pubblico noftro Mufeo^ Voi farete a que(t*ora 
informati» come fra' molti Ipogei^ che da cfli nel flecorfo 
mefe fi fono fatti fcavare in due de* tre .Colli, cioè di^'Moa- 
tebradoni^ed Uliveto» óove fona i Sepolcreti degl' antfchiffi^ 
mi nodri Antenati^ ^ due ne hanna (copertr, che uno del tut- 
to intatta con fole cinque urne della più femplicd antica 
Aianiert^^ ove le ceneri, ed oflT^ abbruciate fi racchiud^o 
ancora tali., quali mirar qui le potete affifle alle par^i di 
quella Illuftre Accademia ; in una delle quali fu trovata un' 
antichtffiima moneta ^ o fia. pofa con fet^ceré itrufbhei ^Icon 
due Obeli da una parte, e dall'altra colla effigie quafi cor- 
rofa di Giana bifronte» L* altra por fu trovato di faffi> e 
di terra fmofia ripiena, flanre fa volta in efib rovinata» don- 
de nel gittarfi fuori dette materie, fu fcoperta circa a tre 
braccia fopra il fondo una sfilata di offa fracide dì; molti 
Cadaveri con tevole. mfrab te! dàlia. rovina, e con mobe m» 
nete Romane di bronza, di pivL tempi , che mifchiate colla 
terra erano .fuori gittate a mano a mano; fra le quali fìi 
travata un Triente, una de'^.Romani Triumviri , altre d<^ 
primi Imperadori , ed altre de^ pofleriori fina al tempo del 
bafio Impero. In fonda poi alla grotta erano de' frammen- 
ti di urne, di vafi, e di patere.^ t i . 

Ma quello» eh' è più rara, oel gittare della terra mot- 
to pia fottoa'Cjidaverì furono in più volte buttate fuori 
alcune Lamine di piombo , che «na di mazzo braccio ripie- 
gata t guìfii di foglio 9 un' altra più piccola racchiufa in ef* 
A: altra aifiàioiiinore tutta cortdas e finalmente altro pex* 
.aro roezarnentp tirato a forma di cord»^ iff^i» forie di le^ 

gatura ;il prirtiorijHfoltqt* i 

.141 laro foli veduta afficura ohlcht fia. della loto tn* 
ticiiita i r tStttpoì tutte logore» e ricoperte di terri si 
piombo attaccitiffima non permift » «ht aUn prinui fi fcor* 

gefie 



/ ^R it4S l «HJ^JiTt K TO I. ì 

fefle tfTér* fileno ài minuti .caratteri delimate t formati a 
graffio, come fii poi Az tutti gli aflanti oferirato Nobili, e 
Relìgiofi, che ivi ejraao* prefeoti^ da iciafciuio giudicati di aa* 
iica £tfufca Linguai. 

L» kxùfnz^ , che & ha di cali fmttuM fec(^ credere di 
molto pregio quefto htrorametitoj contenendo la prima la- 
naM numero dodici verir, e ijaatcro 1» feconda: della ter- 
sa non il fono confer\c3te, fé non poche lettere, e così del- 
la scorda « Che .cofà riterioo quefie ifcrizloni, & beii fi ctOf 
de^ "per quanto fi è «Nervato co$l air ìngro^o « che i nomi 
coAceoghino , e le dignità , ed altre cofe ^attenenti ai Sepolti } 
non Jb. ora mia intenzione lo Aare forfè vanamente a inda'-* 
;|arlo in mezzo alla varietà delle opinioni, e di tanti alfabe^^ 
ti dati in luce dagli £ruditi. Ma in vece di quefto hocrck 
duto più opportuno d^efporvi quel ranco, che ^ me (em^^ 
bei! più proprio per potere arrivare^ fé pur farà poilibile^' 
ai concepire: almeno, una giuda idea di iimili <:arattert« Lo 
che procurerò di efeguire, come meglio per me il pofla, in^ 
quefto mio primo Ragionamento, cui danno T impulfo le 
lopraddette Lamine ed Ifcrizioni; e in eflb efponendovi a 
quefto fine i'antica origine, e jftato di no^ra Nazione*: ta 
fondajziooe 1* .ed il prógreflb vdel fuo gran r^gno in Italia $ fi 
verrà infieme a ravvifare T origine, e T antichità, ed il pre- 
gio delb jnoftfa jeftinta Cxrufca favella, e de' Cuoi caratteri 
particolari ; e a collocarla poi in queUa più chiara luce , che 
fia pofittHlet' prenderò lunM dalle opini^^ de* celebri hio- 
derni Erodici!^ che per ricavarli dtiUe tenebre ofcur0 di una 
lirnga olDblivione hanno appfìcato cdn lanco Audio /is con 
fomma Jaude loro ed applaufo univerfale. Quindi rivolgen- 
4£j il penfiero alle ahre cofe fcoperte ne'due fixddetti Ipo. 
gei, ed alla prodijgiofa copia, e rarità di tanti antichi £tru« 
fchì monumenti, chequi fcaviamo dalle vifcere della terra » 
ne pr/mderò giufto motivo 4i parlarvi di' quefta nojìra in« 
dita Patria, dove per l:anci e tanti Secoli {ioti colla lingua 
r:Etrufca grandula; «^ palTando a trattarvi nel fecondo Ra» 
gìonamenio. dell' amica' ino AatQ^ vi efporirò quanto di lei 

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4 DissERT, 'tsToi^ix^e^-I^TauscA 

uà (lato detto da' Grecia e da' Latini Scrittori colla ripro* 
va incontraftabile de' tanti rari monumenti fuddetti » che in 
Ui ù mirano , e giornainsénte^fi.fcopKono» e crefeooòinUUit 
mero Tempre maggiore » da' quali e co' loro caratteri , t co! 
loro miibcioii fimbolu ie geroglifici la Aia antica magnifi-- 
cenza fotto gli occhi di; tutti: vivamente (ì rapprefenta; ^ * 
Le quali cofe adempiute- noni credo ila per difpiaccr« 
vi I eh' io ne prenda occafione opportuna di profeguire e 
parlarvi delia medefimà^ e de' principali Tuoi avveniìneociV 
e vicefìdei» ancora dopo Ih fua. decadenza ,:e dopo ^h-éip, de- 
iblazione dagli Ungheri, c.fucceffivà.riiiaurazione da Oao^ 
ne il grande y continuando a narrarvi nel* terzo, quarto^ r 
quinto Ragionamento col teilimonio degli Scrittori , é àtìh 
autentiche memorie de'noftri Archiv) quanto le fja accadu«< 
to di più rimarcabile durante.il pofteriorc Aio più ri(bret^' 
to, fempre inquieto i ma però rtfpettabilc flato fino alla< Aia* 
(bggezione alla Repubblica Fiorentina» e Aiccefliyamenee al. 
Regno de' Medici. Alla fine poi, per dare a quedi miei di- 
fcor(i un maggior compimento, dopo avere condotto Tem- 
pre continuo il loro iflorìco filo fenza interromperlo, alla 
fine.diffi, vi farò nel fefto ed ultimo Ragionamento una di«> 
ligente efpoiizione particolare de' due fopraddetti Ipogei» e* 
di alcuni altri poco dopo fcoperti, che hanno dato V ulti* 
mo impulib a tutto il mio favellare; e vedremo quanto be- 
ne in etili ci fi comprovi J' antico effere di quella noftra 
mj:defima Patria vario aì^ ma Tempre florido, e grande iino. 
alla fatali. rovinoTe invaiioni fatte da' Babari. nell'Italia. * 
Preparate in tanto VV, Acc. la generofità de' voflri 
cuori a. TofTrire con pazienza il rozzo mio ragionare fra It. 
tc^nebre in.voIto di un'antichità oTcuriflìma» in mezzo a cui 
ingolfare mi ha fatto il riflefTo di quel dovere , che ogni cit* 
tadino aver dee per la Tua Patria; e quello ancóra di cor- 
rlTpondere all'onore, che già mi faceAe di voftro CenTcM'e. 
Quello pregevoliffimo titolo dà a me un giuilo motivo dir^ 
flimolare la voftra virtù ad illuflrare le coTe noflre, delle 
quali unti altri Eruditi pompa Ti fanno» ed onore per tutto 
, : . il 



a ^ —r^^^a^^m^^^^mam »-•-- -^i^-«ì3é«j*»«— 



il refto ddk Haztone; ond' è ch'odi. mal &qnbra a ifornvergo-ì 

Io ben m' accorgo VV.Acciv'Chc- con, tutta ragione: 
uha follia fembrar vi -puole il Tolereio le iCoTe. rintrapcìaYe'. 
della Nazione deb tf a al«.bii)o diiquel i»n(\pa/ct»:fa^0lo{b fi^ 
àp|}elià.room€ lo afferma: i^gr^ad^Buf^^^ iblo co^^ 

minciò a'fchiaritii al pirin4uptOv^l|e^<ì)liinpiadi. circa aimi. 
%$^.iptva^ dHlà fondazioi^adi: RonM'* Ed .ìa'vero idi ^oi^fcf.) 
fiue .mi è faraa; \ (enfo de^* §d«Y) , chef tutto il. teimpo di (b- 
pra.a fedicì fecoli decorfi.;dairumve(raler Diluvio alla^ fon-** 
daziòae.ritddefftaì ftf:xpsVo0ìà£QatQ daTmiftedofi .fioiboli dt«>( 
gli.Bgiz); >e de^Féoicì.ce. ppiv da'^f^ favotofi dei Greci i^ 
che. valici farebbe il credei^ dì /poter còqipilare con pr^K- 
ficmé del . detto ^tempo la SàinAi" ^ f^ .jli anoai^ di qoa^^ 
lUnque più rinodiata Nazione.^. , 

Voi .nòti, mi jìegherète 'per altro «^ che tenendo, dietro^ 
41 maÀo : a maàb «aU^E{n)d)iS ì|>iu fioure , ^pierr le^ quaii^coila^^ 
fportardéi men:faikci' JSciiftofr), aver fi può. ltimtf,7 c:;5icon'J^^ 
tczza dcVpo^i.più.cbnòfoiUiCÌ» fi po^rà ancora diftfmgue-d 
re alméno in generale -la Storta. Joroi. E quello appunto et 
quel b, che ideato mi fono di poter fare, riflectetido tempo 
per tempo nel decorfo di detti fecoli fopra lo Aaco dejla: 
Tofcana^; rilevifto da' punti men^. incerti* déllà^'iSiofià.lunì:»* 
verfale, in maticanza degli antiqhitnauJScmtàisi éìqlei, affata 
to piriti } ónde quafi per necéfBtà a rinìDracciakra fi. venga . 
1! orìgine» ed i progredì; e poi la permahenaai e k> fcadi«*» 
mento deUa.cDedefima, e di qua la notizia più veria. della^ 
fua antica favella. ,/, . . ' . c..^: i 

E per cominciare a ciò efeguire con metodo , io vi ri- 
pongo (otto gli occhj il famofo Ttfto -del- Roma no AnnaKi^ 
ila Ttta: Livio M;\iTtifcotum ante RQmammUnperiinH irtt" 



• k« * . « • I 






7 «Ti 



ff) De prep. nnng* lib« i#« cap. 7. (%) Lib.jr. Dee* x»<: ,Cu *a.aI u) 



Ha Jnfiiiar^mniocmgimr , ^MtinfJtm' potftfrtns , mmim }fifd\§r\, 
gurnentoì ^u$d fiherfém Taff/nm communi vofahlo j^ends, éke^ 
rum ,^Àrmicfm\ Mare 0è AJriA Jìsfiùt^um Gafcma imm^re 
JtaliCMe Qentes. Gratci hidem Tyrremm^atque Adriatipum Vf 
jcatii. Jliiin fftrum^uc Mavfi'ixkgtntfii Ì9^9la€rc VrUèui dubdms 
$ctrMS^ prias cis Apfiìinmam , mdUnferum mfirs i pofiìca trms A^^ 
fAwh^m ^\smdepf i\qiM ^Mj^ifif mgi»if i^sm\ Coimiis m^sp 

Jmum firfumpùkn/r fniarU^ ufqnf 4d )Alpeà temere. Al finis fù0H 
fue ge»tihis.jeafkfiu4^uèié ^r%(^/#i maxime Retbis ^^ùasjac^ 
ìfjk tff'erarunt,^ ne ifuii é^ antiqua frueter funum linjguae.^ jtef^ 
esim mcarmpiu/n retineant , ,/ Diodoro jSiculo <0 jparimeats 
li h jladrohi ^olla Gorika^vdove^^ice^ che ìtl CÀitk ààìHìctii 
edtiicaflero % k 5o)?vio ^M^iiro X^)^ ik>po< ^ver fletto ^chè à^t^ 
fu iCapua fondata , io%%\\MÌtt^i^^up:of.fiutevt pene: mmmjigm. 
liamjhkiug^ii mamfejitàm #^j.|ìCt)nfierm.a<i}rmedefima Poli^^ 
bio (3)» dove ^ice; 1» Camfos^0mnès^ q^iBt Afennimp atqua A^ 
driatkà Mari terminari dmmus ^ babitavere Tyrreni. ,» Dì piu^ 
cki^.s\àtiàsi} fattiti pp(enia dei: "P^^^^^ non fola perTierra, 
ma che p^; Mare ancora* il ilei^dalTe*, Id fciìflè;Stràbbne U)/ 
e Dkidoro Siculo. (5^ ; decan^andoglit Padroni 4e' vicini Ma* 
ri,'« di tutte Tlfolè incorno Mia Sicilia iiwate ti ^ Piùcar'- 
co l^) vuole t che ancor quelle di Lémno , ed Imbro iigno* 
tt%^^ùa£o\ fé bene Erodoto dì dica, che non da' Tirceni, 
mdk:Ù2ki\Mk^^^^i^ prefafprfe Te* 

quiyocóilpef ìefijtre jftaii àhiCorVeill nùimaati Tirreni, dopoi 
d^avereitim itàlia ^abilito: il loro foggloroo» conforme Igino 
dichiara citato da Servio Mauro {^)p Lo fteffo ^ifTerìfcpQo tue. 
ti gli altri, riportati nella Tua giunta al Dempftejro dal chia* 
jiffimo Sig. Senatore Buonarroti {9) , vivo lume jdella Aia iiv 

di- 

- iti ì;^ 41. lit* éf . ; i^) X)« Clar* fùìjìxtt. %\k j» 

(ft}^Èneid« lib. io« (7) Lib. io* 

(5) r&or. Rom. lib. \. (8) Eneid. lib. I. 

(4) Geograf. lib. j. I9Ì Ad PcmpU $.%U 

li) Iftor.lib.7* . t . , 



clUft:Pati'l» Firenze} daU'aiia, < 4eir.al£«>4e'i5«»lt h ^SataJa 

yro|»pftó>GQrvJf> cpq;, i^of. yaftf,.prudi»WK»tft'«ollat.?«^l 

xii .al.Moin^4»0ipo''|S »«* chiara «|>r^y:%i dwdft(>ec»l- 
4i^ote a qiMìfta npftj^ Pptria onoric., >e lodei. Parimente, il 
$)f> Mi»^^M^;M^^^^ (^>'.co0 un'ampia taceplU de'piùcla^ 

ai<pf. , «chìiUQ^ndpld N :p>.ù^ i^cenc^ d*^ j«a^4 , des d»' d«ue>:Harik 
flh^ lii<afC0«dsn{(5 don^acrì^e ; ed a l«t*fola.i| 8j|eiÀ6^criv« 
^i$j| \l^rov|>9ip9cat dfilU arti.fi^ù J!tobi|i,.MC)q»ftie^ri<»i la Eitiuf 
n^ ^ la sisulciira ,. e laN({u(Ica.i non dubUanda di dif«r chf 
in. Specie dfÙ^ Statuaria ^an perizi? av:€n« avanti d«'Qr«p 
ci r ad$iuc«nda di.Ptinio (3> il «ftimopior, e d'^aici^i Iibr'4eì, 
fra,'qUìali Caffiodoro f 4) , che difle r „ tJ^s-friènm* Tmfii in it§*- 
ÌÌ0 4mffffS<i fifé*f^it*' * *» Le quali eofe .cotteci corrilfiOfidon» 
ad f^idcnza, «d m ^m« l^; pia a>l£$ntìQa .^a ntanttriiotfign» 
Etr.tffchi an(ooun|«(VÌi che per,«.vica V kaUa da uà aiigoid'. ì^' 
jllcro fi . Ibno tr^Vjati t. e giwn^ipente 6 trovano » E-fe bcM 
^{Tando p(M' e^f n 4à<^ cnnco-di attri. laiìtfichi p>^i^ Icar 
liani }. cpme futoop gU Aufpnj> i Sanniti, «. gli Ufàbó > dì- 
f^: in ;ri^««ie.vdi <)i)e$i» e%&. fiaci.da: qualche ^,iiic«ore fit- 
inati i più antichi d'Italia», iond« iti:<coC« 9\ «wtìt^ji .e con- 
fai diificile refti U far giudizio del vero; a fne'tembni 
(ènz*^^ altro r che un tal giudizio formare iicurajnente ^ poflà 
f^I rifi^ifb. che a niun' altro popolo > fudt^ohe.^ qtfdkr.di 
^u^ noilra regipoCril quale da' Qreoi poA,efi^rnteijCp Tir^ 
fpna^ e dail' akrfl gisnti Etrufco g e Tol[c^no^ìiam0ffi ,.«fi* at- 
tribuito ^agli Scrittm^i di tmt9 j[taìi% i' imp«rpr, e l^ifaoa 
del ftto nome nei più rimoti (écoli avanti Roma da per tue* 
to celebrat»; dal che irifulca ad'^yiéenzà, che fé b^nequal* 



- ■* * . 



^ ' »! • • • ■• « , ■ 



(ft) Degr luf. primit^ ^toda ;«. (4) Yariar«iibit9^4- ' 
Wl'Oler. Letter. , .: 'va.< 



lì 



ohe alEro papóla priiha di ellb fkitenefic: primi umpi ai! abU 
kjirè r Italia cfl^r fiurftò,* è fbbza il- dirctche, o ftco con^ 
^{b di' fuo iiioine r una idra genie ^forikiaiib $ xonfornle degli 
Umbri diiTe Uidoro (0 i, l/m JW»' /^rs* 3Vj^/tf r^ ì; o; che da lui 
fegg^og^ita ferviflfe^ ad> accreicéft T onofe" del Regnto^ Ecrufco . 
:j<Uon' tali dunqoef fondamétfti di ' ftòrica «verità fùppc^- 
fta per certa la grandezza degli Étrdfchi prima de( Roma- 
tio lmpero> fa d' uopo il riSetceife , che elk ncn era più 
tale iti ceft)po delta fondaarione di Róma; fa pendo noi be- 
litdiinovche già da ttn pezzo era ftàbilico il Régno ^efLa^^ 
tio, de^R4i teli , de* SabinvVdé' VoUgl , ed altri ancorai in 
kalia dblta Tofcana- indipendenti ; onde a ^[uefta / bfenchà 
tut?cavia ftt Terra , e per Mare pocenciffima , erano allora 
Timafte foio le Colonie di là dall' A pennino ^ lungo le rive 
^ehPò» donde p\xtt fcacciati furono i Tofoani da'X^allt al 
tempo ^ del Re di Roma Tarquinio Prifco, come ci fa noto 
4o fteflaTitò Livio (x; f talménte ^ che ricetx^ar bifdgna aG 
iai prima in qual tempo fìoi'inè mai con canta eftenfione 
dì dominio TEirufco Impero. A tal fìat tralafeiando tutti 
gì* incerti avvenimenci de' Re d*Alba, e di altrfc genti a Ro* 
tn» ant^fori, e dalla Tòfeàna già fmembrate da molto tem* 
po,t0 indépenden/J da c^a di fuori venute,^ e quafi cinque 
-fecoli tra-pafiTando delle ofcur6 età favolofe, duranti le quali 
*pei^ aiti^d «ftcunamente fappiamo^ quanto fofTe in Italia fcema* 
ito'dc'Tofcani il dofninid/conv ich riportarci all'altra Epoca 
ideila ^rovina diTroja, e dell'arrivo di Enea in Italia» in Cui 
imolto^^à agevole meglio riconòfcére lo fiato de'lla Tofcana» 
- / foi6 bene, che alcuno di vbim' opporrla di- quefta 
*l^M)a« i^^incer tezza , da alcuni antichi, e moderni Scrittori 
«rmtra4eeta ì CQftiè àe fb motto TArioftots) con que'verfi; 



'1 



.V 



Che fé tu vuoi, chMl ver non ti fia afcpfo,» . \ , 
Tutta a rovefcio 1 iltona converti » 



♦' 



Che i Greci rotti, e Tro)a fu vittrice. 

^^ Ma 

(i) Lib. M^^piiilti.,: u . .0 (accanto II* 
(»} lib*)* Decaddi» 



::ì.j ^ r -r 




Ragiokambkto L 9 

Ma ficcome per vero dire, una tal contraddizione tutti 
i princìpj rovefcia della Storia del Lazio, e di Roma, fon^ 
data fu la venuta in Italia del detto Enea da quafi tutti 
i più claffici Autori (0,coine ben pondera contro il Boc« 
cart r trudiciffimo Rìchio (i), approvata ; io non credo in 
quanto a me, che doviamo slontanarci da effi • Tito Li- 
vio (3) fu quefta Epoca fiabilifce la Tua Storia, e ci raggua*- 
glia poi fui precifo , che allora quando i Romani della Gre- 
cia impadroniti , nella Frigia portarono le vittorioiè armi 
loro, furono con giubbilo dagl'lliefi incontrati, e come lo* 
ro confanguinei nella Città feflofamente accolti (4), e che 
allo'ncontro da' Romani furono graziofamente corrifpofti. Il 
gran poema di Virgilio, benché di tante favole adombrato » 
ha però fu quefto principio tutto il fuo ftorico fondamene 
co, onde io credo, che /icuramente da quello cemjpo pren- 
der norma fi poila per efamioare la fituazione degli affari 
della Tofcana. 

Si rinviene dunque dalla iftoria della venuta di Enea 
in Ics^ia, che in quel tempo gli Etrufchi fiolTero tuttavia 
molto potenti , e temuti ; onde a loro per ajuto ricorref-- 
ièro tanto il Frigio Enea , quanto che Turno Re de' Rutoli, 
il quale da Mezzenzio Re dì Cere, e da' Volici, e da altri vi-* 
Cini popoli ajutato le nozze gli contrattava di Lavinia figliuo* 
la di Latino Re del Lazio ; ma nel tempo medefimo chiara* 
mente rifulta, che già allora parimente in Italia altri Regni 
£orii{èro fuori della Tofcana» 

E pure è quefta ormai un'antichità così grande, ch^ 
(bb vi re&ano circa undici ItcoU fino al Diluvio univer- 
fale i e nel decorfo di quefti fappiamo da tutti gli ^Storici 
lungamente dal Mafiei (5) riportati , che in Italia venne- 
ro in più tempi varie genti daUa Grecia, :€ da altrove, e 

B che 



(i) Dfonif. llb« i.Origiii* Diod. (3) Lib» i. Dcead. r* 

Sicul. lib* 14. Eufeb- de praepar^ . (4) Tito Livio lib. 7. Decad*^* 

Evang. lib. io. (5) Tom* 4.. par. i# , e a* itgV I^ 

(a; Deprimiti ItaItCoIon# tal. primit. 



IO DissEftT. Istorico-Etrusca 

che ivi fi annidarono , facendone riftrignerc gi' altri Tuoi 
popoli. 

Cento anni avanci : cioè circa miile anni dopo il Di« 
luvìo univerfale di Noè, dice il Dempftero i^) coU'aucori- 
tà di Dioniiio (^> , e di Erodoto (3) > che in Tofcana giun* 
gefle una gran molcicudine di Lidi , che abbandonato il Tuo* 
Io nativo, ove più non 'capiva » e da Tirreno guidata Fi* 
giiuolo minore di Ari Re di Lidia, tutto il Paefe inondò ad 
u n tratto » e fc ne refe come padrona » chiamandolo coi noi» 
me del Duce Tirrenia; ed il Mare vicino Tirreno » efTen- 
do(i poi di nuovo da Ern:flo, e da Tufco di lui fucceflo* 
ri il Tuo nome mutato in Tuicia , ed Etruria. 

Incerto è tuttavia, fc unji così fubita irruzione de'Ltt 
di contro- un popolo £sicce, refiiUnza. alcuna incontrafict 
o fé etTo piuttoiìo daik ricchezze (^lietcato, che fece porta^^ 
te avea dal fuo felice \ 9 poeentiflimo Regno Tirreno, o 
forfè anche forprcfo dalla fua virtù , e v^ilore, non V acco* 
gfìeAè di buona voglia, ponendolo a parte del dominio per 
ri(Vabilirne I.1 potenza, già cominciata a declinare; cortfovH» 
me fpeciaimente dell' ultronea ammiffione in Volterra de' Li» 
di, ci fa noto apercainente il Dcmpftero (4)* Credefi pe»- 
rò vero, che col braecio, e coli' oro di quefti nuovi oppi- 
ti molte Circa da per tutto foflero di nuovo ediiicace , aU 
tre aggr?.nd)ce, ed in miglior forma ridotte ;. ringentiliti i 
coftumi, e le atti tutte raffinate ; di modo che da alcuni 
de' lopraddetti Scrittori fu a* ioli Lidi attrihfuitd hi glori* 
maggiore dd nome Etrufeó f (iccome quella ^di avere nelle 
dodici Città capitali dato norma al pubblico governa $ 'è 
delle bro Colonie lo fpiemiore ;;ccrefciuto: inoltre che il 
commercio ànctora ^d mare fótì^ da* Lidi più che mai per 
ogni p<iree i'diflbib, io (k tompfendeM Diodoro (5) , ove di» 
ce I che in un* Ifola dell' Oceani di là dalle Colonne di Er* 

co- 



■» 



fi)f)en'Étrur. regtl.lib.i*cip.3» (4) De Etrur. Regal, tom. i.lib» 

(x) Lib. !• delle Rom. tntic. $• cap. 3. 

(3) Lib. IO. (ti lìb, j<pag. joo. 



R A « I a M A M E K T O I. : M 

cole fi provarono a ftabilire una Colonia, elTendone (lati 
da' Carcag'rneii inopetlutt t per rapporto di EuUbiOi e Sìq- 
cello ci riferircc il MafieifU^ ch€ nei tempo della guerra 
Trojana dominavano X Tirreni fui Mare. 

Vero è bwn^ì» che avendo poi eglifio accrcfciute a dif- 
.mifura coi minijwnnro traffico le ricQliezse» e cqIìc ricche*- 
«e ii luiìò » avvenne loro , ciò che a Roma dopo T acqui- 
fto deli'Àfia; cioè a dire, che corrotti ì coiìumii e i' ef* 
feminace^za introclocta, venne a mancare ii primiero valore 
del popolo y conforme Diodoro (^), Ateneo (.3), e Scrabo- 
fie U) ci narrano; di modo che pofcia impotente fi trovò a re- 
£fterè all' invafione di nuove genti avanti Roma ; e tracol- 
lare fi vide al confronto di quella fotto i fuoi Regi, che 
umiliata videro a chieder pace a' loro piedi quefia s\ fie- 
fa già, e ^ì temuta Na;iione (5^ j e baili il dire , che fu 
tale, e tanta la corruttela del fuo vivere, e Tanoore a' di- 
fordinati piaceri , che cofe indegne fi narrano da' foprad* 
detti Scrittori; e che il fuo mal cofiume penetrato poi nel- 
le Contrade di Roma lUffà lece elclamare ad Orazio „ Tufci 
tutta émpia vici. „ 

Ma ritornando al filo ilei traviato di fcorfo^ parmi , 
VV. Acc*t che dalle cole fuddette actevolmcnte dedurre fi 
fofia f che air arrivo de' Lidi in quefie parti , folle di già 
AOft poco indebolito TEtrufco Impero da altre efi:ere genti 
in varie parti fmembrato; come di fopra vi efpofi» e in 
appreDb udirete, tàlnientc che più verificare non fi potefie 
■llora il dettò di Tito Livio, e degli altri divilàti Scrittori ; 
non pocendofi finalmente comprendere per verifimìli sì fat- 
ti avveninhenti, e mutazioni dì cofe si firepitofe da' Lidi 
futte, e da tanti A^ori credute, e conteftate, fé nella fua 
piena eftenfione, e felicità avefiero trovato di noftra Na- 
zione r Impero sì rinomato» 

B % Ciò 



Il I ■^KMII I I ■■lilÉl^ll *' If 



(lì Tom. 4. par. 1% .dcgl' Ital. (4) Gcog. lib. 5. 

primit. (5) Livio iib. i. Dcrcad. ?. Dio- 

(i) Lib. $. pag. 3'nS, . jiifio l'ih* i*ddV Antic. Roin. 

(3) Lib. 4'Pag- SSì' , . : 



Il DissERT. Istorico-Etrusca 

Ciò ora fuppodo eccoci affatto ingolfati fra le più 
denfe caligini dei fecoli favoiofì , in mezzo a' quali è quali 
imponìbile lo fcorger lume di verità ; come ben fi prote- 
flano l'Ammirato (i) , e TUghelli (») • U Ifloria Etrufca di 
quefti tempi è del tutto mancante i e gli antichiffimi Scric- 
tori della Nazione rammentati da Plutarco, da Marcellino, 
da Macrobio, e da altri Romani Storici ^ de' quali il Mai^ 
fei (3> fa un lungo Catalogo , fono affatto perduti. 

Solo un barlume di (loria comunemente ricevuta tu 
portano tutti i Greci, e i Latini Autori, dal Fontanini U), 
e dal MafFci (5) citati; cioèi che dalla Tei&glia i Pelafgi ia 
Italia caiaffero ailai prima de* Lidi,, e molte Regioni della 
medefima óccupalTero , foverchiandone i primi iuoi abita- 
fori , chiamati per lo avanti Aborigeni, o Indigeni. Ma in 
quanto, ai tempo ofTerva il Ma&i, che poco fra di loro 
convengono. Pure afferma Diodoro Siculo {6)^ coli' autorità 
di molti altri effere ciò feguito dopo il Diluvio di Deuca- 
lione, cioè trecento quarant' anni prima della guerra di Tro- 
ja, e così, dugento quaranta avanti l'arrivo de' Lidi, e fet«* 
cecento feflanta in circa dopo il Diluvio di Noè; al che 
uniformandoli Dionifio (7) racconta , che sbarcati alla foce 
del Pò, di là ne vàlicafie una parte in quel paefe,che La* 
zio pofferiormente fu detto; ed altra verfò quello, che poi 
Umbria, ed Etruria chiamoffi, facendone lor Sede Corto- 
na, detta da' Greci KptrJra. 

Quindi eglino in quefte belle parti d'Italia Aabilito il 
dominio, le loro leggi v' introduffero , la Religione, e le 
ufanze; e principalmente Ja lìngua, diverfiffima da quelita 
degli antichi Abitatori , conforme Erodoto (^) , e Dioniflo (9) 
ci affermano. Da queffo tempo dunque fino al Diluvio non 

rimar- 



ci) IftonFlor. Iib. X. (5) Dcgl* Ital.primit. p. 3^. 

(i) ItaL Sacra lib. i. (^) Lib. 14. 

(3) Dcgl' ItaL prirait* par. x« (7) Lib. i. delle Roai. Antic* 

tòni* 4. (S) Lib* z. 

(4)Lib.i.cap.K.de AQtiq<Horue« (9) Detto Lib. x. 



Ragionamento I. 13 

rimarrebbono fé non circa otto fecoli non intieri ; duranti 
i quali può unicamente fiiTarfì» che il fuo principio aveflc, 
ed il fuo accrefcimenco, e permanenza 1' univerfale dominio 
fopra 1' Italia degli antichiÀìmi noilri Antenati . 

Anzi ancor prima de' Pelafgi è in confufo fra gli Sco- 
rici y fé altre genti ancora qualche parte d' Italia occupa- 
ta aveffero } lo che è ormai* fuperfluo il ricercare » poiché 
condotti con quello iilorico filo fino a quel primo tempo» 
nel quale la medefima » e la Tofcana principalmente , che a 
lei fignoreggiò» cominciare potè ad edere popolata; che co- 
me meglio più oltre udirete, fcmbra poffa eflere il terzo» o 
quarto fecolo dopo il fuddetto Diluvio di Noè: chiaro fi 
xende , che la prima antica gente , che ciò fece non potè 
d'altronde» che dall'Oriente venire, dove l'umana genera- 
zione riparoffi dopo il Diluvio : cioè a dire , dall' Ada » o 
dall'Egitto, che i primi furono ad eflere ripopolati» ond'è, 
che quefta fola gente fu quella, che le Contrade noflre riem* 
piendo» vi recò la fua lingua, i fuoi riti, ed ufanze; e di*« 
ilefe poi per ogni parte d'Italia, e pe' Mari vicini le fue 
Colonie, le fue conquide, ed il terrore delie fue armi. 

Così ottimamente raziocina dopo il Dempftero, il gran 
Buonarroti (O col ficuro rifcontro degli antichi Etrufchi Mo- 
numenti, dove fcolpite fi veggono le fieffe maniere» lunga* 
mente poi confervate» dell'Egizio veflire, la forma delle ar« 
mi , e degli feudi , i riti dei facrifìzj , e le ali pofte all' effi* 
gie de' loro Dei* Lo che viene ancora corroborato dall'au- 
torità di Dionifio (a), che promovendo la queftione fé gli 
Etrufchi foflero popoli foreftieri » o Indigeni , cioè nativi 
del Paefe; dichiarò efpreflamente, che Indigeni foflero, per 
efTer* eglino oltre ogni memoria antichifiimi ; e per ciò detti 
ancora Aborigeni, quafi fenza origine, o^ di una origine af-^ 
fatto ignota, come bene pondera il fopfaddetto Buonarroti, 
che per Indigeni gli determina, e non per Pelafgi, né per 
Lidi; e prima di lui lo difl^e il Ciatti (3), ed altri con eflb, 

Mol- 

(r) Nella giunta al Dempfi» al (%) Lib. %. delle Roni* aiitic. 
*• 47* (5^ Lib. x.dclla Perug. Illuft. 



14 DisseiiT. IsTo&ica-ETRV$CA 

Molti Re fin da* primi antichi jTecoli aflegoa sigli Ecru- 
fchi il Dempftero (Oy varie autoriù riportandone} il più ac- 
certato de' quali io credo in quanto a me, che il Re Armno 
foflc, leggendofi in Paufania (^),che negli antichidimi cem- 
pi eflb il primo de' Re barbari ( che cosi lo chiama egli, 
perchè Greco non era ) inviale al Tempio di Giove Olim* 
pio i Tuoi dóni ; e così crede anco 1' Ammirato (i), ed il 
MafFei (4^ ^ Ma pure il primo di tutti con molta confuilone 
di tempo vuole il Pempftero » che folTe Giano , che fondò 
la Tua Regìa in Toicana » vicmo al Tevere, detta dal Tuo 
nome Gianicolo; ove Jungamence regnando inlegnò a' popò* 
lì le arti più nece0arie , ed in fpecie quella di ben coltiva*- 
re la terra » e gh alberi » e le viti } onde dopo la fua morte 
fu da tutti i vicini popoli adorato per Dìo. 

Ma qui e da oflcrvate col Marchefe Maffei (5) V im- 
plìeanza, che di quefto Re Giano fa il Dempftero (<^}, po« 
nendolo poco dopo il Diluvio i e così confondendo l' idea 
di un altro Giano antichinfinio favolofo col Giano Illorico» 
che da molti Autori per Re del Lazio, e dell' Etruria fu 
detto in tempi affai pofteriori^ 

Del Giano favolofo fono così varie le opinioni^ che quafi 
è follia il parlarne. Arnobio (7) Rimando affatto chimerico 
tutto ciò, che fu detto di lui, lafciò intenderfi », Nuiium 
Ufiquam fuife ^anum. „ Molti altri riportati dal Pitifco(8)^ 
danno a lui diverllfiìmi caratteri, volendolo alcuni per Io 
fteffò Noè, filtri per Giapeto. il Cfìlmet, e Natale AleiTan- 
dro ne* prolegomeni ne parlano in più nnaniere . L' erudii 
tiffimo Huezio {9^ col rifcontro delle Sacre Carte, e coli' au* 
jtorità di facri, e dì profani Autori, vuole, che s'intenda 
Jper Mosè da' Gentili adombrato fotto nome di Giano. 

Per 



< I 



(f ) Llb. X. dell' Etrut. Regal. trur. Regal. 

(1) Lib. 5. pag. 405. (7) Lib. 5. 

(3) Lib. |. dell' Iftor. Fiorcnt. ^ \%) In Verbo Janus. 

(4) Lib. %. p. X. dell' Ital. primit. (f) Propaf. 4« cap. 9. de Demoft* 

(5) Ibidem* JEvtngel. 
\^) Lib. a. cap. y tom. r. dell' Ir 



«■ 



Ragiohajmento L 15 

Per rintracciare adunque fra tante ofcurità il più pro- 
babile, ed ii più (Imìle al vero, bifogna ben diilinguere il 
Giano così offufcato dalle favole de' Greci, e degli Egizj, 
e de'Fcn?cj col Giano iftorico , che moiiì fccoli ciopo fu 
pofteriòre a Noè, ed al Diluvio • Eufcbio (i> da altri fegui* 
to, fra' quali il dottiflimo Petavio (W, pone quelio Giano 
per il primo Re, che al Lazio, ed a cucci i vicini popoli, 
chiamaci allora Aborìgeni cooìand^lie ; e cesi ancora a quel* 
li, che pofcia Etrulchi fi diflero, circa cento cinquanta an- 
ni prima della vcriuca di Enea in Italia, che tanti ne cor- 
Ibio da cflb al R.* L:uino fuo quinto fucceflbre, che il detto 
Enea accolfe ne! Regno con impalmargli la Figliuola; ond' 
è, che di queiio Giano ii Principato preceduto farebbe cir* 
ca cinquant' nnni la venuta de* Lidi in Tofcana ; e vicevcr* 
(a ftato farebbe poftcriore circa due fccoli all'arrivo, de! Pe- 
lifgi. Così parrebbe, che lo fteiTo Giano folfe flato quello» 
che dopo averla riunita fotco il fuo Regno col Lazio, da 
cui era ftata fepar^ca tanto prima da' fopraddctti Pelafgi , 
tornaiTe poi di nuovo a dividerla; imperocché giunco Sa- 
turno in Italia dal Tuo Regno di Candia fcacciaco da Giove 
fuo Figliuolo, accolto fu benignamente da cilb , e per la fut 
gran virtù, e faviezza a parte del Trono fu porto, con dar- 
gli <njuto a fondare nel Lazio una Città, chiamaca dal nome 
di lui Sacurnia; ed egli un'altra Regia per fé fabbricoffi in 
TofcìFfna di qua dal Tevere, appellaca Gianicoloj onde con 
tal diftinzìone lafciò fcritto Solino (3) „ Qjiis ignorata vel di* 
Sam , vtl cnniitam a fano "Janknlum^ & s Satarno Latium ^ 
Ètque Saturniam. „ Al che corrifpondóno que' verfi di Vir- 
gilio diffufamente a tal propofico comehtati da Servio (4h 

„ Hant 'Jnìius Pater , hanc Saturnus condidìt urcem , 
Il faniculum hmc , ilU ftttrMt Ssiurmu nomtn . 

E 4uì 



(i) In Cronic. lib. de orig. Rom. ("3) Gap. 7. 

(i) Part. I. lib. x.cap. xfi de ra^ * (4) Lib. ^Intid. 
tion. tcmpor. 



l6 DlSSERT. ISTORICO EtRUSCA 

E qui per ifchiarìmenco maggiore delle cofe, in coeì 
grande antichità , oflervare vi piaccia col dottiamo Peta* 
vio (i) il principio dell' adorazione degli Dei , che mag- 
giori fi dilfero } riflettendo , che il fopraddetto Saturno dal* 
la maggior parte degli Scrittori di quefti tempi rammenta- 
to , fu padre di Giove , e di Giunone , e che altri Eroi pa«* 
rimence di loro fchiatta , come Bacco, Marte , Ercole , e Mer- 
curio furono ìniieme adorati per Dei ; non intendendo per 
alerò di dirvi, che non prima ^i queftoaempo il culto co* 
mincia(re degl* Idoli; «(Tendo noto a ciafcano^che molto pri« 
ma una tal follia ebbe origine da* difcendenti di Cam , di 
Noè figliuolo, i quali perduta Tidea del vero, e grande Id- 
dio, ad adorare .fi pofero i loro Principi, ed in appreflb il 
Sole , e la Luna , ed altri Pianeti , ed anco Demon) , e mo- 
Ari, da' quali o fperavano benefi2] , o de' mali temevano! 
eflèndo poi quefti Numi bugiardi fiati adombrati da' popoli, 
e da* loro Scrittori fotto il velo di var) fimboli , e gerogli- 
fici, e fotto diverfi nomi celebrati. 

Contemporanea dunque agli Eroi fopraddetti deificati 
\ dagli uomini , fu di quefto Re Giano T adorazione i avendo 

creduto, come vi dilli, il fuo popolo, così meritare i be- 
nefizj, che pareagli aver ricevuti da efib. 

A ki actribuifce il Valeriano (i) coli' autorità di Ari^ 
ftotite il merito di avere ordinati » e confacrati gli Altari agli 
altri Dei, e fatto pure confacrare il Pomerio attorno alle 
mura delle Città Etrufche , onde accanto ài di lui fimulacro 
fu poi folito 1' Ara fcolpirfi: „ Quod veri Arae ^ani fimuU» 
ero adfculpi foliiae fini ; funt qui oi id faBum pufem , quod 
^snus Pomeria, & Aras duodccim Etrurke popuiis facrafet . „ 
Dimofirandoci di più efier egli fiato il primo a dar norma 
al Governo delle medefime Città ; lo che altri Scrittori a' 
Lidi attribuirono , come fi è detto ; potendo per altro ef* 
fer Sèguito ^ che egli ne facefle la prima ifiituaione» ed i 

Li. 



(i) Pan. X « iib. i.cap. is.de Ra- (&) Lib* 4f.de Aris» 
iìoun tcnip« 



/ : R A Gì OM A M EK T O I. ' ' IJ 

•Lìdi ne mjgUoraficro poi la forma ^ t le Ltggi» com'è più 
.vetiiimilc • . ;• vi 

Ma quali te quanti Re prima di qu^So Giano nella 
Emiria fioriflero ranzi con qual metodo di governo de(& 
.ella Le|^ all'Italia, in vano ora ù ricerca > e vanixÀ farei)- 
be il penfarlo* Un gran numero di £crufchi Regnanti, po- 
nendo Giano poco dopo il Diluvio, ha pubblicati cpnfìifa- 
^mente ilDempliexo U)^i malo ha fatto in tai miMlo,che oc 
Epoca di tempo, né didinzione de- Regni loro .apparifce; 
ed une a queAa, ed un' altro a quella Città attribuendone» 
mal fi tavvifa, fé veri, ed afToLuti Re foflero, o piuttofto 
Capitani; o come. Servio (>*) ed altri vogliono, Lucumoni 
delle medefime Città; di .modo che è incerto ancora in taci- 
ta confufioae di cofe, quale foflè veramente Dantico gover- 
no della Etturia> fin verlb i tempi di Ramai, óioè a dire fé 
Kegio, o Democratico» o Arifiooratico. Io in quanto a mt 
alia varietà delle colè » e delle oppenioni riflettendo i ardirei 
quafi di dire, ch'egli dato Tempre non fbflTe uniforme: è 
per quello riguarda i tempi molto, antichi ( che.jdeg}\aoti>- 
chiffimi de' primi feicoii^jècpfa degni; dì. rifoJbl prefiinvere 
di giudicare») noi 4ibbi<imo veduto. in sÀmnnPv in Gfàno;; 
in Tirreno concorrerei aiólti' valemi Scrittoli i per veri Re 
oominandolii e che altri fi^no fiati in m$«zo ^,que(l.i , par 
molto probabile; macchi può con ficurezza ripefcarne 0^4 
la ferie? ; 

Per quello: ppi riguarda certe ctà^a Roi^aiViciiMr»; • 
pt^ primi tèmpi della medeiima , molti akri ne aiporta lo 
fteflb Dempftero, notninati ancora da Siurvio (3>, da Fefto^ 
da Silio Italico, da Plutarco, e da altri Sci^itcori, 'Cioè a di- 
re Mefenzio, ^lo» Tariconte» e molti più, ohe per akro 
piuttofto Re di Città particolari apparifcooo» che di tut* 
ta la Etruria*» onde refta fempre dubbiolb , fé Regio afl<riut 



(«)DcirEtr^F.reftaKtoitìt:t*iie 1. (3) Srrv. li)).io.£ncid.,FcftolJb. 
a) intìd.Xih.iq, , .• , . iS. , Sii. ItaL IÌbf.*»^PM%r* lii^5' 



I 



u 



i8 DissERT.» IstoaiCo-Etru^sca 

*€Q Dominio aveflera, o dipendensa da quello , che per Qi* 
pa dì cucci dal comun concilio della Nazione eca eietta. 
b :: Là più accercata i»ociia^a pare» oh» ne'céot'pi di .Roma 
^^ crtfvi fiy Poi^fiinna Re^dl Chiufi, che alcuni nogUono ^fle- 
tei (lata dì cttctft Tofcana» Diifacco fembra; chetale a pri- 
ma vifta apparifca neU'acoacao i ch^egli &ceu.di (torna per 
sipopvi in Trona. Io fcacciato Tarqutnio;. parendo i che fc- 
jcor tortàMW i»«tffk k ^fbfuuufte ideila: ;Èla3Ìoae:.i£''piire 
<6Ìàhinqff['oflrrnte dopo averla STifio 'Livia 0>naaiinaco;ile;dt 
•Ghiufi^ 'ài fa intendere, qualmencèi^miMnofico' per. icKcnoco 
^^cctdience di Muzio Scevola, ailocche tentò di uccide irlo nel 
profHfio fuo padiglione ; volenda diire a' Romani^ iaipqee> 
ed ^abbandonare il Tiranno,, adimàcucto il Concilio de' To« 
£osmìri e ^pev^ deunco del medie (ima gli fece, inumare, la par» 
nwmàA^v JSceicMti v fe^^fe^viden re , trhe: molro^a (rea iiiafxìtati 
jai fuaq^utMkà't « ^che^piiKtofta anche^ jn^a^fi. verifìoKid'ivpi^ 
nioM. diofieì^via^'rt)»^ il; quale^ crede, chetreitti anmiaimence 
i Lumimóni da ckCbuns delle dodici Città Btcufche , uno di 
«fli a ^mfna'^gi^ ordini fra lora fiabilitr » agli altri comandaf- 
fe^ itor cife ieonscelU' Dn^ifia (^,-ché chiama; ii bro garer- 
aa iyi^iv'i' cioè a dire ^Ducato •. La^ qua! icofa più chia* 
f amente eonfermifi con' akny pàffa di Tito Livio (a^ , dorè 
ef^one^; ette ^^ve^rào i Veienti ,- dopo creatofi; un Re , chie- 
ita a)Ma agi' dlcrl popoli éxm&hi contra i Romani, da^qua• 
li fi trovavano fieramente attaccati ,^ fi radunò il generale 
CoftólU^;d^t^6{rdrià, dà cui fu detibeiiaio t „ Jtu$cHiiém Ve- 
jtnpiBks WegUndum , dimec fiA Rege ejftni:^ „ ^al che-^re, 
che rifùki efiere odidfifilma a^Tofcani^il R«egio nome.: 

Ma in qualunque moda ciò fofile, ritornando al mia pri- 
tuoi arj^bfnefito , pare, come fi>pra dio6mmo;,cfae foio non mol« 
ti fecali dopa it'DÙuvìa, pofia efiere fiiato quel tempo, in cui 
la no({ra Nazione tornata a ripopolarfi odagli Egiziani,. di venif* 
fé pòi di tutta Italia la domii«ante i e che (correnda colle fut 

Plot- 



i^^ •. a*. 



(i> Lib» ». Decad* f » ' ti) ^Lib. *• cap. 7^ 

{%) Lib. iQ< Enctd. (4) I^ib* J* <lcll> prinia Decad» 



IR Ai 6:i O Kt A M^ E N T O h 



*P 



flotte per li majrl ^Uàni joccupaiTe le Ifole 4' intorno , e &m 
aelk Crepia U ceixori^ del jfuo nocne poxtaife; facendoci nor 
to il Biiori«arrm (^ì^.^opo il JDemjpfterOi dche con Bacco « t 
con^Ji Ajgpiui}ii4jC9mbact^; ed ^giun^e il Marche^ AJaf^ 
£ei (^^ lìCr i:elazioii« d^ Atfmfo» ^he iìao 3I icempo Ài Erco- 
le rapUfem in Samp ij. Simiilacro ài Giunone.. 

. Con jcali autorità » ^ jagioni XlajbiliM r.aacichiinnia ori- 
'giQe della £iruica,JHa«^ooe^.^d il .tempo della jfua prepptea* 
za in Icalia, jefta xim J^^^^^Q «chiarita ^a - 4erW;iziotnf delU 
fua prima favella i reher in con&gi)en;Ea , farà Hata f ^iinlver- 
fale de' popoli ad eiTa foggettii e ja più antica d' Italia . Ma 
perchè dalle .cofe già detc^ àppariice , ^he. in tempi ^ilài da^ 
flofiri lontani :sì jtvjajnti^ «he dopo la guerra dtXroja, fu ella 
da altri popoli invafa, onde per neq&ifità dovette feguìrna 
T alterazione della jinjgua j ^ jrefta Ara da jrijQettere da gual^ 
«gente^ ^ di «he ^empo .ac<^er ^iò pot^iTe • Sopra di «he. 
^nza punto ejGt^v 1 vi dirò «(Ter ;qua(i ^evldente^ «he da' 
Fela^i deriyai(re; da* quali fu fatta » 4pome vi efpoii «ijrca il* 
iine dell'ottavo fecolo dopo il jDiluvio univerfale» la pri^^ 
ma idrepitofa invaiìone nel Lazio « neir Umbria, « nella To- 
icana mededma 1 verfo Perugia , e Cortona*; jonde la npftra* 
.Nazione decadde mfA%o dalla fua priml^a ^randozza » ^ 
dominio ;. 

Abbiamo f^eduto di Copra per rapporto ad Erodoto , « 
ad altri Greci , individuati dal jSoccart W^ j^fTi^te ì Pelaf^ 
diverfiilimi di linguaggio da pgni ;aitra i^nte i lo «be dà m^*^ 
tivodi icredftre,>che^lrrettfmtp maggiore « e più jfenfihile Soffi' 
l'alterazione del prii^iiero parlare ne' luoghi. 0001 pati.. ^Que« 
ili» come diffi» furono nel l4z;iio. ^ ne'«pn^ni della Tofca* 
na verfo Cortona. Ma in qvLcùz parte dov'è da «rede«. 
re, che maggior forza avellerò gli ^trufcbi, non psre,«lm. 
lungamente i Peiafgi djurajTero .a prevalere $ anzi fembra 
piuttofto , «he «onfuii a poco a poco^ jc nnefcolati con gli 

C 7' an- 



■w 



Jf f. a«. 

i*) Tom* 4. àts^VItù^ptimilu p. m* 



< j) Xifr. 9r« £ap< 93«ilelb <k<$t|^ 



.ti 







IO DlSSERT. IsTORicó-ErfetrscA 

antichi abitatori » vi fi perdeflè in brieve la lihgùa loro . 
Così la fentono gli Scrittori citati dal Ciatti (O, e da a^ 
tri con eflb. E di fatto per quanto fi riconofce ^ giammai 
non fu r antica lingua molto lenfibilmcntc mutata in Cor- 
tona, è nelle Città circolanti ; lo che oflerva il Buonarro- 
ti (i) rifcontrarfi dagl' antichiflSmi monumenti , che in quei 
contorni fi trovano, principalmente in Perugia, dove tanti 
Mufei rinomatiilimi fi mirano dal detto Buonarroti , dal Go* 
ri, e da altri pubblicati, ed illuftrati. 

Nel Lazio alPoppoflo non' è punto da dubitarfi, che 
é[rand)flima fofle T alterazione, per la quale T antica latina 
lingua ebbe orìgine, che diffufa poi per tutti i luoghi vici. 
ni , divider fece la Italia tutta in due linguaggi . La venuta 
{>o(leriore di altre genti dall'Arcadia con Evandro, e poi di 
Frigia con Enea accrebbe maggiormente nel Lazio, e ne' fuoi 
éontorni una tal diverfità ; ficcome può crederfi , che da 
quella de' Lidi accrefciuta fofle in Tofcana • Pare dunque 
da concluderfi col Marchefe Maflfei (3), dovere ad ogni al- 
tra prevalere la oppenione di Dionifio (4), e di Strabone (5>, 
che aflerifcono i Pelafgt , e gli Etrufchi eflere flati di origi- 
He, e di lingua affatto diverfa; e che da' Pelafgi co' primi 
abitatori mefcolati derivaflè quel popolo ^ che fii pofcia chia- 
mato antico Latino. 

Con tutto quefto per altro è molto probabile, che per 
una tal mefcolanza nel Lasio fi rendeflc alterata sì , ma non 
affatto abolita la prima lingua: e ciò tanto più perchè i 
Pelafgi dopo eflèrvi per più di un fecolo al riferire dello 
fleiTo Dionifio (^> felicemente dimorati, afflitti pofcia dà una 
lunga ficcita, e fuccelfiva fterilttà della Terra corretti fu- 
rono in gran parte a ritirarfene altrove, reftando di nuovo 
quei luoghi dagli Etrufchi occupati \ per lo che tornandofi 

a con- 



fo Lib. I. della Perug. Illuftr. 

X^) %• 44* della ^lUi^ta al Dempft. 
ii) Degr ItaLprimit. p« a. in fine* 



(4) Lib. z. delle Rom. Antie. 

(j) Lib. 5. 

{6) Lib. I» pag. 14. fc (cKjt 



' R A G I O N A M E N T O !• 2^1 

a confondere le lingue^ ha dato motivo alle gran difpute 
dei moderni Letterati, che fra' caratteri, che reftano, deh' 
una , e dell' altra Nazione molta fimiglianza ravvifano ; on- 
de (i fono pofti ali* inapegno di ricercare fin da* loro prin* 
cip) la derivazione delle dette due Lingue. 

Si sforza il Borguet (O di provare, che i Pelafgi venu- 
ti daU' Afia minore per le Greche Provincie , e di là nella 
Italia una Lingua aveifero fimile alla Greca antica, e foltan- 
to nel dialetto diverfa dalla Etrufca. La qual cofa parreb- 
be ancor più credibile, fé vero foIFe ciò, che dice il Bti- 
chier riportato dal Monfoconio nella fua Paleologìa: cioè» 
che i Pelafgi da' Fenic} difcendelTero, da' quali per mezzo 
di Cadmo furono le lettere ancora per la Grecia diffuiè. 
Di diverfiffimo fentimento moftra di eflere il MaSei C^), 
che con molte autorità, e ragioni pretende elTere la lingua 
Etrufca diveriiffima dall' antica Latina; né avere altra fimi- 
glìanza, fé non colla Ebraica; e la Latina viceverfa colla 
Greca ; dandone per ficuro rifcontro , che i Latini carat- 
teri fi fcrirevano come i Greci da finidra a delira , e gii 
Etrufchi airoppofto. 

A quefta iliuftre Letterato fi oppone il Gori (3) con 
tutta fermezza, dell* Etrufco fuo Alfabeto una minuta di- 
fcuflìone facendo, con efaminare tutti gU altri Alfabeti fino 
a qui promulgati, ed in fpecie quello del Mi^fFei, di cui 
fa confronto col fuo, ch'ei fiabilifce di fedici lettere eie* 
mentarj, delle quali prende il maggior lume dal Greco idio- 
ma , feguendo in quefio il parere del Borguet, e fopra tut- 
to del Buonarroti ; e la di lui opinione è fiata anche fé- 
guitata dal Pafleri nelle fue dotte lettere Roncagliefi. 

In mezzo a quefte difpute inforfe la terza oppenione 
del famofo Autore delle lettere Gualfondiane, da cui fi dà 
per iicuro, che dalla lingua antica latina folo ora prende* 

re 



(i) BibyoMtal. tom. }. artic. S., Lcttcr. 
& (om 4.artic. x. (^) Lib. della Difcfa dcirEtiuC, 

(»; To»i. j. , e (S. dell' QlTcrvai. Alfab. ' 



r 



%i DissERT. Istoeico-Etbusca 

l'è fi debba il maggior Jume per interpretare TEtrufcaiad- 
ducendone molte ragioni , e dandone un'ampia ripiova colf 
effettiva fpi/^gazione 4i moice Etrufche ifcrizioni iu le trac* 
eie di queUa Linguai per la certezza, che fi ha , che molto 
ella fi m^lcpjò jcpUa JBtrufca .ne^ rempi di jgran Jiuoga » Ro- 
ma .antérioji. 

falciando adunque a cta{cJLin di voi il fodidisfarii fopra I« 
«dotti^ìme opere joro, mi farò (olo jecito il dirie , che la Soprad- 
detta controvierfia ^irca V origine ^ella X^ingua Jbtrufca dal 
Greco, o .dall' fibfaico <a me iemjbr^ di non molto .momen* 
to; benché iiìolto grande a prima vedjuta apparifca. Con- 
corda il GorìTin più luoghi delle due Tue opere, che TE* 
trufca Lingua dipenda dall' jantica <jreca Cadn/is^a, la quale 
parimente Je^geafì a forma .di tutte le Orienjtali da .delira a 
finiftra ^ ed in oltre nel libro della detta iua difefa CO accorda^ 
che anco Tf briea , Araba , e Caldea poflkno dar lume ^ll'fltru- 
fca. IlMa^eifO parimente dopo aver fermata la derivazione 
dell' Etrufco dall' Ebraico , non dubita poi di dire , phe mol* 
te Etrufche yoci fono Umili alle Greche ; ed ^krovjc io) ài* 
ce, che ^onyengono i Tofcani in iDolte parple ^co^ Grecia 
e co* Latini ; jlcchè co' loro jftelli princip] parmi poterfì di- 
re ficuramenre, che Ja prima lingua «lell' Etrulpa ^ente fof- 
fé dall' Oriente venjjta , cioè a dire dall' Egiìtto , o dalla 
Fenicia. Cosi pure la crede il celebre Marian Vettori (4)« 
che dice: „ Etrufiam l^inguam in Italie vctufiiffimam ^ Feni* 
cUm potiiis' Hebraeae fonurminam ^^ cioè quella Lingua me* 
defima , che port;ifa poi in Grecia da C^dmo in raote par- 
ti fi diifufe^ ^ cambiando folo dialetto, limile jfi mantenne 
alla EtruCca per la comune deprivazione, js jli jchiamò Gre- 
ica Cadmia. 

f d a ciò determinarmi me ne porge mtto il mocisro 

il 



^^^B*^p^«f^ippp< 



li) Pag. ii%. (j) Tom. é. dcir Offcrvt Xcttei^ 

(i) Tom. 5. deiroflTerv. Xetter. pag. »j. 
jitp. de* Caratteri Ecrufcbi , (4) Lib. i. de Sabin. ori^ • 



f- 



«V- 



• T-»«-«r*"«" — •»• 




Ragionamento I. 13 

lì {énfatiffimo Buonarroti (t), che ravvifi nell' Etnifca Ciicca 
r indole della Egizia Na^rione,ed ìnconfoguenza ancora del- 
la Lingua; ond'è, Che voi potete leggere in eiTo, come dal 
folo Egitto derivare potè queir attacco sì forte de' noftri 
Tofcaiìi alla pelìgrone mifleriofa , agli ^ugur}, ed alla arufpi- 
ciha , che nell' Egitto ebbe origine ; (ìccome la cognizione 
delle fcienze, e delle arti migliori, per infegnamento* dello 
quali rammentati fì 'leggono in graa numero Etrufcbi au<* 
tori, né' libri de' Greci, e de' Ronwmi; come diifufamente 
veder potete nelle opere divifate del Gorr,. del MafFei, e di 
altri moderni; raccogliendoli da efit, che libri in gran copia 
lafciarono fcritti deMora facri riti, d'Ifiorie, di Tragedie, e 
de* fegreti più rari della natura, fra' quali al riferire di Pli« 
nio (^}f fu quello della (coperta « non mai fino ai óì d'oggi 
molto apprezzata» che i fulmini acced vicini a terra ftrifcino 
da baflb i» alto» e non dalle nubi verib terra. Cognizioni si 
beile , e così parcicolarr non poterono gli Etrufchi avere im* 
parate da' popoli Barbari, ma dappiù culti dell' Oriente, 
quali erano gli Egiz), ed i Fenicj loro vicini, che forfè n' ebbe* 
ro i lumi più finoeri da' primi antichi Patriarchi • Con ra» 
gicùve adunque ftàbilifce il Buonarroti effere fiata la; nofira 
Nazione del tutto uniforme nelle fcienze , e nelle arti all' 
Egizia; producendone per riprova nell' appendice dell'opera 
un' antichiffimo Etrufco figillo, in cui vedefi maefirevolmen* 
te fcolpita nobil Donna co' capelli inanellati , ma corti ali' 
ufo Orientale Egiziano, ricavando da quefio, che i noftri 
Tofcani' fopravanravano allora i Greci, ed andò il celebre 
Lifippo nell' elegante fimetria , ed attillatura del volto. 

Per le quali cofe tutte parmi ad evidenza chiarito, che 
r antica Etrufca Lìngua oltre all^ effere Orientale fia fiata 
la prima d' Italia, e per ciò (uperiore di antichità alla Pe* 
iafga, ed alla Latina; la qual cofa in certo modo coniefia 1* 
ifiefib Maffei (5^ nei dire, che i Pelafgt portarono i primi io 

Ita- 



/ 



fr) Poft Dempft. f,i9* (3) Tom.^. dcir-Oflcrv. ^Lttter» 

(i) Iftor.natunlìb. ft. cap« 51* a %$• 



\ 



yrt 



24 Di$cERT« IsTomc O'Etrvsca 

Italia il nome di Miiverva, e di ApoUoi e lo comunicaro- 
no agli Ecrufchi; dal che fi deduca» che non oftance , che 
foiTeio da primo di linguaggio diverfi, meicolandpfi poi una 
Nazione coU* altra in moke cofe fi uniforma (Fero. E di fac* 
co, quefto fteflb riflette ancor Pionifio (0, che dopo di a- 
yere oflervata la grandiverfità delle loro Lingue, ci dice poi, 
che tutto fi confufe fra efli , fino le fiefle Deità • Del che 
fa riprova maggiore in effetto la gran difputa inforca fraf 
Letterati moderni » fé le famofe Tavole di Gubbio fieno E- 
trufche , o Pelafghe; poiché quefta difputa non vi farebbe, 
fé fimiglìanza alcuna fra le due Lingue non.fpfic* Tal fimi- 
glianza per altro non potrà indurre giammai i che la Lingua 
antica Latina (ìa eguale di antichità all'Ecrufca, ma folo^ 
che derivata in origine da quella, fi fia poi antioan^nte molf 
co alterata per la mefcoianza de* Pelafgi , e di altri Greci 
nel Lazio, come di (opra fi è ad evidenza moftraco ; re- 
cando fempre fermo, che fia ftata V Etruica la prima for* 
gente di tutti gli altri pofieriori Italiani idiomi^ 

Ma pure con tutto quefto^ VV^ Acc.,non fiiprei io 
poi accertarvi, fé lo fteflb, che per tante caufe abbiami 
detto circ9 la prima antichità della Lingua , dire ancora fi 
pofla deir antichità de* Caratteri , che diftinguere dobbiamo 
dalle ragioni di quella. Imperocché non abbiamo noi auto- 
rità fufficiente, o riprova ficura, che il tempo ci palefi, ed 
il luogo , in cui inventate furono le prime lettere nel Mon- 
do. Anzi pofto per vero, che qucda Nazione, da cui a-^ 
vanti di Troja fu fondaco in Italia, e ne* Mari circofian- 
€Ì sì grande Impero, non potefie giungervi dall'Oriente, 
e dominarvi , fé non ne' primi fecoli dopo il Diluvio ; trop* 
pò ardito farebbe T aderire, che colla lingua l'ufo ancora 
dello fcrivere in detto tempo vi recafiè : mentre non vi è 
chi ci dia riCcontro ficuro, che prima di Mosè delie facre 
Carte Autore, altra Scrittura fi fpargefle nel Mondo « 

Notiflimo è a tutti voi il gran contratto fra gli Stori* 

ci 

(lì Lib. ft« delle Rom. intie*, . . . ' 



Raciova'iiekto I. 25 

ci per rintracciare da qual Nazione» e da chi inrentati fof- 
fero i Caratteri per comodo dell' umana focietà • Socrate 
predò Platone nel Fedro aiFerma di aver fentito dire, che 
inventore ne fofTe un Dio Egiziano chiamato », Tbgu$. ^ Ne 
ricerca T Huezio (<> con diligenza, ed erudizione T etimo- 
logia da altre Lingue Orientali, e vuole, che focto un cai 
nome adombrato fofle lo fleilb Mosè, che nacque» e fu eì 
fiimato, come fapete, in Egitto. Altri li pretefero inrenzio* 
ne degli Ailirj, e de' Fenicj, conforme Clemente Aleflàndri* 
no M. Altri da' foli Fenicj, come Plinio (s^p il quale anch« 
gli attribuisce ad un certo Mennone. Tratta dottamente il 
Mafiei (4) una tal controveriia , ed è portato a credere , che 
non da un folo ritrovati foiTeix) , ma aggiunti da diverfi ìSl 
mano in mano» onde ancor prima di Mosè per ragione del 
commercio qualctie ufo di fcrivere vi foflfe; fapendo noi, 
che fino al tempo di Abramo vi era T uib delle monete» 
fegnate con alcuni a noi ignoti geroglifici ; e niuno in fìat 
ci aificura, che fode veramente Mosè il primo ritrovatore 
di quei Caratteri , che usò ; anzi piuttoilo dalla ftefla Sacrai 
Scrittura pare , che s* abbia un confufo barlume , che fof* 
fé prima di lui, chi fcritto aveflè delle guerre del Signore » 
conforme voi potete leggere io efla. 

Anzi chiaramente il fopraddetto Huezio (s) fuppone» 
che molto prima di Mosè qualche forta di Caratteri fi ufaiTct 
e forfè fubito dppo la Babelica confufione delle Lingue 
per l^^^necè^fibi , in cui gli uomini fi trovarono d^ inten^* 

in qualche modo • Il vero si è , che puUa abbiamo di 
accertato fu quefto punto \ né alcuno Autore di Mosè an* 
teriore ci ha lafciate fcritture . Viflè egli , e ufcl col fuo 
popolo dall' Egitto circa 1* anno ottocento cinquanta dopo 

D il 



»#•« 



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w«^ 



(i) Propof* 4« cap.xi. de Demonf* 
Evang* 

(i) Lib* I* degli StroiQii 
il) Lib«$«ap- <v 



(4) Tom. 5. dell' Offerr. Lettera 
(s) De Ocfflonf^ £yMg« propgP 
4* ìcap« 4. 



^ - -'*■ 



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«e 



26 DissEiTr Istorico-Cteusca 

il Dilavio» fecondo il parere del Bofluec (O . Altri dicono 
alquanto prima» il che poco importa ricercare minutamen- 
te, ballando a noi il fapere, che prima di quello tempo 
r ufo de' Caratteri facto non fofle così comune. 

E pure a forma di ciò che di l'opra abbiamo detto, 
queflo lolo tempo fu quello » in cui la noftra Nazione po- 
tè edere nella fua maggior grandezza in Italia « Alquanto 
dopo di quello tempo Cecrope» e Cadmo occuparono la 
Grecia, e vi portarono le lettere; onde potrebbe airerirfi, 
fé troppo ardito non fembrallè» che gli Etruichi già le avef« 
fero prima di Mosè , e forfè ancora di Cadmo* 

I Pelafgi parimente, dicono i fopraccitati Scrittori, 
che in Italia giugned'ero trecento quarant'anni prima del- 
la Guerra di Troja , e così verlb T ottavo fecolo dopo il Di- 
luvio, qualche poco innanzi a Mosèf onde eccoci in quan-> 
te a^ Caratteri in pari antichità co* Latini ; nei cui paele v 
Felafgi il Regno loro fiabilirono, e la Lingua, 

Gli Etrufchi veramente, ed i Latini con gran diverfità 
da' Pelafgi , fino agli ultiofìi tempi, la loro prima maniera 
confervarono di fcrivere all' Orientale, cioè da detlra a fini- 
Ara i ma i Latini di poi inondati da' Pelafgi , e da altri Gre« 
ci la mutarono ben prefto da finiftra a deftra» Ma quello 
ilefib anche in Grecia , e neir Attica (lefia poco dopo a 
Cadmo feguì; e non per quedo le prime lettere elementari 
là fi mutarono: convenendo gli Scrittóri, che folo alcune 
di efle ne' tempi poderiori aggiunte foflèro, E benché vero 
eifer pofia, che nel Lazio le ilraniere genti maggiore alte- 
razione facefièro poi ne' Caratteri , non potè ella efler tale » 
che molto tuttavìa non conveniflero con quelli delia Etruria 
vicina i ài modo che per la interpetrazione delle ifcrizioni 
Etrafche un gran lume non pofia prenderti dalle antiche La- 
tine ; eflèndo in foilanza quali gì' ifteiS gli antichi prin^ 

ci- 



(0 DìfcorTo Ifiorico» 



RACIONAiffKTO L 17 

cip) delle loro voci > ed elfendo ÌDcexxo aocora^ chi Ila (la* 
co il primo a portar Je lettere in Italia. 

Gli Etrufchi cereamente per eHère Aaci ne* primi feco* 
li i padroni di quella» ied i più culti « è molto probabile, 
che follerò i primi ad ufarle per la ragione del marittimo 
commercio, che avevano colle Orientali Nazioni; ma è an- 
cor vero, che antichiilima fu V occupazione, che i fopiaddetci 
Pelafgi prima biella guerra di Troja , fecero del Lazio; talmcfl- 
te che leda fempre dubbiofo in qual parte d'Italia a fcrivcre 
fi cominciafle. Tutta volta che più preAo,che in altre par* 
ti il allignadero in Etruria le lettere, ed u(b il facefle del- 
le medeiime, pare che pofla perfuadeilo più di tutto 1' ap- 
plicazione fpeciale, che ella fece alle fcienze tanto facre , a 
riguardo della Religione j a cui ilette per tanti fecoli così 
forte attaccata , quanto ancora profane , dicendofi da Cen* 
forino (0, che nell' ottavo loro iècolo fcriiTero le ilorie del. 
la Nazione; ond'è che calcolando prefTo a poco il tempo 
di queilo ottavo fecolo, col rì^efTo , che il loro arrivo in 
Tofcana potefle feguire circa al terzo, o quarto fecolo do- 
po il Diluvio, pare che non poflTa iiflarii fé non poco a- 
vanti Ja rovina di Troja , caduta circa il fine dell' unde- 
cimo fecolo; t C05Ì dopo quel tempo, che re Ilo occu- 
pata da' Lidi, e molto dopo a quello in cui già luna par- 
te della medeiima verfo Cortona iniieme col Lazio, e coti' 
Umbria era /lata invafa da' Pelafgi; talmente che fi refta 
fempre in una grande incertezza circa i primi promulgato- 
ri dei Caratteri in quefte partii 

Concludendo dunque fu quedo capo, a me fembra di 
non potere altro alTerire, fé non che, quando pure poiGbile 
fofle, che fi trovafiero tuttavia al prefente fcritture^ od ifcri- 
zioni formate co' primi Etrufchi Caratteri, non potrebbo- 
no quefti edere molto anteriori alla rovina di Troja, e che 
gran iimiglianza farebbe fempre tra edi, e gli antichi La- 

JD % tini^ 



fi) Cap. i6é 



28 DissERT. Istorico-Btrusca 

tini . E rifpetco a queUì» che aggiorni noftri ù crorana, io 
tengo per fermo, che noi faper non poffiamo di che tera- 
pò fi fieno; ma che moko fia da dubitarei che nìuno ve 
ne abbia della prima ancichicà , riflettendo , che poco , o 
nulla di antiche fcritture a noi è reftato de' primi fecoli 
dr Roma ftefla tanto pofteriori a' tempi Etrulchi • Ed in 
tutto quello, che rimane di antico Latino, e di EcruCco, 
fembra , che fi ravvifi molta fimiglianza ne' Caratteri per lo 
grande mefcolamento, che Tempre fi fece di un popolo coir 
altro, concorfo unitamente alla edificazione di Roma mede- 
iima, in cui reftarono accomunate quafi tutte le facrCi e le 
profane Leggi , la Religione , e li Dei • 

E fé bene fia veriffimo, che ingelofita T Etruria deirin- 
g^randimento di Roma per quattro , e più fecoli divenuta 
fua nemica, quafi deir intiero ne bandifie il commercio, e 
confervaflTe la fua propria lingua, tutta diverfa in apparen«> 
za dalla Romana; ciò non orante fé fi verrà al paragone 
delle Latine antiche lettere, e di molte voci ancora, ciafcu- 
no rinconofcere potrà in cfle le traccie della loro prima 
forfè comune forgente» 

Ma, VV. Acc, prima di? paflare più oltre, non vo- 
glio diflimularvi un. certo mormorio, che da taluni fi va 
facendo ( non già dico da voi, che sì colti fitte, e si dotti ) 
eflère cofa vana, ed inutile lo (lare a ricercare le memorie 
di una Nazione, che le ingiurie del tempo hanna quafi nelle 
fae rovine (èpolta , e di cui da moki fecoli in qua cos^ poco 
fi parla dagli Scrittori • Di fatto Uomini dottiflimi , in fpe* 
(pie Oltramontani , poco curando di ciò , che di lei hanno 
fcritto t Greci, ed i Latini, ahro in veduta non hanno, fé 
non la pofleriore Romana grandezza; e circa V origine di 
quefta, lafciandp da parte la noftra Etruria, tutto il meri- 
to ne danno alia Grecia. Così l'Huezio (O, e molti altri 
con eflb, attenendofi air autorità di Dionifio (x), che come 

ben 



(i) de Demoft. EvangeL Propof. (i) Lib«i« delle Roman. Amie* 
4* cap. ^« part. 4* 



ben dice il Maffei (O, il tutto attribuifce a* Tuoi ò^ei; e 
non folo delle cofe di Roma» ma di tutta Italia, de'mag« 
giori pregji e della Religione medefima, gli Arcadi prettn« 
de per autori. E pure, chi non fa , che non quedi, ma gli 
Etrufchi fono (lati i primi dominatori della medefima ? ed 
è notorio, ciò che dice Tito Livio in tanti luoghi a riguar^ 
do degli ufi , e delle fcienze da loro iofìnuate a' Romani; 
ed a riguardo della Religione , tutti quanti gli Storici lo alTe^ 
rifeono , fra' quali Cicerone (^) ^^ Arufficins ^ & féira ab E* 
trufcis . „ Ed è \n oltre evidente, e vifibile, ehe poco, a 
nulla fino a* tempi di Roma, e quelli non de' primi, di an- 
tiche Greche memorie fi mira per le contrade d'Italia; ma 
molto bensì dell' Ecrufche a difpetto.di un^ antichità im- 
memorabile : di modo che t più infignì monumenti , che in 
Roma fi confervano dalla Grecia derivati, fono di mohe età 
pofteriori agli Etrufchi ; fé dire non vogliamo , come è più 
verifimile, che tutti fieno lo fpoglio delle Greche Provine 
eie fatto nel quinto , e fefto fuo fecolo dal Romano va* 
lore • 

No» può certamente negarfi, che la troppa fua anti** 
chità abbia moko di pregiudizio alla fama apportato del 
nome Etrufco. Per la perdita de'noftri vecchj Scrittori al- 
tro non ci refta in quanto a' Caratteri, fé non» brevi, e 
forfè noti bene intefe Ifcrizioni, ne' marmi, nt*faffi,ne' coc- 
ci; o ne' metalli fcolpite; onde già feriffe di loro Leone Ai- 
beni (3> : „ quid moneanf intelligit nenio . „ Le famofe tavole 
di Gubbio non è ben decifo ancora fra' moderni a qual Na» 
zìone appartengano; fé bene, che alcune di eile fieno Etru- 
iche U maggior parte aiierilca. Maraviglia dunque non è, le 
per lo innanzi da molti fecoli così poco conto fi facefie di 
no&tz antica gente. Ma pure al rìtroramento di dette Tavo- 
le ' 



(t) Oterv. Letten tona* 4. pan pto l^ubL QuÌAto> 
a* degV Ita!, primit. (3) pc re aediiict llb* t» cap« f^ 

(z) De Arufp, Rcfp., & Orati 



30 DissEiT. IstoricO'Etrusca 

e Eugubine, il debito abbiamo, €he Ci^ii dì nuovo cornato a 
parlare con onore della Etr^iria. La curioiìtà d'interpetrarle 
po.r$ foÙQ in impegno un gran numero di Letterati. Coli- 
mQ della Rena, il GiambuUari» ed altri Eruditi con gran 
calore vi fi applicarono, per ogni parte d' Italia ricercan* 
do le più belle raccolte degli Etrulchi monumenti ; ed in 
queflo nodro fecolo accrefciuti i medefimi per tutte le Cit* 
tà , ed in queda noftra fpecialmente hanno dato moti* 
vo, dopo la pubblicazione del Pempdero, e la giunta del 
Buonarroti a molti altri valenti Scrittori a voi ben no- 
ci , di ;^ayvivare >1 ]ume , già ^uaiì fpento dell' Etrufco 
fplendore ^ 

Se quefto Audio e fatica di canti grand' Uomini ila 
vana imprefa^ed inutile, a voi mi rimetto. Io veggo bene 
la difficoltà di rintracciare il vero Tuono della lingua, ef« 
fendo sì poche, ed incerte le fcritture, che abbiamo*, ma 
non credo poi, che Ha vanità il procurare a tutto noftro 
potere di riporre nella Tua vera luce la ftorsa , ed i pre« 
gj della Nazione col rapporto ai tanti Scrittori , che di. lei 
parlano , e coli* indagare i fopraddetti antichi monumenti , 
che così al vivo $\ varie, e sì miileriofe jcofe. lòtto gli oc« 
chi ci pongono • Che fé quefto è vanicà , farà cosi anco« 
ra di una gran parte di q^uelle cofe, che li operano, e iì 
penfano nel Mondo» C03Ì veramente q' infegna il più favìo 
di tutti gli uomini Salomone ; a cui fece eco il dottiifimo 
Poeta PerfiQ (O, onore già di quefta Patria, come con Eufe* 
J>io, Pier Crinito (^)^ ed infiniti altri ci afficurano> 



»; 



curas hminum/ quantum efl in rebus inatte l „ 



Ma fé umanamente parlando dallo Àudio della ilorit 
anqor di firaniere genti la utilità fi ricava per regolare i 
jproprj collumi^ col diftinguere in efie la virtù, ed i vi* 



^mmimil0mmmimmmmmtmmmmfémmtmm0m^^mmmm^mmmmmmmmHmmfmmm 






<t) S«tir. prim. " " " - ^^^) jp yjj, ?„£;, ^. .. 



it« f ' ifc 



Ràciònamento L 31 

z)^ onde accenderne in noi T amore di quella, e di que« 
ili lo aborrimento , quanto più utile farà , e laudevole il 
rintracciare le antiche getta, e l'onore della propria? 

E qua! farà quell'uomo one(lo,che il decoro non cu* 
ri della Tua Patria > perchè fu dalle vicende del tempo of* 
fuCcatOy e conquilo? Credete voi , che ià gran Roma, già 
regina, e trionfatrice del Mondo contenta ora del folo no« 
bile pregio di elTere la prima Sede delia .Cattolica Religio* 
ne f più non apprezzi, che fi rammentino le antiche lue 
di già perdute grandezze? Che tante altre famofe Città d' 
Italia contente di quel che fono, nulla più Itimino, quel 
che già furono ne' fccolt antichi ? E per parlare più da 
vicino delle cofe nodre , potrete voi immaginarvi , che 
1' inclita Firenze, foddisfatta di eHere divenuta già da 
più di due fecoli in qua la Metropoli del Regno Tofca- 
no , poco (limi « che il rammemori di avere ella fra le 
ceneri dell' ahtichiQima Fieiole rimpallato nel fuo feno 1' E- 
trufco fangue , ed il Romano? Che molte altre noilre chia- 
riHime Città , che già furono sì famofe , o del numero del- 
le dodici Capitali dell' Etruria, e di quefta compagne, di- 
fpregìno ora , che fi rinnuovi de' loro pafTati onori la ri- 
membranza ? E pure altrimenti fi fa intendere la Illuftrc 
Accademia Etrufdi^ della Città di Cortona » che colla 
penna di tanti Letterati da tutta Italia raccolti ad altro 
non intende, che a ravvivare gli antichi preg^ della Na- 
zione • 

Che fé ancora in privato la premura di confervare 
il proprio decoro, non folo convenevole, e giuda, ma 
neceiTaria fi (lima, dovremo noi diverfamente giudicare del 
pubblica onore? E. quello a chi meglio può convenire, fé 
non al complefib degli Uomini letterati, ed alle lUuftri 
Accademie ? 

Dunque, ViR Tuosi A ce ademici, a noi al pari di 
ogni altro, a noi fi appartiene il fare ogni sforzo per ri* 
fchiarare quelle tenebre , che ormai ingombravano lo fplen- 

dpre di quefta noftra 9Ì gloriofa Nazione • A noi quel* 

la 



- .^^. 



)i Di^.sEfLt* Utos-ico>Etbusca 

\n di qiiefia Pacria , a niun' altra del Regno Etnifco in- 
feriore di antico onore ; e che ibrfe fopra a tutte nel 
fuo Ceno racchiude ù belli « s\ var) , e si numerofi avanzi 
della venerabile antìchìci i ond' è che io antonaio da un al 
riflelTo, e confortato dalla voftra approvazione, fenza più 
titubare in una imprcfa così difficile , a prt^eguire ou ac^ 
cingo , «Luanto da ^riocipio ho promdTo . 



DEL. 









T? ^ 



— .'^ • » 



m^ 



DELL' ORIGINE ' ED ANTICO STATO 

P E L L A CITTA*' 

DI VOLTERRA; 




'^'^\ 




RAGIONAMENTO IL 

Tabiiito per lo più probabile, Virtuosi Ac- 
CADE MICI, nel mio precedente difcorfoi che 
r origine della Ecrufca Gente, e della Tua Lin* 
gua € coftumi dall'Egitto derivi, ed 9I chiaro 
lume di tanti monumenti , e coir autoriti di 
canti Scrittori , T antica grandezza ed impero di noftra Na- 
zione rìconofciuta , paflèrò ora più agiatamente a moftrarvi 
V antichiffima origine, e magnificenza di queila noftra illu. 
ilre Città , fino al tempo fatale delle rovinofe invafioni de' 
Barbari , confervata : prima col teftimonio degli Autori, e 
poi con quello ancora vivo e parlante degli antichi Monu- 
menti di ogni genere , che in lei fi confervano , e che hanno 
dato giufìo motiva a quefto mio fecondo Ragionamento. *^ 
Sono diverfe le opinioni de' primi, volendola atcuni e« 
diflcata ne' vetuftiflimi tempi della prima popolazione d' Ita- 
lia; ed altri da Tirreno, e da' Lidi. Alcuni dei noftri Croni* 
chifti ingannati dalle Relazioni poco ficure di altri Scritto* 
ri con ammirabile franchezza fabbricata la dicono da quel- 
lo antichiifimo Giano, che moki e molti, come fapete, ari 
rivano a dire, che 'foflé Ib ftefTó Noè fopravvifTuto trecen- 
to cinquant' anni dopo \\ Diluvio, e paffacò in Italia ; e fra 
quelli con modo fpeciale fu Lodovico* Falconcini , il quale 
nei Secolo decimofefto fcrifTe ampiamente in lafmo V Ifto» 

vt» IMI' 



34 DissEUTr Istorico-Etiuscìi 

fia di qucfta Patria; Uomo oiicfto, e fincera per le cole 
del fuQF teonpOi o non lonr^me d^ eflb, e ì^ q;uall egli po« 
tè rifconcrare con ficurezza ne' noftri Archivia ma che per 
le antiche cadde nella ftclTa credulità, in cui'veggiamo, che 
l' amore della Patria , o della Nazione fece cadere canti altri 
Scrittori egualmente dncerr» come furono per le cole anci» 
che di Firenze il jMalafpina, eM Villani, da^ quali ognuno 
vede quante favolofe novelle ci fieno lafciate icritter fpe* 
cìalmente circa le origini ignote delle Città di Tofcana^ 

Il fopraddetto Scrittore adunque dopa avere franca* 
mente ({abilita per mezzo di Noè la edificazione di Vol- 
terra y ci dice poi di più » che quella: da prima fatta folTi 
con un giro a(Iai ftretto di mura , di cui eiTa ci propone 
le veAigia^ ed i contraflègni oculari;, ampiamente poi ac* 
crcTciuto da Voi» alTerito pronipote di detto Noè, in quel- 
la forma, che ora li ravvifa: volendola nominata Vuiterra» 
quail terra di VuU ^^d^ e, che a quefio Scrittore fiamo de* 
bitotrif della fpeciale oITervazione . che la Città noftra foflTe 
veramente in due volte edificata ; la quat co(à; ctmvalida 
lìjolto ciò, che in apprclfo diravvi .^ 

La (econda oppenione, che ella fofle da Tirrena edi- 
ficata è data di un gran numero di Scrittori^ i quali fti« 
mando pericolofo di pefcare nel bujo de' tempi a Troja an- 
teriori» allo dello Tirreno attribuifcono T origine di quafi 
tutte le più ragguardevoli Etrufche Citta.. Cosi fra gli al« 
tri r Ughellt (O nella fua Italia Sacra i,: e con lui raoftt al* 
tri/ che è fuperfluo di nominare. la però riflettendo di a»^ 
vere noi con tante ragioni, ed autorità (tabilito nef paflato 
Ragionamento ^ che V antico sì certo , si rinomato Etrufco In»» 
pera non potè da noftra Gente acqui (larfi dopo le ftrepi- 
tofe invafioni de'Pelafgi, e de' Lidi « né dopo la venuta di 
Saturno in Italia ». molto meno poi dopo quella di Enea, e di 
altre Genti a lui pofteriori r cofe tutte, che ansi portarono 
al Regno Toscana di tempo in tempo divi(iom, fconvolgi* 

men- 



" ■ ' ■ ■ ■ I I iipi 



If) Tobi* i, de' Vefc^di Voltec* » Giovannelli Cronica di V^ter* 



wenci , pttvttfi tcoibuni» tffmi'mht^zz, e fcadinstMO àtl piti- 
mo valore guerriero i. cjr^crei poitxt ailèrire, clic prima de* 
X^idi^ e ide' jPeU%i ancorn £ofil&r4> nella iiodra» allora da« 
minanu ìi^s^^ionn^xnbkt Ci£^ grandi « forti ; t potenxi. Oih 
de jiguar^do a VAlccrxa i io. mi farò lecito ildirn^^che a 
me Xecìbra la più probafaik quieila \opinione jda iin^ jltrd 
maggior tiuoiero di Scrixcpri riportata , che è ài ef&r' el- 
la ^ata dagr Indigecu fondata ne' primi ioro più ami- 
chi refnpi ^ <]tueAo ^kre al «lofito CoocirtadinD Raffae^ 
io MaSei (O^tcon noite ifloriche ragioni ^ ed attcorìtà' ftt 
ilabilito àz\ PempAerò (^> Aeir£truria A egale , il quale a^ 
vendo attribuita a' Lidi la /ediiica;cÌQne ideile primarie £cru* 
fche Città , diice poi ili Volterra: ^ Cmtrn pirasarum vhU»^ 
iiam Indigena f V^Lntrrés eraceruìU , fui mvQ Tinemrum W* 
ipevttM^ j^flUiiofi^H^ ^MC gfwre invitai ; £ujh Jis sn unum ve^ 
laù sorfifs soniufifit » At^e, in Cmta$em fuam ulttlé adMiift* 
runij m iure Vela Tirremritm Mei fenurit ^ idi fi Urks; Pri'^ 
Jia énim Tuftorum iingitM Volatn Jixere Urbem , non jjuia ah 
ipfis jcendiis , fed fma refornma 9 ir in meliorism fiatum re- 
dalla viderttur^ «» 

In oltr» i'^f uàkiflimcPier y cttori (j), « lo ftcflb Dcm* 
pftcro (4)„^4lie ifìporta IVautprità di Stefano Siz^antino ^ af« 
ferifcono ^on poiiier.e fé ^on a Vdterra convicaìre la àt* 
fcrizìone dì 4ina -celebi^rrima Città di Tofcana ^a Ariilotr» 
}e nel libro De Aàmkandis , coti ^reca iroce O^ipaph , o 
^xo^nw .;rltri (5^ jntfirp^jtrano oVa » ^hìanàata ; pofla fopra 
il ripiano idi >si» i^rmoo^e» xoa una ià:lita ài trenta Hadj, 
che tanto h allo^fiekca ^dalla paite ilei Fiuftie Cecina , eiirem* 
ido afiai minore 4al Jato ^ppofio «dell'ara » blonde forfè il 

£ » :f fan- 



mtmmi9mm^mmfm^tm^^m^^'m^i''^mtm^ g^^im^mmmtfmtm^^mmmim 



(i) Coment. JJrbani ,dclla Gcog. ;lib. 1 3. 
jìb. s* <4) lib. 4«x:ap. 5^. .dclPEtrnr. 

(%) Tofi!«.a..4Cip.54ib.5.4cir,£- trtgtkU 
^run regzl. <5) MtzTocClii i^om* 4. Accadceié 

iàì i^ier yctton «rariar. |i;^ÌDn« «Cori» UìStiU t* diatriba y» 



\ 
\ 

» 



grande Scrabone (<) la defcrifle , perchè veramente non vi 
ha altra Città in Tofcana^ ne memoria di altra Città alme- 
no rinomata a cui poiTa convenire sì fatta defcriz^ione di 
'iito. Parimente Ivone Carnotenfe (^) la^iò (critto: „ Vola^ 
serra, fila ai IndigenU^ condiia ; ideoqu9 cfi frima omnium ^ 
ito tfaStui Vrhiumi ai iujus^ imitatianem multi s péfteà annit 
Graui aivenac daodeàm Urhes condidtrc. „ Ed aggiunge il 
medeiìmp i che la famofa Città di Popolonia annoverata poi 
x^a le dodici Capitali» Colonia foflè de' Volterrani , manda; 
l^ftvi da Properfio loro Re; e. prima di lui lo avea <Ì€ttò 
Servia Mauro nel Tuo Comenco a Virgilio (3). Dal chi 
fenfatamente deduce ii Marchefe Maffei (4) , che crederli 
bifogna dell'ultima antichicà, AleflTandro Napoletano (5) fi c& 
preflVcon dire : ^^Volattrrae inter Hetruriae Urhes hngè ma* 
oeimae*^ 1, e. lo. Scradero (^), a ciò uniformandofi la chiamai 
^j Primth mter ' ditè4ecim Hesruriae Civiiaits^ „ Il Biondo (7> 
nella defcriiione , die fa dèlia Tofcana «dìfle: ,, Votater^ 
ram Hetrariae^ Civìtattm prius aedificatam inter dttodecin 
fuiffe^ plura funi argumctno. ^ ^ lo Aedo finalmente A\^t* 
ro molti de' più moderni, come T Alberti ^ Polidoro Virgw 
U^^fJo 'Steli ut o^ nella vita di PierfioVed altri ititiniti, che 
io trafòfcio di riportarvi . 

Da chi poi preci famente 'edificata ella folTe , he a me 
dà Y animo di rinvenirlo, né credo ^ che alcuno dire Io pof« 
fa con ìftorica verità, lo che per altro è l'argomento più 
forte della fua antichità. Chje poi ella veramente ^ fofle molto 
accrefciuta » a forfè da* Lidi cinta con magnificenza , fecon- 
do le autorità fopraddette, di quello fmifuratò pietrame, 
onde con^lrutte furono all'ufo Orientale (ena^a calcina le fue 
fortUQmc mura , le quali benché diroccate in gran parte , 



(i) Geogr. llb. s-^' . Ttal. primit. 

(x) De fliuodecim Etrun Region. . (5) Lib* 5* dC gìor. geniil. 

(5) Eneid. lib< io. (6) Lib. 4. de memor. Ital. 

(4) Oferv. lettcr. tom. 4. desi' (7} Dell' luK libtftr. rq{. %• 



IflL^ 



a^H»^.«^MAi^HMk.bfai«ita«MMÉWHfi 



*R A e I o 19 A M IH r O IL 3 7 

poflbno quifi da per tutto riconófcerfl da chi che fia (O^ 
pare che molto lo convinca K olTervaAìone fatta dal foprad- 
detto Falcdncini (*), dal quale ne ili ocularmente indivi* 
duato il primo Tuo riAretto giro. L'antichiflxma Porta det* 
-ta in oggi ,, dell* Arco „ la quiale 'fabbricata con falda Tu* 
fcanica Architettura, ferma, e (labile tuttavia fi mantiene 
contro le infìmie di tanti fecoli, pare che . dimodri chiara. 
mente colla (lacco lacerale de' fuoi gran pietroni dalle mu-^ 
ra prefenti, che efli erano già più (Irettamenie diretti; e 
Io AgGo Falconcini ci afiicura di aver rifcontrate in più luo- 
-ghi letraccìe delle medefime mura della fieffa bruttura; al- 
ciine delle quali io (leiTo ho riconofciute ne' fotterranei del- 
le Ca fé molto fopra a detta Porta, ed altrove} e voi tut- 
ti ifar lo potete col lume, che il detto Scrittore ce ne 
por^ . ■ » * - 

Ma comunque ciò (la fegilko, è certi(£mo $ che ella fu 
grande , ed al pari dt ogni altra della Btruria potente, fin- 
ché nel fuo vigóre (I mantenne il Tofco Impero. Se 1' am* 
piezza fi riguarda del fuo recinto affai maggiore di quat- 
tro miglia ,* fecondo la mifara e '1 dUègno, che m fece pren- 
dere il Gran-Duca Cofimo Primo dair Ingegnere Samarini , 
e da Bernardo Buontalenri, niunà Città del filo tempo (I 
rifcontra, che lo avefle sì grande; e che anzi il doppio foflc 
di Fìefote I e di Còrtoìfia ci afiicura di avere ocularmente of* 
fervato il Targiont (3^^ Se l'ampiezza del fuo territorio^ 
ciafcuno può rifcontrare dagli Scrittori, e dalle antiche me- 
-morie, che fino al tempo delle incurfioni de' Barbari in Ita<^ 
ìia, abbracciava un gran tratto della Tofcana interiore Kinò 
al Mare (4)* Strabone (5) defcrivendola tale, quale era ali» 
^^» foggiunfe; „ VoUurrancrum agtr mari alkitur ^^ ond'è 

the • 



fi) .©orius Maf. Etr. lib. ^.iUu ed il Diploma Imperitle , eilftente 

!• cap» 4. f, 4. ^ ncll' Archivio V^fcoYÌlc, di Lpdj^. 

(t) Lib. I. Hiftor Volatcf, vicoìmpcr., 

(5) Tom. 1. delle Relaz. di Volt* (s) Lib. j, Gcog. 

(4) Ammirati de' Vtfc. di Yolter. t ' 



à. - ■ ^ . 



3t DlSSERT. ISTOmCO-CTRtTSCA 

«h* ellt fu fenza xljubblo fra le prime éi Tofcana » che fcùt^ 
rerc faccfle il Marc iCoUe fue J^lQue^ tStnào notiffimo fino 
a' badi xempi , xhe Va/da «ra il i^o JPortp » ili cui fino al 
di d^ oggi juna Torre » e je gran ^eftigia nel Mare iepolce 
apparifpono^ ichiam4.to 4a j(utii jgU .Storica i, VadèVaUttr^ 

E veramente è da crederG » iche il commercio 4el Ma- 
re fofle quello» che la rendefle lungamente» e nianteMilè 
ricca» e dovi;EÌofaj come icn;^' altro ce io diaK>Q:rano ^ò»- 
fìnici ìmaraviglioii monumeocì^ che 4opq il corio di ta»ai &- 
coli il durano iìno il' giorni noftiri a icopji.re ^e^ gran Sepol- 
creti di antica .£trufca ^rchit^ttjura , per Ji ^uaij .ad evidenza 
fi prova, quanta in Jei fofle la ricche;Eza , e ie ^srti tutte 
raffinate» « le manifatture ^t. x>gni genere » in specie di iìnif- 
fimi vafellami; che eccome in Arezzo, qui pure, ed in più 
di un luogo del fao Territorio fi fabbricavano^ onde /or* 
fé con tal rifleflb cantò il inoftro ^erfio i^ì ^uel ievero titot 
fore de' Romani .coftumi; 



^, Vtfialefque urnas , 4* Tf^fcorum fSile miitM^ 



éf 



E difatto Cono ancor ifrefche je memorie, chei'vafi d» 
ilniflima , e ]eggieriflima terra con ideila , ^' jucida ^vernice 
•nericcia , ta]i » quali .da per tutto in numejrò prodigio/o, feb« 
bene infranti -la maggior parte, ii troviamo jne' fopraddetti 
iSepolcrQtt» fi fabbricairero già nella Jiofira civiliifima Terra 
di Pomarance; ;^dove fini majolich^ ancora figurate» e dipin- 
te fi Xono iempre fab^bricace fino all' ultima pejftilefxza de} 
Jtf^i. , che colle arti tutte ,quafi ;^atto la desolò } e lo;Com« 
provano apertamente i gran refidui «di itette tnanifatture , 
xhe tuttavia i! t:onfervano in molte xafe xlella medefima , e 
^i quella Città ancora; rpeciaUnente ^i majoliche ^ipinte^ 
iC di |)enUnmi ,vafi nerii^^uattro ^e' quali ;iflai iiobili ,« 

^ran- 



.1 I I ■ ì w 



■«•^^^i^ 



il) Biondo <icir Ital.. illut}n reg. <:Iuvef'io ftat 46^* 
^•9 Cicero0. Oratlon. j>ro JLoicio^ (%) Satira |« 



R A G f O M^ A H E M r a IL ' l^ 

grandi fé ne veggona neila S^ifgfefti^ di <{aettà Chre(a Arci« 
precale « L' erudiciffima Targìanì (0 ci ut fioca dì averne 
lacca oiTervazione $ e di crederli della iìefla terra di quelli» 
eh' eiTo veduci avea ne' Mufei di Vo^cerra diflTotcerrati^ cr« 
gli ancichi Sepolcreci.^ Ed in vero è del cucco inverìiiitfiier 
che vafelL'^mi inr canco numero» e di sì vario e nobile dife« 
gno^ poceflero per tanti fecoli moico da lungt venire fenza 
faperfi da qual luogo « Imperocché quanco a' vail Aretini » 
che belliilimi pure»efamo(ì erano, e fino dal Re Porfenna; 
^dopracr , ci rapporta il Gori ri; un padb lincerò di un ma- 
nofcricto ancico di Mefler Riftora dì decca Cicce, che era* 
no di color roflb, ed azzurro, ma rotto la maggior parte ^' 
che roffi folTero lo ailèrifce anche il Dempdero (5) per det- 
to d'^Ifìdora (4^, E per ci6 Aretini nonr poflbno efTere i 
noftrì, che fono tutti di lucididimo color bruno; o puri, 
o dipinci, con frgure, e Geroglifici dtveril , che le favole» 
e le Deicà della Nazione rapprefentano# 

Nuir altro poi di accertato vi poflb io addurre delle 
Fabbriche incerne» ede^Templi antichi della Cicca, o fuori 
della medefilmar come più frequente era Tufo nel^età più 
vetufle, non eflendo alerò redato in piedi dopo tanti fecoli, 
e dòpo il fuo diroccamento, fé non le vefligiaf del Teatro» 
o Anfiteatro, che fi foflej donde le due famofe ftatue Etru- 
fche di Cafa Maffet (5^, e moke colonne di varie grandez- 
ze, e capitelli di duro marmo fi fono fino a*^ noilri tempi 
fcavate. Siccome un ridocco dr acqua in Caftcllo fotterra- 
neo, e facco a colonnati vicino al vecchio Epifcopio » ed 
alcuni frammenti di fortìflimt muri fatti a calcedruzzo, for- 
fè per acquidocci ferviti; fopra uno de' quali n rimpetto 
del detto Teatro fono ora le mura della Cictà ; ed un' al- 
no afiai maggiore (erv'e di appoggio alla volca di quel vi* 

colo » 



^ fi)Tom.». delle Rciaz:. del Ter- (3) Lib. m. cap. 76. itlV Etrur# 

ritor. d? Volter.- regal. 

(t) Uh. delU Difeft dell' JLlM^ U) L\h. io. cap. 49. 

EtrvC (s) Cor. Iluf. Itr. Ub« s. iift. i; 



40 Disii^r^ Istom6o*Et&uìca 

eòlo , che perca verfo le mttra mededme fotto la Flazza di 
San Michele; la maggior parte delle quali cofe foRO (tace 
jciportace , ed illuftrace dal Gori fO, onde io «on ftaxò a ri* 
pf cervi quanto da eflb è fiato detto. 

Nulla parimente di precifo poflb dirvi» dove (ituato il 
Collegio degli Auguri foOTe; il quale niuno dubitare puotc 
con ragione , che foflfe in Volterra , come il Dèmpftero con- 
lefta (*)^ appoggiato al detto di Cicerone» di Valerio Maf- 
fimo, e di Tito Livio , che aflerifcono eOère Aati foliti ) 
Romani d* inviare i loro Giovani ad imparare le fetenze » 
e r arte augurale in tutte le principali Città di Tofcana, 
nel primo ordine delle quali abbiamo già veduto fcnza con- 
traddizione efTere allora Volterra. 

Ed in vero fempre coftante ed immemorabile è ÙMi 
qu\ , come fapète, la, tradizione , e la voce di un tal Col- 
legio verlb le mura in luogo eminente, e fcoperto, e a di- 
rimpetto del Mare , che dette caufa al grand' equivoco pre- 
fo da Curzio Inghirami , che fofle quel vecchio, e corrofo 
cafamento , pollo dietro allo Spedale di Santa Maria Mad- 
dalena , in cui fono le pietre tutte confumatc % ed in mez- 
zo alla facciata fopra il Portone fcolpito fi mira in una Pie- 
tra un fegno a forma di ,, X » ^^ quale fu pretefo, che V in- 
fegna foflè , od il figilio del Collegio • Ma troppo grave è 
lo sbaglio intorno a quefto , poiché oltre ali* architettura 
de' baffi tempi » è vifibile tuttavia , benché alquanto corrofa , 
r ifcrizionc in altra pietra incìfa, da cui fi rileva, che folo 
nel 1299. ^^ quella fabbrica efetta da certo Fra Amando, 
uno de' Frati Ófpicalari del Teupafcio, in oggi Àlcopafcio, 
eh' è la feguente : „ Hoc opus fg&um fuit tempore Fratrìs 
Amandi de Hofpitéli SanBi ^acobi de Alfopafcio , fui anno Do* 
mini 1299. „ 

La qua! Religione avea per arme, o figlilo il detto „1*»i 
a. guifa di fucchiello, e molti beni pofiTedeva nel Volterra- 
no, come apparifce in un Breve d* Innocenzio IIL ripor- 

tato 



1*11 n ■ w*<^*— ^^iw— p— p't-'^^ip— — — Il ■ I 1 r 



.ilil Toai. i,.dcl.Mufea Struf. , , (%) Lib, i. c«p. 4. dell* Etr. r/sf al-- 



- > «ak. * ---^ 



J 



R A 6 t O )^ A M B M T O IL 41 

tato dal Sig. Lami (^ì t (itU9ti in gran parte verib le Saline 
di Si Giovanni » e nella Corte <d#l Otello di Agoano^ do. 
ve avevano i detti Frati uno Spedale « che Spedaletto an« 
co in o^gi fi appella, ridotto a Villa del Sig. Duca Cora- 
ni ; anzi del Caftelto medefiotio una parte di giurisdizione 
godevano , che nelf anno 1298. riialciarono a quella Re*: 
pubblica, da cui la loro Religione fu prefa diitintamente 
ih protezione , come bene oflèrvò il ibprallodatoTargion)(x){ 
riflettendo tGò beniflìmo« che di quel pietrame la corrx>fio« 
ne , non da altro può eCTere (lata cagionata $ fé non dall' a** 
vere di poi quella fabbrica fervito per magazzino di Sale; 
vedendo^ne altrove in Volterra dslle fimili per tal cau* 
fa corrofe. 

Vero è bensì , che 10 non credo del tutto aerta p (d 
improbabile la perenne ibpraddetta antica tradizione, eh» 
veramente in quel contorno il Collegio degli Àuguri foiTei 
e che forfè verfo quel luogo medeflmo fi eftendefie, dove 
fa pofcia dagli Ofpitalari il detto Edifizio innalzato ^ Im-* 
perocché okre il non faperfi , che quel fito fia fiato mai 
di privata ragione, per quanto arrivano le più antiche me^ 
morìe, fi pofibno anche al dì d' oggi da tutti rifcontrare, 
t vedere ne' fotterranei del fopraddetto Spedale allo fiefib ca^ 
famento contiguo le fondaixienca antichìfiime di grofie mu* 
iraglte , fimili di pietrame alle vecchie mura , fervite ne' tem# 
pi più rimoti per qualche grande Edifizio , come è da cre^^ 
derfi, che fofie un tal Collegio. E quefio è quello, che fé 
non prova con eertezza , giufiifica però molto la tradizio^ 
ne , che una tal fabbrica fofiè fituata in quel contorno. 

Ma quanto numerofa poi fc^e la popolazione della Ci€« 
tà , c« lo mofira ad evidenza de' fopraddetti Sepolcreti V am^ 
piezisa ; che fi:e(l largamente ne* tre Colli di Uliveto, di 
ivi oncebradoni ; e di Po^'tone fempre' in vicinanza delle fue 

F v«c- 



fx) Odepon par. 4. cno al Tom« 4$ per le ^temprìM 

(t) Tom. X. dtlla Relazion. di del Ceclaa # - 
Velteir*^ e nella giunta aj oicdefi- 



4» Dl^SERT. IsTOftlCO-ETtUSCA 

vtcchie murar abbracciano un* circuita di fopra tre miglia^ 
uovando& in cfli^ da per tutto^ grotte: innumerabili di Se- 
polcri , quafi tutte p^rà faccbcggiate r e: vocatev o' ripiene 
lòkanta di frammenti diurne v di' va (Ivd^ Idoli», di patere» 
e di altrettali cofe^^ che^ 1! antica? fuperClizione ne* Sepolcri 
apponeva, eifendo una gran forte", che Sncr a^ giorni nollri 
alcune le ne trovino^ intatte i o perchè forfè non fcoperte» 
0^ perchè non curate; le quali per altra fon tante» che nel 
decorfa di più fecolt fervite fona» come il vede», per orna- 
menta delfe Ville» degli Orti» e delle Cafe- ancor ruftìcaJi» 
ficcome di Logge» e di Cortili^ delU Città ;* vedèndòiene un 
grait numera tutte^ dairaria corroiè^^» le quali rammentate fi 
leggono fino tre fecoli fono dal noftro Raffaello» dall' Aibec* 
ti» e da altri moki' con effi» eom' è notoriov 

Ma inr oggi» che la piiKteaaa, ed il raffinamento del 
fecofo ci ha fatto\aprire' gU oechi; col^.mtglioi^ lume» che 
la Stocia della Toicana da tVMf moderni Lettei'att ha rice- 
vuto; voi ben vedeter net decor(b dr menQ' di irent' anni» 
quanti rarr^ e corpioG Mufei » oltre quello^ del Publ^Uco » e 
quella df Moofig. Guarnaccr Ì9 gran parte iUuftrati dal Go- 
fi» ie ne fiena formaci» e (k ner vadano formando* da^noilrl 
Nobili Concitcadìnt» che dtlie^ Go(e della Pàtria bene il pre« 
gio ravvi&nof ed è yifibìle a tutti» che gran quantità di 
urne » e farcofagi di diverfe manilattujre di Pietra tufo » e di 
alabaftro» nativo folo di quefta fuolo» coti moke ^truCche 
ifcrizFoni» figurate di var^Qeroglifict, dipinge e; d^rfit^^ tttc« 
torà da per tutto (t raccolgano in dfcti SepoIpreUt e per 
tutta quanta la Tofcana (è ne fpargano: e fpecvalcBeace neii^ 
inclita Città di Firenze» dove con pii^ agio da' Valoncwomi* 
ni di efia efièr potranno illufirate* 

Quanti inoltre belliflimi vafi della fopradcletca lifia ter^ 
va di diverto dlfegno/ e srandezia» pìQtple , , pater? , lucer^ 
fiev candelabri » (trigili, fìbult» Idoli di diverii metalli» mo- 
nete» e pefi Etrufchi» ed ancora anella^ ed orecchini di oro 
puridimo di bella, e nobile manifattura» ed altri (imili avan- 
ci deir antica fuperdizione fi trovtnQ tutto giorno» reftatl 

imr 



Raciìoh^mikto il 41 

rnimuni per ^rm forte ^allVifariaia, o éz\ zelo Cf iHiano ài 
coloro I che i jSepoicri diiapijdaftHiOy e fpogJiarooa« Le qua* 
li cofo tutte, 5I copìafe, e :^ farei fono, e fenipr^ iafaano 
iènza ecceaiohe un iteflitnonio irrefragabile della magAitìcen* 
za di ^ueda Patria. Onde, «ofi fagiane fu coftrecco a di* 
Tt il moderno gréo Letterato Veronefe (^h ^, Che muw fa 
the cofa fra amichiià Etrtsfig figurata, gbi mn è fiate a Voltit» 
ra , 4>tr // veggono jcofe affai pia rare M quelle , <be ^on iun* 
ghi viajggi fi andeuètte a tetcan in Oriente . «, £ j^ure lìoa 
\ ide egli Ja inecà di ciò , che ora veder {Kitrebbei e mol- 
to più agevole gli farebbe il far rifcontro di quello, di che 
tnofiró allora dubitare ^ incorno Ja inaggiore» ó mmore àii- 
tichità de' fnonumeflci .^ e fingplarmente delle monete fufe» 
fé rde' tempi, antichi ;£trur&hi crederei! debbano, o de*Ro- 
nmani : redendofi di quelle, it trovimdo/i dd jper tutto di 
•più forte, X ^randettt, da 4ìoi i^io ^ad ora poco curate; 
ficcome qualunque Letterato con ^ucta facUità potrebbe in 
4»ggi foddisfarfi tiel ficonoicere fott' .occhio della Nazione le 
«antichiffime Aifanze btoitio a\ yefi:ire,Hed«lle ^xmi, ^^i fco- 
>di , diverfi aflai da'Kcmiani ; alla tnaniera di federe dfie'Con* 
viii^ a quella degli £gizianì iimiliffim:! » «come in jpoche ur* 
;ne,4Hie égli vide ,«ed iUu(lrò,ben xicoiìjdbhe il Buonarroti (2^^^ 
iPotrebbe dico chi che ila ràvvifare ^e' ^aii , «elle psitere ,4s 
.iielie urne niede£nìe effigiata la figura degli Oei, « degli & 
rot della Tofcana , ed i Geroglifìbi proprj della iNaziene, 
iCome fono i jDelfini , che ie Città maruàme •ufarono tanto 
-oé'Sepolcri dipingeire^ le Ancore dejle Navi , delle ."quali in- 
ventori futono i noQin Tofcaiìi a fenfo di tutti ^li ;Scrit- 
torì , ampiasieote riportati dal {>émj)ftefo , « dal 33uonarroti: 
£nriilmente di tanti filtri /tnoH ri ferali, prìncipakneAte jn quei 
vali , ed urne fcolpìti , /che fagrtfic| rapprefentano:; come fo- 
no sfWigi^ chimere, furie, Ned al;;re immagini funefte , folite 
dipingerfi dagli £giz), e da ^alrri il) jpopoU Orientali:} « che 

. a? * da- 



■11!"*" 



(i) Tom. 1 . <lcllc Offerv. Xettcr. ((3) Fiutar, de Oracul. Sefo3< 
4fi^ I. »8« ideila jÌMOta al Deinpft. 



Mh. 



44 OlSSElT. ISTOftlCO-ETUDSttA 

43agU Ebrei parimente ncir ingreiTo de' Templi fi tflSgiara^ 
no, come fa noto Clemente Alellandrino (^; e finalmente 
la forma dei Cocchi» e de' Cani dagli Btrufchi ufati o 
nella gaerra, o ne' trionfi, de' quali parimente gli Egiziani 
il fervivano a forma dell'autorità delle facre Carte nella 
perfecuzione dt Faraone contro il Popolo Ebreo ^ da Lu* 
cano ancora indicati con quei Tcrfi: 

,, Venti gi 9ccafum^ Muniique emrema Sefiftrh^ 
u E$ Pbarios Currus regum cervicièus egit . 

Talmente che non è cofa fatta , o adoperata dagli anti- 
chi noli ri Tofcani » che qui effigiata in più luoghi , ed ia 
più maniere non fi rimiri, donde quali fofiero le arti, la 
religione , e le favole proprie della Nazione , confrontando- 
le colle Greche, e colle Afiatiche, ad evidenza fi ravvifa. 

Quefta magnificenza però, e fplendore della Città no- 
Ara non credo già io, né voi potete figurarvelo, che a'tem- 
pi di Roma fi accrefcefie ; poiché toccato abbiamo con 
snano, che piuttofto allora era tutta già indebolita la Na« 
2Ìone, non ottante t rifcontri, che fi hanno, che ancora 
per un pezzo in iftato florido fi manteneffe Volterra. 

B per procedere con ordine nel rintracciare 1' antico 
fuo fiato, vi dirò; che io nominata veramente non ia trovo 
in proprio ne' primi attacchi di guerra , che ebbe la Toica- 
tia con Romolo , e Servio Re di Roma, allorché fu da efii 
<!ofiretta ad abbafiare a' loro piedi la foa alterezza , ed in* 
viarie umiliata i fuoi Fafci, le fue Scuri , e le altre fue 
Reali infegne^ ma trovo bene, che impaziente Volterra di 
un tale abbaiamento della Nazione , ed in odio di quella 
altiera Repubblica' con altre quattro Città Etrofche unitafi, 
fi pofe arditamente, febbene con forte infelice, a fodenerc 
lo fcacciato Tarquinio, come ci additò Dionifio di Alicar^ 
nafib (i; : ,, Non omnes iamen in cadcm fucre fimcmid ; fid 

tanr 



(t) Lib. 5. degli Stroffi* (t) Lìbé i« delle Kooi* Aottcli. 



R A a I M A M 1 14 T O 1K ^ 45 

tantum quìnque praccipase Civitatcs ; Ch^ni , Arfiiim, Vois- 
ierrani 9 Rujfellani^ Vcfulonìenfis^ ^f 

Ma dopo di quello sfortunato tentativo parmi , eh' el- 
la di Ce ftefla guardinga , procuraife per utt pezzo di noti 
irritarli quella iìera domatrice di tutte le vicine Città. Seb- 
bene diftrutta , che fu da' Romani la pocentiffima Ve'p » del- 
la Tofcana antemurale, e ibggiogate tutte le altre col La- 
2Ìo confinanti, ii vide ella ancora nell* anno 45x» di Roma, 
per la prima volta, inalberate attorno alle fue mura le A.. 
quile vincitrici ; onde cottretta ella per. ioftenere la fua li- 
bertà a fare gli ultimi sforzi di ogni ftia polTaf fpinfe air 
improvvifa le feroci fue fquadre ad affrontarle, e rifpin- 
gerle a forn»a della narrativa di Tito Livio (i): „ Sciphni 
fegfie bellum ^ & fitnilt frioris ami mili$iae expeSanti hojles 
ad Vohurrai infituBo ngmme ùccurrerunt . Pagnatum rngjore 
pane diti magna uirinque caede. Nqx inccnis , qua data vi^ 
fforia ejfet t imervenit • „ Ma nel decorfo di quella notte fu« 
nefta» a perduti di animoso indebplitt i nodrì , lafciato il 
Campo tacitamente fi ritirarona} ed i Romani pure, ben- 
ché, per una tal ritirata vincitori -fi vantaffero,. mal conci 
forfè ancor' efli, fi ritornarono prettamente nel Lazio. 

Nulla per tanto parve allora, che deeidede quello fan* 
guinofo conflitto; talmente che pacarono dopo molti aniii, 
*o di una pace poco fincera, o di una languida guerra» M^i 
giunfe finalmente quel tempo fatale , per cui fi decife a qual 
delle due emule Na^ni toccare dovefTe la maggioranza in 
Italia. Fu queflo V anno 474» di Roma, in cui unì T una« 
e r altra parte, per finirla, le forze fue tutte « guidate da 
canto de' Tofcani da Elio Volturreno, che il detto Denv» 
pflero vuole 9 che fofTe Duce, o Lucumone di Volterra f e 
-fieramente fi portarono contro il nemico vicino al Lago di 
VadiiYione, rìfolute di vincere, o di rQorire} come appunr 
to a noftri .Tofcani avvenne; imper^occhè; b^n Jefljipt^^mila 
di loro fui Campo trucidati rimafero ^ a forma del raggua^ 

glio 

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4<S D-issEftT; isretico-ET&tfscA 

glie fktóci di' Romani jScriccorì ^O. Quefto (u V ultimo ect- 
po» che gli animi, m h £out dtlla JSazione atterrò ; a ri- 
cevere coftretjDa il giogo ptt ^hco i'oave di Kain;i|ie divenuta 
Tua ^ia ,tòn f^^ucitic ildle ^coajdi;^ onì » «che i)gli ;altri vicihi 
popoli debellaci «rane Jlace ^cctv^ÌAtie. £ per iqu«Uo jìguar- 
éa Volterra , il trovò £lla ben cofto 4el titolo jdi Hooiano 
nìunictpio lontrata, col ^usile godendo di Roma gli ofupjii 
Mvive/e petova Jiberacmncc ^u^^lie Xue ieggì^ <e coftumi. 

JB di fatcd ili 4][a<iio HaM^ quieto più ^i priam 4 craa- 
iqutt]ò^« pare, £he jdU.aflai Doride :fi manjtenedè» jìtenuta in 
(e {tttti anco fra je tempéjfte xidla feconda guerra Punica^ 
che a ki cosi .d*appreiib non :gì]unl« ^ « ^he .con Koma ìfief- 
fa qiiafi tutta 1' Italia pòco meno , ^he air silcimo eccidio 
ondufle» ltt)p^ rocche di i\^ poc1)i anni y^te^do Scipiane^ 
qwl grandi^ Konrwmo Eroe, ,Q>ianare ^alla iiia Patria colla 
*Cittè di Cartagine JVinciatmpo maggiore per ia conquìfiadd 
MoAóo, richiefe per talt irtiprdaj^i volmuario ajuto le Cit- 
tà più forti ^'Italia .( otto delle qu^li Tolcane iurooo, ) t 
da Vakerra ottenne » ^ì riferire 4ì Tito Livio (%) ^At»ù- 
"metìfa Néviami !& framémum i *,, i'egno evidente, iclie tWià 
manteneva uittavia ilorido il fuo comarefció per ^iare ^ fi 
r abbQndan:;&a per 'Tf9rraj4ond\è <hedi Itti parlarvdo alquan* 
<co dopo ^on iomnia ;tode Cici^rane (^> U chiamò: .^Tam ^r#- 
ve, tam fitmsfm» iam ^toneftim runici ptum^ ,, Ma pure con« 
veime an<^ora ad efla /ingolfarli fra le burr^fche^ xhe la 
liomana RiepUbblica «co^quiidài^no per le fai&icni di Siila j 
e di Mario, le cui pairci .avendo ella fegwto, fi trovò co- 
llo a iicov^rai-^ jtnpegnaita fra le iì»! mura le Reliquie deir 
firmata di liit, f>rù volte wcta, ^ fra^allata daU'Ennilo, t 
«da* fuoi Capitani;} «d in fcquela cofUetta a vede^rfi lai me- 
/defimo fottù 'te mura Ji minacciarle V cecìdio , rcniccioro e 
limaniantt di tm^are in Jei foia «un inciampo ; dopo ti ^oo* 
i^ùifta di tjatt^ il jrcflo 4eir Impero di Rocna^ 

. j& pn- 



•im'^^mmmmmammammmfmmmimmmmmm^mmmmmmmmm^ 



<i) Tit. <L\v. Jibr. lo.^^ioTXlf. ^%) Lih.i.ficcad. !• 
jlik. i. delle JBLom. Anticb* ((s) Lib. i< ideile lEismì. V,pUk*4* 



R A « I N A M 1 ir t (> If«* * 4/ 

E pure è veriffima, che egli ve lo^ tfrdvS: e ciò chr 
SQCacìuto non gli era;, né fotte it Porto' quaft inefpugna- 
bile d^l Pirfto dì Atcn?, ne- fotta' afcre^ fortiflìmc Rocche, 
della Gi?QCÌa f d^y'AÌia> 6 delW Ttaliav umiliate^ tutto bew 
pr<fto al fua furore j fefttf fc rio/fre^ mura" gir accad4i^i * 
pie delle quali per due intieri anni arredare gli convenne 
le fue vittorie, e: ppi^ capitolarne con: gU^ afledìati la' re(a. 
Gosìi ci fa faperA oltre Scrabpne (O, e Plutarco nella vita di 
detto Sill;t,an«:«r5|t-u(;io plo/o; nell*^ Epitome di Tito Livio f»-):- 

fum in dt^ìHqnjtm qfc^pit;. ir , . . . , 

Quanto però di qucfta dar?"* refiflcoz?^ il Tiranno^ vin-- 
citorer s> irritaiT^r pocQf ^opp lo fece conofeere col promul^ 
gare iit Rt^m^ il Decreto di fQttO,porre alla dlvifibne 4«l]a; 
lisgg? Agrari^ tutto \\ l^^xxitoxw di lei. Lo' che farebbe af- 
fo! ut ^m^^nfe feguitp jt t^ morto efTo; in quel frattempo « npa 
avefle ^ll<r trovato a pprefloCjiiulitf Cefare della Repubblica^ 
impadronito» rautY>reyoie P^trocinio^ di Cìcerqnei di pyi egli 
i^aoto fi gloria in* pivi luoghi ^ ma fpecialmente a tal pro«. 
poiito nejliy fc?tii(ere ;|D' ^mico Atticp (jJ: „ Volaterranos y 
& ArKejim^r (fuorum ogrqs Siiln pft^licnvcrair & nonjjliim di*\ 

Per ^lc(9t che qiie(lq ma| incoia trp^ con Siila, e que-**!, 
ito ajlfedto si fanguìi)ofp\ e si luqga, la c^ipne non foile' 
dell* fua decadenza ,. a me p^ire» che molto jpofla dukic;ir<f: 
ù. Irnperocchè fucceduti di \ì ^ ^n molto in R,oi;n9 V 
nuovi funeftr fcoAvoIgln[ienti del nqta i^udele Triumv^^r^ 
tQ, fi y^der che d' illuftr^ HMn.IpIpiOj, Fpinr^ avanti /elr 
la di venne ColoBia, fecondo il rapportaci . Cro^itini^ C4)^ 
e di altri 4%I Dempftero' riferiti.-, ; ;\ 

Ancora però in quefto flato^ fotta gì* rmpei^àdpri * ri-^ 
dotta, fà|^piamo da tutti gli Scrittori, che di lei parlano^ 
«nerii quietamente mantenuta» e con onore; e che ben pre* 

- •• - i '••"!.--••' ■ /^ -.,% : .': .1 ...• \' ^: fi9 

■I II I ■ I T i rr r un t' - i ■ ■■■■^fcii^^ii>»^^^^li»è*^à*i^^iA^^ii^^^|^i^^ 

(I) Libo, 5. i^ Geogr. ($) t\b. t.ad'Atj^ <p. i^.;^ ^ ^ 

M |.ii^ 9. P^c^4» f» Sii Iti li{). C9Ì9n}wftni; 



\- 



— .« » '.•%... "» 



4Ì ■ Tyiiittit, tsY6Ki6ó-ET&tf«eA 

Ao la Criftiana Fede abbracciò. Ma come » t per mezzo 
di chi^ non è ora del mio ajSiintot e troppo lungo e diffi- 
cile farebbe il ricercarne fui predfo: baflando il dirvi, che 
i^Ha fu tra le prime a far quefio,èoil* erigere al Principe de* 
gR Apoftoli il fuo primo antichìiSntvo Tempio , che ora più 
non afifte > e di cui folo fi mirano le ve^igia nella Contrada di 
Camello i ficcome nel dare che fece alla Chiefa di Dio in 
perfona di S. Lino il primo fuccefTore a S. Pietro nella Sede 
del Vaticano; che in efTa, come altrove, infierirono le bar- 
bare perfecu2Ìoni de' Tiranni , bagnando il di lei fuolo col* 
fangue di mplti Martiri (0 , e tra quefti delle due nobili 
Verginelle Attinea, e Greclviana <»>• 

In feguico poi fu ancora Volterra al dire di nìoki (3) 
infeiicemente imbrattata dair Qrt^iz del perfìdo Atrio , da 
cui finalmente fecondo i noftri, ed altri Storici (4), liberata 
per la predica;EÌ9ne, e miracoli de'fantiflimi fuoi Protettori 
Giudo, Clemente, ed Ottaviano, produife poi di tèmpo in 
tempo mx>1ti frutti di eroica fanticà prodigiofa , i quali o 
godono pubblico culto, o de' titoli di Beati, o di Venera^ 
bili fregiati fono ^ de' <juali fpeilb ne* rifpettivi mefi, e gior* 
ni delf anno fa memoria ii Bollando , le fante loro gefta ri* 
I)ortando ; come pur' anche fpe0b il P. Arturo nel fuo Mar* 
tixolQgio Francefcano, ed altri Scrittori Tolcani. 

In quanto poi a S. Lino io beh veggio deftarfi in voi 
Il curioiità di Capere» quali certezze abbiamo noi, che e* 
^i da quelita Patria i fuoi natali traeHe; eflendo che aJcu* 
Ili Scrittori Tofcano puramente, e non Volterrano la chia» 
mbo. Dirovvi adunque liberamente , che fé da' Critici fien« 
aere fi vuole la minuta perquifizipne di un tal fatto fino 
da^ fuoi primji princip) , cioè a dire oltre il corfo di di* 

ciaf- 



m^ 



mm 



fP 

V 



(x) ^olland. Tom. %. Julii die tf« 

M^^a. S.RmmiL pig«^ &$^. X57* . 

(t) B.oIUnd*Toin. j. Juniidie 16» 

(fi Yolterrad. Ub« |« Geog.^^e* 



vanneL nel Cronic. Hazzi nella Vi'* 

U. di S^Gìu&Q^ 

(4) Volterran. ubi fupr. D. Sil- 
yano Rjizzi nella Vita di S. Giu(b9» 
Cievannelli nel CroniQO di Volterà 



E A S I O R A IC B H T O IL 49 

€iaflecté intieri (ècoli , ricercando da noi le notizie autenti- 
che de' fuoi natali, del Tuo paflaggio a Roma, e della Tua 
converfionc al Vangelo; io vi rifpondeiò francaniente , che 
nói ora non le abbiamo >. Pirovvi bensì, che per quante ri- 
cerche fieno intorno ad eflb ftatc fatte p niun' altro luogo 
della Toicana ha avuto il coraggio di arrogarfelo, e niuno 
Scrittore ritrovato ha fin qui ragioni fufiìcienti, o memorie 
valevoli di toglierlo a noi» e ad altri luoghi della Tofca* 
na appropiarlo . La tradizione di un lungo corib di lecoli 
lo ha lempre conteftato per noftro; il Baronio (O, e con 
eflb un gran numero di Scrittori , che voi potete da per 
tutto rilcontrare a noi lo aflegna . U npfiro Raffaello d) poi 
ci afilcura eflere fisnza eccezione la memoria al Mondo con- 
fermata in Volterra di un' antichiifimp fcritto, dicendoci z 
yi Linus Fama Volai erranus e$c familii Maurorum ; fic enim 
ip vcteri firipto in eé Urbe legimus „ riportandoci per ex« 
tenfum la fcrittura , od ifcrizione che fofie 9 da cui il nome 
ancora di Ercolano fuo Fadre fi rileva} come io eflb può 
cialcuno foddisfarfi» 

Ne fi dica non e(&re a bafl:an;sa ficura la notizia 1 che 
così individua detto Raffaello ci porge, attefid T avere egli 
tra le moire cofe, iche ha detto» equivocato in alcune; on« 
de fóffVe da Erafmo dìt e da altri un' acerba cenfura. Im« 
perocché, fi^bbcne quefto forfè vero effer poffa intorno al* 
le fue verfioni dal Greco idioma , cominciato appunto nel« 
la età fua a rifiorire in Italia, per opera del gran Cofioia 
de' Medici; o intorno a quelle cofe, in cui fidoffi dell' ^U 
trai . relazione , non parmi però» che lo ffeflò dire fi pofiii 
per quelle della fua Patria, le quali coatefta avere ficurg^ 
mente fapute, o vedute; efiTendo a tutti notiffimo effer' egli 
flato uomo di tale oneffà e virtù eroica dotato, che come 
Padre della Patria fu tenuto, ed aeclanvato dal popolo» on- 
de, morto con opinione di fiintìtà^ dal Bollando (4^ pubbli* 

' Q ca- 

(i) Baran* «nn. Chr. 6^ Petr» 1 j« (4} BoIIan. Tom. t* nenf* Febr. 
U) Lib. li. della Paleologta • . zàtdt S» Caadid# Mart* pag. jjp, 
(j) De Clar. Interpr* circ. fiQ« 



5^ DlSSBET* IsTOltlCO-BTRVSéA 

caca al Mondo tutto, fino al dì d' oggi fé ne venera la me* 
moria» rintfovata in quefta fecola dal noftro concittadino 
JMon/ìgnore B^^nedetto FalconciniVefcovo di Arezzo col pub* 
blicarne la Aia fanta vita i talmente che niuno ha ardito fin* 
ora di tacciarlo per impoftorer 

Poteva eifa certamente per più appagare Vttk Gxtute 
lafciarci più didinta notizia del detto fcritto » ed efprimire 
il laogOr il tempo» ed altre circoftanze di quello; ma ognun 
vede quanto egli (ia concifa, e ftrecto ne' fuot Commen- 
tar) » che tante , e sì diverfe cofe abbracciana del Mondo 
tutto. Né è gran fatta, che queda fcritto non fia a noi 
pervenuto ;. poiché fé era in membrana » ( il che poco è 
credibile in così grande antichità ) voi fapete, che nulla è 
rimafta ne' nodri Archìvj d'avanti il fecolo ottavo : ie 
m pietra » conforme è credibile, quefta certa nonp potè non 
edere (lata trabalzata in què e là , come di altre è feguiio , 
nelle tante rovine, e rivolazioni della Città, prima da'Bar« 
bari,, e poi dalle Guelfe ^ e Ghibelline fazioni, che tante 
Cafe, Torri, e Palagi diroccarono; di modo che è vifibile 
a tutti non eccedere le fabbriche più magnifiche il decimo, 
o forfè rundecimo fecolo, a riferva de'^ fopraddetti Etru- 
icht frammenti, e di qualche refla di fabbrica de'^fecoU bar- 
bari, dov'^ è ora ìt Teatra, ed altri pubblici edifiz) all' in« 
torno ^ E fc Raffaella, falvata la nfiedefima in qualche mo* 
do, e fina al fuo tempo cuflodita la vide, la lefTe , ed a 
noi la tramandò ne' fuoi fcrittr, non dee ora gra^n fatto pa« 
rere , che più non fi trovi in alcun luogo , dopo il corfa 
di circa tre fecoli , ne*" quali è notorio a tutti quante aU 
tre calamità abbia di nuovo la Città nofira fofièrte. 

Il faccheggiamento fatto da^ Fiorentini nel 1471» quafi 
}a quarta parte della medefima pofe a terra nel terzo di Ca* 
itello, dove era la vecchia Rocca, e l^Bpifcopio, ed il vec« 
chio Tempio di S» Pietra , a motiva di fabbriearvi la nuo* 
va Fortezza, e le spianate delle fue fortificazioni; ficco- 
me neirultima facco, che nel i53i# fu fofferto per Fer- 
mencia Capitano della Repubblica Fiorentina coi^tro la Ca* 

(a 



Ragionamento IL 51 

fa Afedict i Cu abbruciata, e fpianata Ja più beila parte del« 
la Città da] Canto .di Via nuova, èno »IU Fona a Selci 
con tutti ijgU altri «0ACpj::ni di detta Forte;Kza , onde lecar 
non .dee maraviglia^ fc V accetinato fcritto perduto fieli « fep 
pelltto ibrfe fra ie rovine , ed incendi aiTieme con tante ^1^ 
tre memorie, jche 4^ divcr/I Autori citate fi leggono, « le 
quali più non fi trovano* 

Moltp meno poi jb da fuppprre , «he il medefimo ferie* 
to, così bene riportato d^ Raffaello^ pote0e forfè non eflere 
lìè f\ antico , uè abl^aftanza ficuro per provare del Santo Pa- 
pa )' origine ; ;sì perchè jj no/lro onpratiflìmo Scrittore di* 
ce », ex piterl firiffo; pi onde relativamente al tempo di un 
Papa così antico non pare, che debba fupporfi fcritto di 
pochi fecoli avanti; $ì perchè /firn) jde'tempi Etrufchi » « de' 
Kom^ni avanti ja Cattolica Chiej^ noi abbi^uno iji efipetto 
non poche Ifcrizioni,; e così tanto più poteva isiTerqueila 
reftata gno all'ietà idi Jlaffaello; nh h da credere, che eilò 
V avefie pubblicata per antica 9 e ficura , fé tale non fofiè 
ilata, in te(npo,che ^otea ella tofìo jia chi che fia ciTcr^ 
rifcootrata ne' Cararteri , ed in altrp circofianae^ fpecialmew 
te in un fecplo, in c^i tanti grand' yomini fiorivano conr 
temporanei, ed amici ^el medefimo 9 tanto in pirenae , che 
in Aoma. 4ove egli molti anni conOimò ài fua vita, con- 
forme il fopraddetto JMonfignore palconcini (r^c' individua ^ 
Quindi è , che n'mna oppofizione ebhe egli albra dagli Ec* 
jclefiaftici Scrittore f*>; « febjjcne l'antica Storia il precifo 
non riporti 4ejla Patria ^i quello Papa, ma foltanto della 
Nazione.» chiamandolo „ JEtrufiuf „ ijna cale afièr^ione, non 
folo non lo tpglip a yplterra , ch'è nella Etrnria, xt^^^ piutto- 
Ao corrobora ia fopradfjetta Scrittura^ cnèndo innumerabi* 
Ji. gli antichi Pontefici, deVi!)uaU la Storia medefima fenxa 
jindividuare )a Patria unicamente nomina ja dazione « Per tali 

G^ 7^ ra- 



^ v' I tt; 



r^mmmmmmmmmmm-mmmm'mm^a^ 



(x) In Vita Raphaellì i. 9. jncgli Annal. (dc'Mixio^ 



* 



$1 DissEftT. IsTOitieo-BT&trsci> 

ragioni tanti e tanti Scrittori» oltre al Baronio, nulla inte« 
reflati per quefta Patria, Volterrano lo dicono; e nnoderna-» 
mente anco il dottiamo Padre Berti (i) ci contefta efferc 
quefto il comune fentimento de^ medefimi , fra' quali cita 
Papi ria (*) , che dice : ^ FcUces Volétirrne f iliae enim Peir$ 
fuccefforem Urhique Epi/copum primae ex li alia dedcre : „ e 
parimente nella Reale Cappella di S. Lorenzo di Firenze, 
ove ìncife fono in marmo V Epitome de' prcgj delle Città 
di Tofcana, compilate da Giacomo Caddi, fi legge di Voi* 
terra fra h altre cofe: 

9, Petrus hanc Urhem clarat, Lmufqae vetujtam . ;, 

Che fé tutto queilo non baila per far valere una tradizione 
immemorabile, io fton ho che dire da vantaggio. 

Nulla poi di più preciib intorno a Volterra ci ripor^ 
ta la confufiflima ftoria de' barbari tempi faori di quello , 
che in concifo ci narra it detto noftro RafTaello, cioè , che 
ella il mantenne in buono flato fra le funeile vicende del 
Romano Impero fino a' tempi di Onorio , in cui eifo tanto 
decadde per la diviiione» che ne fece con Arcadio fuo Fra' 
tello ; e poi ancora per le fcorrerie de' Vandali » e di altri fe- 
roci popoli in Italia , nelle quali ella la fua parte foffrì; 
non oilante che la fortezza del iito , creduto allora inefpu^ 
gnabile, la falvaife per un pezzo da maggiori difailri, fe- 
guendo fempre dell'Impero la forte. 

Occupata poi da' Longobardi queffa Provincia , era eU 
la da' loro Miniilri governata » porgendone a tutti un auten* 
tica fede, la bella ifcrizione fatta in onore di S. Giufto a 
tempo del Re Cunimberto, e del Vefcovo Gaudtnziano cir- 
ca gli anni 690. di Criilo} la quale ifcrizione, come una 
delle più rare, che di quel tempo fieno rimafte in Italia, 
è fiata egregiamente illuilrata dalla «ruditifiima penna del 



(0 Tom. 2. dlflcrt. tré (!>) !>• Xpif* Urbis é 



>. "' 



A,:'r 



KASIÒM A M 1 M TO II. Si 

celctsfe Sig, Lami (^> , una de* primi laminari della Fioren- 
tina letteratura ; eflendo al prefente la medefima da un lue*» 
go più afcuro » dove era ftata murata » e non tutta intie^ 
ra nella Chiefa di S. Marco, fatta affigere di frefco dal Ma'- 
giftrato della Città in una facciata interiore del nuovo Tera! 
pio di S» Giulio^ in cui ù legge:' 

...•.ORE SCI JVSTI ALCHIS ILU 

GASTALDIUS FIERI IVSSET TE..; 
• .POREDOMN: CVNINCPERT REGI 
fJ ET GAVDENTIANO EPISCOPO A. ..;:; 

Eilèndo dunque governata elTa a forma di quefta ifcrÌ2ionli 
da* Caflaldioni» è noto, che elfi nelle Città ancora più il« 
haftri fpeflb illuogo occupavano de' Conti, e de'Marchefi 
Longobardi, come ef&XTft il Muratori (^)^ 

Quello poi fuccedefle allorché (cacciati da Carte Magno 
i' Barbati tutti dT Italia, fu in Occidènte riftabilito I- Impe-* 
ro, è molto difficile il preeifamente aflfeverarlov perchè noYi 
vi èchi lo dica. Leggiamo bensì negli Scrittori (^, come fat« 
fa la nota divisone delle Città di Tofcana da Lodovica Piò 
fra la Chiefa, e V Impero, refiò Volterra a queftò fbggetta* 
Quindi If Italica in Marche divifa, e ftabilita perciò quella 
di Tofcana, da var) documenti rileYalt,che anche la noflira 
Patria fia (lata bene fpeflb come le altre foggetta a' Duchi i e 
Marchefi della Nazione , e talora da' Conci , lora Minftri , 
govervata . Non è mia qui V impegno di rintracciare ufi* 
mutamente i nomi, e la ferie di detti Plincipi, eflendo piìr 
quello un mare di confuilone, che è flato minutamente, e 
con gran diligenza da Cofimo della Rena, e dal Fiorentini, 
é da altri folcato, non fenza grandi intoppi /come H cfpiri? 



N 
I 



* * 1 iiÉi ■ • li m i 



fi) Nfovcl. Lcttcr. cfel r^jo* i^ fa) Bfottd<l tcf.f. dttì^lttf. «- 
lon. tf7j. luftrata, MaIavo^ Ttpr. di SippaJ 



'■ "^ ^'-' •■•■ A^ 




14 Pisi EST. litosutoi^r^v^tJ^ 

me il Muratori (>) i per Ja in9Qpaii;ca idi phiire; e in>fitSr 
i>uate cn«a)orÌ9; e per queilp iioi ;>iguarda , crjpfcje ktnpt9 
più Ja .con/ufione delle cole per jnuovi jUripe^i^U Drplomi 
in fav'ore 4e' no(l|:i Vefcovji /che )*AP9.niiratO| s T .Ughel- 
ji neilfi joro yjie jripojrjiapo . Quefti ci ^anno prefjeie » che 
(ierr^flaì per j:empo yeri/ìcaca in Volcerjra Vaflerfipne /del 
medefimo Muratori (i) , che a^ Vefcoyi potenti per farfeU 
amici ^ e .beneiroli> cpnpe^uto foiTe ,dagr Xmperadpri ^nche 
il governo ;:empo/al« in. luogo de' M^rcliefi , e i^e' Conti, fai- 
va ja Sovranità ^eirjmpero.« Dal]' altra handa jfapsìamo co^ 
me jfopr? accennai j che in yolt^yr^ j^al yoka Ji Mjarchefi, 
ed i Conti per gì" jLmperadori efercijcarono }in' ^doluta ^ìu- 
risdizifme. ji Mpratori nel .trattare de' Afarch^fi ,di'T0rcEF 
jnai pi riporta un docjumenco ^ per cjii fi prova avere 4.omi- 
^natQ nf]l\an|io ^66. ,» Theu$munàis phré^mia» Vulartéi ^ ^ 
ArifiiOf fi 4rizÌQ ^, che e^li crede perp ave;^)p faup in ;m|;< 
ita ja Tofcapa^ 

Alquanti anni dopo , .cipc » yerfo 11 fine del noho fy- 
fido p dice con precifione il noftro Raffaello , e fon eflo ^i 
^ahri 3(onci Italiani ;p che il Duca, o Marcheft Adetherto* 
jchianjjatp ^da mpjji MarcheCe T»fc»Ia.no, in Tofcana^ 9à 
i.n yplcerra cpmanda0è^ 




jAocvmenti favorevoli ;i' detti Nlarche/if e Conti Imperiali^ 
, XM^de ia{9h/a stf^tc noi i^oftretp 4 prede/e , £he ^ propor- 
sioo« dy^^mpi, p /le'Ki^aanci in Italia ^uttiiaflTe la iioftra 
Pama, ora aQ' Impero de' JVlarphe^ foggetp, pra polla i« 
/nano alto dire^ipne de' prppr) Fasori , 

Checché p$rò jia di queAe yicende ^ egli è certo che 
la nofira Città xtUò moltp indebolita e per le tante inva* 
jSoni da' 3^rharji iP^erte^ e per jio fmemj^ramentp ^i bup^ 



' P^f^f^'ff'm'^rm^i^mf'fmmf^m m n , ì i ..ì i j intn é w l' m 



Ji; *iurau piifc f. ^d^; ^cii.^cy,, ^; Piifm* «♦> ^ 7it 




R * • jf o V Àktsr a II. 5 jT 

ffjl pitti elei vafto Tuo Territorio a cagione de* molti Ti* 
Tànnetci, che da per tutto in Iialìa con var): titoli, e privi- 
Jcgi, ottenuti da quegli arari ReghantVv ^^ Cartella occupaf a- 
no della campagna, fabricandovr Rocche , é Fortilizi , còme' 
il Muratori ci attefta (0 i ond^ è , che circa T anno^ di Crifto' 
914. ^conoe f\^ fórtó lar tradizione comune^ avvalorata dall' 
autorità dr molti Scrittori^, fu ella ^ ceder corretta alla^ fu-^ 
ria di una immenfo efercita di Ungherr, che in Italia chia* 
mati control Papa Giovanni X«r e contro il Re Berengario^ 
da Alberico^, ù come akrr dicono, Alberto Marchefe di To** 
icana^i qualunque tie fofTe la cagione » Contri di lui fi rtvok 
taronofe tutta^ laueftar bella' Provincia devafVarono, t fpo*^ 
filarono^ affattav ficcome il Sigonio (O, ìFnoftro Raffaello (3)» 
(0 r Ughelti (4^ racconfano; ed in fine per cogliere ad efla 
H' più forts^ fila afilo ì la Cleti noft^ra^ con^ eftrema rabbia 
aflalirono, e tutta per cosi dire la diroeisàrono ,< e defola''' 

(]^ind| Volterrar per lo corfo di circ» trentafei anni itf 
gran miferia fi giacque, abbattuto ogni fuo potere , e gran- 
dezza, franata più che maÌF da'^ Vicini il Territorio di lei, 
e difperfo' il nuttferofo^ fao" Popolo, per cui crebbero mot* 
te Terre, e Cittadi alK intorno ,« fin t^mù che veifo 1' an« 
no ^61. paifanda in Italia Ottone il Grande, anéo in Tò^ 
ibana (sì portoffi, ad effetto di s'ipaiare h d'efolazibhi , e le 
rovine di ccsV illuftre Provincia, e fi mofie dalle preci di 
alcuni noftrr Cittadini (<^), ma forfè più diigli flimoli del gè* 
fièrofo fuo cuore, a' rifarcirt , e poco' menò che nuovamen* 
te rifabbricare la Cìtità noftra, che t0 (^fi<^ voile vede' 
re, e riconofcere', portandofi in perfónà in quelle parer (7) i^ 
ed in fptóie nella Terra di- Monte-Vettiàiò, in una- CB!nfi& 

•■''■•" ^'' fiA* ■" 



fi) Diflcrt. 8. , %x. del Medio EW f j) SigoniV ìb. 7. t om« 1 * de. Re* 

(x) Toni.iJib.7.deReg. Ital. gno itaf. * 

(5^ !-*• S' della Geograf. . , , * .(6) f ricotti Hijlor. Volat. Iib# ^ 
t4)Tom t.itil.Sacra;dc'Vcfco- (7) MiftarellJ Aarfil. CaraaldoU 

vi di Yoltcrt tom. x« libi j. pag. io6* 



S$ DissuftT. IsTomico^ETEyscA 

fima Rocca meno di due miglia da Volterra diitance» Ira 
pare » che egli qualche tempo fi trattcoefle , come da un 
Placito fi li&ontra , pubblicato da Uberto Maeftro del Sa* 
ero palazzo , a fafore dell' Abate di S. Fiora dal Murato- 
ri (<) riportato 9 e prima di lui dalPUghelli (}) nella Vita 
di Pietro Vefcovp di Volterra » da cui fu V Imperadore ac- 
cplto, che di molti privilegj aggrazioUo. 

Ma dopo arer pofia mano a A beli' opra , coaoCciuto il 
f^oco Auoiero del popolo » dopo sì lunga difperfiooe da* viei* 
ni. luoghi raccolto, ed incapace a un pezzo di riempiere il 
ì^ecchìp circuito delle mura, (limò meglio di riftringere il. 
giro, col farne folo riftabilire . il più alto, e più fòrte, e ca* 
gliare fuori il più debole, ma fenza dubbio il più .bello« 
e più piano; una parte del quale riftaurando alla meglio, la 
rìduflfe a guifa di un gran borgo ^alla Città coi^unto , co*; 
me fxnp jil^ 4\ d' oggi fi ravurifa . . 

Ma qu) di nuovo veggio in voi dedarfi il defiderlo 
di iàperp; che riprove fi abbiano in Volterra^ pier' giudifì'* 
care fui ficuro e la fua decantata defolazìone , ed il fuo re- 
flauramento per comando di Ottone, e la venuta, e la per* 
manenza di quefio Principe in efia > Ad un quelito di tal 
Oatur^, io p^arìmente vi riTponderò con franchezza , cht 
argpqptenti ficuri , e precifi rifcontri della fuddetta. defolar 
ziopei io per me non gli bo mai letti ne' tanti Scrittori, 
che la ripprtano ; vi dirò parimente , che memorie fcritte, 
colle quali (i dia cpnto della creduta Ottoniana rifiaurazio- 
pe di noftra Patria, noi non le abbiamo. ne' noflri Archvj; 
di^n^odpohe, fb non ba^a l' imnìemocabìle . tradizione di 
mol4 Secoli ; fé npn baila. l'autorità di R^ffaelb, e degVt zU 
mnjpfjfi^ Scrittori, e ^on'el^ di, tand altri I/lo/iqi Italiani^, 
tra' quali il Mala volti , e V Ughelli } credete pure libera* 

mente ciò, che vi piace, |>erchè poco finalmente il pre« 

• ■ — - "* gio 






»i 



. (j) Tòinli. Antiì-hr i'iu}. icì (t) Tom. t, I»*l, Sacra de* Yefu 
l^cdl» Evo, ' ' . ii VoltO-r. 



J 



^RAtlOKAMB N^ O II. ^;f 

gìo di qifefta Patria intercflà il ricercare, fé veramente Gk 
fl^tà Tovinata chiglt lUngheri', « come; e da chi (ia (lata ella 
riftaurata; anzi che maggiòt decorò farebbe per efla, fe tra 
tante invafioni di Bàrbari, ed ^t#ijfovino(i avvenimenti a- 
vcfte'potyrò foftenérfiìn-qùflltfhe mòdo per lo còrfodi un^ 
anticKiflimò tempo immemot*abile ; o avefle avuta forza ba- 
ilante di riparare per fé ftefla le fue rovine. 

Io certo nella prefazione io èfordio*di quefta mia dii^ 
fertaiioné i' jirèrìacflrò alP Mktò^ rìa^ìònatirtehto , ho afTegriato al 
ptimò ftato di Volterra tutte -il tempii' decorfo ^alla^pjrima 
òrigitle dì Iri-^qò ailà'dctt^i^^folà^^^ la tradì* 

éronè ^ornune, per gli ^EFhì^fieri-fofférta, ed al fuo fucceffi^d 
feftaitraméntVda Ottone il' Crahde , non perchè fieno certi 
4ùé*ftt^ivrcn?rncnti, nna-per thèglio fervire aH a chiara 4iftin- 
zioné dè*i't^TfipT,e ye^v*arj ft^ci^di (jueft^ no^ftra Città r e per 
n{egìlòV3Ccórh?)datmi^*à^^^ inceHigènza di tutti ; dacché non 
è 11 Vòìgo foìo; che dell' antica tradizione fuddettà fia per* 
faafo , ma véramente è fiata adottata dagli Scrittori tutti 
noftrì, e Tofcani, i quali fenza contraddizione, ch'io fap- 
pia, fino agii uhìfnl tempi' nfoftft hanno cotì creduto, e co- 
sì fqrìttd. \ ^ • ' '^'''' ' ' ' ' -J ^ ^ 

Egli è certo però, che nel noftro Archivio Capitolare 
abbian\o un contratto del 1062. rogato* da Sèr Pietro No^ 
tajo Imperìzie, indicatomi dalla gentilezza del Sig. Giovan- 
ni Artavanti ( che impiega i fuoi rari talenti nelle ricerche^ 
de' più infigni monumenti di quèfta Città, per darli in lu*- 
ce ad onore della niedefima^^ dal qual contratto pare, che 
fi rilevi, che^^ in détto arino , cioè-à dire circa un Cècolo do- 
po la fuppofta venuta di Ottone , la Città noftra ancora 
non foffe riftretta di giro; leggendoti in efTo, che i Mondi- 
ci della Badia dt S. Gfufto ficuata „ prof e muros Cmtatis „ 
permutarono col Vefeovo G^ido alcuni pezzi di terra, uno 
de' quali fi dice pòfto „' inftts Ci^iiate in loca; qui dìcitur 
Prajo Marzo. „ Onde éflendo-ki* Badia vlei|)a 4U1& vecchi^ 
mura, e lontana dalle nuove, due terzi di miglio in circa ^ 

e la contrada fuddma reftando adefib fttc^ri, e non dentro 



5S DlSSERT. IsTOitico £t&uS^oa 

della Cicca, parrebbe^ che di quel tempo feguita ancorai 
fipn foife, dimena per queils banda, la fua re(liJzÌQne, ^ chi 
kì cpnfeguenaEa fìa eJla data efegaita n;e^cernpt poiUxion. 

Abbiamo atr opp^ftioi okeli^^Fchjvio Vefèavile un jJa- 
eico deU^anno i07&. emanato^ dalla Cooteìini Matilde di fé-, 
dici anni pofieriore al fopraddecta concracto , che è Aa- 
co pubblicaco dair Ammirato (O, e dall' Ughelli, del quale 
vi CFaccerò in alerò luogoi ^ve fi rifcsoncxa, che queila Pria* 
pipeiTa aveile in Volterra il Pal<iz;(q di fua abitazione ^juxta 
Chufirum pkbif SénSi Andrea^ in Burg9 if MarcuUi .^ il 
qual luK)go «flenda p^imt dei|fra le>^v vecchie fn«fa redo do^ 
pò la ridauraàione fuori delle nuove ^ in fórma, di aperto 
Borgo^ onde fembra» che dà queOa parte il detto riftringi- 
roentQ di mura io quel .tempo foJe già fatto ; fé pure la 
AetTa contrada > benché allora dentro, le mura fempre com- 
prefa» Borgo di Marcolo noa jS appellai» come zsvìmg 
m altre Città* e fpecialmente in Firenze , dxyre molte vie 
chiamate focio col nome di Blprghi . E eertameote pare moU 
<o verifimile^ che la Contesa nella medefima Città « non in 
Ufi Borgo, già (da uà iecplo e^piu fuora di eHa pagliato ^ 
avelie il fuo decorolb Palazzo r ove ragione teneva» come 
pufe lo» aveà iff altre Tofj;:a!ne Città ,- a lei fog^ette ^ col ti» 
tolo di . Mirchef^to* 

Né rifragia il dire , che Borghi In Firenze r ei! altrove (I 
isppellino quelle Vie» che iicuate prima fuora delle antiche 
mura, divenute poi foncr contrade delle Città perla eilen; 
£one fatta del primo gico colla fabbrica di nuove» più am- 
pie muraglie ;per<:hè anzi quefto pare confibrmì quanto ho 
iqul detto dei noilro Borgo di Marcoli». che il Aeodeva ap« 
punto ver lo le vecchie» rinomate Etrufche mura» amplia^ 
te fin da'iefcoli più antichi» forfè da^Lidi ; e co$ì tornava 
e(& aperta Borgo fuori di quello più firetto giro» odérva- 
co con gran diligenza » come ahbiamp Copra detto^ dal Fal; 
concim f col q^te nella iua j>riina ^nticbiflima origine fu 

fab- 



'^^n^^r^^^'^^^'^r^m9^»^mmi^mmam'mmmmmmmmmm''i'mmmmm^m'um^fm 



(i) Nella Vita del Vefcoro Guide . 



wmrmmmtmmÈmmÉittÈC'i ,-^^ <.>» . Z ...2 ^ _ _ ^^ ^^ ^ i i ■■ 



^ RrÀci xi^PXM é;!Ìt'»: ^II•: 'ì 5> 

fabbricata Vckerni } ^nà^ fico è oiaraviglia ft edificato pri- 
itia a forma ^i Borgo xicefiefle poi mat&o non» ^ beacfcò 
divertuto una civife contrada di mfira .Patria. Sendsra pn 
tanto ^ che quefio Placito deKa Caau^b Matilde non iia 
contrariò ali- irlcro contrafico^ ilipuiata icra *1 VefcoVo Guit 
do^ ed i Monaci di S. Giaftò; uè che ci rappréfencl lo &z^ 
tOf che allora godeva Volterra in diverfo aipeteo da quel^ 
lo, che fi raccoglie da e^ contratto; Gatta più. che iblei di 
fisdici annri è polkriore, € cosi dee iRtex^asaffi^xaiui che 
nò, come a quello coerente > per quanto può il fatto 4Dom« 
jiortare'; 

' ^ Pare dunque^ che ameodue queili cercifiìmi ffionttmen«- 
ti (coprino come ad evidenza la debolezza dell'antica tra^ 
dÌ2Ìone per lo creduto quafi totale deiblamento della aoflra 
Gina , e della fua reftauraxìoiie da Onooe il Grande* « in 
fatti 1' eruditiflinio Muratori (z^^- Giorno Sellar più raffinata 
modéiiM critica, ci fa ben £ipere^ e fi'confofma in quefio 
ili SA^tkio (^)| a M^ajTtino Poilono (5>«. a^ Tdomeo da Lue* 
ca (4), ed a tutti gli altri, che gli Ungberi veramente più e 
più vofce nel decima ieeolo^ V Italia a forno e* a fuoco pò- 
nefiero, Cpogtiafidoijft : idi qtiafttt^ a^tea di beno>,€ dèbaonra; 
e le Città diroccando, pef toglierle* ogni difela\. Ma: tutto 
direrfo da loro , firpetto alla noftra Toscana , negli annali àf 
Italia f!^) parla in quella formai „ N(m frtwo ià^ wfligh'al^ 
euno^ in Lutifrénd^ , nh in veruno degli smicbi Scrinerà , che 
gii Ungberi Mtrkàf4r9 imi in Tiffisna f nf vetfo Rama * >, E 
per riprova ne adduce, che ndf anno in coi iiiltcooo chia- 
mati dal Mafchefe di Tofcana Alberico , o h\htt^^\t che 
^oi contro di lui, e contro la fiiaTofeana rivolièco te £àrio(è 
^rmi, fenza faperfene la cagione • nel desto pretefo anno egli 
veramente era morto: poichc Maroccia fiia moglie aveva 
già fpofato il Mtechefe Guido di Tofcana. 

ìi 2. . . : - Nttl- > 



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***"^"i— ì II Ijl >> ^ m ^ • ^ìA ■ I I III mm^tmmthmmÉlmmmki>mmm II 1 1 il É ■ 



(1) DiiJctt.71.Medu Aey, <4) Hift, Ecclef. 

(i) De rcgn. Ital. tom. i; Vb. 7^ ^' (j; Marat/Era VoJgar. anff. yrj* 

(3} Clironic. Roman. Poatìf» 



^ ^ ..«.j/Ltf' 



Malia di meno , come il Muratori ufando dr Tua mode- 
ilia^noa nega erpreìSamente Ja fuddeua tradizione della ne- 
mica venuca .degli Ungheri in Tofcana» molto meno ho co-^ 
raggio, dt farlo io ;i anzi confefib, che riguardo alla j^retefa 
rovina di: Volterra per detti popoli patita » i) contratto ili-^ 
fpulato dal Vefeovo Guido co' Monaci di S^Giufto nel io6i. 
e da noi fopra confiderato, non è poi. tanto contrario, che 
non pofia in qualche modo con fimìl facto conciliarfi. 
'• . j Ci fa<kicen^ere Tf antica tradizione del fagiofo riftabi^ 
limento di nodca ; Città , come il Grande pitone rillaurando 
il più alto e più forte della medelima ne riftrinfe il primo 
^ntroo giro'» è. con gran difpéndio di/nyoye mura ia cir«* 
coadò» e che di più un gran borgo vi. aggiunfe alla Cit- 
tà contiguo , che lino all' antica Pifana porta flendeafi , 
come di prefènte eziandio {x ravviCa» benché iia non pocQ 
a* noftri giorni iacerrotco., - . 

Si rileva poi chiaramente dalle .pubbliche memoi;!^ , 
che dopo il dècima fecolo fino al idecimot^r^o , in cui le 
idifcordie co' fuoi Vefcovi un nuovo tracollo diedero alla 
Città» fi trovava ella tuttavia; in molta forzale vigore con 
)iiìrecTricòrÌ0,afl]»viraIlQv fondàceta dA:per tutto, e ripiena di 
^sobUtà, e. di pòpolo, efteCà per la p^cte inferiore ne' Borghi 
di S. Stefano, e di S«MaTCo,:talmeot.e che .da quella parte, 
toltane la divifione , <!he: ^ nuove mura ne .facevano, una 
Città come prima continuata pareva , confornoe di fatto ne' 
Baodu negli Atti ,^ ed altre oofe pubbliche gli Abitanti di 
quelli :»fCon£deratb erana ^er verv^, t dopnefl^ci Cittadim,; 
fMMr'iipttcezza* de' ^uali, rialzate da per tutto le vecchie ro^ 
.vinata triura, fi ferravano , ilccome le altre della Città, tutte 
Je.pBrree del detto igràn Borgo full' antiche rovine ri^aurate, 
conforme bene fino al dì d* oggi fi ravvifa; e cosi potrebbe 
dirfi,che detto JBorgo in quei primi tempi foife condderato 
come! una vera via civile, ddla Città, e fi appellafie „ Con- 
trada ÀkJ^iaiJLMar%SL ,^ .Ciomc Si chiama in detto contratto • 

Se pure . iQterp^trando full' incerto non fi dicefle,che 
dalla parte del medefimo' Borgo quel pezzo di nuove ntu*. 

ra 



>l.^Mtea^ltetfr> 



Ragiohamento II. 6l 

m 

ra di poca eftenfione» che alla nuova porta Pifana la Città 
dsi cfl^o divide, non fofle llato ne' tempi pofleriori edifica** 
t^, e dhe il Grande Ottone il giro della Città per quella 
banda non riftrÌQgeflè. 

Afa. comunque ciò f!a , io lafcerò ad aUri il penderò 
di megfio riflettere fu quello punto » e fopra le cofe enun- 
ciate» e di dare a' noli ri foli Cittadini la gloria di aver 
riftabilita con canta forza la Patria dal fuo univerfale di- 
roccamento: dìroccaaiento troppo vifibile in tutte le fue 
vecchie mura, conforoie è non meno vilibile la nuova più 
riftrietta riedificazione delle medeflme per ogni parte» a ri- 
ferva delia fola porta dell' Arco. 

Vero è ben poi, che fé gran dubbio cade fopra la 
verità della in vallone degli Ungheri in Volterra, bifogneià 
attribuire ad altre. caufe sì fatte cofe , fenza autorità di 
Scrittori, che ce le dicano precifamente • Sebbene pur trop« 
pò fembra» che fi poflTa raccogliere da quello generalmen- 
te e ffi dicono delle rivoluzioni cagionate in tutta l'Italia» e 
nella noftra Tofcana, dalle molte invafioni de' Barbari, e 
fpecialmente da' Longobardi » divenuti finalroente ancora di 
.qufefta Provincia Signori; facendoci intendere il Borghini fO» 
e con eflo gli Storici no^ri Italiani , che per quelle $1 tri* 
ile vicende molte rinomate Città furono o diftrutte, o de^ 
folate, o malconce; ed è certo pur troppp/che di si fat- 
te calamità la fua parte foifrì anche Volterra ; per le qua- 
li il numerofo fuo popolo diminuito» e V antiche fue famo* 
fé mura per la troppa antichità e vecchiezza indebolite, 
ed anche fpefTo da tanti nemici conquaflàte, potè trovare 
nella dura necefiità , di riftrignere il vado fuo giro, di ci- 
gnerlo di nuove mura» e di riftaurare da una banda le vec« 
chie per difefa del Borgo. Certo è, che l'architettura del- 
le nuove muraglie, e delle porte» tutta uniforme, ed efe« 
gkiita fopra un nuovo difegno , ficcome la reftaurazione 
delie vecchie nel Borgo» rinforzate di merli» di torri» di aa» 

te- 



riih 



(x) Dell' orìgini di Fireazc pag.iyittdiz* di f^ir* xiS4( 



6% DiSSÌRT. ISTaKlCO-ETAUSC'A 

• 

temurali , e di cateratte , h fanno conofcere per opera dtf 
decimo fecolo) nel quale ci fa fapere i)' Muratori d^, t{fi^» 
re ftate pofle in ufo tali cofe in Italia » coi^ fine appuncc» 
di premunìrfi da* Barbari^ che fpefle 6ate a defaftaiia cm^ 
re vano , e nel cui feno ii erano anzi i Sanie ini allignati » 
non poche Città della Calabria occupando, e W Ifo^e à^ 
attorno; onde minacciando a Roma /Icfla, motiva diede* 
ro al Pontefice Leone III. di forti^arìa» con una- gran Roct 
ca , a guifa di nuora Città più interna e yiftretfia » det« 
dal nome fuo Leonina. Ma qualunque fo0e )a preciià ca» 

ìu di no£^ra Citta» e de) fue^ riftringt^ 



gione della decadenu 

mento pare fla dato il decimo fecolo nel fuo principio, il 
tempo fatale in cui perdendo ella in gran parte )a foa an- 
tica magnificenza e fplendore , e facendo di iè al Mondo 
una nuova più angufta compada » a me dà niDtivo di pof 
fine a quefto mio Ragionamento, non fenza gran fènri' 
mento di giufto cordòglio, temperato per akro da un rifie& 
fo veriflimo; che quando tante altre famofe Città, ancor 
meno antiche di lei diilrutte t nelle loro non mai rtfarcite 
rovine giacevano, potè ella confervarfi, o ben pretto rifor* 
gere dopo il corlb di un^ anttchiflìmo tempo immemorabile 
a unoftato certo meno grande , e magnifico, ma pure de* 
corofo molto je rifpettabile ; come nel progreflb de* mici 
jfifcorfi udirete^ 




DEL 



fi) Diflcrt* %é. del Med. Evo* 



« . > 



^em 



6ì 

DEL GOVERNO E POSTERIORE STATO 

DI VOLTERRA 

E DELIC DISCO jR DIE 

C O' S U O I V E S C O V I. 

RAGIONAMENTO III 

Uakfofle HI Volterra dopo il fecolo nono, quaii^ 
do rìftrcccQ fu V antico Aio giro» il fiftema del 
fuo governo 9 e quali le fue vicende, e mutazio- 
ni nel tempo, che co» piena libertà goyernolli 
a Repubblica » non è ora così facile in molte 
cofe determinare il precifq. Pure non odante cercando io 
al poffibtle di riichiarare le confufe memorie de* noflri Scrit* 
tori, col (incero rifcontro degli Archiv), vi accennerò in 
riil recto quanto ho potuto raccogliere da' pochi antichi mo- 
numeuM» che abbiamo di quella età» e quanto in eiTa di 
tempo io tempo accadde di più rilevante; la qual cola per 
altro tanto è più difficile , quanto più incerti i e fluttuanti 
per ogni parte fono in que' primi fecoli le cofe della no* 
ftra Città. 

Dicono il Falcoocini (O, e K Inghirami C^)» che il 
Grande Ottone al governo di lei deftinafle alquanti fuoi 
Domenici , ed Utiziali , da*^ quali T origiae riconofcono al« 
quante illuftri noftre Famiglie ; ed aggiugne il Fakoncini » 
che la forma del fuo nyovo governo dall* Imperadore ifti» 
tulca fofle con molta dipendenza da'Vefcovi: i quali fe- 
condo 1* Amniiraco pare ^ che ancora pricAa moka giitr 

ru 




(0 Hiflor. YoUter. lÀh. 



(%) Della Difefa degli Scartd^nelProioi, 



64 PissEET. Iitorico-Etruiqa 

rìsdizionc aviflero focto la protezione <kH* Impero » ripor-* 
candone il Diploma di Lodpvico Impcradore a favore del 
Vdcovo Alparco » ove gli conferma tuìti i >P^^vileg)r giuri- 
sdizionali dagli altri Imperadori alla Chiela Volterrana con^ 
ceduti • E certamente fembira non pocerii dubitare , che que- 
llo Principe delle nodre cole paterna cura non fi.prendef* 
fé, e. che dal noftro VefcoVo Pietro in Monte Veitrajo» e 
forfè in Volterra,, accolto non fcfle , «ome di fopra abbia- 
mo dimoilrato, riportando il Placito >a favore dell'Abate 
di S« Fiora in quella Rocca emanato. Dair altra banda veg- 
giamo, come di tempo in tempo in Volterra fignoreggia- 
vano in qualità di Sovrani ì Marched, falvo Talto domi- 
nio dell' Impero. 

La gran ContefTa Matilde ne ottenne per lungo tempo, 
con tutta r altra Tofcana, il fupremo comando; e pure c^ni 
uno farà perfuafo , che ella certamente a* noftri Vefcovi 
non lo ufurpò , ma col giuftiffimo titolo di eredità, dagli 
opportuni Imperiali Diplomi confermato , lo ricevette da' 
fuoi famofi antenati Marchefi , ed a Guelfo fuo mari- 
to Io rilafciò. Dal Signore già lodato Giovanni Attavantt 
comunicata mi è data una ficura notizia » che era le Car-* 
ta pecore delle Monache del Paradifo fuori di Firenze, un 

Contratto autentico fi trovi, rogato da Ser «••••• 

ove fcritto apparifcc, Tedicc, o Teudice di Gherardo Con- 
te di Volterra, il quale è probabile, che fofle della Fami- 
glia Gherardefca. Quefto Conte non v'' ha dùbbio, che fa- 
rà flato Miniflro di qualcheduno degli afcendenti* della det- 
ta Conceflà Matilde, i quali per tanto tempo in Tofcana 
dominarono; falvo però le leggi, e confuetudini di ciafcun 
popolo, e così ancora di quello di Volterra: come il Si- 
gonio (0, il Muratori (2.), ed altri Storici (Icurament^ eoa- 
celiano. 

Incerta ancora, e fluttuante è la ftoria in que' tempi 
delP Impero medeiimo , non folo r ifpetto a Volterra , ma 

an- 



(^) Uh. 4* de R^gn. luh . (ij VHktL é* Utà. Aey* 



micòrs a quad tutte le Lombarde ^ e Tolcanc Qttà.in cui 
cUeno a fcuotere il giogo, e ad ingrandirli incomijtciarono i 
affif'aMando ^ con: più kitaiiicrQ la loro libertà^ come avverto 
il Muratori (0« 

Una tal confiifionfcl vièa cagidnata dui tni^i fconyolgi- 
mentii che in appxieflb Seguirono fra rimpejro» é la Chiefa» 
ficcome dalie gran risoluzioni neir Innpero ixìedefimo accadii* 
ce» che a moUe Città d'Italia dettero caufa di fpefle rivolte» 
^afi tuttCi fluttuando nell' impegno di ubbedlre ora a queU 
lo, ed ora a quefia; ora pofte in baila de' loro Tjiranni, 
ed ora neir ardore animate di fofteneriì in libertà » * 

Taielfu purè della Città noftra U deftino dopo la Tua 
reftaurazione { poiché elTendo Hata per un fccolo tutta of-- 
fequiofa air Impero, ed a chi per lui. prefedeva » la veggio 
{joi verio il IO 70. fiaccata affatto dalla ubbedienza di quelf 
la, .e. con tutto il redo tlelia Tofcana foggettata alla graa 
Contefla Matilde, fatta dell' Imperadore.fieaiicav da. cui fa 
molto beneficata > e protetta : eortcórdando in quefto tutti i 
iioftri Scrittori; ed appieno lo comprova il foprallodato Pia** 
citò di donazione, cfifiente in quefto Archìvio Vefcovile, e 
pubblicato dalPUghelli C^.)^ e dall' Ammirato fs) , col qua* 
le quefta Principeflk diede al Vefcovo Guido la gtiiri^dizid- 
ne di tre Pievi, pofie ora nel Contado di Siena ^ che. co* 
niincia in tal forma: 

„ Dum in Dei ìf ornine in juiido refidcret Domina Màtiìr 
da Dux , & Marcbionijfa intus cafa , qune e fi jttxta Clauflrttm 
-Plebis S. Anireae in Bargfi Ìs Marculi ai ta9$fas aniicndas » 
H^ iegitime finiendai &€. ,> 

Onde da quefia conceflìoae,. che; odi' aHjio 1078. ^|* 
ta apparifce , fi.dimoftra apertmiente, iche ella ragion teife* 
va in Volterra , e donare poteva libere giurisdizioni i e la 
propria abitazione avea nel Borgo di Marceli , predo )a 



fm 



mmm 



■99 ^» • •*"•* 



(i) DiBert. XI* del Med. Evo» Vefcovi dt Volterra* 

(I) Tom. I. dell' leil; 5J(«a ,ic': :. ^ì pt\ y«<cori ^i .Xo^w» • 



> 



6& DisSERT. I*t»oiiu:<>-Etru^sc A 

Chiefa di S. Andrea ^ die per conceffione del Vefcovo Ra- 
nieri Allegretti divenne pofcia Monaftìca de' Padri Olive- 
tani; 41 ^ui ajbbiamo già fopca fardlaco; nri ^fecondo fta*- 
gionamenta., 

Ma d#p«i la morve -(egaita ià Fifa di i^piefla jllhiftre £•• 
roma mofke: furono le mucaztont ,. che hv Voberra acotd* 
dero I c-ornanda ella più. votee a fo{^ttar(i agPimpecadori » 
e con modo Cpeciale T anno 1245:» a Federigo II. » ed a 
Cunrada Aio Figliuolo;, a cui fedeln giurasono' tojpo. Cic- 
<radini),l cui nomi regidrad fonò con 'tutto r«cso'. origina- 
le, nel noil?ro Cmierotco ; da^ quale ateo xa$t Iblmne « ed 
autenticò^ h^nno' il lume piùi ficùro' dell' antica foro nobil- 
tà non poche famiglie, ohe efiUono tuttavia, fra di noi». 
Ciò però non ottante funeftiffimi furono-^ gli fconvolgimentìp 
che di queftl tempi in> Volxerra feguirono), i quali* la pa- 
ce togliendole, im^pedirono^ (empread efla di. tornare a rir 
^bbiUre: T antica felicità del ilio i£aca«. . 

Scarfiffime^ come *vi diffi^Tono ieinemoriìe ficiire^ che' 
di quefti primi fecoli ci roftaivo^ poiché la Città governan- 
do prima l Mìfiiftri t o Supremi Vicarj Imperiatiti poi il 
*MagiJ[ir)ico> de^^Golf^o^^ a £òrma« di quad tutte le- altre d' 
Italia» jYtlie Toro^ mani ^^mafne^ano, *o» de^ loro ilNiota), gli 
-atti pnbUici^ non^ 'iilmdb ^anctn-a ceretti gli iirohivf, se' 
quali folo allora , che fu iflituita de* Magiftmd la re&lenaa 
tie' pubblici fàhtzzì, tommctò à riporfi, e confervoril degli 
affari del Comune il Regidro ». 

Moke Tpidte cartapecore' per altro di queftì 'fiefli (e- 

coli^ nel detto noffro Camerotto (l^onfervano con ^gran iar 

eicav ed «eiuiiiiionr iHùffa-^tes e Tcordiirat&dal noflifo Acca- 

^étmìùor Avi^)9cata )Loì«nzo 'Geenna, ia pubblicazione delie 

^^ualt 's^ attende con impazienza dagU£rudìti, avendone già 

'|)ubb}icito 1* astratto di alcune poche il Targtoni (f).^ 

lat tali antichi docuuìenkl è da oflfervarfi r apparire il 

folo) 



• • ,' • .' » • 

V>T^om.'S; teile gtantc aF^# dtllc Jtekaiofli^i Volterra 4 









foio nome, de' CofloTolit o àia PoiefU^e SindiiCQ del Comu* 
ne XeiBa. mal» per ^i^amoi ho io védiiw,. cmvirie in «ffi il 
Vefcovo jiondiiato per CriDépc^ii Sìgmirft idriche <duara^ 
menn £ idleva eOTerfi .bea. preilo la Città poftra poda. ìi| 
ifiata di goveonare da fé ilefla i futii; popoli i c<i0ie* ìimUvì? 
^a il Muratori Uì aver faixo. moke Cicca deir Italia • 

Vero h bensì , che io credo col detto Autore , che una 
tal franchezza di iibertà dair impero. indipendMte. comin* 
ciaiTe in. To£caiiai uo poca più cardiache in i^ombardia; 
acDefof che ^elia famofa pace di CoAanaa dell' anno 1184. 
fra XMmperadore Federigo l. , e la lega delle Città Lombar* 
de y comprefe tìpn furono le Tofcane , che fdo dopo di que^ 
iba neir anno< i ip7* in Caftel f ioi^entioa coadunate » fcuotere 
volendo ancor' efle il. giogo deUa foggeztone allV Impero » 
ftebulicoDO fra di Joro una ibr:tei iega conttro il medesimo , 
«<&mlòne capo la Città di iFirenze^» di tutte allora la pia 
potènte; e Fifa all'incontro con altri pochi Comuni li fe« 
ce: capo della fazione Imperiale. Rettore poi di quefhr. le- 
ga » o Priore», come altri dicono , dichiarato fu il noftro gran 
Vefbovo Ildebrando, come prede « faggb^c polente Signo** 
re , conforme T Ughelli (^) ,^ il Borghmo (i>, ed il Mutato- 
ri ^4)^ con altri Scorici riferifcono^. e l'Amoilraco V atto in* 
tero ne riporta ifiella Storia de' Conti iGuidi^ 

in progceflb poi lì. rifcontra • che molttflime Città d* 
Italia forfè poco contente dèi governo Cictadinefco , cornine 
ciarono ad eleggerfi un Pod^ per loro r^imento , dair 
altre Città amid\e tcafceko :unltamente :co' lotio ConCbli » no» 
fimza grandi »ded onoraci ilipend] • Ma quando predlàmente. 
cominclafle queir ufo in Volterra non faptei io individuata» 
velo per la già detta mancanza de' pùfabliei libri; né hot 
(limata nece(]^ria al mio propodro tal minuta rìceirca^ H» 
veduto bensì^ che ancora in «effa alquanto dopo per la mi« 

l % \ glio» 






(i) Diflcrt. 49» del Med. Ivo . ,(3) De' VefcovI di Firenze* 

(i) Tom# i.<ÌeIlMuI. Sacr. acTc» Ì4J DIflert* 48» dt\ Mei Evo* 
/covi 4i Voiierca^. 



gViorc amtniniflrazioiie della giuftizia, e degli affari, fa sg^ 
giunco al Podefià un CapitanOi ripartendone fra e(& gl'ioi* 
pieghi civili, economici, e militari'^ le quali eiezioni di fup 
premi M'miftri^ dubito molto, fé bene io non le aflerifca, 
che almeno ne* primi (ecoli fi faceflèro in Volterra con una 
tal quale approvazione del Vefcovo, come Principe, e Vi- 
cario Imperiale. 

Diffi ne' primi fecolt , perchè noi vedremo in progref^ 
&} nulla più valutata nel temporale V aircorità di lui, e icof 
fo alFatto ogni giogo, fulPefempio delle altre Italiane Città. 
Solo a me fanno maraviglia in mezzo alle contefe fra la 
Chiefa, e V Impero le raffinate operazioni, ed il quafi tm« 
percettibile contegno del fopraddetto Vefcovo Ildebrando. 
Dice il Sigonio (i) con gli altri dorici Italiani, che nell'ag- 
no 1185. il ^^^c> Imperadore Federigo „ In Hefruriam ir§ft 
fgrcftim Qtnmbus Givhaiikus praeter Pifas t & Viftwmm u* 
tiìis agri iurisdiSmem aiemifje • », Io non fo dirvi fé loHef* 
fo accadelTe ancora a Volterra ; ben vi dirò , che fé pure 
una cale minaccia vi giunfe , alcuno efl^tto non ebbe a riguar* 
do del detto Vefcovo; poiché si fattamente maneggioifi col 
mentovato ImperadorCi che ndl' anno medesimo del m^e di 
Giugno ne ottenne da elfo un Diploma , che efifte,ed è ripor- 
tato per extenfum dall' Ammirato i^U in cui fi legge, che 
alle preci dei fuo diletto, e fedele Principe Ildebrando Pan- 
nocchia col confenfb di tutti i Principi, e Giudici delia 
fua Curia, annulla tutte le alienazioni di prima fatte, fbg- 
giugnendo : ,» ai augumenìum qmque Mjlrae Imferiàlii fi^ 
leniae ipjt Epijhpo f4enam^'4amus p$tifiatem^ & autentieam 
auélmtatem aonc^Mmus ^ confidente infraipdi ^ & p^tdendi qaae- 
eumque aìienaia , fiu concejfa^ fé» infeudata ^ ftu nomine Te* 
nimenti colla t a ^ tam in C a (Iris, quam in Villis^ & aliis qui" 
iufiutaque reius ^ & cor ut» poffelfimem ^ 4ttque tifum liberi ha- 
* bendi ^ ^ prò fua e voluntatis ^riitrio falubriter difponendi ^ fine 
laefionc fuk^jnm^. & . Volaurrjtnae . Ecckfiaa • ,» 

.In 



(0 Tom. 1. de Rcgn. ItaL {%) De' Ycfcovi.di Veltcrrt 



> R A « vo^k ìi t rr Uh 6p 

In oltre neir anno ftgMnce 1186. nel mefc di Settembre 
i3a Enrico» Figliuolo del detto Imperadore » che dal Padre V 
anuminiilnizlono area avuto éel Regno d'Italia, gli fu* fpedi-» 
to UA altro più abiplo Diploma fegnaco in San Miniato^, 
dove chiamandolo parimente diletto, e fedele Principe delLT 
ImperOiJo dichiara, e conferma Signore della Città di Vol- 
terra , e di un gran numero di Terre nel fuo Vefcovado 
* comprefe, come Io fte£b Ammirato, e TUghelli nella fua 
yita riportano. 

Nò corttentb' il Ve(covo di quefto , vedendo di lì a poi» 
^cominciare, la forza della Chiefa a prevalere in kaliaf 
icppe ealmente mane^iarfi con la Corte di Roma, che nel 
1187. fjmile conferma ftaccò dal Papa Urbano IIL (O òi 
tutte le fue giurisdizioni dall' Eìta al Mare , che fece poi 
jràtifieare nel iippi dal fuccefibre di lui Innocenzio Uh 
Ner tempo medeflmo aggiugne il Falconcini, che V Impe^ 
f adorè Enrico, già al Padre fucceduto, infelicemente defun*- 
to. in A(ia neUa fpedizione di Terra Santa, tale ebbe con- 
,fiden2a in detto Vefcovo , che gli chiefe , ed ottenne un 
imprefiito di 1000. Marche di argento di pelo di Colonia ^ 
&mma in quei tempi ragguardevoliflima , per la cui redi* 
tuzione obbligate graziafamente gli furono per contratto fli« 
•pulato nel Sorgo dì San Ginefìo, da Enrico Tefta, Marer 
fcalco dell' Imperadore „ Omnes redditus Civitam Lucenfis^^ 
emnes reddifus veBigalium , fcdagiorumtfue Gallinai , & Caf^ 
piani tCafiri de F uce echio ^ de.Majfa^& de Oreiarn^; reddi* 
ttrs Cififi de SanB^ Ginefio ^ pedagtum de Cafiro Flerentino^ 
& Podii Boniiii , mbutum Senenfe feptuaginta Mareàrum Af^ 
gemi ad pmdus C^loniae 9 eum Pedagio ejusdem Civiìatiff&, 
tributum vigimi quinque Marcarum Argenti ad pondus Cqla^ 
niae , quod idem Epifcopus quoliket anno fihere ienebatur Ca^^ 
tnerae Imperiali prò effbdiendo Argenio. ^ & eudenda péeunia (W- 
J^fque generis , & ponderis • „ Il qual contratto è flato di 

fre» , 

y • . . • * » 

fi) Breve ©rigiwlc wW Ar- Ammirato nella fua Vita,, 
chivìo VcfcQvilc , riportato -dair ' % • 



70 DrSSEBrT. IsT0*I«0^,Bt»V5C A 

frefco riponaco diftincanemejdal dot tifiimo Signor 'LaiAi (0« 
£ pure voi fontvete più ibtco» tht jcon tutte: quefte prè* 
minetizc , je fasori Imperiali mzi non 0idto 5* intnife. Mi 
governo jcemporaje della Otta , ìDnde ienza minima con^ 
.trafto fu Tempre iino ;illa morte amato io efla , ^: ftiraato^ 

Erafi ìa tanto la medeiimà .d'r moke jìobili , 'e potenti 
Famìglie ripiena , che iparte prima pex le Terre, « Cafieli» 
la dei Contado jo per jan motivo^ i> per V altso^ faceva» 
no, od jerano .corrette per loro .quiete » e jrcnreCTa a f affi 
Cittadine, fottoponeodo alla Città Xliiógfai^ <che pofiedeva- 
ito, fion fibe tornava ella a riunire T antico. Tuo Tertitorm^i 
in quella parte .^meno , che ne' fecdi precedente non era 
ftata occupata dalle vicine Città , ie quali nel ^ccinno £:colo 
eranfi 'njcominpiate ad ingrandire* con lo (cacciare ^afle loro 
iSignorie i piccoli Tiranni, e ^ol fare .conquìda* 4i xiò, che 
era loro d' intorno. Quindi fi rifcontra , 4;he quefta Città 
fbrtiffima albra di ilto , e che il Villani a^ì chiamò la più 
^rte d* Italia , erafi di nuovo ripiena ^i popolo , efiefo 
fuòri delie porte ne' Borghi , e Subjborghi di Santo Stefano , 
ài San Marco, e di Montebradoni , tutti cinti ^aUe vecchie 
mura /come abbiamo ^etto nel paflato Raglons^maita; ondf 
,è| che pojtev;i agevolmente fiporii in i&staAx farfi rifpetra- 
re , e temere , ^ .con più ferme;Eza , xhe non fece » conser- 
vare la Tua libertà , & le fatali difcord^e co' iuo' Vefcovì» 
come bene riflette il Falconcini , non ^ien' ,aveiIèro ^ppor« 
tato- il maggiore impedimemo^ 

li noftiEO Porto ài Vada però venuta in potere de' Pi- 
fani mai- più non potè .da' noftri Antenati jricuper;irri . Cre* 
de il Targìoni ($) , che ^iò probabilmente .avvenire potef- 
fe , quando nel leeolo decimo fu defilata dagli Ungfaeri, co« 
me egli ha creduto; onde da' Pifanì ne fede fatto acquifto. 
Ma io dtd)iterei piuttofio , ^he eifendo i^uel Porto » e le 

Ca* 



• fi) O^cparici par. i* nella Prc- cap. 59. 

faziiMK^. (3) Tom. 5. ielle Helationi di 

(1; Ddl'IfionFtor«itine Lib«^. Vada. 



K AJft^Ó M A M E KTO UT. yt 

Caftella d' intorno vicino ai Mar« pafTace in ibbalterfio do- 
minio de' Conci Rurali^ forfè di quelli della illuftre cafa del- 
la Gherardefca , come il Tronci in più luoghi ne' fuoi An- 
nali dimoftra , £ùSc da effi Conci il detto Porto dato o fog: 
getto, o venduto al Coniune di Pifa, che di quello tcmpo^ 
in Tofcana a granr^ potenza falV*. Dico di jquefto tentipo, per« 
che folo dopo la morte xli Ottone II.». tie ir ottocento oc* 
cantatrc accaduta,, e durante la minorità* del piccolo Otto- 
ne l\U fuo Figliuolo^ coniinciajrono ìt Città d* Italia ad invo- 
gliarli di libertà, né prima di allora veruna di efle ardito 
avea di occupare quello de' vicini ,« conforme di tatto, e 
panicolarnfenie di Fifa, chiaramente dtmoftra lo fteflb Mu- 
ratori (x) , ailegnando alla fine del detto fecolo decimo, ed 
al principio dell' undecimo il fuo grande innalzamento. I 
foli Regnanti in Italia diminuita aveano da per tutto delle. 
Città il Contado coir infeudare le Ca del la a varj Signori. 
Io veramrente , rrfpetto al Porto di Vlada, non ho trovato' 
cofa certa della fua infeudatone ; ma iiccome la veggio fat- 
ta di tutte le terre d' attorno, e così iarà fiato del medelir 
m^ f dalla Città non poco timotov 

Del rimanente poi alcuni tnanofcrittl , che fi confervanO" 
nella Libreria di Caia Mafict, ^ che *io non fOi fé fieno di 
quelli Tamnventati tal volta da Raffaello nel rapporto:, che £| 
bielle co£e della Patria, ci Tagguagliano dello fiato» in cui fi 
era con gran vigore ne' primi due: fecoli rifiabilita, addir 
tandocì il gran numero di Magnati^ che erano in efla , ed 
i q^ualì fecondo T ufo di quei tempi , dal Muratori (^) indica- 
to, parte vivevano a forma delle Leggi Longobarde, parte- 
deli' Italiche antiche, fecondo che 1** origine loro traevano i* 
^d^ altri a forma idéll'ius Salico , da'franoefi.Imperadbri fat* 
to> valere in Italia. Ma ficcome di quefii manofcritti non 
fé ne fa precifamente 1' amore , io non intendo di fame at 
tro'ufo, Gs non in quelle cofe , che fono' confermate dak 
autorità degli akri Scrittori.» jo che hanno P appoggio* 

de' 



«MMH 



(t) Diflert; 4. del Medio Er«- (i) DjTst zu del Mede Evr 



71. DirSÈRT. ISTORlCO.-fiXJlIISeA 

de* pubblici ^documenti ^ £Ìic in gran luimcfO £ elcaao 

A forma dunque di «utto que^ vi àìrò, che ella a-, 
yeva di già ricftefi molto unitamente co* fuoi Veicovi del 
fHO Terncoxio i Confini fino verfo Malia ^^ che di jun gran 
numero di Terrei ^e Cafiella era tornata a fare acquilo in 
più maniere iniieme con elfi, tanto dalla parte di Firenze, 
aiTai di là da Gambaffi » quanto di Fifa di là da Feccioli , 
€ di Siena nK)lto più oltre di Cafole^je Radicondoli; i quali 
luoghi fono tutti fino al di d* oggi per riprova di ciò , nel^ 
lo fpirituale, al noftro VeicoJirado' fc^getti, avendone di nuo- 
vo una gran parte perduta i noftri Vefcovi dopo il fecola 
duodecimo, o per jneglio dire, eflendo loro fiati tolti da' 
vicini; e da tSi ancora alienaci, impegnati, e venduti a oìOm 
tivo deHe loro diicordie co* proprj Cittadini ^ 

U Àmnvirato , e V Ughelli nelk vice de' mede^mi 4an« 
no a tutti dìftintamente a conofcere la verità di quanto vi 
dico, e le numerofe cartapecore, che nel nofiro Camerotto» 
e nell^ Archivio Vefcovile, e Cajpttolare fi confervano, con 
chiarezza dimoftrano la verità di quanto vi efpongo, cioè» 
che la temporale giùridizione di Volterra congUmta a queN 
la de' fuoi Vefcovi , «fiefa, come vi dilli, dall' Eiza al Ma* 
re , ancora dopo la fua reftaurazione un tratto compren- 
deva di Paefe , non inferiore allora per alcun titob a quel* 
lo di qualunque Città della Tofcana« 

La nobil Terra però di Sangeminiano fcefle ben predo 
circa r undecimo fecolo.( ciò , che fi dica il Coppi ne^ fuoi 
Annali ) 1' antico giogo di foggezione a' noilri Vefcovi, di 
cui fenza darvene io altre riprove ^ come potrei , agevol- 
mente, ve le 4à abbafianza F Ammirato nella Vita del Ve - 
fcovo Ruggiero, che efiendo per tal caufa ricorfo al Papa 
Pafquaie IL , fcrive quefto a'Cherici, e Laici dì deità Ter- 
ra, che fottrarfi non ardifcano del detto Vefcevo ali* ubbi- 
dienza , riportandone il Brjsve fpedito jnell' anno 1 1^4. , coi 
quale fpecialmente fi efprime : „ VoUs omnibus praefenùum 
Utcrartitn confi itutionc manitmus^ & fuecfforihs vejlris in per* 



RaciÒmamemto III. 7« 

fftiuum firvanium fratcifimus^ ut oppidum vejlrum , qu^d San* 
Si^eminUni iicitur , cum MwteftaftU juxia pofiio , & cam u^ 
friverfi territorio fuo nullo umquam modo nulla octafionc #/i>- 
ttari # pojfeffme , & proprittate , VoUterrenfis EccUfiae pstis* 
mini^ Jedficut bodie^Jic fempcr in proprio VoUttrrenfit &- 
cle^Me jure permaneat^ „ Ma ciò non impedii che efli non 
fi fottraeilèro affatto nel tcntporale dalla ubbidienza de' Ve*^ 
fcovi , ed in libertà fi poneflero , quale ancora con Impe- 
riali Diplomi viepiù fortificarono in appreso; onde poi la 
Terra loro crebbe in si fatta riputazione, che da* Principi » 
e dalle Repubbliche fu come nobile , e libera ricono&iuta » 
ed alle occafioni trattata. 

CoA in vece di accrescere \z Città noftra infieme co* 
fuoì Vefcovi» il fuo fiato I come fecero di que* tempi mol- 
te altre * della Tofcana » venne piuttofio di nuovo ad in- 
debolire di forze i ed in vano i medefimi Vefcovi da'tem* 
pi degl^ Imperadori Lodovico Pio , Lotario , Ottone » ed al* 
tri fino al decimo quarto fecole fi affaticarono di riacqui* 
flare Terre , Rocche » e Caftella ^ o lafciate , o donate , o 
vendute loro, come di fopra vi ho detto, col procurarne 
le conferme Imperiali, e Papali i riportate in gran nume* 
ro dall' Ammirato, e dall' Ughelli , e che efiftono tuttavia 
ne* noftri Archiv}; perchè tutto ciò fu refo vano, ed inu« 
Clic dalle civili difcordie» 

La prima, e maggiore origine di quefte pare, che ioC^ 
fc circa r anno \i6^$ in cui il Vefcovo Galgano» ( che 
fecondo 1* Ammirato fu di Ca(a Pannocchiefchi, de' Signo* 
ri di Cafiigilion Bernardi, e Curzio Inghirami per rappor- 
to à certo contratto pone neir Albero di fua Famiglia ) 
mofib dall' ambizione di cooiandare difpoticamente nella 
Città , come lo facea in molte Terre del Contado , pre* 
fé opportunp il tempo di fiiaccare dall' Imperadore Fede« 
rigò l. un nuovo Diploma, col quale dichiarato fu Princi^ 
pe, e Signore di Volterra, e di tutto il fuo fiato, che e« 
l^i ampliò da vantaggio per mezzo di altri acquifii • 

Quefln fu » per quiiiuo conofcere bo potuto » e cbft gli 



.^s:^ 



iM •■ 



74 DissERT»^ Istckico-Etrusga 

cSìscct dimodrano^ il pomo* della difcordia da lui gittata^ 
che ttoii^ potè più mai acquiecarfi i donde nacque quel fuoca 
ineftinguibiler che nutrita fempre de' Cittadini nel fenò» 
4iflrune« e confiamo- con ftragi» diroccamenti^ ed incend)» 
U miglipfl forze della Città f ed efla Vefcovo Galgana, che 
fu il primo ad accenderlo provonne. in fé fleiTo le confe- 
guenze funefte ; poiché fu tale contro lui del Popolo il fu* 
lore» che giunfe in fine a barbaramente trucidarlo fuUa io- 
gtia di una porca della fua Cattedrale^ 

Non abbiamo ne' noftri Archivi fcrittura alcuna t che 
fi ragguagli di qiKflo tragico avvenimento ^. di oiii forfè 
furono le notizie foppreflTe/di modo che più ora non fap^ 
piamo né gli Autori di uìì tale attentata, né le fue con- 
fcguenzer Ancr redo in progrefib sì alterata di q^uefta ftra*^ 
gè ÌSL tradizione » che V Ammicata^ e V UghelU r e gli al- 
tri noftri, che de' Vefeovr haapo {critto 1^ ferie, non ne 
fanno parola ^ li Volterrano (O btxisì fa menzione di un 
tal fatta, ma fenza nominare il Veicovo occifo, dicendo 
Iblo r ehe la Chiefa di Volterra ia pena dell' uccisone faf 
la di un Vetcoyo dettv per vencifette anni vacante» ciò 
che pefò non rii:orre inf quaata 9I tempo di (al vacanza; 
Imperocché avendo il detta Vcfcova ottenuta nel 1164. la 
rinnovazione delle fue gluri^izioai dall' Amnùrata (^} indi- 
cata f e quindi fenza dubbio cagionati i tumulti contro di 
-lui, £ trova, poi ficuramente, che nell' anno iiyj. fu elet« 
10 Vefcovo S. Ugo ir onde é forza il dire^ che di foli no- 
ve anni fotte il cempo^ in cui la iqo^ùnicata Città reflà 
priva del fuo Pa flore., 

Afolta cQnfufaaiente n?rra il Giovannelli Ts)' quella uc» 
cifiane det Vefcova, fegwita fecondo lui aliai prima per o« 
pera, di un Betfprti, per cui afleriice eiTere fiata quella Cat* 
tedra vencinove anni vacantev^he nove (enza dubbia dire 
dovea; tndic4«doci poi fuipx^cifo un» Croce* fina dall'ora 

icol- 



(ti Lib. ^*^eU$G^g. (8) Croaic» 4ì Veitcn 

W Dc*Vcfcovi di Voltcr. _ 



•••-•• - A 



R A :6 1 O 11 A M B M T O III. jf 

fc oipka fui maTino dello' Aipke di quella j^orta Jàterak ^dd 
Duomo I ove fu trucidaco» murata forfè éa quel tempo> 
conie in eifetro tuttavia vi & vede^ 

Vincenzio Coppi (i> zelante ^g)i onori della fua Pa- 
tria, dice quella ilrage accaduta in perfotìadi Pagano, che 
fu Ve&ovo dopo lidel>rando verlo 1' aeiio ixi3., e cosi 
quaii anni cinquanta dopo i'juccifo Galgano; equivocando 
forie fui motivo di eifcre ilato ancora quefto Vefcov^o per 
le !!hffé cagioni dalla Città fcacciaJto , ed a vivere coftrecto 
in Sangeminiano^ donde contare volendo a Volterra , dice e^ 
gli, che fu privato di vita» e cIk dal Papa per tal cagione 
fu trasferito nel popolo di Sangeminiano il iiiritco di eleg« 
gere il Vefeovo • Tutto quedo è eertamente un fogno dei 
iopraddetto AnnaMa; ma in quanto ali'^cctfione del Ve« 
icovo fi è iinajmente coii iìcureaza chiarirò , <h^ in perfona 
di Galgano ièguilì'e, del quale poche colè l'Ammirato » e 
1' Ughelli hanno fcritto d«lèa fua vita , fuori deli^ ottenu^ 
ta ^'innovazione de' privile^ fopraddetti^ 

11 ritrovamento di quefta verità lo dobbiamo alla 
diligènza del Sig. Canonico Aibìiao Giorgi noftro Accade* 
mico, e Cuftode dell' Archivio Capitolare, il quale nel ri* 
ordinare le molte, ed infigni Cartapecore ed medeflmo ci 
ha fatto noto un Sreve autentico , ed originale di Papa in- 
nocenzio IIL, non ii fa in qual modo in mano de"" Ca* 
nonici rrabalseato , e non più pubblicato da alcuno , per 
quanto io fappia « Scrive il fopraddetco Pontefice ai Po- 
dedà e Popolo di Volterra^ come udirete, fui motivo de* 
continui Ara pazzi» che ancora dopo T uccifo Galgano « fé* 
guitarono a fare contro il Santo Vefcovo Ugo Saladmi de* 
Conti d* Agnmo noftro Concittadino , che mefirando da 
primo di volere foUenere i fuoi diritti, molti travagli eb« 
be a foiFrire , febbené ia fua umile fantità , che ora vene-* 
riamo fu gli Altari, lo perfuafe per la quiete a lafciar cor^ 
rere il f einpo> jam Ja caufa immediata , e maggiore eie' rì« 

K % fen- 

<i} Annali di SaDfemln» lib*a« 



•*— ^^^**^'-''^^*^'"^'— '^^— -— ^-^— -- — ' ^" .-^- . — - - ■ ■- T - ' — *■-* - T^.— — ^^^^i^^gBum^^mai^m^ÈmÈ^àXi^^me: .m^^ 



7^ DlfSERT. IsTaklCO-BTKVSCÀ 

fencimenti del Papa furono i nuovi (trepicofi ricorfi fatti 
al medefimo nel I2i4«, che fu appunto il dectmoièdo del 
fuo Pontificato, come nel Breve apparifce; e benché in.ef- 
£o il nome del Vefcovo ricorrente non fi efprima, è però 
certo, che fu Pagano aUa Cattedra aflunto V anno 121^0 
fecondo la fèrie in autentici documenti fondata , che ce ne 
dà r Ammirato (O , e V Ugheiii (^> » 

La qual cofa tanto più è credibile rifpetto ad efibt 
poiché i due Vefcovi fucceflbri dell* uccifo Galgano, cioè 
Santo Ugo, ed Ildebrando , non fi trova, che querele mo- 
veflero con ftrepito contro la Città; il primo perchè efa- 
cerbare non la volle per la fua Santità ^ ed il fecondo, per- 
chè portofiii in maniera , che fi meritò il rifpetto , e f a- 
more del fuo popcrfo, come dirovvi in apprefib« 

11 Vefcovo Pagano all' incontrò entrato appena nel Ver 
fcovado, rinnovò con tanta gara V antiche pretenfioni gin- 
risdizionali , che fu ben tofto a fuggirfi corretto dalla Cic« 
tà per non illare efpofto alle furie del Popolo foUevato» 
dopo di che ricorrendo elfo al fopraddetto Pontefice, gli 
dette il motivo di accenderfi di vivo sdegno contro ìì no- 
ilro Comune, conliderato da efibper fuddito ribelle di San« 
ta Chiefa , come dal tenore del fuo Breve intenderete , dove 
rimprovera chiaramente V antecedente mis£atto deUa uccifio- 
ne di Galgano, fenza pentimento, o emenda; ed eccovenc 
la minuta dal fua originale fedelmente trafcritta» 



s. 



hmocemìus Epifiopus , Senms Strvorum Dei Fih 
te fi mi ^ & fopiUo Vulterr. Spiritum CMfiliifi^ 
^ ni ori s . 
Igniftantte ve»eraài/i Fratte nofifo Vultervano^ Epifeopo , no- 
firo efi apofiolatui referatum » quod eum Vulterrar. Civitas 
ad jiés , & propri e totem ipfitts Epifiopi, & Ecclefiae Vulterr. 
pertineat , ita quod vos tam tempordi , qttam fpirituali jurif 
dizioni ejtis debeatis effe fuUe8i j ficut per privilegia EccU" 

Jiae 

(r) De* Vefcavl di Volterra . (») Dell'ut»!. Sacra ac' ycfc. di Volt. 



RAeiOMAMEMTO III» 77 

fa Vulttff. toncefa^ evidentcr appara ; nune immemores mul- 
iiplicis timor is 9 & grati ae^ éfuae vobis per Vulterranos Epi* 
fcopos fum eollata ; & illa df/penfiìionis gratta [pedala ahafi^ 
quam Sedes Apoflolica vobis impendit^ pofiquam bonae memoriae 
G. Volacerranum Epifcopum peremiftis; proptn quamt Re^ 
beinone prarfus aèjeSa , veflris fortius debuiftis ?aftwib. ù^ 
bedire ; non folum bona » pojfeffiones , & jura occupafiis Ecclcfiae 
ntèmoratae , ae detinere perfumitis occupa ta , fed etiam ipfi £- 
fifiopo minas^ & terrores moftis incutere nullatemts formi di^ 
tati$x ficai ìlr praedecefforetn ipfius Ugonèm piae recordationis 
multi s contumeliis f & injuriis affecifiis; oftendentes in bac par* 
te velie progenitorum vefirorum vefiigiis inhaerere^ qui ab inju^ 
riis Epifioporum nuUatenas abfiinetis, cum paterna federa per 
opera contraria redimere vos potius oporteret^ Nolentes autem 
tantam infaniam furdis auribus pertranfire , cum melius fit 
ante tempus occurrere , quam pofi exitum vindicare , univerfi» 
fati veftrae per Apofi elica fcripta mandamus , & difiriSè praém 
cipimuf y quatenus praefato Pontifici veftro » tamquam Pafiori 
& Epifiopo animar um veftrarum obcdientìam^ & reverentiam 
debitam impendentes , pojfejjìones , fura omnia , & antiqua fer- 
vitia ei refiituatis ad plenum^ quae fibi baBenus fubtraxifiis ^ 
nec eum ad judicìum veftrum » cum boc a rat ione fit penitus 
alienum , trahere prefumatis . AUoquin fententiam quam in vos 
rationabiliter - duxerit promulgandam , vel excomunicando per* 
fonasi vel Terram Inter diBo fubdendo^ faciemus auSore Dea 
irrevocabiliter obfervari . Et fi pofi haee etiam inventi fueritis 
eontumaces » in perpetuam ignominiam veftram , locum ipfunà 
Epifcopali nune fafligio excelkntem^ privatum pariter^ & def 
pe&um vefiris exigemibus m eriti s faciemus ; & Pontificai tm 
Sedem ad locum magis idoneum curabimus tranfmutare \ utt 
vel fic faltem peaandi vobis materia fubtrahatur , dum Civita» 
veflra Pontificis per fina caruerit » in quem valeai defaevire • ' 
Datum Signae VL Kakndus OSobris anno XVL 



T 



E (è bene in quefto Breve del Ve&ovo uccifb non fi 
efprioEUi il nome» fc noa con la lecce» », G« ir ini/tale del 

sue*' 



s 



tf^k 



78 DissìiRT. ItTofticO'ErmvsjfllA 

tnedefimo» fecondo l'ufo de^ Brevi » che voi potete'da per 
tutto vedere» .ed in fpecie nel Miirarqri (O; non. oi^nce 
non può in qoèfto equtvocarfi , 5) perchè ì tèmpi, « U.fi<». 
cure meoiorie ricorrono, sì perchè niun' altro Ve^vo prt*- 
ma di Galgano promoifo avea contro la Città pretenfioni 
di aiToiuto Domìnio 9^6 dato caufaa così fatti tucnplti, rìn« 
novati folo dopo idi jeCTa dal Vefcovo Pacano in tempo dei 
fopraddecto Innocenaio III. 

Con qual fentimenco poi ricevute Ibflbro ie Volterra. 
minacce^. e rimproveri così forti 1 té acerbi àxa Papa « 
non &prei io diviiàrveio ; né altro vi àktò 9 i# non che gtf 
effetti ^XMiofcer fecero ben tofto^ che in «eoe di amnnallr» 
f e , o atterrire gli animi de' iiori Cittadini Xul punto della 
temporale giurisdizione, ve li refero più che tnai 4>ftinati« 
Si ajSennero bensì dall' attentare contro la Perfona di Pa* 
gano per tutto il lungo corfo del fuo Pontlfìoato , ma ve« 
da nel rimanente, -che egli viflTe fempre in travagli ; che 
continui furono ièmpre i litigj, continui gli attacchi^ che 
ebbe a foSfrìre nelle fue Terrea e queAo non folo dalla 
Città noflra , fna dagli altri vicini ancora » jche per varie 
cagioni con efla it accontarono ad occuparle ^ 

•Ciò però 4iofi ottante fermo fempre egli ftettiB nelle 
fan precenfioiii » cercò ribattere con ìz forza, la forza, e fé*» 
ce lega cól comune di Sangemìniano contro la 'fteffa Cit« 
t»^ e (i mcaneggiò di tal forte, che anehe dallMmperadore 
Federigo IL la conferma rioQienne dette fue giurisdizioni; 
e fpeciahnence ^fl:accò l*' .ordine , diportato diftefamente dall* 
Ammirilo t^/^ che né in Volterra , uè in Sangemìniano , 
uè tnCa(ble,.<nè in Molate velerà jo creare il poteflero Con- 
ioli ; o Rettori fenza licenza, o volontà del cnedefimo* 

Tutto quelfto però, ^veggOyChe titun profìtto arreco- 
gli^ reflando. le cofe nel primiero 4oro eflere; ed anzi più 
che mai fcaiwÒL fempre ne' fuoi proprj diritti, coftretto 
jpiù volte ora a fare delle rendite 1 ora degli accordi fvan- 

tag. 

(t) Antiquitat. Italie. ^Icd. Aev* ii) De' Vefcovi dì Volterra^ 



Ragion iLMiKTa III. tjt 

tiggiofii e contrari alle fiie prctcnfiodf ^ coms Bp:patiìea fe^ 
guì nel li» 5.» io cui fa obbligato: a cedere allo* (le(fo M*^ 
ftro Conuine, e per ]hì a MiglhokselkK Ìmo Podeftà U gla^/ 
f idizionQ (li molte Cafielin « Cosi il i^stia Àmnnilataj )' U- 
ghelU , e gli altri t^oAti nell? iua i^ita, a.C9sÌ pure ii ri-- 
fcontra dali' atto origiaale dr quefta cefiione nel , nóftro Ca-^ 
Qierocto ri portata j e regiftrato ancora al Cartolare del Co* 
mune (0 , in cui tutti gli afFari più icnportanti del mede«. 
fiino futenticamente traCcritti fi iegg^nov 

Que(lì (bfli difturbt fi rinnovarooo poi iempre eoa 
tutti gli altri VeCcovi fucccilbrij^ ogni volta che da ^ la 
pretcnfione fu prooftQ0a della teovporale giuridlzione » im« 
pugnata ièaipre condro di loro, non. (bla colle armi , ma 
ancora colle ragioni appreifo gr Imperadori ^ ed i Papi , 
che più voice V aflunto fi pi<efera di accomodarne le difife- 
renze. Quindi è, che nelKanno isd^. riacceCe.tali diGK>rdie 
concr-o il Vefcovo Alberca a cagione della Terra di Pomar an- 
ce » e dì altre Cadella allo *ntorna » fu dal Papa Urbano 
IV.« rifnefià con fuo Breve la decifione della Ca,iifa a Lan- 
franco Arcidiacono f ed a Bertoldo QiBoaica ^i Vol^rran 
conte giudici delegati « il Lodo de'qvi^Ii fu. poi ^prova;o 
per altr«^ Brieve di Papa Niccolò Iljl. j^ell' aniip primo del 
fuo Pontificato» che in detto Cartolafe (2 J parimente fi legT 
gè* La qual concordia fu poi rinnovata oeiranno 1277» 
£01 Vefi:ova Ranieri » regifiraca pure in detto Libro ^3)« 

Ma fra tutti i nominati il fola Vefcaro Ildebrando^ 
che precedeice a Pagano^ ebbe l^ force di paflare si lungo* 
CvLQ Pontificata con tutta quiete, e tranquillità del fuo Po- 
polo, Avea quefta famofo Prelata unipan^nte qon la no** 
bilti della (lirpe , fortita dalla natura pfegi cosi diftinti di 
vijtù coraggiofa , e di favia infieme accorgimenta , che al 
Ve(cava4a innalzata con grande applaufo de"^ Cittadini , kfr 
ipc tofta cat^iyarfi dfi ^ffi <limj|,^ e4 ^pr rifp^^^^ 

tre 



mmmmmmmmmmmmmmmmmmiftmm^mmmfmmmmi^^mmmmmmmmmmKmmrmi^ima 



■ ^"I ^^ 



(x}.A carte ixHh {3) A ux%c soe» > 

(&) A carte x«a* 



^r- ■ niT"^^*' -^ *-- 



80" DllSCHT. I«T01llC0*ETRirS4SA 

tre egli all' incontro nella fua dignità fi ridette con tanta ^ 
moderatezza I che croTÒ il Riezzo dì confervare la fua pre* 
minenza fenza gravi querele; filmato » e temuto canto da' 
fuoi Popoli» che da tutto il refto delia Tofcana. Fu ami* 
cHIimo fopra tutti della Repubblica Fiorentina» in favore 
della quale adoperofii in moki affari ; ed in PerCona fi portò 
all' aflèdio della Terra di Semifonte» che Firenze infultava» 
con mille Fanti (0» e dugento Cavalli , a forma della lega 
colla medefima ftipulata^ Vero è benisì» che qu^fta firetta 
alleanza poco fu a lui vancaggiofa ; imperocché irritati fic^ 
ramente i Pifani gli tolfero ad un tratto la importante Ter* 
ra di Peccioli » e più akre Cailella della Val d' Era » co- 
liie narra il medefimo Ammirato (t)» ed il Tronci (5) ; la 
qual Terra ft Caftella mai più non furono al Vefcovado refii- 
tuite nei temporale, né da' Pifani > nh da^ Fiorentini medefi* 
mi » dopo che ad effi le. tolfero • 

Da ciò adunque fi diftingue il raffinato fuo contegno 

in tutte le fue operazioni» ma in fpecie nel governo della 

Città, e di quelle Terre, e Caffelia» che ella pretendeva 

non -eflèr proprie del Vefcovado ; ed h coia evidente » che 

^oeo o nulla negli affari s* ingeriva della medefima » tutto 

¥ arbitrio laiciandone a' fuoi Magiilrati» come poco fopra 

Vi efpofi t vedendoti nel tempo ftefib della foa vita ne' no* 

(tri Archiv) uh gran numero di autentiche memorie» ove 

fi legge, che ancor della guerra» e della pace» e delle le* 

ghe coir altre Tofcane » e Lombarde Repubbliche per mez* 

Eo de' Confoli, e de'Podeftà del Comune Kbératnente fi difpò«> 

neva; che ^na tra F akre di patti; e concordia con più 

Conduni r anno 11 88. rogata da Ser Parifio da Volterra: 

akra nel 1 193.: ed altra nel iip?.» jper le quali il libero 

Siurarhento di fedeltà apparifce» che i Signori di Pietra Caf- 

fia» e di Mienno al Comune di Volterra dettero } e per e& 

io a* Cuoi Siudaci* fenia punta far fflenzione d* Udeforando^ 

-^ taU 



iSi^itmmfÈÈimmmmmmmÈiimÈtÈÈÈÈmtmmmmtÈÈmmmÈatmmÈmmÈÉài 



fi) AmmiratorStòr.-Fioreilt. Kb. u (j) Anwli Pìfa»i Jl 1. 17^^ 
(1) Dc'Ycftoyiiì Volterra» 



talménte che è forza il coQchiu^^ere, che nulla curaHè di 
ciò^ che la CìMiir ed i f^qi Vaflì^iii riguardava. 
i, /Lq iteflpi (a vto rogc^mencp fi rileva nel xr^fficp delle 
^kaéce , che jeflbt: fece bactetre in gran, cppia qoi jrame di 
piai, foòiinkt^iésìil^ Qp1|^ argencq di qi:^ile di Mon<* 

tieri^ Camello.: aUpr* .901 Vei^Qvado» che circa due fecoli 
dopo per varie cagioni , niin fo poi fé giufte , fu al aiede- 
fimo colto dalla RepjabbUca di Siena 9. Imperpc^hè , non O'* 
ilante^ che quella facpljcà di; battere moneta conceduta prima 
tVnoftri Vefcoffi» fofle confermata ad efio dall' Imperada- 
re. Enrioo V amiO: ii^p; poli- annuo tributo dì ff^i Marehf 
d' argento di Colonia» che al dire del Falcoocini(i) , imporr 
tavano lire, quarantotto di moneta Fiorentina per ogni Alar- 
ci; fi vede poi, che. per dare il corlb alla medefim^ nella 
Città n e nel Aio. Stato» lafciò» che fofle provveduto per le rif 
forme del Comune , efiftenti ancora nel npftro Archivio 
fotta nome . di Statuti del 1 ipo. , che volendo il , Vefcovo 
batter moneta, doveflerp i Confoli farvi afliftere da ^«attrp 
Deputati» fenza de* quali jfoOe sbandita» e che ogni anno 
nel mefe di Febbraio a tal' elezione fi venifie » e gli ordir 
«i opportuni fi df^fp ^er batterti la nuova moneta } ond* 
^ eh' io credo» che «per fottrarfi alla difpofizione di qu^ 
Aa. legge > alpuni d^ yef^ovi fiicceflbri ne faceCerp b^tte^f 
ancora nel , Ipro CalleUpidi Berignone, : > 

Molte di^quefte mpnete d' argento di più grandezsip 
4fe ne trovano per li Mufei di Volterra» di Firenze» ed ai^ 
.trove.' Hanno tutte il. Ritratto del Veibpyo Pontifiealmentp 
;vell;ito da una parqs ^ e dall* altra la Croce bianca, ^e ìf l' arr 
.mje:aiu:icad6l ]^applo di Volterra » efteando il Gri/b» e If 
Biìcia r arm^. dì?l \Comiine ; ed hanno pure a i^nfpìacito 
de' Vefcòvi diverfe epigrafi, 

e Madt detemp^, ,;e da qual Velcovo 'ncommciato 
foffe a^cj^wrg^a ;q?pf»ft>»i, npfi hp C^£9tP^oyifm^^}^^^ 
con. p^recifione/ Suppone il Falconcini (^)p che Ruggiero t« 

L le 



O) Iri^. jit ^j^oirYdzy.j ^ .. {%imfir^^9l%ulib. ^. . ^ .-,. 



^^BSSMm^ 



É^ 



Jl*. 



■». • 



4e battefle, che è qucil Vdcovo famofo , il quale nel!* an? 
no 1120. rkèreete m Volterra con- gran pam^a Papa .Ga» 
lido IL, <^6n dodici Cardinali » e <?4n' t «tèa < la- fuap Corte 
Papalél drcut fò il Dvoitio ((deiiAemoiìte i« 
collflì OhiélEa^tectRia ^t àaA Pieef<>7^«i^n^^oUa di;*?San{ 
to Aleintndrb-; conferme dàtr ^tUmezBsA\k»^pfdtiCc^,,tsd^ 
Archivio Capitolare rìpeda; ridet cando' aiidtffa^ fi xf^qtMoyaé 
to Scrittore pei^óhè nelle monete del Vie(bovÀ^ibo4pì«o fofle 
41 fup ritratto Pom:ifiòaln3efìte''vellÌ€o;Vdn^'Ì^ Sfiò)ofttrritì 
imzM alla Pianeta ^ forma 'di Pallia ( tt(>i(t^^4:»)eia»imUe 
inontc^ dagli' àltH Vefcov^ rocHcifTi^U ^dì^^^^^ 
per ragione T eflfeit il detto VefecWe' (titó^^ntbrà Ardvò« 
fcovo di Pìfa i la qua! còfa cohkftrA incùti' ì^ Krunùn^ 
to Ci) 9 ma con molta cònfbfìòne, diibitando fe quefto V«* 
fcovo» ed Arei^^éfeovo fofle il prinhio; oé^rl-f^Gondo Riig« 
^gierch.* Ma còMuftqUe^ dò foflè , Wfceic^ fo^il^Vicertalre^ 
«Iw» I "Te ir^dettò ornameittfo blla Piancfia loprap'p«(to iia 
^Ilto'i' t>'pHfè uno Stolóne alla Grecai nel modo ch^ pa- 
Yiménte fi vede in altre monete Vefcotill, riportate' dal Ma- 
xatori- Wb * ' ' •• 'i • F *.'.../ «ì- .•} 

* • ' LàT^ìftféttìdìrlà^^^ ihttfrno idt<?>mo- 

liete! dì Vóltcrta •'%!: tin ^l(>ntrattó* aUt^nttcì/ kppaiitfce , efr 
fJéntè-frà^le^CartàiJeeofe de* Sig. Cav^i l?r<)v»*dttbré^^;Mariò, 
e Fratelli Maffci, rogato r^«mno 1*7/. dk SV^'FÌSIóo Nòta- 
^ó della Curila Imperiale, ini cui fi l^ge. una vendita di 
Terre nella Corredi Buriano fatta dà Migtiòrktd , e *PUteiih 
%a ma Moglie É ManaiTelIo di Andrea di Ga^ìnd de' Blcoa 
tolì- dt Volterra ,i prò fratta ijuiUz/iie^ Ubràrém dénérhrum 
VuherHhiigtr imietiiìff^, onde taV nrfotiéia tìeè ri^riffi tfl reni- 
^'di:K-X5rgo,^àlla Cattedra ihhalÈacò r anno i*73f., o ad 
altro de' Vefcovi antece(Ibri« 

'^•' ' Dèe monéte m Volterra riperts incift P Aìttmirato 
"tjtena Yitilvdtfl^^&ciro Ranieri AtiMretti , pbteiice FiitnigUa 



4 ^ * ' i ". ■ . - . ^ t^ .rf 






» ♦ • »*<•»•' 



(0 De'Vcfcoyi (tiyotttmi > It) Toti.».f)ift.»7. del iled.Bw 

/ . 



. R A. e I ? J» A M B;N TP O Uh': H 

Volcerrima, al Vefcovado ilet:tQ nfll' ^nnp iijr»,. ip uiwi 

(UUe quali è il ricra£CQ del n>«d«(iino 4:ql|a ifcùzion^ «, ^1^« 
RANEgJVS M e nel toycCàp è fcoiguia la Croc? j^Ua epi^ 
grafe „ PFLUS VVLJ^RRA j „ 1' altra Weta, che io , 
ftance la diverfa ifcrizione, non la gijfidùeo at.t^pfote al m«- 
defjinó Ranieri» ma ad alcui»' altro d«' fuoi Succcflbri di que- 
fio nome , o pure ad uno de' Ruggieri , ha parimente il ri- 
fracco del VeCcpro col moccp „R^ EPS, D. VVLT»:„cìq^ 
,i EAtntrius^ ovvero, R»g€rM($ fpffiofuj^.FMlfer.mi.» enei 
fovefciò. ha. feolpica la Qnoa^ con alerà ifcriziane ,> ifi CI. 
E, VITORIA NRA.^ «she.dge H^nt^nCruìt Chrifii ^ 

L' eruditiflimo Muratori ^0 contefia» 4:he la moneta d) 
yojcei^ ^Rtplto credito ra.Tea,i» Ic;^w,jriporwndoui)ji> Bolla 
di.GregorÌQ IX^w w» t^flà U Ver<;o^o 4» A fcoli. a f pagh- 
ile alla Camera Apoilolica lire cento f ann« di moneta Vo^ 
{eri:afl9,- mi ^ protrila il mede/ima di non averne vedete, 
non avendo iforfe fra mano le Vite de' Vefcovi di Volterra 
del Sopraddetto Ammirato, ove it veggono incife. 

: Ma jHire mt fo< ifqìiio ,l' aderirvi, che e^ ancpci: ot 
.vide, e.clve i<»t;t9*»nomerdi;..Ni>a)aiJ 1*^ isiaemi , > iuna ttipoi»- 
«onne -delinaa»^ che dioeccfifien^ i^el Mufto dei Sig,; Conte 
Ricci di Modena y attenente feo;ea ^u^bio ^1 noftro V«tcovo 
Ildebrando; veggendofi in elTa. nel modo medefimo, che nelle 
altre la effigie, ilei VefcovQ PontijStalaionce veftito , » colit 

letttca nòsàah.-i^^ ftH> tt09)e>.j| p^j^r^rcip i' «pigia^t»' Tc^ 

{>erctò rtlafcia . 9^1 rsltri. rincei^^etrare; ... 

Ha dunque tal moneta ;da loi riportata U motco della 
feconda dell' A mnù rato , toltane . ^ar. jdefta. prio» lettera ini», 
«iak del nome del Veicova» che in vece delta ,« R ^ in qye«> 
Aa è un%,;l ^ m^\ìk<ì\ù,t.^WÒ vi. SIK$.J^« VULT..W «nde 






fi^^i I 1 1 ^— "' "T ìiii iwpffciiMjfcMiaifc^ 



84 DissBiLt.IsTòitlcó^ETÀtfseA 

pjire da kggerfi ,, lldebrandas Efifiepus de Vukerra „ ficco** 
aie nei rovefcio ha altra epigrafe , ufaca per lo più da' no- 
Ari Vefcàri „ III CI, E. VITORIA NOSTRA „ cflcndo per 
akro mancante nella detta moneta delle tre prinne lettere T 
ultima parola , nofii'a . 

Tali monete di argento . parmi poi di potere aìlerera- 
re» che a batterli duraiTero in Volterra > fin tanto che ille- 
i*ilttt le miniere di Montieri, ottenne il Vefcovo Filippo 
iBelforti Panno 1355. dallMmperadore Carlo IV. (O dì a. 
gni tributo la liberazione » avendo dopo di quello al referi* 
re dei Falconcini (i) affittate tutte le fue miniere agi' In- 
contri di Siena, i quali ancora dopo durarono a cavare iit 
alcune di eiTe àame » ed Allume. 

Ma per conchiudere ornai fopra il noftro interrotto 
argomento» pare, per le cofe già dette» che xefti ad eviden* 
2a dimoftrato in qual forma il noftro Ildebrando conducef- 
fé » e terminaflè con tanta quiete il felice fuo Principato* 
Ma feguita la Tua morte , fenza che dagli altri Vefcov i ere* 
ditata fofle la fua virtù , fi fufcitò ben tofto dal troppo ardo« 
re di Pagano la già fopita difcordia» e fi acoefe di niiavo con* 
tro di lui il . furore de' Cittadini» come di fopra vi efpoìi^ 

Simili gare contro il Vefcovo Galgano IL fi rinnovaro* 
fio in appreflb con tanta rabbia del Popolo » che ben fi 
vede quanto fiero» ed oftinato foflè fu qucfio punto 1' im« 
|>egno. Ne defcrive il Falconcini fs) minutamente i tragi- 
ci av^enimpenti nel i$4x. feguiti ; allocchi toftretto ancor^ 
èfib^.fuggirfidaUa Città» fi ritirò denéro la Rocca di Mon» 
teveltrajo» dove perièguitato dal Popolo armato» mirò in- 
cendiati fottò gli occhi fuoi i Borghi» e buona parte del- 
la Terra» e polla a facco fino la Chte(k Collegiata con ftra« 
fi» ed uccifioni inudite ; dopo di che fcorrendo gr infu^ 
liatt Cittadini* per k ricia« Caftella p e ViUaggi » che il Vcf 

i . . fco- 



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(i) Anmirata de' Viefc.dt y%\u 1%) Vk. %• KiBnu Yolaterr^ 



fcilÉhMifc^^MMil—l— .a^ii* Il "^ [Il III "ffifi 



RACIONÀMENTb III.. S^ 

fcovo il teneva per fuot » li devaAarono tutti , e fpeciat* 
mente Ulignano, Fibbiano,Senrano» Settìmena» S. Anadagioi 
Pignano^ e Caflel vecchia: ond'è^ che intimorito Galgano 
di provare in fé fleflb rinnovata ia tragedia già feguita in 
Perfona del Tuo Antecedore di quefto nome, né ficuro te« 
nendofi in quella Rocca» così vicina alla minacciante Cit- 
tà , fuggiffi di notte in Val di Cecina in altra fua munì- 
tiflìma Rocca del Caftello di Montecerbero« Ma là pure 
fu perfeguitato da una gran moltitudine di armati, i quali 
fiofi avendo potuto alla prima efpugnarla , fi portarono eoa 
«Yiaggiore ira contro le altre vicine Terre del Vefcovado } la 
prima delle quali fu Vecchienna, che diroccata» ed abbru^ 
ciata tutta I mai più non riforfe» Qumdi attaccando ÌAon^ 
tecaftelli tutto cinto di alte mura » e Fortilizi » né perciò 
potutolo ottenere, ne incendiarono ì Borghi , con tutti i 
fuoi contorni ; ritornando pofcia alla Città pieni di pre- 
da 9 e di rpoglie , ma non già faz) delle commeiTe crudel- 
tà ; anzi rifolati di tornare con maggior forza, e prepara^ 
ttvi a perfeguftare il Vefcovo, dovunque egli rifuggito fi 
folfTe. In quello flato ridotto il medefimo, non più &pen« 
do a qual partito appigliarfi , ne credendofi in verun luo« 
go ficuro, abbandonò affatto il Vefcovado, ed in Francia 
portoffi appiedi del Papa Innocenzio IV., da cui tofto ne 
ottenne un Breve di favore , e di raccomandazione al Podeflà , 
ed al Popolo, ed anco al Capitolo di Volterra, che T Arh 
mirato (v) parimente accenna • Ma non avendo quefto Bre^ 
re fatto il defiderato effetto, un' altro il Papa ne fcriffè 
nel 1148. al Cardinale Ubatdini Legato della Santa Sede in 
Roma , acciocché il dettò Vefcovo ajutaffe , unitamente con 
quello di Arezzo, a ricuperare le loro Terre, e giurisdi^ 
zioni , anche bifognando colle armi . CoA riferifce in faccia*^ 
co il fopraddetto Scrittore, ma più diftintamente ci narra 
il Falconcini (^ì , che efacerbate (èmpre più le cofè , fu 

comineffà dsHa Santa Sede ali' Arcivefcovo di Fifa la co^ 

gni- 



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i'I De*T«fcoTÌ di Y^Hcnis (%) 9ett9 Iiibr 4. Hiftor» Volata 



éStÈlm 



tó DissiRT. IstoricO'Etrvsca 

gnizione delia caufa^ da cui fu la Cict» folenneniente in* 

terdecca » 

Si provò fra tanto U Vefcoyo di ricorrere air Imperar 

dorè Corrado HI. fìglittolo di Federigo IL; ma ne meno da 

questo alcun favore ottenne ; anzi che eflendo egli del Papa 

nemico i ed accolto» come vi diffi^in Volterra per Signore col 

ricevere da' noftri Cittadini di fedeltà il giuramento » poco 

più effi curarono delle fulminate ce nfure, Tempre oftinati a 

non riconoscere nel VeCcovo fuperiontà temporale ^ e di ri*» 

tenere le Terre tutte del Velcovado . Così condotte le cofe, 

Aimo bene finalmente Galgano di provvedere alla fiia quiete^ 

e di fare col Comune quegli accordi^ che pot^i più pnore^ 

Foli i ma che furono in .effètto del tu^to a fé fvantaggiofi ^ 

fenxa nj^ meno aver potuto ripeter nulla de' danai fofièr* 

ti ) 4qpp 4ì ,che fi J^fqiò indurre egli fteflpi «ad impetra* 

re dal Papa alta Città P afToluzione delK interdetto (^K 

l^pn finirono per ^Itro con eflb le difcordie > perchè 
ancora dopo la fua morte continue furono quefte co' Ve- 
fcovi fttcccflori» onde infiniti altri danni cagionati furono 
alle Ca della del Vefcovado fenza et[ei'c ftato efente. da tal 
rovina un Caflèro nella medeQma Città, vicino al quale 
aveano i Vefcovi il loro Palagio^ chiamato il Camello, che 
a tutta quella contrada predava il nome* Di quello fa fe^ 
de un' ifcrijcione in pietra con lettere femigotiche bene in- 
cife , ritrovata ne^ tempi addietro fra le rovine di detto 
luogo, ch« tuttavia fi, conferva appreilò i Signori Fratelli 
^n^irami, Padrpni in oggi di quel fuolo ad i^fo di orti 
ridotto;, per compra fattane nel fecolo paflato da Monfi* 
gnor Giovanni Inghirami Vcfoovò di queila Città» loro 
antenato , 

Riporta la medefima tutta intiera Monsignor Benedet- 
|o Falconcini (t) , già yeicovo^di Arezipq^ forfè da moHo 
(empo ricar^ta dal marmo originale « ^he io copia fi con- 
ièrv4 tra gli.fer\tti del me^fi^^o.io fnano i|el Si^ Cav. Gi9« 
^ > van- 

* . , - • — — 



ita*i 



R X 6 IO 8 À II E 11 T Ò III. B7 

\^uc} f.ìlconcini, ove fi enuncia cflere fiata ritrovata nc^ 

gli orti di Fedro Inghirami, ed è la feguente: 

•»■•»•... 

, „. Iloc'CpJfcrum, depftruBum per Votaterrrams fuit hoc ope- 
ffi, r elevaci um per Venerabile m Raynerium de Uberùnis II. £- 
pifcopmn Vi*li^rranum anno D. MCCLXXIV. « 

Ma in oggi efTcndo (lata la detta Pietra mutilata da 
due jMJtti a colpi di fcarpello, come bene fi ravvifa, per 
accèmòdafteforCe ad altro ufo in una chitìftra interna del 
palazzo :di' detti Signori Inghirami, è rcftata mancante di 
tutto intiero il primo vcrfo, e di tre, o quattro lettera 
éepli' itlcri verfi da mano deftra » onde altro non vi fi leg<^ 
ge^ fé non quanto appreidb: 



£ VVLTERRANOSi FVlTi NÓ- 
CE i RELÈ VATU Mi £ VENE: : 
I DNM; RANERIVM: : 



• I 




BERTINIS: SECUNDVM;: 



V VLT i ANNO ;• DNI ; MCCL ; : I ; 



Si rileva per altro abbaftanza e(ìer vero il ^ contenuto 
defla ifcrizionc , data fuori dal Vefcovo Falconcmi foprad- 
detto» a riferva dello sbaglio prefo da chi la copiò, quando 
era intiera nelle due parole „ W opere „. Imperocché non 
pofTono queftc mai rilevarfi dalle due mutilate „ NO. •.€£,, 
che piuttofio pare, che indichino, che fia da intenderfi an- 
cora più propriamente „ nova vi^^ >» • 

X^efto Vefcovo Ranieri IL ebbe ancor cflb U Tua par- 
te 






y 



8S Dl$5SRT« ISTOtlCO-GttVSCA 

xt degl' impegni co* Cittadini » conforme l' Ammirato (') m* 
dividua» feoza però palefarcene fui preciib i principi, j^or* 
fe improbabile non è» che molta amarezza nafcere potefle 
da una tale riftaurazione , come di cofa» che gelosia appor^ 
tafTe alla loro libertà • Ne faprei io adefla additarvi il luogo 
precilo» dove quefta Fabbrica fofTe » eflendo noto foltanto, 
che ella era nel Terzo di Caftello , vicina al Palazzo Ve- 
(covile » fé forfè una parte del detto Palagio, non era , da^ 
Fiorentini poi fmantellato per fabbricarvi le Cortine della 
nuova Fortezza, come fentirete a fuo luogo; poiché in 
quanto a me non pofTo indurmi a credere , che il CafTero 
fopraddetto, dal Vefcovo Ranieri rialzato fia quel vecchio 
Torrione , che Roccha vecchi^ fi appella . nel circuito deU 
la nuova comprefo ; si perchè la Tua architettura pare po« 
fteriofe ^qu^ll^ .dell! %^\ <Jel (n^defìmo. pipe della fini^ del 
fecolo decimo terzo, s\ perchè non abbiamo, eh' io fap- 
pia, memorie, che ci palefino, èderfi mai per It nodri Ve- 
fcovi nella fteflfa Città tenuta , e guardata la Rocca ; che 
anzi il Signor Cecina la dice nuova (2.) /nel 1343* fab- 
bricata; 

Ma in qualunque modo ciò fofle, ihcerto è quefto, 
che fu il fopf addetto Ranieri fieramente travagliato da* Cit« 
tadini 9 co' quali fi accordaroi^o ancora le . vicine Repubbli* 
che, ed in fpecìe i Pifani; otfde fi rìtro^ in necefllità di ri- 
porli in braccio alla. Repubblica Fiorentina; ed a cedere 
ad eflTa numero ventidue Cadmila, e fei Villaggi, per b 
fpazio di nove anni, con molti patti, e condizioni, indi* 
cace dal fopraddetto Ammirato (3^ ; le quali Terre mai più 
non furono poi al Vefcovado reftituire. 

E così fatte difcordie ricominciarono fempre con tut^ 
ti i Vefcovi, che fare la pretefero da Sovrani, fenza potere 

cfle» 



(x) De' Vefcovi di Y^herra . Selezioni j-nclll g!»!)ta»al fecondo. 
fi) Memorie Iftoricbc pubblicate {%) Nella ViU di dcito Vefcovo* 
daj Targioni nel Toro. 0. delle fuc 






Ragionamento III. $^' 

cflfifc frenate, o« per Papali interdetti, né per rìcorfi agi* 
Imperadpri , nè'da'ièntenzd emanate per conimifiìone de' 
medefimt, da altri fiipremiMìniflri, canto EocIeJìafiiej , che 
Secolari : ed acerbiflìmé durarono fin tanto che affatto in* 
debolita de' Ve(cpv^ )» potenza y «d a cedere corretti ora 
una cofa, ora V altra, fi ridulTero a poco a poco a fpo- 
glia^ di ogni temporale giurisdizione. Le ragioni poi più 
rpecifiche', orde si accefo, e sì vìvo fi mantenne per tan* 
co tempo così gran fuoco, mi iì^ri)o a ricercarle nel fé- ii 

^em« Ragionamcoto* i t 



pci; 



DE- FATTI 
DELLA MEDESIMA CITTÀ 

riNO ALL' ESFULSIOMS 

DE' B E L F O R T I. 

RAGIONAMENTO IV. 

IO per verità bramato avrei. Virtuosi Acca- 
g D fi M I e I , di potere ficuramcAte efporvi i veci , 
n e primi prìncipj delle fatali difcordie co* no- 
a ftrì Vefcovi} ma unta è la confiiGone, canta 
* la diverCci delle co(è , che stieGi la già dettavi 
mancanza de' regiflri delle pubbliche deliberazioni in tempo 
de' Confoli, oón mi fìdo di poter farlo con preci (ione . Veg- 
gio per la parte de' Vefcovì Uno dal tempo de* Re d' Italia, 
e dell' Impero in Occidente riforto, accennate dagli Scrittori 
molte preminenze , ancora prìona della fua fuppofla derolazio* 
ne dagli Unghcri; ma^più chiare le trovo dopo la fua pari- 
mente creduta riflaurazìone , regiftrate da eflì nelle loro Vite; 
talmente che non pare, che alcuna difflcolti pofla elTerTi cir- 
ca la verità degli ottenuti Diplomi, • delle loro conferme 
a favore de* Vefcori Galgano, Ildebrando, e Pagano, ed 
altri dopo di loro ; onde in vigore di quefti , pare , che 
ghiQamente pretendere poceOèro il Dominio temporale fo- 
pra la Città, ed il Tuo flato. Si vedono in oltre riportata 
gran numero di donazioni , di vendite , e di legaci fatti 
loro da più Signori di Terre, e di Cafiella, pofle non &- 
lo nel noftro Territorio , ma in quello ancora delle Città 
confinanti, che ad clC le toITero poi per varie cagioni. 
Ma ciò non oftante» vado ancora dalla parte de' Cictadi- 



. RAtCIO H A 11 BKT iV. ft* 

ni Olia refiSenza A anunofa» 9^ lunga, e sì fatte» dho (b- 
no eofirctto a credere» ^ ^^a non fc^e r<»ua i fuoi fon- 
damenti ^ àn;ii mi piie di poecr di» ^ che mm fMno pec 
la loro parte delle ragioni vi fòdero » cade così vivacaent» 
ricalcitrare al loro docninio» 

Imperocché venuto in Italia , ed in Volterra , a pref- 
io Volterra» Ottone il Grande, non iappianoto né quale au- 
torità fbflc data da eflb a* Ve&ovi di quei tempo ^ che per 
diverfi rifleffi all' Impero vantaggioli » come bene pondera il 
Muratori 10^ ott^méro in altre ancora cofpicue Citta il di<« 
ritto di governarle in luogo de^ Conti , e de' Marchefi, che io 
9& per lo Impero prefedevano. Siccome più non iappiaoio • 
qual* altra autorità aveflèro in Volterra que' domeflici ^ ed 
Uffiziali fucH » che per aBtichi0ima tradizione riferitaci da Raf* 
faellp M , « dagli altri nofiri Scrittori (3^» fi vuole» che deAi- 
nad fodero dal Sopraddetto Ottone al reggimento della me- 
defimap MaJl vero ai é» che non fi trova mai, che i Ve-* 
(covi alcuna forra di difpotica autori^ nraflero fopra di lei* 
Anzi , che poca » o ninna io efietto ne aveffero » lo perfuadc 
ad evidenjea il libero dpnciieio » che n' ebbe la già mento« 
vata ContefTa Matilde» gli Mtf!na)d di Jei » come dee ere* 
derfi ; il titolo di Conte di Voltura nella p«rj(boa di Tendi- 
ce, che fu argu^entaco ne aveflè il governo } e la fiinguinolk 
rivolta de' Cittadini nel 1164, ^ contro il detto Vefcovo Gal» 
gano; che per quanto fi fappia^ a promovere fu il primo 
il fuo pretefb diritto p ftaccaodooe dall' Impwadore un op^ 
porcuno Pipbma ^ 

Dopo un tal fatto noi troviamo Tempre delle grandi 
tmplican;ce in que{|o a^are ^ poiché gmromaì non fi ftette* 
ro ì Cittadini di ricorrere agli Imperadori medefimi » da' 
quali bene fpeflb fu la Città favoreggiata con riceverne* gli 
omaggi di fedeltà, amminiftrando liberamente» 9 fenz' altra 
dìpénden^sa i pubblica aifaii » come farò vedervi in appref* 
- M > fo_p_» 

(x) PilTert^ 71^ iti. Mcd* £va« Curzio Ingììitzsmdikù agllScarid* 
(i) Comment. lib. ^ Gcograf. ili in Proemio* 
(3^ FalcoQcia. Hiftorìar* Iibr# u 



«ÉfiBta^ii^^ai^flflfe 



yi DllSERT. ISTOtlCO*ETtVtCA 

io. Ed in feguico, abbracciata che ebbe la Citti unita^ 
niente colla Repubblica Fiorentina » la Guelfa fazione fi 
pofe francaoiencc ibcco la protezione de' Re di Napoli fo*' 
tenitori di quella^ come pure a fuo luogo farò fentirvi». 
ond'è eh' io non trovo , che alcun Vefcovo fi ponete mal 
in pofleflb della pretéia giurisdizione, a riferva di quelle 
Terre , e Caftella con diverfi titoli acquiftate al Vefcovado, 
€ queftir ancora forente contraflati per le antiche ragioni . 

Ma quello , che più fa ftupire , è il ritrovarfi origU 
nalmente ne' noftri Archiv} un gran numero di atti pubbli- 
ci» feguiti in ogni tempo, ed in quello ancora, in cui €• 
rano nel maggior bollore le difcordie co' Vefcovi , che dal^ 
là metà del fecolo duodecimo, oltre al corfo di 200. anni 
durarono , pe' quali ad evidenza fi prova , che la Città li- 
beramente di fé ftefia , e degli affari Tuoi difponevai e dalle 
Terre foggette gli annui omaggi di fedeltà riceveva} e per 
darveneun faggio, ri dirò, che nell' anno 1124», nel tempo 
ilefib del fopraddetto acerbo litigio col Vefcovo Pagano, fti* 
pulò il noftro Comune un fdenne accordo colla Repubblica 
Fiorentina per cagione di Gabelle , e di paflaggi di Mercan- 
zie da un Territorio all' altro » la qual cofa un puro dirit- 
to contenendo di. regalie» che al folo Principe, o ad una 
libera Repubblica fi appartiene, giammai fiipulata non.fi fa<- 
rebbe dal Popolo di Firenze, fé non avèfie creduto di pò- 
ter farlo ficuramente } i capitoli del quale accordo lungamen- 
te ofiervato , nel noitro Camerotto originalmente fi trovar 
no} regiftrati nel Cartolare ancora del Comune (0 • 

E paflando più oltre dirovvi , che durante il tempo 
di dette diftordie ;fi leggono nel libro fieSb non fi>lo le 
fbmmtflioni, o rinnovazioni di foggezione fatte al Comune 
di molte Terre, ma eziandio di quelle ftefle fopra le quali 
i noftrt Vefcovi un' afibluto Dominio « pretendevano . Tra 
quefte la principale, fu la Terra di Pomarancé , che forfè 
dagl! impegni infaflidita » che per fua cagione bollivanoi 

. neir 

■■ ' ■ ■ I II I ■<»<Éii^>— — 

(x) A Q^rtt ém^ 



^■MMh^h»! ■ ifirf» 



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,.BdMft»iia«fe^MaÌtataMMlttriÉBMiMttniL: 



/R* «tÒN A MEI» t 6 JV-. JiJ^ 

Mll^anho 13^.2. giurò » quello fedeltà » effénàm Pùdeftà di; 
Volterra il Conte Alberto da Segalarì, come appare n^ rc^ 
giflri 0) di detto libro, e lo ftelfo p^r-fece «m grtoinu* 
mero > di Catella; di quel coiH:orno • 

La Religione Vallombfofana ibtcopoTe an4h* efla nel. 
i^s'S. al fioflro. CòmuM il CafLeUò di Mòfvta Vei^i»ic.bi^; 
Villa idi Guaida per metzo deir Abate Simone, e AiQt Mo*. 
nsci (^)'f de' quai luoghi per concefiioni Imperiali la giu^; 
risdizione . poiTédeva ; ficcome nel I2p8« V Abbadeflà Prezio^ 
fa, e fue JMoaache Padrone^ del CaAelIo di San Palmassio-»; 
in cai piure: tn oggi godono non pochi diritti , fecero del^ 
medesficuo alla. Giuà una libera ceffione^ a motivo d^Ue in» 
quietudini , che da^ vicini Signori ricevevano ; ond' è chOt 
prefe ih prottzione del Comune, furono fempre aiutate; e 
éifelc; e finalmente nell'anno 151 3» in altro Mona Aero a 
podà eretto per cfle, nella Città trasferite < E . pufe ' non? 
fembra credibile, che perfone Relìgiofe foggettarc fi volef*- 
fero piuttofto ad una Podedà Laicale , che. ad un Eccleiia<^ 
ftico Prìncipe ^ quando creduto aveflero di poter failo il-^ 
curamente. 

Nel modo medefimo a quella Repubblica fi (bttopo^* 
fero molti Signori ; che non poche Terr«,'e Caftella ìli Val 
di Cecina dominavano • I Lambàrdi ài Caftel Nu3vo tiit 
III 2. in cennpo d* Ildebrando foggettarono quella Terra ak^ 
la Città , con facoltà dì edificarvi Una Rocca . come fu fae*^ 
to'f rogatone il Contratto da Ufimbardo (3) Nota>o« Albert 
tò de' Nobili, Signori di Querceto, nel t^si^ fi^ce Citta^. 
dino Volterrano, ed il Caftello alla medefima fottopofe i^Jr- 
e pariménte Ser^cino, ed alCri Mtnbardi del- Gaftdta ddla^ 
SafiTa nel ii83« fedeltà furarono ;0^ ^al'Ckimulie^ CosVpiin 
re fecero i Cavalcainti delle Joro CaileUa; di ;Libbiano\ N|k>nn 
cerufoli, e Roveta. I Conti di Caftiglìone di Bernardo defó 

■•/'.: l V . ' X rlft. » 






(i) A fcarttipV .... 14) 'Carr tol. t t- 14* 

(iX A carte 34. e jr^. (j) Detto ^a rC* &^»< 

(3) Nel Cameretto* 



J <./ \ ' 



^■^■i 



le loro Terre} ed altri niokt, ^e troppo» biago fiurebbt 
il numerare. 

Solo tacere «oo podp delU fommiffion^ 4i da« Card- 
ia, (opra le quali fembra, che chiaramente atreflfcro i no* 
^ri Vefeovìi per lan|;o tetv^po imki verar accoale gii riedizio- 
ne . Il primo di quefti è ìi Ca^lh^ di Bengnon^ , dav' e« 
glinò sreanp una fortiffima Rocca» e dove. il ià, che i me- 
deOmi per qualche tempo batterono la loro moneta , alcu' 
Ita delle quali mi tieii d*cto cooièrracfi pff. ìànCci dt Fi' 
fenze } feDbene non mi fi^ io abbattuto a vederne . B 
pure quefto C^ftello^ ancora nel ijt%, $ foctivpcfe d) fi- 
nalmente aUa Città $ ed una tal fommàffione nvendo ac- 
fXùs più che mai viva }a guerra ^a il Vefcòyo, • la me- 
delimn, donÀnata allora da' Belfortt, andò la cofa jA avan. 
ti. $h9 «leani anni dopo io- una popolare fotte v azione con- 
tro il Vvtcovo Allegretti , £0 quafi del nptco de(blacp il (a- 
pradd^tto Caftclk), nella coi Rocca fi era egli |6oi:tificato » 
donde piutVoljb che arrenderfi , foffd di vedere lotto a* 
fuoi occhi trttcidarfi due Nipoti (>) : il qual delitto pe« 
rò non fi rifcontra ne) proceflo di tal fH^P» phe efijle tut? 

V alito fd il Caftello hi que' tempi a0*ai rinomato di 
Monte CaftelU , che i noftri Vefcovi pure aveano largamente 
con molti altri alf intorno potTedoto per Tuo te che era da 
quella parte Un antemurale del Volterrano Territorio . E pure 
ancora quefto nel i 303. tc^ofi dalla ubbidienza del Vefcovo 
aUa Citte à (bttojiMlle, <f per efih a Cuccio- Melavolt'r Podeftà, 
f ad Aggradino m Ut&cn fuo Capitano , regiftrato U tutto 
ftt eartenfum tì4 fópradd^tto Cartolace^ 0> , dove fi leggono 
r patti d^laibggeisiooe da Saracino di Rocco ftipnlata. Sin- 
daco eletto di quel Caftello. Vero k bene), <;he vna tal 
ibggeaione riaceefe al Altramente deHa guerra l'incendio 
ira .la Città ^ $d il VeKcavQ, e ranti furono i danni » ed i 



(i) Detto artì «^é.' — (3) A ctrtc 117. finoa Ujr 

(i^GiosVilLIfton FioreIexi*c«|X5« 



RAQIOMAMtMTfl IV. 9$ 

lacche ggUmemi fatti da' ftafiri Cictìdiiii (opra le Terre del 

Vetcorddp , che il CqdriUAe fu lungdmcfttfi foctopafto ali' in-' 

terdctto { dopo dd quale, venuta ia Cittì per ìnfierpoiiziooe 

del Pontefice a crattaco di iacjcozdd . col iiiioro Vefcovo Ra-. 

nitri B^lforti, fucceflbre di Rmiìccio^ fu il tutto acquietato 

eoo uno sborfo di danaro , e fatta poi dal detto Ve(co¥o «ina 

brinale ccflìone lìelb Ht^Cb Caftelio U) al Coi&Ufie^ Pi»ca: 

perd fi profetò di un talp accordo» poiché «lofirandofi H^: 

CafteUa . ffOEipfe v^rio , ed Anqutcto ttntò 4ì darfi ibtto i£ 

doQiinip:de'Sane(if daVquali fu b^n cqilp reilttiuto; nisi 

non. moka dipoi piefe il tonpo di fb^tcaxfi alla Repub-^ 

bliea Fiofieotina , che ijon v;ar) piteefti , e promefie acqiiie* 

tando il noftro Coanine^ per Xe ilefla il ricenne, ttienda U 

AedefiaMi «Uooriguo GaAallo di Silanòied alla fua fbrtifllma 

RiMaea^ cfae eiièfido prima ancóra efla ^ Volterrano Ter '^ 

ritofioi fu^ al dii« di Rafiaello Maffiei (^)f occupata ad uii 

tratto da' Buonparcnti Ghibellini ^ fiMraiifi:ici di Volterrji ^ 

a' quali fu poi tolta a tradittenta da' Petroni di Siena lon 

ro a£ni ; Qhe in efTa fortificatiii $ e .ftabiUtiii per qualdie 

teaipo.la vendìmMo jn:ap|tf^o^a^Sk)relaìni# 1 quali gm« 

dicarono a prò ierq per la uà iitna^tone di non più re^ 

ftiruirla m JLe quali co& a oiia Cfedetfi .chiaramence jdiaio^: 

ftf aao non effeie ibca &taz fondamento di ragione la fier-^ 

petua f efiiiea^a de' Cittadini di fpttoporfi nel tefnporale al* 

la ubbidienza de' Vefcovi^i .. 

Coaletma lo jMki 1* uitiipa fiiggeidbneg che fede H Cà^ 
iQMAp ti^ì AtsS* ^1* impcradore Orlo IV. (s)t a cui ayen# 
do ipcr cale effetto fpedjti in Fifa quattro Oratori, b invi^ 
tò aiioom a piKtai£ in pcrìbna a Volterra j per rìcctecno 
formalmente 1' omaggio, confonde egli fece ir di 7. di Mar« 
a;o %ZSS»* efiéndori Jftato accolto conoe Signore, (iè^iovò 
al Vefoo vo Filippo Bdforti V opporli vivamente a tal^^atco:^ 

■ ■ . {CO* - 



(i) A cine JL94» JiaaJL ^ Voilani UUne f mmHia^ 

(t) Conomenu lib* 4. Geog* cap« C%% lib« 4. 

(3) Ammirato de* Yefc. di Voi-» - . - 



J> 



^6: Dis«£itf. K^cRicó^EtiiuseA 

comc^ léCvo^ di quella giurUdizioM ^éhe pretenderà per ii 
£>ip!toLot cenaci da'- Cuoi Ancoceflb^i ; icrip&rocchè al fola 
Comune confcroiiiti furono tutti i dtriccl di libertà focto 
la protezione» € fo%'ranità dell' Impero • Ansi che avendo 
il Vefcpv^ fino a Roma feguito L* Ifxvperadorei còl precedo 
di ftrvirlo nella fua incoronazione, nuli* altro potè fiacca*^ 
fs da eflb ie non la confernia di efleM Giudice Imperia*» 
le de^ appelli deUn caufe civili, e criminali, non Xob nelr 
là Città no(lra^,>ma in tutta quanta la Toieanai e>quel(» 
di altri antichi privilegi ditlintanaente riportati dalToprad«^ 
détto Ammirato nella fua Vita ; i quali <iafcvn > vede t; 
quanto diverfi fieno da quello, che a' Velcovi di fopra actr 
cconati arano dati da altri ^Imi;eradori accordati.* 
r lUi^adre - OrleuA (\i' pdrò ntUa lua Opira tntitolaca 
f^OMs facer <^//r4j^ri2r/Si^6'^Vefeov4:di Voiter^-a ^ tratta*'* 
do, ha pubblicati mold Diptomi laÀpcrtBli-da effi c^tenu*» 
ti ; dicendoci , che aoctntici 'esemplari /preflb di (ie ne te« 
fiea» in uno de* quali, che aiferiice non eifere venuto a no** 
tizia ^11* UgheHi, eflfo Jmperadore JCarlo iV: a detto Ve- 
(covo! Filippo concède''' i}'-4en[ì$oralè tdomihiov della Cit^ 
tk f del fuo di(lr«eto \ e della Dioeefi % mimeranno in ef- 
la eitca. accanta tra Terrea e Caftella , delle qiiafi prima di 
tutte annoverata Sangeminiano apparisce. C^efto Diploma 
è dato. ì« Pifa T anno 1355. il dì 23. di Maggio, ( che va** 
le a dire oltre a due mefi dopò V cubaggio ricevuto m 
VcÌkc)kzidz\ino{ixoi(jot^ 'cdnferftiaco.> anche poi a fa- 
vore dèi Vefcpvo «Pietro Corfini r Ktmì i^h in ^Praga, do^ 
ve egir fa fpedito legato. Apoftolico a ^detto imperadoro 
dal PenDefice Urbaio V.f e. di quefta .ccMiferma; anoora n» 
ariporta Y Autore copia , cosi' egli dice , autentica • 

Del. retto poi un registro autografo di lettere del fopra 
(neaeoaratQ pomate» Ve fcovo Filippo. Belfortii ieri tee da ella 
a vao) Principi, Signori, Repubbliche, e al detto Imperado- 

a*e. ancora confervato nel noiiro Are hi vip, ci pone a mara* 

^vi-^ 

It) Tom* j.p^rt*^. llb. 3. cip. jy«-.. / 



It A 01 0« A M E NTO !V. p^ 

Viglia fi>tt* occhio il contegno, coi quale co' Cittadini fì re* 
golava» forfè non dirimile a quello ^ con cui contenuti (i 
erano alcuni altri Vefcovi più faggi » che amata avevano {a 
quiete, fenxa vokre fempre acceib il fuoco della difcor« 
dia • Imperocché da molte di quefte lettere fi rileva , che 
conofcendo eflb la difficoltà idi ottenere fopra ì Cittadini 
quel libero Pominio, che forfè non meno degli altri brama- 
va I ma che in vano tentò confeguire dal medefimo Irnpe- 
radere» (i contentò di falvare in certo modo T apparenza 
edema della fua dignità , rìlafciando in foftanza a' Magi* 
Arati , ed al ConfigKo della Città la piena libertà di rifoU 
rere ne' pubblici aifarì. Ed eccovi il fedele rapporto di U' 
na di eflfe, dalla quale meglio intenderete il regolamento di 
lui '9 lufmgandomi , che avrete ancora il piacere di cono-» 
fcere la purità dello Aile» e della lingua ulàta di quel tem-»- 
fo in Volterra da' S'gnori di qualità • 

^o0mi 4gn§lim de SMlimbenis» 

M\, Appuri agi Bmducch nofiro Notm-^ , che tu vedendo quante 
e^ Pijfkni ci fino ediofi, perchè qui fi ricettane ^ Uro Efiiti^ 
né per le loro minaccia intendiamo di rimanerxene^ t*aopre- 
refti volentieri p eie noi fiffimo una cefi col Comune di Sie^ 
tue . Fai f come fanno e* perfetti » e veri amici » per lo fiato delP 
amico Uro; di che ti riniraziamo affai ; e come ti firivem^ 
nto per la prefinte delièctatamente ti rifiondiamo » che confi^ 
derando , come per lo Comune di Siena fi tiene occupata la 
Poffejfione di Mohtealhano^ comperato per lo Comune di Volter* 
ra nel Palazzo de^ Nove , et in loro prefinza , e di loro co- 
fiiem^a è pagato , e di quello fi raccolgona e^ frutti ; et- anca 
di queflo non xontenti hanno cavalcato , arfo , e predato fu quel» 
lo di Volterra ; gli animi de" noftri Cittadini fono per quefia 
sì sdegnati , che dubitiamo , che ragionando ora altre cofe , fi 
prima quefio fatto di Montealbanq non fi cjonciaffe , più sdegno 
non ne nafceffei Ma fi tu credeffi^ che quefio fi poteffe fimi* 
^^9 ragionandolo p cercandolo tu coftà^ faremmo comemi, che 

' N ... p:i 



\ 



98 DlSSERT. ISTO&ICO-ETtUI^A 

fiù toflo fi féceffc per ma mano. E mi in quefio^ t ncU' al^ 
tre é noftrù potere ne feguiieremmi^ il tu^ configlio • Di quefii 
fatti avemo informato Binik Latore iella frefente . A lui da- 
rai piena fede f e quello ne dclU^eri , ti piacerà rifpondere al 
pia sofio , che puoi. 

Pbìlippus 

Vili. Martij. 

» 

Dal tenore di qucf{t lettera» rm ben vedete r «oa nrt^ 
re avuto il detto Velcoro alcina tucorìcà di rilòlvtre da 
fé medefìmo negli affari dei Comune, non oflaate ehc Boc-r 
chino di lui Fratello difponeflc io quet tempo quali aflo* 
lutamente de*medeitau^ e piuttofto il ravvila , ch'egli ci* 
mentare non fi volea a proporre accordi , ed alleanze col 
Comune di Siena nel bollore dello sdegno contro di queU 
lo conceputo per le caufc fopta efpreffe da'" Cittadini di 
Volterra •. 

Moke altre potrei aiSdurvene dello ffedor tenore , che per 
non tediarvi tralafcio i ma in vece di quefte per moftrarvi con 
evidenra la verità del mìo affimto» un^ altra vogHo ripor- 
tar vene regiiirata tra le pubEdiche delibcraaioivi (0, e da 
me rcafeelta fn tutte le adtre, che in gran numero vi fi 
leggono^ (lata fcrtsta nel r$i }. da^ Deputati delle Città fo- 
eie adunati io Siena a parfainiento al noftro Comune » ad 
effécta di dHfiiaderlo dal trattare accordi co* Pifani r da' 
quali e(!b in odio di Firenze ^ e della Lega Guelfa ibftene* 
va con gran rincrefcimento , ed aggravio un' afpra* e ùuì^ 
guinolà guerra, tanto in Val d' Era » quanto in Val di Cecina «. 



Viris nMHhiìffapìantiius^ & difirais, Damims Poufia- 

tif Cé^pkaneo^ duodecim ReSorihr^ & Guterna fonia s 

Ciniiatis VuUerrae Amicis Car^Sf^is. 

Amèafeiaiates Civitainm Bonmtae ^ Fkremìae^ Lutae^ Ve^ 

^^i^ Urbis veteris ^ CafteUip Prati p aliorumque Commamum 

So^ 



(i) Xx Lib. Conili» a e» aj» 



Idi 



Sodei'afìs Tnfike £wfiku$i 0d farkmtnsum in Civìtatc Sns^ 
rum^ qMm fibi J$lutem » 

L/Cuhs nofiros ad simirationtm , & mì turkétmim snimos 
nwt mùdkum prwHavk » qu^d nmffime dutum efi mbit intel^ 
ligi, videléseit ^H$d cùm Pifénii itdmicis vefiris , & mftris 
f tritar imendiiis ehi sréfSasam: é^ qu%d habttis Pifis Amba^ 
JciéHeres veftros irdSatum iffum fnmùVfnìes . Lkei , cmfiitìB* 
iis fiNriifudine ^ pr^$ape , & fn^kkntia , ve fi vis 4>p€ribus rt^ 
iffoSis , & frmcimis iemp^ibus fcr . vos gefiis , verni futiiier 
eràduUtjasi mflrae herretudum, & pmiùs.mn eredemlum. Nam 
fUèfmdo jpffjfei csriffimA Mmiciùm ve firn f rubata aliqualiier nas ^ 
kac wà deeifereì QuMmrju0m vas iffoi fallerei is , qui nobif- 
tum difiretum virftm CavaliMCium veflrum Antbafciatorem àa^ 
beùs ; & nos Senis e fé femitis ad inrdimndum , ^ frovidendum 
00 , jfU0efpeilan$ ad fiaium prafjfierum ufirum , & mfirmn. & 
ammum amicwum ;& diSwMm Pifamrum periculum^&mcrtem. 
Cef^è detraSimem vtftram » naftrum ^ & amicar am pericalum , 
^ non fine dolo ; & materia dolendi faeeretis , fi fic negoiiam , 
fdod non reti fi$ no fifa trednlitai^ fé haberet. Semit enim Am^ 
bafeiafor vefter^ficm nu aliif quidqaid Mgimu$ sd fortificane 
dttm potentijtm isefiram^ é" nofirmmi & ad vefirai, & no/irat 
injuriàt vindleandum ; nec non sd Pifanorum €ornaa, quae mt* 
per temere eleva ffe videmur^euin eorum fuperbia conterendum. 
Et proptetea non fine fu^pmo vm reqtàrimtts i bortamur , «^ 
jcaràm fratemitaiem , ó* probatam junicitiam vefiram rogamus^ 
affeSione quàneam poffìtmus » ampliwri » quod ab omni PifanO'- 
rum tretSatu nefiras memes ^ & animum àverwis » & eorum 
fuafimibus infidelibai , & dolsfitoiibu»^ non credatis ; diSos Am^ 
bafiiatores ab inde fotaUter revopames f & quod JiSo veftro 
Ambafciatori nofiro Gtdkgbae mandesie ^ fuod fifcietaiem , & 
uniomem noèifèttm firmet ^ cum eapimlis otdinatis , vel 4tUis ar* 
bkrio prj9vSdemÌ0je fOefirae fonendis ad ea condecentibns , ac a* 
lia faeiat % quac ms ipfi faciemas fecnndum ftaium « & tmdi^ 
tionfim vefiram, quam jaugeref& 4:on[ervare tamquam noflram 
fupimus , & fiudemus ; & nobis fuper prediSis ircvìter re* 

Ni; jjri- 



100 DlSSERT. IsToitieo-ETiùscÀ 

firibatìs de vefira mentirne mfiris frecièus graia , & #• 
more • 

Datum Senis die XXIII. OSoiris Inditione XII. 

La qual lettera così toccante eflendo (tata letta nel Coa« 
£gHo generale, fu rifoluto con gran dibattimento rifpon* 
derfi a Siena , che il Comune di Volterra per dar quie* 
te, e refpiro a' Tuoi popoli voleva fare una tregua parti* 
colare con quel di Pifa fenza alcun danno, od ofiefa della 
kga, da cui nel refto non intendeva di fepararfì, né unirfi 
a' Pifani loro nemici . Onde fu tal proposto fu fubito de« 
liberato d' inviarti a Fifa di nuovo Vanno fO di Chino Li« 
fci, per fermare i Capitoli della tregua, fenza che neHe det* 
te così importanti rifoluzioni alcun conto fi vegga fatto dell* 
autorità Vefcovile. 

Per concludere dunque , t riftrlngere il noftro argo* 
mento, pare che fia con tanti monumenti fchiarito , che non 
refragando i replicati Dipbmi, e loro conferme di conceP 
iioni dagl* Imperadori emanati a favore de'noftri Vefcovi, 
niuno di loro mai fu ammefla al governo della Città, e delle 
Terre a lei ibttopofte • Onde io per me riflettendo alla condì- 
2Ìone di que' tempi inquieti e fluttuanti, direi, che Y infelice 
noftro uccifo Vefcovo Galgano male^ a proposto W primo di 
tutti, per quanto fappiamo, un vero dominio pretendeflè 
fopra la Città noftra e Tuo Territorio, ed un Diploma di 
conceffione dall' Imperadore Federigo L ne di(lacca0e • Eglt 
affidato nelle ampie ricchezze del fuo Vefcovadoi nel favo^ 
ve di CeTare, e nei moki acquifti di Terre, e Caftella fat- 
ti, come fopra dicemmo, pretefe porre a' Volterrani un 
giogo, che appunto efii, con>e le altre Tofcane , e Lombarde 
Città, aveano fcoflb, e fempre più penfavano di fcuotercr 
Fecero dunque ' i Volterrani quello , che tutti faceano in 
quelle circoftanase di tempo ; e troppo Galgano , ed aicun'^ 
de' fuoi fucceiTori a far vive a' impegnarono qucUe ragio^ 

ni^ 

(0 DIA. lib# Ctnrj, A et aff 



JKÙtA 



RAfilOHAMBKTO. IV» ^ tal 

ni» che ormai più non curava una gran parte d^ Italia, anU 
mata per la lontananza degr Imperadorl Alemanni i che in-* 
volti vedea in altri gravi imbarazzi , e quindi per la de* 
bolez^^a degl' Imperiali Vicarj » e de' Marcheiì ; per cui le 
Città veramente a Comune fi xeggeano , e con tutto V ar-, 
dorè procurava ciafcuna ricuperare « ed ampliare ancora ik 
fuo Territorio , fmembrato appunto dagl' Imperadori me-> 
deiimi, tà infeudato a' Signori particolari. Confeflb per ak 
tro, che i noftri antenati poteano più rifpettare la dignità 
de' proprj Pallori » e con più quieti compenfi fineglip all' 
avvenire provvedere» né si fattamente le proprie forze di-» 
ftruggere, quando altre vicine Città $* ingrandivano a dif- 
mifura » e collo fteflTo loro ingrandimento V oppreffione alle 
akre più deboli minacciavano. 

Ma non furono folamente le difcordie co' Vefcovi , 
che lo fiato affliflero della Citfà ne* turbolentifiimi tem- 
pi dopo la fua riftaurazione ; ' poiché ancora da' Suddi* 
ti, e da' vicini molte moleftie ebbe a foffrire nel fuó 
Territorio a cagione della nobile vicina Terra di Monte- 
veltra)o , in cima a cui s' innalzava una fortifiima Roc« 
ca • Io non faprei già dirvi di qual tempo quefta Ter* 
f a , a da chi foflè fiata edificata » ed in qual modo cte^ 
fciuta foiTe in molta forza, e vigore, (lon avendone not 
fé non confufe le memorie i dirovvi folo coli' Ughelli (<> ; 
avere il Vefcovo Pietro nel decimo fecolo acquiftata la 
giurisdizione della medefima da Adelberto , che n' era Si» 
gnore , che bene fi può dubitare , che fofle uno di quel 
Conti, o Marchefi, o Longobardi .. a Fraacefi, o Aleman«< 
ni , de' quali parla diffìifamente il Muratori <») } e che forr> 
fc ancora nelle Città (3> per li Re d' Italia, o per 1' Im-^ 
per io precedevano i quindi è lecito l' incertamente congec^ 
turare, che qualche potente Famiglia, dei medefimi, innal^ 

zata avendo Cu quel Poggio la d4l$>i Roopsii fi i^i^e poi 'a. 

pò- 



(i) Tom. I. de* Vefc^ di Volter. (3) Curzio Tngbirami nella difif* 

(i> Deir Antich. Itah difs. i. ^nglt ^aiid» 



tot DiSSERT. IlT0t1€6-fitltfS€A 

poco a poco intorno ad dfa fabbricato; e tri lìfìiggife fi 
foITera da gran Dumcro di Famiglie idi ogni Aato, fortifi- 
cando la Terra in quel modo e forma » di cui ancora in 
oggi le yefiigia fi mirano. In ft^uito di che fattofi ivi ver- 
fo il fecolo undecinio un asilo di fuérufcici, cominciò el- 
la a ricalcitrare conerò Ja ftefla Città , e per reggere più 
agerolmente in fua balia, tentò bene fpeflb di darfi in rac- 
comandigia I ora de' jSanefi^ ara de' $an0emi»ianefi ^ ed ora 
ancora de' Fiorentini • 

I noftri VeCcofi ancora pretendevano di avere in ef^ 
fa Ja temporale giurisdiaione , atrefo che nella concor*- 
dia del 1125. di fopra emincìara tra il Vefeoro Pagano , 
ed il noftm Commie p non iiblo fu convenuto intorno al- 
la Terra di Pomarance , ed akfe Caflella detta Val di Ce* 
Cina, ma antiora fopra molt» della Val & Era, ed in fpe- 
eie (bpr'a qneflla di Montevelcfajo, e (va Rocca; iicconac 
di Camporeha , Caftelfalfi » e di altri in quel conwmo ; fla« 
bilito il tutto per rogito di ter Jldino Nota}o , e regiAra* 
to nel Cartcrfare O Sopraddetto. Vuole RaflFaello MalTeiC^), 
che quella riottanfe Terra occupata fafk da' Conti dì San* 
ta Fiora , e poi da' Sanefi , quindi ricuperata da Pietro Bei- 
forti potente noftro Cittadino, come fapete, e da Ini a^ 
Fiorentini irendnta; i qnsdi diroccate je mnra a' Volterrani 
h rendefiero» 

Gomunque pero ciò (éguiile, vedo dalle pubbfìche icrit* 
ture, eh' elk per qualche ttrttfo i fuoì impegni foflrenne; poi.» 
che ne( i237.abtnnnryo tin. lodo dato daKnAicame di Mandel- 
lo Podeftjk di FirevH^e a, jfavore deV notfro Comune contro 
quello di Sangem^ano , che nvea delle pretenfioni in det- 
ta Terra per Ja :foggcEioife ricevuta da alcuni Tuoi Terrier 
ri : come pure ìiì detto Cartolare (3) apparifce ; ma aven* 
do la Città noftra, c6me ivi fi ^gge,d air anno lajo* fì« 
no al 12^6. prefo' «ccertameMte ìì tempo. di^ comperane a 

pò- 

(t) A car. tM. . : f^) A can 7, 

(i) Comment. det* Uh. f, (t^ogv 



R A « 1 11 A U E NT a IV. l^y 

poco .a i»oco un gran nuaiefo di CtCs, torti , « Palagj di 
diverij particolari y e Signori d«lle medefóne, e rpecialmen*, 
te da quelli dì Q-afa Fic«liena, detti poi Pic<;]iioefi, da;* quali 
anche comprati furono |initam«ntc > Villaggi di Luppriano , 
« di Ponzano, col ridurgli ad abitare in Volterra, io? qua- 
lità di Cittadini! refiò analmente coiìretta la Terra tutta a. 
rifoggettarfi al ndiro Comune, conae per rogito di Ubaldina 
da Volterra ivi i^) & legger « nell'anno medefimo (a) fa re* 
flituita la Roc<:a da Buonaguida dì Amideo , e da' Tuoi com- 
pagai Capitani dt M^da^ che da qualche tempo occuo; 
pata la tenevano, ed f contorni tutti con ruberie e deva*; 
fiamenti in&^ayano ; eflèndofi io qucito affare vivamente in- 
terjpofio il Vefcov» Alberta* 

A dir vero però per la miféra condizione de' ttm* 
pi diflurbi , e mali maggiori di tutti quelli, che abt)^ 
mo defcritti fu corretta Volterra « fofferire in fé ilef- 
fa , e nelle fue proprie vi(c^re i poiché invaiata ancor* cilk 
al pari di ogni altra d' Italia dal veleno delle Guelfe, e 
Ghibelline fazioni, tenendoli gli fieifi Velcovi ora da una 
parte , ora dall' altra , divenne più v<^ci un tacrimevole tea- 
trp di itragi fPà* incendj. Prevale in lei per quakbe tenr. 
pò da primo la Ghibellina, unita a' Pifani , Sxù per la cpn« 
formità de' gen) , o per l* asinità di que' Magnaci, che aU 
la maniera fiefla ii vuole, che laiciati fo^Tero in Pifa da 
Ottone il Grande, dal quale parimente rifatcite furono la 
rovine di lei dagli Ungheri fo^erte, conforme ilTroatpi (3), 
ed ii Sigonio (4) raccontano j; ond' è phe jntieme co" Pifani 
fu bene fpeflp dal Comune inviata la gioviecKCÙ in buon nu- 
mero alla conquida di Terra Santa (s), noleggiando^ le na- 
vi a fpefe pubbliche. ., 

Quindi nell' anno 12^4» tornando Io eférclto Fioren- 
tino tutto baldanza dalla devaftazione del Contado Sanefe , 

for- " 



■■■M^^MMMIaMPHWM^MMMMnpBHMÉto^feMMHNWl^HMI^ 



fi) A car. r- Toitcrraoo Gfogn lilh. i. fol. ^t^ 

(z) A car. 18. (4).I^« Rcgn. Ital. L\h. u 

(5) Tronci Annal. di Fifa del p^i. p (5) Trowi d«tt. Aaiiaif • 



fof prefa ad un tratto Y importante grolla Terra di Poggi- 
bonfi , rifolvectero i Capitani di quello di fare ancora una 
itibiu ìncurfione nel vicino Territorio di Volterra , per at« 
terrire tutta la nemica Ghibellina fazione t la qual cofa a 
grand' empito efeguita col iaccheggio deHe Campagne , e 
delle Ville ; talmente fé ne commoflero i Confoli , e gli ai- 
cri capi Ghibellini della Città, che armata ad un tratto la 
irioltitudine del Popolo fenz^ altra guida, o coniigUo» che 
del loro odio e furore , corfero ad attaccare i predatori , fi- 
no a' piedi del monte della Città (>) inoltrati, e gli rifpin* 
fero alla prima con molta ftrage; ma fopiaggiunte le fot* 
ti ordinanze della Fiorentina Cavalleria (>^> , non folo non 
reflero alla forz9 della m^defima , ma patte sbaragliati, o 
parte verfo Volterra rifpinti con maggiore difordine e tu- 
multo di Quello , coti ciii n^ erano ufciti , arrivarono ad un 
tratto • alle Porte ,. mefcòlati i vinti co* vincitori, i quali 
eoirajuto de Belfortì , ed Aécectanti Capi della Guelfa fa* 
zione , che ben fubito furono ad incontrarli , s' impofTef- 
farono di una delle medeiime Porte ; e già fi preparavano 
alla intiera occupazione della sbigottita Città , quando il 
Vefco^o Ranieri, che Ghibellino pur' era, col Clero, e coU 
la Croce fi fece loro incontro, pace, e mifericordia pregane 
do. A quefto tutti i Capi s' aggiunfero di parte Guelfa, 
che non pochi erano , e potenti i ed i loro ufiiz) interpo* 
nendo a prò della Patria induifero i Fiorentini a tralafcia- 
xe le oftilità , a coadizione però , che fcaccìati dalia Città 
i Ghibellini, fé ne riformaflè a parte Guelfa il governo in 
quel modo; e forma, che più loro piaceflfe. Diftintamente 
il Falconcini (3), il Volterrano (4), f Ammirato (5), ed il 
Villani (^) , con altri jStorici di quel tempo fanno la defcri** 

' zio- 



■ (i) Frfcomr.- Miftor.- Vohtrrn • r4) Cc«g. lib. j. 

I-ib. 3. (5) Delli Stor. di Fir. lib. ». 

(lì VIIhiN lib.^. , A^etin. Hìà. l^) Lib. 6. cap. ff. 4tliz Ifiorii 

Flor.Jib. »• ' Fiol:cntÌ94» 

(3} Hiftor. Volat. llb. s« 



R A ftl OM AMBMTO IV. lOJ 

2!bne di quefto Cubico tyriBfiicnento , dopo di cui accorda* 
te pianamente le cofe» (eqr' altro danno, e fenz' alcuna in* 
novazione' del libero fiato della Città » fi partì il Vittorio* 
fo Efercito dalle fue mura, e portofli con eguale velocità 
verfo Pifa , sbigottita ancor^ eila per sì felici , ed impenfa- 
ci progredì de^ fuoi nemici j onde f^ sforzata d^ inviare 
colle Chiavi della Città incontro air armata vincitrice i 
fiioi Legati, ed a far pace colla Repubblica di f irense» con 
quelle .condizioni , jche in circoftanze A fvac^taggiofe più 
P^iaccfuero sdla medefinia fO» 

Pa quefto tempo refiò in Volterra abolito il governa 
Ariftocratico de* Cohfeli , e fu (labilico quello di dodici 
Anziani, >ed il Palazzo «retto per la loro refidenza, che tre 
anni dòpo, cioè nel 1x5 7. fi aprì, come nella iferizione d 
legge , pofta fopra la Porta de medefimo • 

Ma ciò non oftance non acquietandofi lungamente, an- 
9n fempre più infierendo Y odio , e la rabbia delle Fazioni » 
ièguitarono Tempre nella Città con k vicende, che altrove » 
legare, e le ftragi cittadinelche . Nell'anno poi ^260. feguita 
ali' Arbia la vittoria de' Ghibellini fuorufciti unkt co' Sanefi» 
e fofienqti dalla forte Cavalleria Tedefca di Manfredi Re deHe 
due Sicilie , nelle Tofeane colè molto interefTato , e vigilantes 
e viceverfa poi nel 119;. la fconfitta di quefto Re medefimo « 
datigli da Carlo d* Angiò, divenuto per tal vittoria fuccef* 
fore nel Regno Napoletano , in CAii pofcia molto più fi fla* 
birlì per "la disfatta , e morte data a Corredino di Svevia^ 
nuovo fuo competitore nel Regno , mucaronfi le cofe per 
tati vicende in moki luoghi d* Italia , di maniera che circa 
il i$oo. affrancate ie Città Guelfe di tei, e fra effe Vol- 
terra, fcopertamente all' Impero negarono ogni tributo, ed 
omaggio. Quindi il noftro Pppolo ne prefe occafione di fu-* 
fcitare una fiera folle vaztone (*) contro la Nobiltà , pretenden^ 
do di non volere più foffrire pujbbliche gravezze} per ^are ia 

O qua- 



(i) villani, ed Ammirato in 4c|« (;^) FaZcoflC* Hiftox* libi^ 
i€ StQfic Fiorcijnac>t 



> 



Ì06 DrsSERT» ISTOEIC» ErtvsdA 

quale fu ^abilito coff nuoviv tà opportuni fegoLaiMCnti il 
Mag ilnua de^ dodici Dlfónfori del Popdo, che mvcaco m 
prògfcfTa con altre pofteiiori riforme^ i» ottch Fsiorl fa, 
convertito.. 

Ferm» per^ quafi tempre (fette Tunione colla Repub^ 
blica Fiorentina i non oAante cfi^ bene fpeflo moko^ he pa^ 
tilTe il noftro Contado d^lle invafioni de' Pifaaif divenuti 
di Volterra acerbi nemici f per tioiore deUe qyaU fappia- 
irio> che molti e gravi difpend)^ avea già fofférti it noAro^ 
Comune ^ Abbiamo ne' Regiftri di quej&i^ tenvpi i Pecreti 
di un gran nuniera di riftjiiuaziontr ed anco^ d> nuove fab-- 
briche di Rocche « e di Cade Ila per difefs del noftro^ Terrtr 
torio contro efli Fifani, Si leggono nel 1300^ diti gli ordini 
di rifarcire le Terre del Contado} e fpecialmente/ quello di 
rinforzare le mura della Terra, Borghi». Q^ Sobborghi delle 
Pomarance, e le Fbrce del CafteMo della SaSìr. Nel 1301^ 
emanò^ quello di cingerd di mura il Caffellp Volterrano 1 e 
di erigerli una Torre nel Villaggio di Ponzano. Nel r3io.. 
di edificare un Caftello nel Poggio di Senfano t di riere-^ 
fcere quello di Uliga$ino» e di riftaurare 1- attiro di Gabbre* 
co. Nei 13 ra» di rW^derii, ecH mumrfi tutte le TerrCr 
f Caftella della Val di Cecina . Nel I3tf« di ford una For- 
tezsa net Ciitello di Monte Verdi» -e di riparare tutti 
i FortiliB) I e mura della Città » e de^ Borghi i e di coixk 
l^rare nuove bali de», ed akre armi eoncro^ ì Pifani.^ 

Le quali importanti provyi(ionl dipnoftrano ad evtden-^ 
la quanto grande fofle V impegno deUia Citù di Pifa^» €be^ 
Glibellina era, coetro Volterra, ^àr ridiott* per La prepotenza 
de'FiMentini a parte Guelfa. In fatti aell'^anno t3i6« tro^ 
f2»idofi ella in anguftie sì per le difeordie interine , sì per 
Io pefo della guerra ^ ^ mantenere la quale di ricevere 
9/9n lo pareva da' Fiorentini, e da' $oc) gli opportuni Toc- 
corij; prooieffilei, trovo da' fopMddetei rcgiftrl (0 del noftro 

Ar- 



ci) D2I Lib» delle provrin del ijx^» 



mT- f **-— '«- r* Tj'M^^àT • - . » ' •■»-- %1 



Archiviò ^ rX^tecìfliino tratc^o di irn* i^mpsaf vifo accordo/ 
4:lifi litU ffc« so' Piloni per mezzo dell' Ahac€ di S. Giu^^ 
jfto CO0* f rafn. ffii:iim$nico^ . e xanMaaik^ jddla lApk , jreftau 
cfpofia $À iin «racto ila qiie&a pane aUa invafione de* fnoi 
oeiJM^ijCOfi £r6n Vigore, ifioot andati daJJguccioM detta Fa* 
gioia » per cui valore preiraleva. allora in Tofcana la Olii-*' 
beUiaa fazione» 

:Nò debbo qui tialafctare di efporirt un akro force im- 
p0gBO»4;he poco primari quefto intraprefc la Città no- 
^rajcOD jlpQrto dispiacere deUa Repubblica di f ir enee 4 la 
quale per jdi^io , «he mediante Je fazioni non li ac- 
CfmdelTe una ^uerxa. generale in Tofcana , iì preiè a pet^ 
jo «con tiitta la ibrza di fedatrlo • La Terra «di San«effli» 
BtaAO &M7i tempre in antico 4el yolterjrano Terdtor io , ۥ 
tafi irn dal. tempo de' jLongc^aoli mdto accrefckita di rie* 
«bezi&e,} et dspo la decadenza 4i Vokerta dalla fua an- 
lica grandezza , £ era talmente xiempiuta di Popolo , « 
d' illufiti famiglie , :Che yerXb T undccimo fecoto era «gua- 
Je,.e forfè iupejriore a 4C(ualche Città di Tofcana; ond'è« 
.«he anche <0k fi ^ra( pofta in Jibertà » iid efempio di mol- 
^e iiltre Ttttt .gorjsrtfandoii z Comune^ Ma ^crelciota a di* 
Xari(sira dopo da dejfoteiiene di f iefole, la potenza de^ fio- 
rentini codf attenzione al co«nmericia , « coUa Soggezione di 
tutte ie Terre ) 4e Signorie a fé vicinet «e JCùn quella in Cpe- 
cie della for^flima Terra di Semifonte in Val d' Elfa» a '^n- 
geminiano contigua, ilimò quel.OMntine di provvedere ;al« 
ìsi fua iicjBrezza x<^lo ilrigaerg in le;ga scolla detta Repub« 
4slica» che lii d' apposfiTo la nprinacoiava. 

^ell'annp 4iinqiie 1308. per leggiera occalxone di di- 
fpute di i:onfini verfo il Coroocchio , preceduta da altre 
gravi anvaréaz0 » & accefe inasn ildbito ìhi £ero impegno fra 
la Cvaài nodra, .^d iLdetto Combine • J regidrì delle .pub* 
bliche dcliberaEioni di queil' anno, tie* libri del iioftro Ar- 
chivio conferivate, 4Ììmollfano precifametnte con quanto ar- 
.dore fi foflero gli animi ^f cefi del aoUro Popolo per abbat- 
tere Ja detta Terra , :leggendofi in ,^\ V ardine ili mandaìrc 

O % ai ' ' 



I08 DltSEtT. IST&ftiee-EtltVft«A 

ad aflToldarfi quanta più Cavalleria fi poccfle in Val di Ne* 
vole, e nel Lucchefe , e quello di levarfi (t) duecnila Fanti, 
e Baleftrieri dalle Terre di Val di Cecina » ed arn»arfi le 
milizie cune del Concado; eflfenda pure ftaci «ondotti t Ai- 
pendio Nello, e Dino Pannocchieicbi colle loro masnade* 
Per Capitani del Popolo, e della guerra elecn furono An- 
tonio Sarunbeni, e Branca Accarigi di Siena » ftante T or- 
dine emanato dal Senato, che di quefta ibla Città fe ne 
facelle V elezione. Ma per la fpedizione dell' eferciio da in^ 
viar(i ali* attacco di Sangeminiano fu deftinato Andvea (>> 
di Gherardo della Gherardefi:»» uomo di fperimeiicato va* 
lore, la cui iliuflire Fam*^lia fino dall'anno 1213. era ftata 
afcritta ^aglt onori del Comune con molte efenzionì, negli iU» 
cuci di quel tempo regiftrate, che ancora durano ad oiTer- 
varfi. Ne per la parte di Sangeminiano fi ridette a ben pre-* 
munirfi , poiché accattate in Firenze (5) alquante migliaja dì 
Fiorini arrolarono ancor' efii quelle più miliz^ie , che poterò* 
DO, focto il comando di Medèr Simone Federighi da Napoli , 
da cui furono fatte n>olce fcorrerie per lì vicini Villaggi del 
noftro Contado sì dalla parte del Caftello di Pignano, a guar» 
dia del quale erano dati mandaci di Volterra (4> Nereo ài 
Cecino» e Braccia di Ranieri^ s^ da quella di^ Villamagnat. 
donde rifpinci furono , e sbaragliati » con farfene moki pri- 
gioni da Piecro Riccobaldi» e da Andrea ArdingheUi (5)9 che 
parimente con buona cruppa di Soldati erano Haci inviaci 
per cudodire quelle Torri « 

Furono dunque da detto Andrea ibrprefi , e diroccati 
alcuni piccioli Villaggi, e fatte in feguito grandi arfioniiC 
^ccheggiamenti nel Contado di Sangeminiano, colla prigonia 
di alcuni principali di quella Terra $ poAi in Carcere infieme 
eoa gli alcri in una Torre fulla Piazza di & Angelo , ove 

ileti- 



(x) Ex Lib. Confi!, a e. 46» j8. ^9. (5) Còppi eletta Lib« 

(i) Coppi Armai, dr Sangemìaian* (^ Ex lib* CotTiiliorun a ^S» 
lil>*.»« (1) III dia. lib. a jtf» 



fletterò (O luogo fccnpo rincbiuili e .dopo. di qutfto fi por-^^^ 
tò ad attaccane il CatikelloL doUa Pietra > aiuemurale di Sacv** 
geminìano, fopra di cui la Città noftra pretendeva avere 
delie ragioni, per la fpggM&ne da tCh iatta a Volterra 
r anno 1 198. (^) i quando non piacendo a Firenze il pro- 
grefTo di quefto Joriofò. àccaccoi ini mbzzQ alla Tofcèna fra;, 
due Comuni di parte Guelfa, fpedì a Volterra Jacopo (3> 
da Certaldo, Qctadino di ccedito, per trattarne ad, ogni 
cofto r accordo , minacciando in apparenza di porli da 
quella patte r che le armi non pofaflè; m^: in éflFetto rnsin^ 
dò un buon corpo di Truppe verfo Volterra (4.)» di cui più* 
temeva P' oftinàzione . Le Repubbliche di Siena^.e di LuC'v 
ca 8* interpofero ancor' efle, .inviando a Volterra Ambafciar 
dori. Ma a Lucca (5) più di. tutte» fi vede da' pubblici re^^ 
giftri » che con maggio): confidenza il Con figliò della Città 
aderiva; richiamando il Gherardefca dall'attacco del foprad^ 
detto Camello (^) » ove già da amendue le parti erafi fparto 
non poco fangue. Quindi a riguardo di tali mediazicdi^i y ^f^ 
delle aperte minacce del Popolo Fiorentino , fofpefe furona 
le oftilità ; e nel 1309. fa conclufo un . provviftonak acco^ 
modamento., ed una lunga tregua di annt« iventieìnque , cbft 
ebbe poi effetto di pace ; imperocché di li a pochi anni 
non potendo il Comune di Sangemmiano p^iù. reggere in 4i«{ 
berta , con decòrofe convenzioni & fiaggeCfò alla . ftèpìibbl w 
ca Fiorentina. 

Vincenzio Coppi fcrivendo gli Annali della foa Patri» 
9a\ principale fondamento di un fairoloio poema di M^ctia 
Lufu fuo compatriotto , grjn cofei ci £a fapere: dt queftaii 
guerra ; e fra le altre di una grande fiiqnfitta dait dalle:vgen^ 
u di Saogeoiiniano a' Volterrani , f mediante fil tèfrpre 



e; 



(f) Ex Ifb.Conffr. t^tf. • 

(2) CartoK a e. iq. 

(3) Cranic* di Mefs* Ptceia Cer« 
txldo nel Toiu« 4r dclk Reiaz* ^t 



(4) Falconcio. Hiftoriar. libn 3« 
(s), Ek lrÌ3F/<Coofil* a S%éi ^t^^^ 
.'W Qoppi .detti .lib% ,j# / ,r^ 



ti 



r 



Ctoiioni t jpofti M campo 4a jeffi.^ xlafiifiuili À94I Ci^^iCM» 
fti «ccifoi ìmiicafijdQpfe il facto «on 4u^'Vti:(l;. — 



I «y II 



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4 - ' *• .• l*ftV^<, »...•• ..••«««•/..JA .^•'' 

Sdbido /oot'tflìmo I «ome 4>jrcrva iik Mmcoiri: tx) ^ che. :f ai i^^ > 
m di ^amglicrle .non 4X>niia.cìò .ad ùùipt in; ìaììm^ jEc^boa: 
reifo J9 àne ^el fecolo iitcimQqu2MÓ nett' aflUnoxll Clttog*: 
gffl r /atto da' jGeAowfi» jf^ffi jad nfarfi , peosh^ in j^uanco 
al primo loro xitror amento , voglionp motti jScri.cQori ». «he 
sdquanco ^rìain fegviiTe » jcome jl rifcantra >4» irn |iaì9o 4li: 
jFttnc^fco Pecraxva (t) , jtiportaoo dal 4tcoo Muracori , Xffti 
^ìcs&r «chie .fido Jiet 3354* £s 4ie :Cfovaifi»rp in iioniliardla |. 
jna preeiikmence il Signor JLami (3^ ci fi noca una provai-: 
ione ddla KepubblH:a fiorentina , .colla ^joale fu ordina^ 
to nel *^i$0 i\ prpvfedcrfi » 4ife£i 4eile jfue *;£erre ^, Csu- 

: ^ Non^ fi .trova però, ich' io iibbta redoca, ia alcjano It»* 
fimo Shsfìico', .elle ^cto ^o ine foflèf fé iioni.<ddpo k me- 
jtjii diel^détto #?aJDtò« in Ipecie «ra f U «ferciti in. Camp^na^ 
forfè per non eflère ancora il modo «di iifarlt perfc;£Ìonaf o , 
e ikuro.;.k>fide lo'ifi^ò Siginor i-ami (4) , Jiaiùraodo : '^^ 
wucoL V^llang f ^ar) foeccfli jdeUa £efa ^^aeria <di 
dd colla^^eputildica f'to»jocina,i€ ^K axcaooiii.xii più foc* 
Hfiu^^^ jif fpooie ^quello di $aaca Maria a Monoe j»eli 1 3x7^ 
fe^iair|^anWnai:«on.cid^i»o.a cedere pofie in opra Bonu: 
ibarde^.^o Cannoni } per jo «he moltp meno fi da crederi!^ 

xhe 



». » » * ( • • 

(iJ JLib*:i* ik Re9ì(MÌ. .«triut^. - (4) Odeporici part# %. ^f:.^^9* 



foru 



. ..^. L > «• 



lAe tanta ]>rima»cioè net ijpSr ufar^ li; i^otc^. ncUe fcattirr 
glie di Camp^f U Comiioie di Sangfimmiaiw» i . 

lì vero dunqug 4i t^.f^tca fr À^f ^e ik llcpttbWìchcP; 
Guelfe di Tofqaf^jsi peiif gelf)sia, ch^ liQnr f^' itt^p^gm^ro i- 
Pifaoì r,e<) ^1(^^ Ckcà GhibeUinf a fav^^oré de* V^tercani poev 
fii in diffidenza del Comuiiedi Fìren;^r cecoarono [fubhat 
qoild . maggie premura 4^^ fmcNfaare: qw&o dvoc^f^ptìmm 
(^ altra aoc^M^eiSf r. oktP 9Ìh reciproche fcorrer^ r e de^ 
preda?n0iii; e, TaFiac^^ del fapraddctcO^ C^aftelladeU» Fke-^ 
va» ^cAii4o9§ iJVillaqi (O kv cal^ »m,ìì nrgguAgliov eoo 
dafe,p«Bà alla (ga Repubblica tutto ì\ amm det feguit» 
aocooiodafnisiitp s la che: no» fi accorda co"" noftrl regiftri ». ^ 
* Ora ritorns^OF al tralafciaia àiffox^, poca dopa Ut 
tregua ftabiiitar ^ome^ ¥i di(fi, dal «oftua Coimiiie ccd}»:men 

dia^ioae di»' Ptore^tini, tr de' Lucche^r «. pV[: qufi((ì di^U4 
gucpioiie deUa Fagiala nol^ ijkS^» fu il midefimcr pochi me& 
dopov a furia di |H>poia da Pifa diifiacckto^t « da Loccff» 
delle qu9)i a erar facto ^gnore; ma^ eia noa^ oflaoie dorar 
rofia ancora per uif pez;£a a prevalere in Xofean i Ghiv 
b^ifii 6onaatt4aii da.CaAruoua IfitAftyiffelli, divenuta doi* 
pa UgttecÌQfi« Signor» di Lw»Bk^ m fioi iia«:QK« da FiiÌQ)a i. 
e di akri Luo^it 

Q^ft9 fiera Capita^o^^ terirorfi -d^' Qu^v ruippe alK. 
AlB3pa^a ìa um g/an gjornafa il ffunnorofo efcccico del 
Fiorentini» e di tutta la legar rimafta per. cale axione cosi 
abbattuta» <^ la Repubblica dì Pirenicé djtii^tiinda omai di 
(e oKdèfima • ebbe > grada 4^ rìporfi fotta l» pfoiesiofio 
di Roberta Re di Napoli , eteggeada per diecr aomper fua^ 
Capitana Generalf il Duca di CsUbrit: fidinola dir lui i » 
cui parimente (t fotcapofero di buon» vaglia cuttt le altro ^ 

deUa* lega; e fra quefte lanod^rar che riarma a:- fua tem« 
pa gli Statuti e 1» Leggi > c|ie eofilienraoa ancora nel C«r 
morotta • iiapofiraci fotta gli auspici; di ààttùRjsu * .- ! / 

Ciò^ perà non a({api»duf «tona por,. molti amti'.iil Vààà 

ter- 



"i^'m^rr'i^^i^tmm^^r^mfmi^miKmmmKmttm 



(i> Iftor; Fior. lib« 8. Ct xz^» 



-'*^. 



■^ • \ 



terra i periceli, e to difcòrdie inceftine» accrefcime per W 
arrivo ia Italia di Lodovico di Baviera Imperadore «lec«: 
to , le oai parti feguendo Caftruocio divenne Tempre più 
fiormidabile a' ruoi nemici • In fine feguita impcnÉKameote 
la Tua morce per le fatiche fofferte nel ricuperare a viva 
fòrza la Città di PiAoja a fé ribeUes e ripaiTato P Impe** 
xadore , già a Roma coronato , in Germania / pareva » ch^ 
reif>irare dovefie la lega da tante ftragi feffene , fortificata 
collk unione di mc^te altre Città* Lombarde, ed in (pecie 
di Maftino della Scala » Signore di Verona ; quando accefa' 
di voglia la Fiorentina Repubblica di fare acqùifto di Luct-^ 
ca» dopo molti infelici Rianeggt ^ che non è al mio pro- 
polito il raccontare , fu prevenuta da* Pifani ingelofiti di tal 
conquida ; i quali^ affediandoia ad un tratto colf ajuto del* 
le genti di buchino Signore di Milano, sì oftinatamente v* 
infifterono trincierati fotto di quella , che atttecati dair e^ 
fercito Fiorentino^ e della lega» lo rìfpinfero fìeramei^te , 9' 
lo disfecero con grand^ eccidio » Cos\ fu di nuovo abbate 
tuta tutta la Guelfa fazione ; onde fi vide Firenze nuova* 
mente cofiretita di rtcorisre ÀV a^uto del Ré Roberto, pre* 
gandcdo ad inviarle per loro Signore , e Capitario con .buon* 
nervo di Tue milizie Gualtieri di Brenna Duca di Atene» 
die attivato io Firenze con una fceUa fquadra di Napole** 
tana Cavalleria , fu dal popolo Fiorentino pienamente ac- 
clamato per ftto <li1)ero Signore ; e quella elecsione fu (u* 
bito feguiia dal^Ia Gittà di Piftòja , e di Arezzo, e fuécef* 
fivamente ancora dalla noflra *,' portandoti a tale effetto a Fi** 
renze Ocia^iano Belforci (<), che per la fua prepotenza fi 
era fatto a poco a poco tiranna della Patria, e fu elet- 
to poi dal Duca per fuo ConfigHere. 

Breve fu di quefto Duca il Dominio; imperocché il fuo 
foverno xsoA caprìcciofo riufc) , ed a Firenze princtpalmen^ 
te' sì graveV4^he in capo a diedi ftìefi ailediàto nel Pub- 
blicó Pàlaxzo dall' infoiato popolo Fiorentino, fu cfbbligato 

fiva- 



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II) Falcone* Hift. Volat. iib« 4^ 



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' R A G I O N A M E K 7 O IV. 1 1 J 

per falvure la Tua vita a rinunziare a tutti que' diritti, che 
avca fopra Firenze acquiftati , e fopra ancora alle aicre 
Città colicgate C) ; ma prima di quefto fu coftretto a fa^ 
«lare il furore del detto Popolo coi fangue di alcuni fuoi 
familiari, fatti in brani da elfo fotto gli occhi fuoi. E que^^ 
(la rinunzia di foggezione , di cui elifte un autentico efem« 
piare nel noftro Canierotto, obbligato fu a racificaro dopo 
ripofto in libertà nella Terra di Poppi, dove per fua ficu« 
rezza fu accompagnato dal Conte Simone di Battifolle (^)f 
parzialiflimo della Repubblica Fiorent'mai t Signore di det« 
ta Terra. 

Così reftati libera Volterra dalla Signoria di lui ricadi* 
de fubito più che mai (òtto la tirannia dèi Belforti ; il qua« 
le non molto prima della venuta in Tofcana del Duca di 
Atene, fcacciata avendo dalla Città a forza d' armi tutta la 
Ghibellina fazione , ìniieme col Vefcovo Allegretti, capo del* 
la medefictia , fuo capitale nemico per gelosia ancora del 
tennporale governo } e quello perfeguitato , come vi diffi, 
nel Camello di Berignone , non ebbe poi , chi più ardifle re- 
fiftergli , onde potè a fuo talento difporre della Città , e de^ 
pubblici affari, in mezzo alla infelicità di quei tempi. 

PafTato pofcia all' altra vita il medefimo nella gran pe* 
fie univerfale del 1348., cotanto rinomata per le novelle del 
Boccaccio, gli fuccefle nella Signoria il Cavalier Bocchino 
fuo Figliuolo, che forfè con più fierezza del Padre dipor* 
tandofi, giunfe ad eiTere sì odiato da' Cittadini , che temen-» 
do di non più poterli nella Tirannìa foftenere, tentò oc* 
Cultamente di vendere f 5) a' Prfani la libertà della Patria; 
e già arrivate erano alla sfilata in Vcdterra con mendicati 
pretefti alquante milizie per ultimarne l' intento ; quando 
feopertafi da" Cittadini la trama » furono le medefime a 

P fu-. 



^' 



(x) villani Stor. Fiorent* Ilb. Il* (5) Ammir* Stor. Fior, lib* xz«5 
ftp. I. f alcoac* Hifior* lib. 4* 

<i; Villan* detto lib. 



I 

I 



114 DisiSERT. Istqeico-Etsusca 

furia di Popolo difcaeciate, ^d imprigionato improvvifameii* 
te il Tiranno • Quindi feveramence proceflTaco, e di fello- 
nia convinco , fu facto da' dodici difenfori della libercà 
miferanience in carcere Arangolare i o come alcri vogliono 
aclia pubblica Piazza decapitare (O. 

Quello tragico fucceflb però , di cui tutti gli Storici 
della Tofcana fanno menzione » come fapece^ in vece di 4:on^ 
fermare a Volterra la libertà • dette a quella il maggior crol- 
lo. Imperocché la Cafa Belforti in molte Famiglie dirama* 
ca • potentiflìma , e ricca in Volterra ; ed ancora fuori ap- 
poggiata ad illuftri Parentadi , in fpecie con Bonifazio deU 
la Gherardefca , Signore in quei tempi per dominio , per 
ricchezze , e per autorità ftimatiifimo; e con altre magnatizie 
famiglie di Siena » di Arezzo » e di Firenze ( donde Bocchi* 
no Aedo avea tolta per moglie Bandecca i^iiuola di Gio* 
vanni di Pino de* Roifi ) eccitò tal romore per tutta quan^* 
ta la Tofcana » che pofe la Città già fra gV od j , e le ge« 
bsie Citcadinefche involta » neU' ultima cofternazione • ^ 
quefto le minaccie fi aggiunfero de* Pifani, che foftenendo 
vivamente gli {cacciati Belforti in varj luoghi difperiit m^ 
in maggior numero co' loro aderenti rifugiti Aeila Rocca 
del Caftello di Monte Catini , cinque fole miglia a Volterà 
ra dtftante, ve li rtttro talmente forti coMoro a}uti, cho 
ne foftennero per molti mefi J' aiTedio (^ì » capitolandone 
dopo la refa «olla vendita di detta Rocca da efli tempo 
già fabbricata , per cinquanta fiorini d' oro , faKo k io« 
ro vice. 

Ciò però non ollante redo fempre dentro le mura 
della Città aceefo il fuoco della difcordia, né fu poflibile 
per un pezzo aradicarne i rancori de' Joro parziali , chf 
molti erano , e potenti ; c0endo fra eflì la famiglia de* Ce* 
valcanti » la quale difcacciata con loro p e ritirata nel Ca- 
lle!. 



(i) Falcone, Hlftor- Kb. 4-, V<ilt- (t) Lib. ^c* Coafigli dciraoo» 
in Commcau lib. 4, Geogr. ij^x* 



■M«M 



Ra€ionahento IV. 115 

Aello di Ubbiano , bìfo^nò sloggiamela a. viya forza » ed 
abbÀtceritck la Rocca IO. 

Fr;ittanto la. Repubblica l^ìorentina bene ifìformata , e 
a' difordini attenta de' Tuoi vicini , giudicò a propofito di 
abbracciate V éccaùoùt ài recare vantaggio a fé Aiiffn, ed 
ìnDpedirlo a' Pifani, che già gran milizie preparavano per 
riporre in Signoria i Belforti} onde inviando a Volterra un 
Ambafcjeria di quattro Nobili, ed afli^nnati Cittadini^ de* 
^uaii era capa Luigi Gianfigliazzi (O ^ col pretdfto di con« 
gratulare della ricuperata libertà , e di raccomandare a' dodi* 
ci Difenfori gì' intercflì della Vedova Bandccca (3) loro Con-* 
cittadina , offerì al Comune tutte le Aie forze, per difender- 
lo dalla invafione de' Pifani» e di qualunque altro fuo ne-, 
mico. Ed in eifetta fpedirdno (ubico il Capitano Polo (4) 
con forti fquadre radunate a Certaldo, verfo le vicine fron« 
fitere dì Filai per aflicurare da ogni invafione le Terre dei 
Vékerrànò. Il tht pofe freno di tal fotta a' Pif;ini» che giu-^ 
dtcaronò a propofito di fofpendtré la mofla delle armi lo* 
roy confórme mi riferbo a narrarvi • 




PRO 



(e) Falcon. Hiftor. liiit J« 
\%) Falcon. det« lib« 5« 



(3) Ex Itb Confil. di4f}. aniit 
(4; Falcone, dea* lib. 5. 



PROSEGUIMENTO DELLA STORIA 

riNO ALLA SOGGEZIONE 

ALLA REPUBBLICA FIORENTINA 

B F O S 

ALLA CASA DE' MEDICI. 



RAGIONAMENTO V. 

Ifcacciaci , come ri difli ^ ma non gii annichilati 
i Betforci, la neceflìcà , ed i pericoli delle ince* 
Aine rivoluzioni fecero sì, che di buona veglia 
n accettane, in Volterra la giaziofa offerta degli 
ajuii de' Fiorentini} onde trattenutili in cfla, al 
■ riferire del Falconcini (0, per bene quattro meli i loro 
Ambafciadori , di tal (brta fi maneggiarono , che fa vinta 
nel Conlìgfìo Generale una deliberazione , per cui fu flabi- 
lito , chi la RepubbHca Fiorentina a tutte Tue fpefe per die- 
ci anni guardaHe la Rocca della Città con un; proporzio- 
nato numero dì milizie da un fuo Capitano comandate , 
falya in tutto il refto la libertà della medeHma , e V auto- 
rità de' fuoi MagiAratiì appiefTo de' quali ftefle Tempre la 
fuprema autorità del Governo, e le chiavi di tutte le Por- 
te fi cuftodiflèro . Cosi parve per allora ritornata in Vol- 
terra la quiete, non avendo più ardito i Pifani di altro 
intraprendere, e furono da per tutto, anco in Siena, ed in 
Firenze perfeguitati i ribelli. 

. -T paf- 



(«l'Dia.iib.s. Hiftor. Volat. 



> R A O I O il A M I 19 T O V. tI7 

Paflati dieci aoni fu fpedico nuovamente da Firenze a 
Volterra Alamanno Salviati(i>, Cittadino di fomma autori, 
tà» che ricevuto in un congrego di 1 26» de' principali dcl^ 
la Citta noflra davanti il MagtArato adunati, con un* accon- 
cia Orazione pofe fotto gli occhi del medefinno la (Icurez^ 
23 , e U pace » che li era in Volterra goduta fotto le al« 
della Repubblica di Firenze} dimandando in fodanza» che 
per altri dice' anni confermato folTc il trattato coli' aggiun- 
ta di certi akri patti della libertà non leiivi^ fraf quali fu 
quello, che eleggere Tempre la Città noftra per (uo Ca^ 
pitano di Giuftisia un Cittadino Fiorentino; la qual cofa 
con qualche, cootraddizione ottenuta , fu fempre poi di de*- 
cennio in decennio» non fenz' alcun* altra innovazione con* 
fermata» falva fempre una certa forma della primiera li- 
berta. 

• Diffi una certa forma , perchè non può negarS » che el- 
la non fol& fpeflb con fpecioli nuovi pretesi contro i pri- 
mi patti alterata , a motivo della grande aderenza » e de^ 
molti Parentadi » che aveano i Fiorentini in Volterra $ on^ 
de agevole cofa fu, che in occafione delle guerre, le qua* 
li co' vicini (bfteneva quella Repubblica, ed a cagione aa« 
Cora degli fpeffi accentati, più volte rinnovati da'Belforti, 
foOe loro perriieiTo , non fenza fegreti maneggi , che per mag« 
giore ficurezza della Città, fieflero le chiavi delle Force in ma* 
no del Capitano (1} di Giuftizia, non ottante che a forma 
delle convenzioni, ilare dovelTero appreffo del Supremo Ma-^ 
giftrato. Neil* anno poi 1393. coir occafione delle gravi, e 
continue fpefe di guerra, che mantenevano con grande sfor*» 
zo i Fiorentini , fi provarono a voler' efigere in Volterra 
una contribuzione di danaro , .al che oppoftoii vivamente 
con graiv commozióne di tutto il Popolo Jacopo Inghirami 
Cittadino illufire per ogni titolo » e di grande autorità , ftat^ 
^ va 



. (1) FakoBcHlftor^lib* j., & Li. (t) Falco», ubi fugra, Yolatcrr* 
kro CòniUior. di^.anaif dl^t lib. j. Geogr* . 




(i'8r Diiittur. Isvantco BritvscA 

va già ta Cicca per folkvarfi; quando jkI un cnicco facto 
carcerala dal Capitano di Giuftixia fu mandato tofta oc« 
culcamcote di notte tempo a Firen7.e, e mllc Si in che im*' 
prigionato (O » donde per »ltro fu dopo pochi giocni li- 
berato » e fofpefa ogni precefa efazimte ^ Ma non molta di'* 
pcH fu di tal forra raggirato V affare, che la Città noftr^ 
dovette per la qaicte accordarli a pagase al Capitano di' 
Giuftizia un annuo onorario di iooo# fiorini ; Uccome i 
fiimminiftrare alla Repubblica Fiorentina 500. moggia di Sa^ 
le, a prezzo affai vile; appoiiendoii io quefte nuove ^libe-' 
razioni, per dare un qualche fumo al nojlio Popolo^ là 
fpeciofa dichiarazione , che quefte prefiazionì fi contribuiva-' 
no da' Volterjrani per li pubblici, e comuni bifogni* , come 
lojTo ibcj, e non già come fudditidi Firenze. Coaì ilFaU 
concini (^)^ 

In tal forma furono condotte le cofe fino all'anno 1429. 
in cui trovandoii Firenze ingolfata in aicri impegni di gtler* 
ra» fi troy6 altresì in bifogno di fare una impofizione Ara* 
ordinria (opra tutto il foo dominio { la qual cofa preteftf 
jrifolucamente di fare ancora a Volterra contro^ i patti fta- 
biiici. Una tal novità akerò ti £fittanìefite gli animi de' Cit- 
tadini, che temporeggiando il Magi (Irato ad cfifetto di ma-' 
ncggiarfi fenza remore , foHevò ad un tratto i) Popolo Giu^ 
ito Laodini (5), uomo anch' eflb feroce ed ardito, (ofteniito 
{otto mano da' configli di Antonio Vcrant, e fenza akun^ 
riguardo attaccando ii Palazzo Pretorio , ^orzò Bernardo 
Acciajuoli Capitano di Giuftizia a partirfi da eflb, non (èn- 
2a pericolo ddU fiiia vita, inalberando nella Tori^diquel* 
lo il Xjonf^rlone àtì Fopdo, Più oltre ancora avrebbe fac-* 
to, fe il MagifiratO' U>, mirando meglio le cdfe, non aveffò 
cercato di ratffreAarki , t di acquietare il romore • (^ind) 
& da effii dehberato di fpcdire a Firenze quattro Amba- 

fcia* 



i* 



(f) Volat. , & Falcone, ubi fupr. ic Giovanncl. Cronich. dr Voltcr* 
O) Lib. s. HiftoN Vokt. ^ (4)F«lc. lib 5.Hiftor.VoIac.,yor 

(5) Faticone, ubi iiipr. , Voliterà ^ tcrran* lih.*s^Ocogr^ 



' R Afi I O K A M E N T O V. Cip 

(cf^àoiì per ifcurare il fi^tco feguito fenza pubblico conten* 
tifiìcntoi ed infieme per proccurare con tutto il vigori: di 
to&Qncrc la pubblica ragio&e» e 1' efeazionc da ogoi prete fa 
gravezza. 

<iià Ja Repubblica di Firenze al primo awifo della fé* 
guita jipvUà avca fpedico verfo Volterra Rinaldo degli Al* 
bi2zi eoo buon numero dì foldarefca , che s' impoOelsò age- 
yolnoefit^ di idcune Terre della Vai di Cecina , ed altre na 
fece ribellare colla promeCa di grandi efenzloni , mi^accian» 
do aperta guerra alla Citrici nel mentre che in Firenze era* 
no fiati imprigionati nelle Stinchè gii Anibafciadori , che re- 
plicatamentc vi erano ftati fpediti, t quali furono MeHer 
Franccfco Guarnaccia ^ Bartoiommeo Riccobaldi, Giudo Nali» 
din!» e Giulu>di Lorenzo Guidi, e con effi cutct gli altri 
Cittadini Volterrani ('^ che erano in effa ; dì modo che il 
Magi&rato di Volterra non conofcendofi in iftato di refifte-' 
re alla Repubblica . per darle ibddisfazione fece chiamare il 
Ltandifii (^i, già tornato di Firenze» in Palazzo» fotto prc« 
tcfto di trattare feco deir affare » ed immantinente trafiggerò 
lo fece .da' (bldati deUa fua Guardia. 

Placata per U0 tal atto la Signoria di Firenze » fi con* 
tentò» che l'affare fi efaminafle per via giudiciaria; rimec^ 
tendolo al parere di due Giudici Fiorentini » che furono 
Mefler Nello (5) 9 e Meflèf Tommafo Salvetti» che fecero 
in appreflb la loro relazione a favore di Volterra , per la 
cui approraziotne fu fubito rifpedito a Firenze il detto Bar' 
toloaìmeo Riccobaldi » conforme (eguì , con foddisfazione deU 
}e parti » feaza più parlarfi d' impofizione • 

Ritenne però tuttavia la Repubblica Fiorentina le oc-* 
cupate Catella ) fin tanto che durarono gr impegni di guer- 
ra contro Lucoa, fbfteinuta dalle forze di Filippo Vifconti 
Duca di Milano fotto il comando di Piccinino, il quale per 

la 



(i) Falcone, ubi fapr. , Ammtrat* anno 141^. lib. 4* 
ttor. Fior*. lib. 19. (3) FalconcdiÀ* lib. j« » Lib* Con 

(%) AnuBirat. Sten f iorcnt. doir fih diA« anai • 






120 DissEUT. Istorico-Etiusca 

la parte di Fifa faccado irruzione nel npftro '[territorio i oc* 
cupo la Terra di Pomarance» ed altre Cafiella vicine; ac- 
crefcendofi ancora i difaftri per lo arrivo in Tofcana di Si* 
gìfmondo Imperadore, nemico ancor' eflb de' Fiorentini. Si 
fermò qnedo Principe in Siena, e per mezzo di quella Re- 
pubblica fece tentare con grandi offerte il Magtftrato di 
Volterra » per diftaccarlo dalla Repubblica di Firenze » come 
il Volterrano d) » che di queAo tempo vivea» ci fa aoto} 
ma fu tale ia fermezza, che per giudi rìfltfiì dimoftrò egli 
in qucfto incontro a favore di quella, che terminato il pe« 
ricolo, in cui erano fiate le cofe, {limò bene la Signoria di 
Firenze di moftrare alla noftra Città la fiia gratitudine con 
reAituirle ìnfieme colle ritenute Caftella quella giurìsdizio* 
ne , che avea goduta prima del fopraddetco tumulto . La 
qual cofa, perchè veggia taciuta dagli Storici Fiorentini; 
che dopo la cacciata de' Belforti , e gii accordi fatti con 
Firenze, parlano di quel fatto, come di una capricciofa ri« 
beltione^ e della Città Doftra, come affatto di fuddita; vi 
dirò effere manifiefto il loro equivoco, poiché T Ammira- 
to (^), che parla in tal' aria, dice però ancora, che la Cit- 
tà noffra oftinataniente ripugnò Tempre di effere da fuddita 
trattata ^ e la fua ragione , che in fine prevalCe » fa (bffenuta 
da Cofimo Medici , contro la troppa fierezza di Niccolò da 
Uzzano. Là qual cofa per moffrarvi ancora più chiaramentei 
e porvi fott' occhio qual fo(& veramente allora lo ftato del« 
ki fun libertà , fiimo opportuno il qui riportarvi una bella, ed 
elegante lettera della Signoria di Firenze fcritta a quella di 
Volterra, e regiffrata originalmente nel nofiro Archivio (3^; 
che è la feguente, 

fJobiles Viri , Amici CMtijftmi . 

JLéE cofe umane fé ceri do dim$firé V efperienza^ pgre^ cbe éih^ 

Hano quefia natura , che de' mali, e degli in(0nvenicn$i gran-, 
\ ■ . dif^ 

:fi} GeogCi lib. 5* , il falcottcini {%) Stor. Fior lib.4. 
lib* 5« • . -^ \^) Ex lib/ €oo£i« aaai 14)1^ 






RA6IÒ19AM£MT0 V. lai 

iìftmì i SàhtUtù nafca , e ri/ulti étkun bene . QjfeJÌ9 vediMVi% 
al frefensi effer^ in. atto : fenbè effendo pigcciuto alta noftra 
Comunità per l* addietro non fenza giufis fujfizione, mutare 
akuna cofa intorno alla condizione della Republi^a vojìra fer 
le novità allora nate in Volterra^ come a voi i noto ; fiprav^^ 
venuta poi la^ prefine guerra^ ed i^pericj>H grandiffimi ^ e prò* 
pinquii tal prova s* è veduta della voflra fincerità^ e benevo- 
lenza ^ della fede ^ e del buon* animo del Popolo vojlro» che me* 
fisamente potete e fer chiamati figliuoli fedelijjimi ^jd amatif- 
fimi del Popolo Fioi^entino^ i quali né correzione ^ né fujpizio- 
njt dell* Mmor paterno ha potuto alienare . E certo ^ fi gli ami^ 
ci veriy e li figliuoli perfetti fi conofiono ne* cefi avverfi 9 pia 
diffidi tempo , e più perijcolofo non poteva accadere » che quello 
deW anno pajfato , ii quale per la grazia di Dio è ridotto a 
tali termini , che al prefinte gli nemici noftri fono quelli , che 
ktfnna a temere; vedendo contro a fi volta la rovina^ la qua^ 
le contro di noi cercavano^ a fperavand» Noi dunque confi de* 
rati i perfetti 9 e laudabili portamenti vofiri^ confiderato P amore ^ 
e la ferma fede^ ed il eoftantiffimo animo del Popolo voftro^ 
volendo verfa viie. rijpondere a* meriti wftri con pari bene* 
volenza » abbiamo deliberato di Ungo confenfo 9 e volontà de 
Popolo.- Che la Città di Volterra fia da qui innanzi in quella 
condizione e graJo, che l' era neW anno 1429. del me fi d'Ot^ 
totre innanzi alla novità fatta in ejja Città ^ col fio Contado ^ 
€4>n tutte r altre preeminenze » che nel tempo fipraddètto pop 
fiideva. Ben vi confortiamo 9 e preghiamo f che gli Uomini del 
Contado fredittto , i quali fono perfiverati nella buona voflra fe-^ 
de 9 -jC quelli 9 che tornammo a debita devozione 1 fieno trattati 
da voi benignamente f, firn* imputarli^ ebe a noi, ed al noftro 
Comune in quel tempo della novità facejfero ricorfo ; e che gU 
Uomini di Monte Catini , e di Caftel Nuovo , à^ quali era no* 
fira intenzione eoficedere certa immunità ^ e grazia i fiano gra^ 
escati da voi in tal mado^^ (the mi f citiamo la noftra Suona* 
intenzione ver fi loro , eziandio in voi » e nelle voftre braccia 
avere effetto , e compimento . Prendete dunque con jbuon anima 
ildono, e la refiitu^ione fatta a voi per il Popolo nofirop e per- 

Q^ ■ fi^ 



/ 






I 

\ 



\^% DissERT* Istorigo-Etrusca 

fever^te nel ben fare , nel quelle troverete fernet rentuneràzìe^ 
ne ^ tome veri figliuoli di queft§ Signoria » 
Dstum Florentiae die io. QSoèrrs 1431» 



Riflabiiita.in tal forma la quiete della Cìttjk^ (lette ella 
poi .<;osì unita a Firenze . che fopraV venuta fitl 1447. in 
Tofcana la gran tempefta di guerra con Alfonfo Rè dt Na- 
poli , fi mantenne Tempre collante tttfh di quella ; benché 
il detto Re invogliatiÙìmo d^ ìmpailTcmrfi del Porta di 
Piombino^ e di por piede nache in qualche luogo forte di 
Terra ferma per quindi occapart la Tofcana » facefle gli 
ultimi tentativi » ora per via di lettere » ora con fegrete fpe. 
dizioni di Legati, ed ora co* maneggi de* fuorufciti » e de* 
malcontenti pet difunlrli da Firenze» come lo (lelTo Voi. 
terrano» ed il Falconcini raccontano ^ ma fu fempre rigete 
tata ogni fua benché vantaggiofa propofizione , fui rìfleflb 
della vicinanza» e potenza della Repubblica Fiorentina, e 
della bntananza del Regno di lui ( onde elfo sdegnatiffimo 
della repulfa , alloggiato nello inverno parte del fuo eferctto 
in Cafole » enttò a devafiare il Territorio Volterrano , co* 
me narra ancora il Malavolti U) nella fua Storia di Siena , 
efpugoandò le grofle Terre di Caftel Nuovo ^ e di Poma-» 
rance» diroccando i pubblici edificj delle miniere del rame, 
del zolfo , e deir allume » e di molti bagni fàlutiferi { e po« 
nendo in fomma il tutto a ferro» ed a fuoco, fin tanto che 
arredato il fuo furore fotto le forti mura di Monte Ca* 
itelti , ne fu rifpìnto con gran perdita de* fuoi i ritornan- 
do dopo con molta preda nelle maremme di Siena , donde 
attaccato in vano Piombino» fu corretto a ritornarfi nel 
Regno • 

Non $\ toUto per altro lafciò egli T idea d* infignorirfi 
della Tofcana; imperocché nell' anno 1452. inviò di nuovo 
ad attaccarla ttn potente efercito» comandato dà Ferdinan. 

• do 



(t) Lib* 1. cap. 3« della Stor« Sancfe » 



R.ACIOMAMIKTO V. Il) 

da Duca di Calabria Tuo Figliuolo, fotta la direzione di Fe- 
derigo di I7rbir\p • Quefto avetulò devailata ben d' appreflb 
a f irenase il fuo più fiorito Coatado» rientrò nuotramente 
per la parte di Colle in quello di Volterca » tentando con 
maggiori offerte di dignità, e di preminenze (^) gli animi de* 
ooftri Cittadini « ma non trovando in effi migliore difpofi'* 
2iane di prima , fece una tale diftruzione , e faccheggiamento 
di tutto ciò t che vi era rimado, che fi può dire con \verità , 
che la Città noftra mai fofferifle maggior flagello di queAo 
nelle fue Terre, al quale fuccefle V anno 4apo per la pe- 
nuria de* viveri una. crudeliflima fame. 

In fine albatanata quella burrafca , che andò altrove a 
{baricarfi contro Firenze, refpirò per qualche anno la Cit- 
tà, dimagrando Tempre nelle guerre, che ebbe la Repub- 
blica Fiorentina co* maggiori Potentati d* Italia, la fua fe- 
de», ed unione; fin tanto che nel t^ji. ^ìXLn(c il tempo fu* 
nefio della fua ultima caduta per le difcordit de* tuoi me- 
defimi Cittadini , coltiva t9 da quella iftefia Repubblica, còl- 
la quale loo. anni era ilata ai fedelmente legata. 

Tutti gli Scorici Italiani , fra' quali il Giovio , ed altri , 
Infieme co' noiiri , narrano quefto avvenimento, accaduto 
appunto in un tempo , che tutta T Italia era in pace ^ ed 
^ai di/tintamente, ma non in tutto, lo riferifce T Ivano 
Cancelliere allora del Comune j riportato ultimamente dal 
Muratori l^)» 

. Nan Harò. io dunque a farvene per minuto la narrati- 
va , ma falò fi dirò brevemente » come un certo Benuccio 
Capacci Sanefe offerì ajla Signoria di Volterra di prendere 
per dieci anni in affitto il pafcolo del Caftello del Safib , 
con includere iieir4)flrexta le miniere dell' Allume. L^ accet- 
tazione della medefima fu per molte caufe , che h fu per* 
fluo r efaminarej vivamente contraddetta davanti il Magi* 
ilrato de' Priori., € de* Collegi, da due potenti, ed autore- 

Qji vo- 



(z) Falcone. , e Volterr* ubi .fiip* tx) Tom. s^^cll' Opere loedfte* 



124 DlSSttT. IsTOtieo^ETtVICA 

voli Cittadini ^ che uno fu Silvatico Guidi Propofto del Col* 
icgio^ e r altro Benedetto Riccobaldt del Bava; ma ciò noa 
oftantc » la fperanza della pubblica utililà fece sìt che ne re* 
ilo vinto il partito. 

La contraddizione per altro feg uita de' due fbpraccen-» 
nati dette tanto da dire, e tanto da riflettere nella Città, 
che (limò bene il Capacci per più aflicurare T affare» d^ 
interefTare feco altri ragguardefoli Compagni di Siena» e di 
Firenze } fra' quali fu Lorenzo de' Medici il Magnìfico » e 
due di Volterra» che furono Paob Ioghi rami uomo fìeror 
ed intraprendente ; ed il fopraddetto Benedetto del Bava» 
che per via di nianeggio gli riufcl di guadagnare» uomo di 
minore fpirìto» e talenti » come dice il Giovannelli (0» ma 
ricco» e (limato dal Popolo, 

Cosi quietato in apparenza V affare » ed aperta la mi'» 
niera dimollrò ella così abbondante capia di Allume» che 
tofto ne nacque grande invidia tra* Cittadini» fpecialmente 
contro Paolo» che per impegni antecedenti avea moki ne* 
mici, Qjjindi Silvatico Guidi impegnatiflimo a concraddire^ 
n^^^f^ggiò r affare in maniera» colP oppore la difpofizione di 
alcune vecchie leggi » per far coftare della nullità d^ par^ 
tico » che gli riufcl di ottenere » che di nuovo propofto fof 
fé il negozio al Magiilrato de' Priori. Di quefti a^ppunto era 
allora Propofto Giovanni Contugi di - Paolo nemiciflinilo ; 
onde facilmente fu dà quefto Magiftrato deliberato» che P 
offerta del Capacci ex integro rimerà folTe al Conftglio Ge« 
nerale • Qalvi con gran contratto efaminate le ' cofe tutte 
fenza potere determinare » furono eletti otto Cittadini » ad 
effetto di proccurare qualche onorevole accordo; e gli elet- 
ti furono {%): ,, Francefco di Antonio Incontri » &»tvatica 
di Mercatante Guidi» Pietro di Giufto Tani» Leonardo di 
Francefco di Ser Luca » Nofri di Antonio di Pafquina» Gi^* 
vapni di .Ser Giufto Buonamici » Niccolò di Tommafo » e 
Tavìani di Ser Antonio. 

Ma 



(x) Cronica di Volter* t%) Ex Lib« Ggnfil# di^aani* 



RagiowamentoV. * 125 

Ma nepput quefti , forfè troppo vogliofi di diftruggere 
P allogazione I poterono conrenke con Benuccìo; non oftante 
che effò per acquietare il romore faceiTe al Magiftrato un' 
oiTerca più vantaggiofa* Fu dunque nuovamente in Gonfi- 
glio ripropofto 1' affare/ per ifpianare il quale, furono ag- 
giunti a' fopraddetti altri dodici Cittadini con tutta Tau- 
torità; e quefti furono^ ,, BaiUano di Gentile Guidi, Nal* 
dino di Giudo Naldini , Marco di Riccardo Covazzi, Mi:- 
chele di Giovacchino Incontri , Batifta di Grmanno , Nic- 
colalo di Bartolomnneb , F^rancefca di Paolo Vinca, Ottavio 
di Gìannellò Picchinefi, Francefco di Buonfiglio Contugi, An« 
tonio di Giofanni Ser Guidi, Giovanni dì Antonio Zac- 
chi , Badiatio dì Criftofano Borfeili* 

Ma* trappd ornnfai erano gli animi efacerbati • per pò? 
terfi ottenere alcun* onefto accomodamento. Difprezzava Pao« 
lo fcopertamence T oppofiztone degli en)ttli,e fpecìalmeh- 
te del Contugi , colla fiducia degli appoggi di Lorenzo de* 
Medici , e degli altri intere f&ti i onde irritato femprc più 
il Magifiriito , i gli eletti per tale affare, fu frnalnoente de^ 
cretatò ; che fi feacciafTero dalla miniera gli Opera; , e fi 
demoli Aero gli edifìci, conforme fu ben toflo eieguìto da 
una truppa -di milizie r colà appoflia inviata. 

Conobbe Paolo quefla fiera violenza centra di (e pria* 
ctpalmente diretta, e talmente fé ne alterò, che portatoli, 
volando a Firenze a parteciparla a Lorenzo dcT Modici , ar- 
bitro allora della Repubblica, ne fiaccò fubito un' ordino^ 
rifoluto a Raffaello Cortinelli Capitano di.Giuilizià in Voi** 
terra , che caftigati gli autori della naTttà , rimetteflre adi 
ogni cedo in pofleflTo della miniera f conduttori • Ne; contea*^ 
to Paolo di quefta, tornò baldanzofo in Volterra $ oìató da 
una ouadriglia di Corfi, co' quali per da iGotkrcs»! .^ ^<^ T 
feggiava pir^ii Città (o; ... - .;..;; ..;: ; u.-r ; 

- Iriritò quefto fatto di tal Torta gli animi della mag- 
gior 



i tiU ' ■i^.^MMii*— i— MMlÉiaM— àutAJmwJaiiirf^t 



(0 Falcone. Hifion Iil>. s*> SbrAneHi Cr4niU^ ilWoUii^l II v- 



1^6 DissfiRT« Istojlico-Btrusca 

^or paite àt* Cittadini d^à Contugi yiyamente ftknolatì , 
xhe cirooadato Paolo una mattina tutto ad iin tratto da 
una gran turba di Popolo arniaéo » appena ebb« tempo » e 
juogo di rifuggire nel Palazzo di Giuftizia con altri fuoi 
aderenti i ma crebbe si fattamente il tumulto davanti il 
Palazzo medeilmo, che fi avanzò il Popolo a minacciare 
al Capitano Aeflb il fuoco , e 'J ferro, le confegnati fubì- 
to non gli a vede i pretefi violatori della pubblica libertà « 
Non giovò al medefimo il proccnrare ogni mezzo per fai- 
ararli, ne il fare infitiuare ai capi del tumulto, per mez^o 
de' più favj Cittadini, TaiFronto, che facevaivo alla Repub« 
iblica Fiorentina in violare ia Maefià del Palazzo » e con ef- 
fo la perfona del Capitano ; poiché crefcendo jfempre più 
fa furia de' foUevati^ e già fpezzandofi colle icuri le porte, 
pensò <e^l a ialvare fé medefimo , confbrrtie con intefa del 
Magillrato gli riufc)* Popò di che entrato dentro il Popò- 
lo furibondo fece in pezzi alla prima Komeo Bail>ettani i 
OAO degli aderenti di Paolo,, che ii era oppollo arditamen- 
te aU^ingreiro; quindi volando i follevati in traccia di Pao* 
io, io trovarono U) ierrato con altri in un jriftrecto in ci* 
Ma alla T^urre , dove per più predo finirla jtiHlti quanti gli 
foffbgarono col zolfo, e bitume re ne gettarono in Piazza 
dalle fineftre i Cadaveari, che ancora morti sbranati furono 
dalla labbia de' loroitemici . Placato in tal foriQa xon que« 
ile firagi il Popolo, xiufcì a Benedetto del Bava ,a Barro* 
iommeo Minacci, ed a Biagio, jLifci fuoi . partigiani , che ii 
urtino nafisofti^ difuggiffi dalla Città ^ portandpfi ioHecita- 
mente a firrózef donde il primo , >graziofainénte accolto da 
JLòrenzo» i^on mai più ^ritornare volle alla Patria. 

Dopo «m Sfatto sì atroce f iconofcendo jnolto l>cne il 
Magiftrato la fiecdiitè di penfare a Ibftenerfi ^contro i jifen- 
jtimenti della Eepubblica JFiorentina^ tentato iti ifzno V ac* 



mmm^tmmimmmmmmmmmmmmmmmmmiimM^immmm 



il) Il XalcoDc;^ tà jl fiiovann. «e* Attti luoghi. 



' RACIO N AM I N T O V* "7 ' 

cordo colla remiffione deir affare mllo ÙtSo Lorenzo de' 
Medici 9 abbracciò rifotuucneoce il partito della difefa dellal? 
fua libertà, ^d efiliò tutti qutHi» che eraiìo fcopertamente 
contrari ; tra* quali furono Perfio, ed Agoflino Falcoaeini ^ 
Bartolo'maieo Riccóbaldi del Bava, ed Antonio Incontri; e^ 
ad altri ^ che n* erano in fofpetto^ fece fare delle Tevere in«» 
timazioni, fé fi foflero oppofti in modaalotino ^\\t pubbli*, 
che determinazioni; e fu fpecìalmeme tra quefti GabbrieU. 
lo del Bava U), che anionfatoli francamente* in eonfigHo di, 
perfitadere con maniere pacifiche la pubblica qàietc » fentX 
tòfto (otta pena della vita ìntimarfi ti tacere ; dopo di che 
reftò vinta is eiTor la deliberazione delfa guerra , ed eletti 
per e^Ta co» tiKta V autorità dieci Cittadini de' più rifo-. 
luci a fodenere V impegna ; t quali furono i^ì : „ Meflèr Be* 
nedetto Broccardi, Gioiranni di Pier Cootugi, Gafpero 
Marchi^ Lodovica Tignofelli, Lorenzo di Salvefira Mattona* 
ri p Gutduccio di Giovanni da Doccia , Jacopo degli Ac« 
conci» Bartolommrea Coniucci,. Antonia di Lodovico Incon*. 
tri , Paolo di Ate^ndra Cecchin 

Spedirono fubircr quefti varj* Ambafciadori (3^ a quafi 
tutte le Potenze d' Italia^ ma principalmente a Siena, ed 
a Venezia f e con iiducia maggiore al Re Ferdinando di Na- 
poli » che fpéranzata dà Naldina Naldini^ e da Ottaviano 
Mattonar! Oratori, di potere iti tale ocf^afi^one oonfeguire il 
dominio della Città, altre volte defider^to per li fuoi fini' 
dal Re Alfonfo fua Padre, accettò dt buona voglia V im« 
pegno ; ed ,al orifenre del Faiconcihi f 4^ fece dubito confegna« 
re a Naklino, ritenìenda appreiTo di fe T altto .Qfatora^ 
una fcelta truppa di 8oo^ foldati, cht^ vebcemettte da ef- 
fe guidati verfò Volterra per la ptrte di Senaà fecf^fiel 
pafTare una fubita Correria nel Fiorentiìaa» cqii trafp0(tafft 
in Volterra gran preda di Befiiami» . 



(i) FiÌ€ooc# Ub» 6.^ CiovanocL. (iì,l4Ìcmc»..lìht.fi:Hì&ot» 
ietì. Cronio (4; lì d<t. lib. 60 

(») L(b. de* Conili. 1471. . ! - /. 



/ 






lavìarona inoltre nelb fiatò Ponciiìclo Barfetto Barlct- 
tt (i> , uomo franco ed ardito^ con quattro mila Fiorini d' 
oro per arrotare quanti ibldati » che più potcfle ; e da quciip . 
determinazioni renduti aninu)/! gli autori della guerra non 
ce (Tafano d* infiammare per le Piazze , e pe' ridotti i Citta* 
dini , ed il Popolo a foftcnere i diritti, « la libertà della F&«. 
cfìai rociferando da per tutto: ,, Ci^ 4ra orm§i infippona- 
Me l' orgogliofa fufiriia del Fior enfino Popolo , le cui /orzc , 
tencbè grandi $ e molto fuperiori alle loro , non erano punta da 
temer/i; poiché fi con generofa di fé fa ajutati dalla fortezza del 
Jlio quafi inejpugnaàile della Citta ^ fi dejfe tempa sU' arrivo dt? 
potenti aJHti , che da Napoli preparava per terra » e per mare il 
Re Ferdinando^ e che poi aveffèro ^etto i fuoi amichi difegw 
di unire lo fiato della Città a quello di Piombino^ in breve I0 
medefima in onta di Firenze era per ricuperare la primiera 
fio dignità y e tutto T antico fuo Territorio ^ sbranato piti volte 
con inganni , e raggiri da quella Tiranna Repubblica , che 
oggi mai avea fatti fuèi fittavi tutti $ Popoli della Tofiàna . 
Afpir afferò pur' ejfi alla gloria é& fare la vendetta comune del^ 
la Nazione t'coì metterle a fronte un potentiffimo RCf che col 
commercio del mare gli avrebbe potuti fofienerai e ciò: tanta 
pm , perchè ancora la Repubblica di Siena , benchi pacificata : 
alliba co^ Fiorenmi, fi farebbe dopo la mofadel Re unita # 
ficcorrerli fer l' odio ingenito della Nazione^ ; . le quali cofc. 
effer facili a rittfcire , ejfendo così vicino al mare il loro Ter», 
ritorio t e ripieno di un popolo fiero, ed armigero^ ajjicurato da 
per tutto da fortijfime Rocche , e non avvezzo ad efere ttggra-. 
voto cm ingiufiCf ed arbitrarie veffazioni . ,, 

Quefté ed altre £mili jatcanze, che avrebbono avuta ap». 
]>irtfn2a di verità , fe foifero .ftate convalidate dalla unione 
ée' Cttìkdint t insalarono éi Fattamente gli animi del Popo« 
Io, che ^li aderenti delia Repubblica di Firenze « .èenchè 
inoifi e potenti fofleroi necelfitati furono a tacere^edalafciar 

'-'- '-- - «^ ..cor* 

» 



^' <•* ^«^ <* 



l*) Falcone. lib> fi 



R AC I K A II t H * ^ V^T; J2p 

correre il tempo; feBcendofi ài continuo brufcameiit^ rin- 
facciare; „ apere gli Avi loro mjcmuti gli ajuti de* Fiorentini 
fer efftrt Mfefi dalle tnimcci det Pifam i e per ejfere liberati dal^ 
le tirannia de' Belfarti , e non già fer /offerire aneora di peg* 
gio da jejji i fome falfi , ed Mttfiàoji arnia , da' quali fincor^ 
di frefio firan» flati fpogliati per frivoli pret^fii delle due /^ 
ro pifi fmi CafieJla Silana.je Monte Cafiellif fomentandole aà 
una rtbeUipne speri a t colia . vteJaùone di tutti i p/tttl > e col* 
Ift totale .opp.rejjiape della Ubertjà della Patrijt • ,^ 

Ma non dormiva frattanto raccorjte;zza della Sigoorjia 
di Firenze, che informata ,di tutoe Je cpfe, che io Vokerra 
il dicevano, p fi facevano^ e fojrtemente infofpettita , che coli'! 
indugio non le /i acccndefle nel feno jati gran fuoco per 
parte del Re di Napoli , e de* Sanefi , aderì (ubito al con^ 
figlio di Lorenzo de' Medici i«npegnacUfimo ,a yei^dicare Jf 
affrontp ? fé fat:ta , ed ^ccejGb non meno odagli ftin^oU di 
Pe^edetto del Bava» je di Antonio Incontri Cupi Parenti, « 
)di Bartolommeo Minacci fuo ilrettiflìmo -^mico , come il F^^ 
concini (O raccioncai onde per ovyiaire ad ogni maggiore in-r 
conveniente fpedìin fretta a Siena Ponato Àeclajupli, a4 eft 
fetto d' in^pegnare quella He pubblica , a non «- ingerire Jn ctue^ 
Ào affare colla yÌQla;sioae .d^lla pace pocp fa i):abili(^i 1» 
guai cofa fu àcc;Qrdaca da' Sanefi , ^qn£prn»e afferma ^ 
Malavolti M . Jn oltrj8 fi maneggiò in maniera apprefib i| 
Pontefice Sifto IV. parzialiffimo di Firenze, che }\ Barfctr 
ti (3^ fu arr,eljlato a yiterbp, P gli fu tpko tutelo il dar 

. ;£ ficcomc da'.parifiaJi 4dlla Repubblica -veniva »jdi Violr 
terra follecitaca una pronta fpedi^ione d^r eferclto , |>t:im9 
che la Città fi rinforzafle d^ proyvifiQni , ^ di jgentii e chc( 
da Napoli gìugnefie il promefip foccorfo, fu condotto pronr 
tamente a ihpendio Federigo ìa^ Duc^ d' W^bino, y€;cchio e 

Jtpcnmentatp Capitano *^ pij.i in cpniippgnia^ di J^cwigia^nl 

R Gian- 



wmmm» 



Detto Itt). 6. f3) Falcone, lib. ^* 






:-..^i: 



130^ DrsSERT. ISTORlCO'BTtfxrsCA 

Gianfìgliaiezi . e di Jacopo Guicciardini, Comminar) eletti 
a tate imprefa , confegnatt tuiono iiooo. Fanti, e lOoo.Ca- 
Talli colla promclla di nuovi riofurzi , inviandolo tofto ver- 
fo Volterra . Entrò egli con grand' ira delle (uè geKi nel 
Territorio Volterrano , ardendo , e predando il tucto ^ ma 
rifpettando I fecondo gli ordini ricevuti, k Ville, e le tenu- 
ee degli amici del Popolo Fiorentino (0} ed occupò preAa* 
mente molte Ti^rre^ che gli fi arrefero fenza difefa, trala^ 
fciando quelle per la cut eipugnazione dubitava di dovere 
troppo trattenere » Giunto a vifta della Città p e confiderà- 
cane co' Commilfar} Fiorentini la fbritza^a del fito » itimò^ 
bene prima d' impegnarfi ad una dubbiofa, e lunga oppu« 
gnazìone, di fcrivere lettera amichevole alla Signoria di Voi* 
terra , conforcandola alla pace, ed a rimetterti alla clemen* 
m , altre volte fperimencata, della Repubblica Fìoreitttmr^ 
colla promefla d^ impetrarle da efla oneflifiime condiZk)ni ; 
e nel tempo fiefib non trafcorò di foUecitare gir aderenti 
di detta Repubblica , acciocché facefièro ogni sforzo per in*, 
torbidare la difèia» Ma il Magidrato di Volterra non al- 
tro rifpofe per mezzo di quattro Cittadini a Federigo" in* 
viàtr,. fé non^che egli era in obbligo df difendere i dirictr, 
e la pubblica libertà ^ violata unicamente contro t patti dal 
popolo Fiortn^ino v e che fafvè quefte cofo era prontiilimo 
apoTare le armi, ed à ricornare nella primiera amicizia $ onde 
ton tale rifoluta rifpofta , reftando fi:iolto ogni trattato di 
pace« fpedirono i dieci Depuicati (opra la guerra nuovi Am« 
bafciadori a Siena, i quali con tanta efficacia fi raccomanda^ 
Tono a quella Signorfa ^t)^ che di mala voglia (offeriva Top- 
pnffione di Volterra, che loro permtfe fenza pubblica de- 
liberazione di condurre at foccorfo della Patria 400*. foldati 
a titolo di volontari • 

Vedendo dunque Federigo la neceffità di ufàre (a forza, 
ft la pre^zEt , fi i'ifplvette coiv prudente penTamento di fa- 
' re 



(t) Falcone, ta detto libi tf» . (s) Lo fteflb tn detto tuoge » 



. R A O I O M À XIKT O y. Ili 

tt sloggiare i Voìtstim dal Colie pofh £aùfi d^la Chtk 
micino al Omv^nco' 4i & Qiroktmo ài^ ?»àii Minori QiSsr? 
ivanti • il quale €Ìfi (<) pccupa» ten^vanD c^n n^eomco Eaa^ 
iti di fenica milizia, acciocché fervii9e. di; difefa alU Qtcà^ie 
^acilit^e la iiKroduT^iooe degli aTpetcatf toccoriì» Fuori poi 
delia Porta a 3elci, in ficineoxa del Colle , aveaao fatto »i^ 
ccndare lojcto Je ^omra un numerp a0«i m^giore di jfddaci 
2>er foOienere il fnedefimo* Ada lo aceorto Capiiamo ce»)0' 
(ceado per itale difpojiziQiie jnoico f ificoia- l'.ac€aeccf dei Col- 
le Cof cibato f it dìiieiJe^ a ibrmoiuare, cralalcia^to quefto ral- 
xè aHVimpro^vifo .U «aggior parte del fuo. .eTercico yerfo 
coiorp, che erario accampaci foeto le mura« colla idea di 
obbligargli ad abbandonare il poftoye rientrare dentro le 
piedeiipne. La qiual cp/a fu efeg^ità ocmi .lauto empiito, 4fi 
ar^re deTupi ve»:jani Coidatif che i Voloerranij t qiaali p^un- 
ito iiQfa il afpettSiy a(no »n ale attacco , dopo fatta qualche 
ora di rejGd^nza con graa mortalità da o|;m parte, fu fono 
finalmente obbligati d^ maggior Aumei^ • e dalla fòrza degli 
flggrenrori a rientrare, nelle jPorce i^K Dopo di che rimaflo 
il Colle .ièf\za fojccprfo fiiròiio pneAstm^^nee i p^eAfori nt^i' 
ceflicati ad ^baadanaria, ^itor^ando ia jnotte ima p^xx,^ di 
jorp nella Città f led ij r^o .^cc'ijfoj e difperfq /imftfo 

jQuefto primo in/eMce fuccefla imioo a)la nuova , che 
^iunfe a' Pepatati, deirarriCilo dei jBarfetti ^ cagionò fnbito 
una gran cpÀ^rnazione jiel Popo^ , che jtaidi conobbe la 
fallacia delle .concepite fperdnjM. Né fnaACafpno itiinto 41 
accrefcerla i parziali .della IlepubbJica fiorentina , rtofaccian- 
do icopertaniente ai Capi .cfa^lla X^lleva^zioNne Ja loro t^n^tu 
%k , per cui a joro difpetco lelpofta avfsaiio Ja Patria all' ul- 
ttnoa rovina j^ quindi gli jUni convertito in dijfperazione U 
timore , jSt pAinarpna ma^iormente alla difefa, che durò aji* 
Cora moki giorni con grande fpargimenio di iaaguei e gli 
>aitrl penfando a provvedere alla meglio alla loro falvezza , 

^ ^ &«•• . . 



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(xj Falcone. ìlb* 6. nelli ncJla Craiuc« 



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fpedirono («grecamente Meilaggi a Federigo col fargli idteif* 
dorè, che per oper/t loro in un giorno determinato io gK 
farebbe fiata aperta una Porta , a condr/ione, che falvafle 
t^ onore delle DonnCi e )a Città dal Taccheggi amento # Tutta 
fu promelTo, e iblennemente ittpulato con altri patti nella 
Chiefa di S. Laz2ero vicino alic mura , con approvazione 
de' Commiflar) Fiorentini, defideroii d^mpofTelIàrfi prelW 
mente fenza più fangue, e pericoli della combattuta Città* 

Var) fono i pareri dì quanto tempo durale l*aflediOf 
dicendo il Falconcinri , da cut Mo cent* anni dopo ne fa 
icricta la Storia , che durò per giorni 40^. , ma il Volterra*» 
fio, ed il Giovannelh, ed altri, affai meno^ In fomma 1' ed- 
to fu, che nel giorno ((abilito trovò Federigo, avanti la 
prim' alba , aperta la Porta a Selci , donde entraci ienza 
contratti i fuoi (otdati , fu^ iubito unitamente con una trup- 
|>a di Spagnuoli ( altri dicono Milanefi^yche erano di prc- 
£dio nella Città, iiKomiriciato in efla> che nulla fofpetta^ 
va di quedo, un orribile farccheggramehto» 

io non darò a narrarvi la univerfaie defola zrìone , le 
mtcifimiir, gf incenda e gli : fpdgliamenti delle fac^e , e pro^ 
fané cùki cffkndoà'x uii tal fatto ripiene tutte le Storie di 
quel cempa^ Bafti il dirvi, che la rovina di quella Patria 
éi tale, elle pochi efemp) fono accaduti fingili a quella, 
per cui non è rifort<i mai più. Proecurò i^.) veramente Fedtf- 
figa di frenare la ingordigia » ed il furore de* foldati , col 
lare* ariete giutfti^tare duo de'fuoi Caporali; ma rton altro 
gli fa poiTibile , fé non di fai vare i Monaftei) de le Sacre 
Vergfinf, e V More delle' Donne , che fcàpigliate, e piangea- 
fi fece tutte rirerrare <;) 'Copwb0ona guardici nelle Chide; 
iebbene né Ancor qufefte , né i lóro prtziófi arredi , nfe te 
£rcre Reliquie de' Santi furono efenti dalle rapine', i 
i : ^Dc^.due^ giorni di facca acquietate finalmente alla me- 



kfcaé. 



(I) Falcone, ubi fupra . Ivanoàp* neilt giiuita drl tom. (^. a e. ^ii* 
prcCo il Murat.aowi^. .Ali' aporc (2) Falconcliì. tìift. Volaf, li&r 6f 
ioedit. Zacchi apprclTo il Targioui-i" (3) ■ E^fe. det^ ì{ió%^ 



gito i e riordinate le cofe » come più piacque a' vincitori » 
fi ritornò Federigo triontante a Firenze) incontrato fuori deK 
le Porte con . grandi acclamazioni da tutto il Popolo } ed 
accolto dall' Eccelfa Signoria nella gran Piazza del iuo Palnz* 
20; dove ialito con ella in un ricco leggio» lènti recitare 
con acconcia ed elegante Orazione (i) le lodi del fuo vaio- 
re » per cui la Repubblica era fiata liberata da quei forpct* 
ti t che non fenza fondamento avea poco fa conceputi ; e 
dopo tre giorni di pubbliche allegrezze, e fefteggiamenti , 
|)remiato con preziofiifimt doni , e pieno di onore e di glo* 
ria fece ritorno ad Urbino é 

Frattanto uditali in Firenze la eoftemazione del Popò* 
k) Volterrano , e la difperata rifoluzione , che moki de' prin- 
cipali Cittadini aveano fatta di abbandonare la Patria i^), 
ù portò iubito a Volterra Lorenzo de' Medici con gran de- 
naro per foUevare le miferie del Popolo, e per dare foccor* 
fo» e gratificazione agli amici della Repubblica» che molte 
querele facevano fopra i foiferti difaftri » la qual cofa coti 
gran éura/ e pehfiero generofamente efegul in più maniere} 
ma ciò non odante molti» e molti fé ne partirono ancora de' 
migliori » impazienti di fofferire il nuovo giogo dì fogge** 
spione» ricoverandofi in varie Città di Tofcana» e d'Italia} 
molte Famìglie de' quali fino a' dì noftri durano con onore. 
Quindi Lorenzo con ordine della Repubblica fece fabbrica* 
re» fecondo 1' ufo di que' tempi » una fortiflima Rocca (3) 
;accanto alla vecchia , con abbattere un gran numero di ca« 
fé; ed il Palazzo ancora Vefcovile in quel modo» e forma» 
che di prefcnte vedete , la cui grave fpefa fu fomminìftrata 
4}all' Arte detta Lana di Firenze ; eflendole per riftiborfo ftate 
nlTegnate l' entrate delle miniere del Rame, e dell' Allume del* 
la Città noftra; dove da Lorenzo tu (labìlito in apprefTo un 
nuovo metodo di governo» formandone due Pretme» che ira^ 

nel- 

')i^^mmém\ ^ Il I I * t 11 II 1 r t I 1 1 il i i i 1 rfcii^i^fc— — É^i— — — é 

. (i) Gitìvaan. CroDÌc. di Voitcrr. alle Riforràag# nel Lib* Res YqJ^3 
(i> Falcone* Lib. 6« Hift ifoUù terranorma • 
Xiì Provvif. della Rcpub. Fior. . . \ ; 



\ 



1)4 DlSSERT. l8T0ftI«0 fiTR.VlCA 

nella Val di Cecina di venti iCaftella cooipoflà , ibtto nom$ 
ài Vicarìaco» col fajrne capo Ja Terra idi Fomarance (^), 
dove un Vicario fu pofto icon altri Miniftri; r altra in Voi* 
terra medefima, in /cui con grande autorità , ^e con più JJf* 
oziali, un Capitano di Gvafùzu fu cofiituito^ che nelle pe^ 
ne capitali ancora per la Val di Cecina prelede/Ic , compren* 
dendp quefto governo, oltre la Città /tutte le Caitella, e4 
i Villaggi di qua dalla Cecina pofii» colia totak dipen^isn^ 
;Ka ,daUa Repubblica Fiorentina .# 

X^efto è quanto ho potuto fuccint^mente i^fporvi ^ 
^raccogliendone i fatti da' publ)lvci regiitii , e da varj Auto# 
ri, ed in fpeci^ da RafiTaiello, che benché aflènte a Roma 
durante la guerra , in quel tempo yivea^ ed il quale amàn** 
tiffinoo delia Patria , ben fi rarvita con qual dolore le cala* 
mità ne .fentitre ,. % quefto fu il fine lagrioievole della glo« 
ria p e della libertà di Volterra ; cui dettero lo impulfo mag* 
fiore 9 prima le difcprdie co' foci V eCcpyi , e poi le cif^in^ 
fazioni de' medefimi Cittadini. 

E nulladimeno dopo quello non ebbero fine di no- 
iira Patria le difgrazie > onde fupponendo , che gradire* 
te r intendere » ^come le cofe pafiàfiero dopo sì gran de* 
iblazione ; «e parimente quale .onore , o profitto ne fiùxb 
jczfft alia vittoriofa Rppubbliicat .ed a Lorenzo de* .Medici » 
arbitro delta medefima, vi ibggiungcrò breveoìente, che 
.que' de' noftri Cittadini, i quali che la JPatrìa di abbandonare 
fi trattennero, si abbattuti rimalèro, e sì confufì fra loro^ 
che per un pezzo, non ofiante il foUievo , che l^renzp pro« 
curò di recar Jorp , jafciarono siiTatto in non cale i pubbVi^ 
ci afi^ari. Strrato il Palazzo .della refiden;Ka del Supremo Ma- 
giftrato, dove il Capitano di Giuftizia fu |>ofto, e taira a 
xuttl l'autorità ìnfieme colle pubbliche entrate «non v'era 
jpiù chi curaflè dei folo nome de' pubblici .onori » 

Gli autori della guerra, che efiliati.npn furono» rinfac 
jciavaoo a' parziali del popolo Fiorentino la rovina 4ella Pa^ 

tri» 

« i 

(i) Falcone. Hiftor. lib« €$ 



\ 



R A Q I O K A M E K T O V, I 3 J 

(ria 9 che fenza la loro duunìone, o non era fuor di fperan* 
za di fo/lenerfìv o non era per elTere a cali edremi ridocta: 
e quedi yiceverfa a queUi rimproveravano la loro animo- 
fità di cfTeriì voluti porre hello impegno , mofif più che al* 
tre da invidia^ e da' privati rancori » fenza mifùrare le for- 
ze loro> e la incertez^^a de' lontani aiuti» e feiìz^ avere (li- 
ma, e rifpetto di cantV loro Concittadini, né timoi'e della 
potenzia de^ nemici . Ch' eflr giùftamente vedendo della Pa* 
tria il pericolo, (I erano interpoftr pei" falvarla in qualche 
modo , ed aveano patteggiata: la rela della medefima con giù- 
(le condizioni, contenenti la comune fal^^vezza, e quella an* 
Cora deL pubblico decoro. Non eOere (lata loro colpa , fé 
ì patti giurati erano (lati violati da' F^ioreritini , e mancato 
loro di fede^ Ke incolpa(rero piatto(Ìo V ira del Cielo, che 
era piombata C&pra dì tutti ^ e fé alcuno de' due partiti a* 
vea errato ^ queib piuttodo dovea averne la caccia, che 
cofi forte irritato a vea Loren:^o, onde volergli affatto fog« 
getti Ir ed onde permettere, che foiTe fatto a toro di tanto 
tempo amici, e compagni del popolo Fiorentino, ciò che a 
ve run* altra delle Città vince era accaduto, né tampoco a 
Fifa, e ad Arezzo di Firenze fempre nemiche. 

Quefti erano i rammarichi, e le querele fra loro de* 
no({ri Cittadini , che malamente adattandofi da primo al ne« 
cellario partito di lafciar correre il tempo , fi trovarono 
( eccettuati alcuni pochi da Lorenzo più beneficati ) tutti 
uniformi nell'' odio implacabile contro di luì, e nella brama 
dt vendicariene, le (tata foiTe in loro forza badevole. 

Per la parte poi di Lorenzo, e della Repubblica Fio- 
rentina dopo il bollore deHa vittoria, riflettendo al feguito^ 
fi cercò a tutto potere di mitigare gli animi de'difperati; 
onde ad infinuazione dello tttffo Lorenzo fpediti furono a 
Firenze Barcolommeo M inucci, e Gabbriello Riccobaldi, a 
favore de' quali fu fatta fubito dalla Repubblica una prov- 
vilione (i)f con cui fu dato un fiftema più mite ai pubbli- 

co 

(i) Nel Iib« delle Rjforin* intitoK Res Yohterranor. 



1/^6 DLSStRT, I4T0U1C0-EtrUS*€4 

CO governo della Cictà, reilìcaendo per dieci anni alla me* 
defitna, una parte deUe fue entrate, onde potere foflcnerfii 
« per ìfgravare in qualche parte il fatto feguito apprefTo I9 
akre Potenze vicine, fu proccurato, che T Ivano Cancellie«- 
ce del noftro Comune , tutto il fuccenb della guerra feri- 
vendo, cercale alla meglio di fcufare la Repubblica dalla 
taccia del commeflb faccheggianaento,e della fede mancata; 
ond'egli molte cofe alterò, o (i tacque, delle quali noi, ab- 
biamo i più fìcuri rifcontri; e che non folo Raffaello , il Falcon- 
cini , ed altri hanno fcritce ,ma che fino a' giorni noilri le ha 
ben diflinte il Muratori (Oi il quale nel pubblicare l'ope- 
ra del detto Ivano chiaramente fé n^ efprime nel fuo proe^ 
mio. Ma più diflintamentc di ogru altro il vero palefa una 
memoria lafciata da Zaccaria Zacchi , chiariamo nodro.Cit* 
tardino, pubblicata ^i frefco dal Targionì (^/ ^ ed eGilente in 
Firenze nella Biblioteca Gaddiana ^3^, paffata , e. dìvifa ulti- 
mamente, per beneficenza del nodro Àuguftiffimo Sovrano, 
nelle Regie Librerìe di detta Metropoli ; eh' h la feguente/ 
„ Adì iB* Giugno 1472. // Fiorentini mufferò a fajcco Voi-* 
ietra per cagione di civil /edizione , e certa differenzia , nata 
fer cagione d^ una cava i Allume ài Rocco , trova tji nel VoJ^ 
serrano ap^refo il Caftello del Sa9Co da Benedetto di Bartolom^ 
meo Riccoialdi^' altrimenti Benedetto del Babà, e Paolo d' An* 
ionio Ingèerami, altrimenti Pecorino f li jjNali non volendo ej/er 
d* accordo, ccn la loro Camunità di Volterra s* accoflarono a 
Lorenzo dé^ Adedici , cb^ ora governa , e regge Firenze , e queir 
lo mejfeno per compagno , e parziale del guadagno di de9a Lu*^ 
intera , alli quali facendo U Comunità di Volterra refifienza 
di ragione , determini detto Lorenzo de' Medici con la for^a^ 
farfi obedir€ , e così ci mandò il Campo s Li Volterrani allora 
d' accordo mejfeno dentro il Duca d^ Urbino Capitano delle gen^ 
ti Fiorentine, et loro Covtmiffarj. Fermati nientedimeno li Caf 

pi- 



"I ^■— — ^*— *'^g^» 



(ti Tom, 3. rfcir Opere inedite giunte al tom* 4» 
nel proera. all'Ivano. (3) Cod* olim j6ft 

t») Tom. ^. delleilelazioni nelie 



pìuJi , > paSi di fiikare h rìihhe > « /^ Verfìm j ^f r/>;^^ //^r^ 
m U à^i LafmU pnméi * fotMnemma fififti ^ giia*m i et Ji^ 
ffUaii ; WS fowtó^ /gri9M"<in ienma 'iti' tutta kt Ciftè, violata 
jmjiiranio\ gridaroH9\ fn^o , fa€C04 €t depredata tana la Ciptà 
del tutta ^ confinatom dipoi 16. Cipìadini\tolfìno tutto il Con^ 
tado , dtl quala anno faSo' il Vie armo di Val di Cecina > pri^ 
varonci del Palazzo ^ e refidentia delli Signori^ t^lfanci le Majé 
del Sale, la Gabella generale , et li PafihiV'U.^uakfifino ricom 
frìtti per fiorini. ^606. t er fabjeguemementà edificarono la Ci^ 
padella . Fu fatto ttttto quefto per comandamelo del Tiranno 
Lorenzo di Piero £ )Cofiino de* Medici > confira la volante del 
Popuio Fiorentino» t^ 

. , Ih quanto: poi al vantaggio , che la Repubblica Sioisen*' 
tina da quefl' azione, rìcmfle, ri divò^fi^cuuiAjeiite^JìQrrTgiiì 
qimflój oh' io né penfbiima q{idb:|> qhe chIafO apparifée da* 
pbftériorb ^vvenimenDi > dtxifìt cropfii^icupuligia di . àverei 
ibggetta Voker ca fu di lì a poco m una * delle eagioni della 
perdita, della Tua propria libertà * Ed eccovene il rifcontro. 
beniflicno avverti tx> dal Falconcino (x); e che per & fleflò £ 
isani&ijta'!4:)o* £lttt aócadttti • y ;j . t -1 ^ in. ^ 

. E^ notorio <a biteH che iogélàfiti altri! graadi . di ;Fireiiii> 
ze della troppa potenza dsi Medici ^ fu ^camittciatb a trat- 
tare di abbatterla con :un rifoluto oilracìfnw:; onde 1' an>-* 
no 1488. ne fu.conclufo il trattato colla congiura, de' Pass r 
91; ed in una Villa deVmede fimi radunann fi fece 4le\ne^ 
mici, di Lorenzo» fra^ quakJ&i un noftird: dóctàdìho ,^ che r> 
aillinto, £ prefis di ucciderlo.. con un' ardita coiiipagno neU' 
U Bafilica di Santa Reparata di Firenze « eònforatié in effet^, 
to tentò di efegiiire^ ed il motivo viene efpreiTó dal no*'' 
firo Raffaello l^K, che dice: v«, jlmonius Volaterrams^ (Jiti pri-^ 
mas fibi partes depopefi:erat odio duSus veteris in Vdaterranoi 
infuriae^ Laùrentiam aggréditiiir . 1» Nohfigid^ pienamente T 
cffcitQ; pejechii lav^irertìto. hfìx^zo^..ùìmhAU^ùi^^ 



•^^ 



(x) Libi 7^i 



.(A):.<3ebgre;lifc« ^i 






gola alqtvantoferita in Siàgj^ùià iì .fvgglf e fu &lvato da' niòi v 
SeCiif^ercà Ja eopgiufa fur«iiM>».ì€^ ye^o/.à^ tmV àifytifi^ cà 
Qcaifi. con oiQlri. Ipno^^dinrenò *; nM xsìÀ, itoor impedl't ikxòr* 
ia jà\ rancori^ degli enYobs idi Loi;eiH0o> .ed. a* civili timultf|^ 
end^ i0bf vi0e fempra fisa .alla. tnoste. m fioi^p^di r dopo 
dì qucfta. fu :. Piero fuo Figliuolo dalla Signoria fi ftàlmcn ce 
&sicc\2api eflendp.^ta facto Gonfàiloniere perpetuo déUa Re^ 
pttb^ic«N fletto Soderioii . \i , "w* - ,^ * «, . j '\ "^ 
' V^ ««Noci è mia ì' impegno: il ^ i»arrai;vl .dò ,\ che^ aU<^rà;ieJ^ 
guà, che.r AmmiVato diflumamen^ :ri|ccQma^\ .e.di cut 1^ 
Stòrie tutte fona ineoè> Solo vi dirò jqwl «ohe' V4^tei7arÌ4 
guarda , che il Pòpolo Fiorentino ebbe poi fempre a^ éuore 
drfbildv aria; onde arico in ìi^fieno'. a' Tuoi traragti glL con- 
&rmé^x^iampbò Ac^. :comitSh>nì.p^ fatte» c.^ 
'. : cMa n[m; ceflàndo. .gì^mkbar tni FirenM Ir fatàlr difcoF« 
die, fu'H Sodérii)i ano^Tb aei i5u.. di£nccÌ8to'i epoila la 
Rtìpiabbiica^ di Firenze :in. ang^ftìe i talmente . ebe tiei 1 5^1 ^» 
nehieCb gi!azÌ3oramente , e non già ^xoroaf|dò r come poterà, 
£a Città floftjr^ dilj]iKgli aJMi^;cfae potuto arefledaplt» come 
fi legge nelle noftre pubbliche deIidDreirazionJi4iU\>Ccuic£^fe 
ooii!Ì^€btéfczaìallàt:ifiaQÌa)'ftm)ftrb FufaUieOr e: cavò dalla 
Ca(Fa dct CoatraRB :ik>oò«.'Fi(Éritù df oro, lòrnm» allora noa 
COSÌ -tehur*, ìaant i if]^i8tt<i> aUrt ilretteKta èeiie' fue «ntrace 
aflaL grande ; eé okre a ^efto afmò una (ceka /e hi tt guer-^ 
Rita cpuppà A csrratio di 2oa,^ quafi 4:iitcii nòbili Cittadini 1 
éhti bolle iiifcgad didlk Citcà -ibciet il bo*>aodo'^dè3etitiiett(y 
Minucory:ghintaDa Ftréoare con^a^ypfmfbifu iÉccolta, e con; 
ftima; dab po^^ote Fuirenttho; ei^ atta iju^dias fi» polla deh 
ìa iìéttb ^KilaajtD della Srghork^ ed .impiegata hef più gra«^ 
vi t>)fognir< btff corr3jpo& al Xuo . eiiére: bon^ t^òre , e fc^ 
deità-:. '«. ; ' . ^' . • .' '. 

^1 ì>^Cj€£è»ìIì ^ijc}oir*ròlU névaiiHier de^ Medivi in Fumoéi 
edl^dTmìtaicjài^ltroooii Bopo 

tar- 






(x) Nel Lib. Jd'^pgAifigli: dsDdtOo annoi ed in altro^.dtf a^toi^alcC a«< 



ai»ÉiB1fc<^l^ I - ■ ■ 




tardò la Repobblioa a frd^cilkaM 'la Ck«à neftra, e con una 
wioya «ampia .piwvifioM (>} deli* EcceHa Signoria , k) cui )a 
fede dd B<vp€7lo «n^étró^fi'dfpriiMe, Fcftku) a qu«Ao Miigi^ 
Arato il Palaazo ì detta riia:'iiefideiitòv e le antsclie premintA^ 
-se , con molti Mm^ :^ difl tnd : {>ril^ i^V ^ ' con autorità forfè 
fuperiorc. a <^atito^tiy^l)iiaiiMque attrae ódleCkti fuddit^li 
ilio ddaiink>t la qu^ provvìGone €acta per lo tempo di quaU 
xaat'amii» fu .'poi nel 152$^^ «pienamente confershata in pet* 
*petuo. ' ' "J'V' '*■': ^ ^=*^'* ** •..»-. ■.•'...■• 

. Io.) canÀ ìmoiw ^Lionc X^ » td - al Papato elètto Adria- 
no iVL iìOD cifiàrMOiJimi iti Fir^nM le'diìfeordie; di me- 
•éo die .jneh 151^1^ faiidl nuovo dbbaflàtfo il potere déìM F2Ì« 
-inizia; )àe^ Medici ; ma nnwrto Adriano . -ed^ lai Soglio ìhtia^ 
;uto Oemenne VIL , ^ Lorena) Medici Figliuolo » dopò 
-che •ebbe . fapcrstt- i ^gran tirava^, ^ che ne^ ]>rirm anni- io a& 
iiài&iX) xoi ùcoO' di Roma, e òoììa fù2^ ftdTa prigionia i^ 
Cafiel S. Angelo dalie armi di Carlo -V. Imperadore ^lòìTer^ 
tia^ ricowDiUato! in fine con «So, tofio a petto (i prefe, fra 
le akre Tue prime cure , di rlftafoilif e ii grandezza della Tua 
Cafa , nuovamente . affauo abbattuta nel 1 517, » e fatta lega 
in iBologoa eo^ nocdefimo , kf impegnò ad impalmare ìad A^- 
Jeflàndro . fuo Mij^Gi^e Margherka di lui ^iglìitola » ^ ad in- 
inaUare ad amendue wì Trono foj^a ie f ovine della Re pub- 
bììcsi Fiofemina; Abbrac3ciò tofto T Impeìradore T imprc- 
Bif € fpicvfe m Tofcàna fòtto il comando del Principe di 
Qranges un ibrkiflimo eièrcito , che cinie di ilretto affH- 
lìdio' FireneeV fìcendofi i>erò ja f^efe i ed • a noipe del Papà 
ia^erra..-^^ - •- " ' • ••' ■ '•■\'-^'* .';/'' ''' ' 

Le iCktà ib^Ho 4kBk0 fi didhi^mmnò àM intima a :fòVó^ 
te dal Papa» ò vi^fìirrono <r^ poca -fòrza wblig^te $ 'dà 
Vioherra . cui .di frc£co beneficata hiì detto anno' 15^2'^. )AÀ- 
la Repubblica» fi trattenne alcun poco i In fine fòorgendo 
inevitabile della medefima V eccidio, e (bilevato il Popolo 

Si da 






w , ^11 . , ^i'f . . » " H IH 



(i) Nel dct4o LiV :Re« V-^atér^ ^riìt :itépébli^ Vieretrtitii àdì^Àr 
ranor. riporr* nel Lib. dielle Provrifi «bivio di Volterra • 



/ 



i^a Roberto Ai^ciajuoU.» che in.Votcena ii era rìtmtèf , e 
:da* vecchi fautori de- Medici». fi ri voi co. ancor* e(fa « ed ob- 
^i>ligi^ i] jCapicano di Giuftiaia Tedaldl ^ rifuggtrfi. nella Roc- 
.ca (0#.Raccolfe egli^toilo^un buon numero .di milizie, che 
.da', vicini ribellaci luoghi ii : erano , t come in luogo : di iicu'- 
;re;cza, lìifuggite a Volterra ^^ onde non; 'polendoli: coilo sfor- 
eare.ad abbandonare il poflo» fé ne iatraprefe da' noflrj coh 
-gr^n. calore r afledioi sbarrando le (Irade . e trincieiaodo£ 
d' attorno • Quindi fpedì a Roma il Magiftràto due«princi- 
jpaK 'Citiadìnf i «he f(iro|!tQ Agoftino iFalconcini , : e^ Giovanni 
.Inarchi per dar^ conto al Papa di eflère la Città a iUà de« 
.y oziane 9 e pregarlo di fare ttij^Sà pervenire: fuficitÀti ar« 
tigiierie per efpugn^re laForte»a» Aceolfe egli benignamen- 
te gli Ambafciadoriy che rifpcdì toftpal Magiftrato con un 
grazìofiifinM Breve f^^i^e. per la* via di;Grenova fece a Va- 
da (5^ . cra/portajre cinque groffi ^Cannoni ^ che furono fubico 
joelia Ci^tà introdotti» . 

Loutaya in q^e^p mentre eolia :;fiia ultima fortuna la 
. Repubblica di Fiirenze i, dove fentitafi la ribellione di Volter- 
ra, e della Rocca il pericolo» che fola gli reilava con Em- 
poli . e Pifa, gran difturbo, ed agitazione ne ptefe , non foló 
.per la Scurezza ^dei pollo « che fervire poteva di grande 
oilacolo a' nemici « unua da quejla parte con Empoli^ ma 
ancbxa per^bè rifuggiti; fi erano in: efla.liuìgi daHo. ilnepico 
delle armi molti fuoi Cittadini» e fra effi due nobili Don* 
ne Figliuole di Raffaello Girolami Gonfaloniere , che una ma- 
licata a, Bardo Àitpyici, T altra a Vincenzio Taddei^ onde 
dibattuto 1' affare con grande altercazione , prevalfe 1'^ irà 
^cqntiro i V(>|tQrram » erlo sfòrzo del Gictàsmif. é .degK altri 
.icqngiu^ in .Volterra, lalipiù £aao configlio a 

!!])rQ dfelià x^ciUante Repubblica } onde fu ordinato al Ferruc- 
cio 



•s 



^^■. . l ♦. V ^ '^ «^ 



Ci) Segni Iftor. Fioreat* Iib.4.9 " Magiftrato i\ Volterra. 
Falcone. iftrrrft.T' " rjJTn«bhc. lib: 7.HiftorIar.,Sc- 
.^(*} ^^el J;U>,.iU Qieaorie appreSb gai Ifi^n Eìqi; lib.4* -^ i > 



Si. ^^ .. ^ ^ ^-.^ - -~ ^— - .- - __^.^^^^^^_^..^^^fci 



.^....jC^^^iliik.^^ 



f R A « io ir A KB NT. e V« I4t 

"do Vècchio, ed efperco Capitano , che coh un forte prefidio 
alla difefa d' Empoli fi ftava, e donde fofteneva coU* ammaf- 
fo delle prorvifioiti T ailèdiaca Firenze , e ne inripediva il 
psfl^gSio al Campa de' nemici , che fi portafle fubito in 
foccorfo della Rocca di Vokerra con uno fcelco, e propor« 
2Ìonato numero di foldaci; avendo nel tempo. fteflb inviato 
in Tua vece alla cuilodta d'£mpoli Andrea Giugni con cin- 
que infegne di foldaci , tolti dal prefidio della medefima Fi- 
renze. Ufcirono quefti quietamente di notte per mezzo de' 
nemici f ma fcoperti da e(H firrono la mauina perieguitati, 
tng^ntitì t e sbandati , ed una parte di loro uccifi nel paflà-* 
re della Fefii^ tra' quali fu Niccolò da Safib Ferrato (i; va- 
iente ». e coraggiofo Capitano; onde con gran pena una 
parte di loro traviati da più bande in Empoli fi condufTe.. 
Qinndi ìt Ferruccio ^ a forma dell' Ordine ricevuto i fi 
portò velocemente a Volterra con una fceka truppa di due- 
mila «fanti > ed alcune fquadre di Veterana Cavalleiia^ col- 
la quale entrato verfo la fera non feoza contrago per hi 
parte di fuori nella Rocca ; dopo dato a' foldati un breve 
ri polo y aflàltò la mattina furiofamente le trinciere degli af- 
fedianti, che nulla mena fi afpettavanof e dopo una pu- 
gna di molte ore con morte di fopra trecento foldati. (2) da 
amendue le parti, le fuperò verlb la fera» e le batterie, ed i 
cannoni ibrprefe. Dopo di che rivolti i mcdefimi contro la 
sbigottita Città , rovinò » ed abbattè tutte le vicine Contra» 
de di Caftello, e di Firenzuola, fino al Canto di via nuo> 
va» che così ora fi chiama, perchè tutta fu dopo rifabbri- 
caca ; ed il giorno feguente con poca difefa la Cictà del tut- 
to occupò, e ne fece un fecondo, orribile faccheggiamento , 
«tanto più atroce del pafiaco , perchè laddove ìK Duca di 
Urbino cercò qualche poco dj reprimerlo , quefto .fiero Car* 
pitano fu il primo a portare per c^i parse il ferro, ed il 

, . ... fuo- j 



(jì Falcone, detto Iibr7«^ Segni (i) FtIc.jiieIdetto:I(ioB«9 S^ni 
fletto Iib«4« detto lib. 4. 



p 

i 



t4t Diil'EllT. IJTORlCO^-ETRfJl^A 

fuoco 9 il tutto depredando a dilcrttione de' (iìòi Mfctro^ 
citi foldati i « k Cafe, e ie Chìeib, ed i Mcìiaflxirj» ed t 
più fàcfofaoti ricetti fpogliando nelle più orrìiuli forme fi- 
no dentro a' facri Tabernacoli $ e l' oro, « V acge^to, che 
ne ritraile fece fondere » e haccerae OMMOta per piàgéottneo (^1 
delle milizie • 

Ne deicrìfre , oltre gU akrt , il Canonico Pacelli il fii^ 
nefto avvenimento con un minuto, e fincero Diario in l^r 
tino non inelegante idioma , che autografo appre£b éì me 
fi cool(;rva« dove fa conofceire la gnindezza di quello ma»- 
TO divino flagello, a niiia' akra Città di Toicana in tale oc.» 
^eaiione accaduto , e che fsdk la noftra hd ^ più de|docabi* 
le :ftato : dal quale anitore moke notizie particolari . ho ri- 
cavato. 

Frattanto mentre 11 Ferrucab dal fuo furon acciecato 
in Volterra fi trattiene fira V e&orfiooi t e ie rapÌM $ foprag^ 
^ugne fotto a qiiefte ouira il Capitano Maramaldo, \if6ùu 
zo dal Principe di Orangea con un groflb corpo di miilizie 
Spagnnoie per fóHenere la Città « e trovatala già occupata 
dal Ferruccio , dopo mtimata al medefimo inutilmeote la 
aefa» tentò con molti furiofiffimt afiaki di iìuperarla a viva 
ibrza ; ma rifpinto dal vraiore del Capitano con gran per« 
idica de* fuoi fu coftretto a chiedere rìnibrso idi gente» r di 
artiglieria air Orangea • Spedì egli fubko . Verio Vdter ra il 
Marckefe del Vado con altro maggior numeco dì gente fceU 
•fa , dà cui con più ferocia che mai fi rionuovarono per 
^iDolti giorni ^i attacchi. Ma rtbtittaeo ancor* e^^ e mal 
-concio ilafUa £Draa del numerofo prefidio , e de* Ciuadim 
: medefimi , che per timore di un mio vo minacciai j&oobegi- 
l^anaeMo fi trovarono in nece^tà di unirfi a difeià della Pa^ 
tria colle genti del Ferruccio , ftioiò il Vailo più vantaggio- 
Io pel fine della gMorra il jtoroarje ,aUf afledip :di FkwM, 
-'Che lo dare a perdere il tempo » e confumare le forze fot* 

to 



(«} FticMC* ilctt» Uk* V^ Segai délt* Ubi %• 



ùna^Citti si munita, e che caduta la Capitale» era ta» 
fto per cadere aiicor' eflTa fenza fpargimeoto di l'angue'. 

. Così iegfi pajttiffi mài cx^ùttntOyX eoo poco onore 
quefte mura V' è pocq dopo nparaca alla* meglio la Città , 
e lafciata beo guerorta kiRoccar , gli temie dietro il .Ferruc- 
cio per dar foccorfo a Firenze } tutto però ioutiimentìe a 
queil' ora, potchi troirò effer' Empoli già in potere de^ ne^ 
midreia Capicak;dapo Ja cadota di queHo nelle ultimf 
anguftie ridotta • 

Si unì egli difperatamente ad altri Capitani della Re- 
pubblica » radunati nel Contado di Piftoja a Cavinana» e 
tutti 'nfieme fecero gli ultimi sforzi per portarle il necef- 
farlo foccorfo ; ma vinti tutti , e sbaragliati in generale con- 
flitto, fu lo fteffo Ferruccio fatto prigione dal Maramaldo, 
e da efib contro la fede datagli di propria mano uccifo (O 
in vendetta delle onte, che fotto le mura di Volterra pa* 
reragli aver ricevute; dopo di che fu corretta immediata- 
mente Firenze ad arrenderfi alle armi vittoriofe dello Im» 
peradore, per foggiacere air arbitrio del Papa, conofcendo 
troppo tardi il fuo acciecamento di^ avere per Volterra , Cit- 
tà più rimata, lafciato Empoli quali in abbandono, e da 
eflb allontanato il Ferruccb, privando Te fiefla del fuo più 
neceflario foftegno. 

In tal guifa di tutto il domìnio della Repubblica s* in* 
fjgnorì Alefiandro de' Medici, innalzando la fuà Famiglia fo- 
pra il Trono della ntèdefima col favore del Papa ; (e bene 
COR poca forte, e per breve tempo ancor' elfo, poiché di 
lì a quattro anni ammazzato di notte a tradimento da Lo- 
renzino de' Medici fuo congiunto per gelosie fra di loro, 
reftò nuovamente involta Firenze fra le confufioni, e fra' 
tumulti; fin tanto che fedati ancora quefti colla elezione 
al Soglio del gran Coiìmo Primo de* Medici , ebb' eflb la 
forte, ajutato fempre dalle forze Imperiali, di vincere , e fu- 

pe- 



(f)^ Slatti JÉb. 5*, Filceac* Hiftor. lib.?. 




.-^.""■'"ft*'- 



t44 DitSExT. Iiroftieo-E^KVSCA 
perare, non (ènza (pargimcoco di (angue, cuai gli sforzi d^ 
fuoi nemici podetofamence Ibflenuti dalk armi FranccH ì e 
Ibggiogaca di U a pochi anni ancora la Repubblica di Sie. 
na , di rendere a tucta la Tolcana la ^acc sì lungamente £b« 
fpiraca ; onde anche la Città ooflra quietate da per cute 
co le cofe , fotco il fiio felice Regno beneficaca, e ptotetca, 
fk ottenere non potè 1* intiero ribrgìtnenco dalle lue irre- 
parabiU rovine, ricrovò almeno refpjro da unti mali fo& 
ferri , 



esFo; 



■ »4Ì 

E S P O S I Z I O N E E RAPPORTO 

DE' D U E, sdì altri 

A NTICHI IPOGEI 

D I V O L T E R R A, 

RAGIONAMENTO VI 

■ ?«dito dall' hnpegno intraprefo dì favellarvi dell* 
5 antica nostra Ecrvfca Nazione , e della fua titin 
n gua, e Caratteri, come pure del primo * e del 

■ pofieriore ftato di noflra Città, vengo oggi « 
' farvi la prmnenà efpoOzione di alcuni de* no- 

ftrì più rari lpoget> e fpecialmMtc di qae' due, che ìmpùK 
£3 hanno dato, come fapete, a tpKQX miei rozzi RagLonamen-* 
ti* e fpero, che vedremo quanto bene ci rapprefentiiu). « 
eome fotco ^i occhi tì\ ponguio )' aocico eflère di noflra 
Patria. 

Il primo di quefti , che (blo cinque urne conteneva dd* 
la più femplicc, ed antica manifattura in pietra tufo, colle 
ceneri, ed oflà dei defonti abbruciate, e con una moneta 
di etrufche lettere fregiata , ove da una banda Ci mira l' ef- 
figie affai corrofa di Giano bifronte, pìleato, ed imberbe :é 
daU' altra due obell , non pare , che poiTa aver rappor- 
to , fé non ad un* antìchiffimo tempo , forfè molto avanti 
di Roma, benché il precifo niuna poflà indovinarlo. Dis^. 
fané monete , come bene vi è noto , molte ritrovate ii fo- 
no in più tempi , e fc se trovano tuttavìa negli antichi no- 
firi Sepolcreti* 

T Ab- . 



i4(S DissERT. Isto&igo-Etru^ca 

Abbiamo veduto nel primo Ragionamento , come a fin- 
fo degli Storici » de' quali £ire vi. potrei uni ùnt più lin^ 
ga , fu Giano uno de' più antichi Re di noftra Nazione , a- 
dorato pofcia da' popoli per Dio • Ciò conferma la fuddet- 
n monei»» e tutte le «Itre lapprefentaoti Amile impronta, 
che (bno di fu£b« e non coniato metallo, le quali vogliono 
alcuni . che Gianp flefib cominciafle a battere , come ci ri- 
porta Macrobio, ed altri da lui riferiti; eflendo certiffimo, 
che tal forta di monete fiife erano proprie degli Etrufcbi, 
benché 'dopo ufate ancora nel primo iecolo da* Re di Roma • 
Di quefte per tutta quanta la Tofcana molte fé ne trovano 
fino al dì d' oggi ; ma fpècialmence in Volterra , e ne* fuoi 
antichi Ipogei in tanto numero, che (e da* noflri ne fofTe 
fiato fatto cónto, come delle monete Romanfl, per compia 
Urne la ferie, nefarebbono pieni a quell'ora tutti glifcrigni* 

La teflt di Giano ptteato» ed imbèrbe» chù in queU» 
dtl nofiro. Ipogeo i e nelle altre da noi fopra enunciate fi mi- 
ra , a differenza de' Giani Romani nudi , e barbati , come fi 
vedono la maggior parte» le fa credere per Etrufche, fé- 
Gondo il parere del Buonarroti ;. ma T ifcrizione EcruA:a non 
laicia luogo à dubitare di jqual Nazione eUe fieno; dijfi del- 
la Nazione 9 non della Città, perchè in. una gran parte di 
iocot fra le. quali è la noftra, di cui fpecialfnente vi parlo^ 
etere la tefta di Giana ,. vien letto -da' moderni Letterati il 
nome Etrufco „ Velasti „ credendolo il nome della Città, che 
le batteva i ma quale eUa fofle , noit (limo certamente , che fi 
fia fin* ora arrivato a rilevare, comò avverte faviameate il 
Marchefi: Maffci fó. 

Dubita il Gòri (»>., che pofiano ri&rìrfi a Velletrì , od t^ 
Velatra , Colonia già dei Tofcani ne* Volfei ; ma rifpetto a 
Velletri mi fo lecito il dire, eh* io non capifco, come mai, 
da qaefta per altro iikiftre Città , fi pmeiT^ fpargerne tante 
nello altre principali della Tofcana » ed a ki lontaoiffime » 

> '-com' 



•M«MMa«MMMMMiÉiMpMaHHMHH«HaMHa*aMHMHMi^-^«^ 



(i) OflTervaz» Letterar. toni* 6. (i) Mufeo Etrafc. tom* ». tavoL 
a e. 3tj» «. if60 157. 



* R vA e i O J!i^A K EH ^ .a :. VL ' f 47 

(óm' è Vokerra^ con cui poco di commercio nverc pocea^ 
lo che Qioitq meeo può crederfi ne' cennpi . di Roma , fapen? 
do «di I che nel fuo primo lecolo fu dai Re Servio iocot 
mificiato B batterli In monetare ciie ìu oltre fa Velletri nef 
primi -^fecoli della ìRomana Repubblica (c^giogata» e fatta Cor 
kmia^ onde nom potè poi più battere monete;, infbgnandocft 
Scuramente lo deflb JMaffei (u » ciie ad alcuna Italica Colo» 
nia non fu ciò per me^o gidoimai » Rifpetto poi a Velatra 
De* Vokfci» molto più' ricorrona le flcii'c ihfficoiiii , non femf 
braido cn^dòbktei che davna Etnifc^t Colonia fi diffond^fle 
sì gran tiumeco idi Monete per le Città Capitali , e per, tuc^ 
to il reilo della Naziimr. 

lo non voglio con iicurezza aflerirvi. che con più ra* 
gione, che a Velletrì^ t) a Velar ra , fi debbano a Volterra 
riferire tali utonete^ con. pojca diverfiti di nomCt laji:uifi» 
do ad altri meno interelfati per . qneibi Pactria ijl rifletter- 
▼r; vi dico bene francatoiente, che io non crédo» che fia 
ftato fin qui tiltvnto invero fiiono dèlia voce £tru(ca ^ FSr<- 
iasri ,, } come né mono quello di Vohsrra in Etrofgo. Noi 
lappiamo per rapporto dellot Beffo Mafiei» che aflai diver?» 
famente dal Romano (uonavanoii-^pcni di moke Etrij^ 
iche Città., ed ancora degli Dei» U nome di Bologna in 
Etruico H F^^ìff u fi dicea ; di Capuà >, Cumm% ;» e cofà 
di altre • Il nome di Giove fi dicea „ Tine ,, di Mercuria 
,1 Turms », e quello di Vulcaifeo ^^ Settlam ^ e di Apollo 
^ Apula. », Onde dà a noi gran ragione il credere, ohe al 
fran numera di moi^e, che negH antichi Sepolcreti qui tut- 
to giorno fi trovano coli* epigrafe ,» J^i^/ri », a quefta fola 
Città il apparrà)gano. E però anche il Gori («; modefimo^ 
quafi ritratundo ciò, che prima aveà detto , ne promuova 
quefta opinione • : 

Sembra poi, che fia molto coerente a quanto abbiamo 
detto il continua ritrnvamertto , che fi fa ne' nofiri Sej^oU 

T » cre- 



(i) Tom. 6. a e. 379* ico Diflcrtazione z* 

\x) Tom* i* ckl vMufeo Etru' 



148 DiiSÈRT. IffTORlCO-ETRVt^A 

creti di un'altra Ibrta di monete di più grandezze lènza la 
tefta di Giano » ma con una Ruota da una parte, e dair 
altra colla lettera V tra due fcurt , la quale in alcione h di 
caràttere Etrufco» ed in altre è dr Latino. Dell'. una» e d^U* 
'altra forta in Volterra nel Mnfeo Galluzzi, ed altrove ie ne 
Conlèrirano ; altre in vece delle* (curi hanno a man defira 
un'Obelo, ed a iìniftra il fuddetto V. 11 Cori poi per rap« 
jporto al Dempftero altre molto fimili a queAa ne riferiicet 
nelle quali la Ruota come fopra da una banda fi vede » e 
dair altra una fiiure fenza manico, Tei piccioli globi, infef 
gné, comVei dice, dì dignità, « la (olita iniziale lettera V^ 
Refta danque da conghietturare a .quale Città quefte mone? 
te , colla fuddetta lettera iniziale , debbano appropriare Ma 
che fole a quefta Città fi appartengano, non farò forfè trop* 
f^ ardito nel proporlo, perchè certo mi iembra che forti 
argonienti lo perfuadano. 

Già noi abbiamo veduto colf autorità di tanti rinoma- 
ti Scrittori nel fecondo mio Ragionamento , in qual pofto di 
dignità, e di maggioranza folle già la Città noibra fra le 
dódici' Capitati della Etruria; ed in quanto alla Tua magni^ 
ficenza e grandezza, ce ne porgono una riprova infallibile » 
ed oculare gì' innumerabili monumenti di ; ogni genere , che 
in lei fi mirano, ed i grandiofi non controvertibili . avanzi 
della più rimota antichità , come fono tra gli altri le anti# 
che famofe mura , e la rinomata Porta detta deiP Arc9 » che 
tanto magnifica il Gori • Con quefto fondamento alcuni Scrit- 
tori de' noftri tempi , che tutto hanno veduto con gli oor 
chi proprj , fenza ciecamente giudicare da lontano ( confor* 
me non è mai mancato chi fi lufinghi di poter fare ) noA 
hanno dubitato di dire, eflere ella fiata l'antica Metropo* 
li di quefto Regno. U Ammirato (<) parimente nella Ùcp 
dica, che fa della fua Opera al Principe Don Lorenzo de^ 
Medici, s'efprime con dire: Volterra, già cafo della Ta/cai^ 



(f) Delle Vite de* Vefcovi Fiefoh , Volterr., e Aretia/ 



s 



Ra^iohamento VL I4P 

M ic. I» E r erudiciflimo Pier Bargeo per le nozze del Se- 
reniffimo Gran-Duca Ferdinando I. con Maria Creftina di 
Lorena » coti fcrifle Tocco la Scacua rapprefencance Volcerra: 

y, Hanc olivi Lidii pofaere in montibus 4ihii 

„ Inter biffenas , ut prima txceUerei Urbes ^ 

^ Qu0e tnagnum Tufiis Regnum peperijfe ftruntur . 

Se dunque ancichi, e moderni Scriccori hanno daco a 
quefta Pacria fenza difficolcà un cai' onore, non porrò io con 
«ragione dalle fuddecce monece di Giano , e da quelle » che 
hanno rimpronca iniziale dell' V» ranco Lacina, che Ecrufca» 
colle Scuri »crarne la conferma della Aia dìgnicà? Pocrà fot^ 
fé negarmilr eflère le Scuri quella infegna di Sovrana pode^ 
ftà ufaca nelP Ecrufche Cicca principali, e crarméfla co' fa« 
lei a' Re di Roma? Ed oltre a quefto la variecà del caracce- 
re» ora Ecrulco, ora Lacìno nella decca leccera V iniziale del 
nome di Volcerra non convince apercamence, che cali mone* 
te fi barceflTero in una lìbera Cicca Ecrufca , ranco negli an^- 
richi cempi, quanco in quelli di Roma? cioè a dire in que!« 
li , ne' quali la medeiima Cicca pocea ben' elTere focia » ed 
amica, kà in qualche maniera fubordinaca alla medefimaj 
ma non- già fuddica 4n modo , che colca le fofle di biaccerle 
la podeftà? Che fé quello è vero, io non faprei indicarvi 
a quale alerà Cicca pocelTe più, che a Volcerra » accribuirii 
quefta forca di moneca , eflendo ella flaca, come abbiamo ve- 
duco, r ultima a cadere focco il Romano giogo; e che poi 
fatca municipio durò quafi due fecoli in quefto onorevole 
ftaco più di {c^ia, che di luddica; né prima del cempo dei 
Triumvirato» in cui fu facca Colonia, perdecce ogni diricco 
di libercè. 

Alcre ancora monece di Giano ri porca il Maftei (O con 
una Clava, ed un Delfino, che elfo crede, non fenza ragio- 
ne, appartenere a qualche mariccima Cicca della Tofcana; 

ed 

(>} Toub 4« dell' Oferv* Lettcrar* degritah priniu 







'*^ "*■ 



/ 



/ 



150 DissfiRT, Istorico-Etru9Cà 

ed altre ne adduce con una Ranocchia r e coli' Ancori» f 
con due VV # dubitando eflo appartenerfi a Volfinio per 
ragione del lago di Bolfena^ dove, iranno J^ RanoQchie; fenr 
za poi dar ragione , come poiTa riferirli 1' Ancora ad una 
Cicca medicerranea per folo rapporti» ad. un lagot if non 
piuctofto a Città j che av^ifis Forco e forse iiavati fu] Ma* 
re, come era Volterra; ed 19 quanto- alle Rane, c^n) uno 
vede , quante acque' (lagnanti , e piccioli laghi fieno nella 
parte più bafla del fuo antico Territorio • 

Per le quali ragioni ftobene non fi provi ad erideiuEa^ 
che tutte le fuddette monete a quefta. Città appartengano^ 
nulla di meno bifogna poi crederlo riguardo a molcc di cflc^ 
e fpecialfliente di queJle« che qui fi ritrovjno per lo vero ^u- 
fio rideifo, che ella per la fua dignità « e £ran4«ua più delle 
propri>e i che delle ultrui monete ufo facelTe » e ,per b fuo gi^^an 
comoiercio mfùpA marittimo per la Italia tutta xi% ;diffbn« 
deflc^ 

Né è punto poi da dubitar fi , che molte di effe , e fpe« 
jcialm^nce quelle di Giano pileato, anrichifiìme non fieno^ 
€ci a Ròma.ftefla anteriori; poiché fi:bbene ancora ella ado. 
rafie .Giano per Pio, aliente ftt «fili è vtrgpgnofo l'aver- 
lo prefo da' Tofcani, (uperiori di antichità ed a lei, ed aj 
Lazio, già da effi dominato ^ come fi è provato co' fuoi nscr 
defimi Scrkixi^i; jiel modo flefiòt che non ebbe ripugnanza 
di prendere ^all' Etruria la maggior parte de^i altri fuoi 
Dei , delle /uè facre J^ggi , ^ì quafi tutti i fuoi riti ^ e di 
tante cq(è , .che alla ^religipne^ non meno cIk aUa poHura dc^' 
■coftumi appartavano^ 

:Inciina verament* il Mafiei fi) a credere « che poche , 
nefiune di quelle jCofe»rPh.e d fono, trovate , « fi trovano fie* 
no referibiji a' .tempi Etrufchi, ma bensì a -quelli de* Roma*' 
ut già impadroniti ^lla Tofcana per ia %2%\omt'^ che ella ri- 
tenne molto ;dopo Ja fua lingua , ^ coftjimu £d in vero pa^ 
%% , che co^ pofia dirfi |)er le cofe ili quelle Terre;» che qpafi 

fu- 

<x);DegritaL primitiv. Obrerv* Lcitcìu teiDti^ 



1 



Ragiomamento vi. 151 

Aibitoi caddero fotto il Romano Dominio; ma poi non fem- 
bra poterfi punco accordare di urna gran parte di quelle, che 
qui' ii trovano, o fi réfletca al tempo in cui quella Città 
fu filettata , che fu dopo il quinto fecolo di Roma » o fi 
rifletta alla loro antìchiffima architettura > od ?)gli ofcuri, e 
retufli Geroglifici , che molte cofe proprie della Nazione , e 
che nulla hanno del Romano , ci rappresentano . Ma che ve* 
rameoce fìa molto facile tra tanti noftri Etrufchi monumenti 
ritrovarfene alcuni molto a Roma anteriori, e della più ri- 
mota antichità lo fteffo Maffei in altro luogo ce lo rende 
aflai credibile col riferirci, che ne' contorni» e nel territo* 
rio di Verona, occupata da' Galli fino nel primo fecolo di 
Roma, molti Etrufchi monumenti fi trovano, onde vie^ 
piìì è da crederfi, che fi trovino, e di gran lunga più an- 
tiehi neOa Tofcana, e predo a Volterra , dove ebbe la Na<« 
zione la prima Tua propria antichiflìma fede. Lo che fi ren* 
de col fatto come evidente, fc riflettiamo alle innumerabi- 
li grotte di Sepolcri , che intorno alle noflre antiche mu- 
ra dalla parte Aquilonare per V ampia circuito di più di 
tre miglia fi (lendono; onde è forza di credere, che a mol- 
ti fecoli antichi, di mezzo , e pofliériori appartengano, ma 
tutti prima della foggezione di Volterra alla Romana Re- 
pubblica. 

E certamente noi vediamo , che quando veramente tn 
Volterra dopo la fua foggezione furono adottati gli ufi Ro- 
mani , non più fi feppellivanp i Cadaveri ne' fbliti Ipogei 
dentro le urne, ma per Io più fi interravano altrove; fcriven- 
dofi in lapida i nomi de^fepolti con caratteri antichi Romani. 
Di quefte ve ne fono molte in Volterra, delle quali fperò, che 
alcun di voi ne fia per fare un'erudita raccoltai. Monfignpre 
Mario Guarnacci noflro degniffimo Confolo fra le altre da 
efib altrove racccrite , no ha fatte aff^ere alcune qui ritrovate 
accanto alla Porta del fùa bel Mufeo, di ógni forta di cofe 
all' Etrufca antichità appartenenti copiofiffimo . Un' altra pu« 
re antichiflima fi vede affiflTa nella facciata del Tempio del- 
la Prioria di S. Alefiandro, ed altre in altri luoghi pubbli- 
ci* 



ì* 

f 



/ 



iji DissERT. IitoriCo-Etiiuscà 

ci I e prtirati , che io non iftaro a nominarvi fuori dei mio 
propoli to« 

Quefta Torta di Sepolcri , e d^ Ifcrìzioni de' tempi vera* 
mente Romani, più che altrove & trovano dalla parte oc- 
cidentale della Città , in diverfiflima iituazione da' più 'antichi 
Sepolcreti; nella qaial parte , non fono molti anni, da che 
dal dottiamo -Cav. Giovanni de* Conti Guidi di felice me» 
moria » noilro già Confoio, fu ritrovato in un fuo fubur- 
bano podere un bel fotcerraneo , do^e oltre a' frammenti di^ 
Capitelli di marmo djuro di efquifita Romana architettura» 
furono cavati tre biiili di ftatue fenza capo, ed uno in 
fpecie di Donna con paludamento veAita alla Romana , i 
quali tuttavia nel fuo Palazzo fi confervano. Dal che ù de* 
duce , che aflai di ver fé fono in Volterra le Ifcrìzioni , ed al- 
tre cofe, ali* ufo Jlomano i da q4xeUe^ xhe negli antichi Se* 
poteteti fi trovano. 

A conchijudere dunque il mio argomento, voi cedete» 
W. Acc., da tutte quante le cole, e ragioni da me a lun* 
go fin* ora efpofiei e dedotte, xome bene il noftro Ip^^eot 
ed altri fimili ad eflb , che urne ci danno della più antica 
manifattura,, e molto più quelle ^nonete pregevoli, che ali* 
«fo Etrufco hanno fcolpito Giano antìchiffinìo Re, e ptfi 
Dio della Tofcana , ovvero ruote , globuli , obeli, Delfini, aif- 
core, e fiwri , e ratte fregiate-delia £trùfca parola dagli £ru- 
diu letta ^.rVeiatri^s o àdìa, iniziale -lettera V talora Templiceì 
e talv4^1ta eziandio ^raddòp piata VV , come appunto negli 
antichi figlili di noftra Città ab immemorabili ufati fi mi- 
xz\ i:ome bene, dìfiSi, J' antico onore di lei, la fovrana fua 
podeftà, il commercio^ e le forze marittime per lo cerfii 
di molti antichiflìmi fecali ci rapprefcotano vivamente , e ci 
pongona focto gii occhi medefimi^ LVumana cupidigia poi 
contenta di lafciarfi iotacti akuni di que* monumenti , gero- 
glifici,. e Tegni , che poco pregiano gli uomini incuiti , ci ha 
involaci ^i avanzi di quelle cofe, che agli occhi di tutti 
prcziofi apparifconoi e nulla di meno^^ome fapete, anco* 

ra 



j 



5» ^J 



n di qviefti non pochi ne fono (lati fcavaci i e riponi ne' 
loro Mufei da' noftri Cittadini. 

Incucilo genere è iaro, e pregevole 1* Ipogeo pofterior^ 
niente a tutti gli akri ibay aco nel Poggio del Portone da' Sigg^ 
Lorenzo Falconcini , e Antonio Galluzzi , i quali fi danno tuc« 
to il piaciere ad onore proprio, e delia Patria di applicare a fi- 
mili icoperte ; ond' è , che in Cafa dell' ultimo fi vede una 
bella raccolta di cofe molto rare» e preziofe della Ecrufca An*- 
cichita di ogni g^ere » oltre •un «buon numero ancora di mone» 
te Romane, in quello ipogeo adunque oltre molti frammenti 
di vafi, patere, « èandelabri, fi ritrovarono due urne della più 
sozza anticlutà ; ficcome le offa di un intiero cadavere , che 
certamente effer dee rdi nobile donna , poiché meCcolati col» 
la terra varj pezzi d' oro fi cavarono , come a bocccìuoU 
congiunti 'nfieme da' piccoli bottoncini , che formano una 
collana « a cut ferve di fermezza un altro pezzo d' prò maf- 
ficcìo facto a gvifa di figillo , piuttofto , che di anello , fenz^ 
aicuna impronta » con un cerchietto per di dietro filaccia*- 
to , che torfe ferviva per tenere unita Ja collana al petto* 
della donna defbnta. Inoltre due orecchini con bulinatura^ 
iifiifiima, e di raro artificio» in mezzo a* quali fianno pcn» 
denti , in vece ài perle . « di gemme , due vafettini collo 
fieflò bulino adornati ; e ben ci fanno eonofcere quanto gli > 
ant!ichi Tofi:ani » ed antenati noAri , periti fodero nel lavora*/ 
se i metaJli, € Toro principalmente} fapendo noi di ficu** 
ro , ohe anti^iflima è V arte di fondere , e tirare qiicfto me- 
tallo /^nfe raffinata da' Lìdi , « forfè poetata in Italia da' pri^ 
mi pc^oli Orientali « 

Di ciò ne ci rendono ceitificati le faere Carte, là dove: 

et fanno noto, die gli Ebrei <>> nel i>eferto, poco dopo P^ 

uicita loro dall' Egitto, ricevute a^vendo da Dio» «per mezzo. 

«U Mosè , le Tavole della Legge , ièppero beniffinoyo efiigisus 

, — • : . ^ V • di i 



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^} £aod* «aj>.:^«7 ^Hiarì «^ jporib. jIA^Ià^pai. b^ l 



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IJ4 DlSS:E!CK: lSTO»rCOvElFRVfcCit 

ài ora maflìccjo» L Cherubini, i Vaii. ed i Candelabri ^ehe 
ferrite doveano per adorn:amefita al facra Tabernacoioc , e 
prima di qù.eftì il Vitetta d*x>rox Le qual't cofe. ncm (ioten- 
i^ egKfto aveie ^ppcefe» fé non tieUT Ej^ìtro-^ donde erana 
ttfcki. cosk di fmk^, pciimenmeacc giufliificafia fiempte pia 
r argomenco det primOE dKccrfcr^ cbe dall' Egitta* prtncipal'» 
flsente 1? origine loro traeva già i fmpoik na&%'¥^. che ta^ 
& tati ttfavano* iaantìctliffiró tempi ;. eè/iirokre femprer 
più il fviftia tnafnifica &mù ài nù&%3b Cmk mctlgaot ia 

' . A fsiguarda poE éeì fkoomd^ propoio ipmfgfor dt fi\a^ (mi^ 
braA, che effbc^ tu» iola co» ofBiaìè cn^kkoKa cii diinollrt. Is 
grandezsa* di; noftrai< Pacr» ne* fècoli prà rimaci», de' ^ota'^ 
li è; impoflìbik indovìeare il« pteerfa, ma caiandia negli ai« 
tri / che feguìrona por dopo» ia ùxsl foggezione a^* ftm»QÌ.. 
Già avete fenjcico nel pómo» tsàa^ Raponanaentov cenve. tut- 
ti ad ei«j «empoi fìtcoec» fizafaté dae di^edL Sepnfeii^» che 
uno 4)8* fingoiiirr, compHÉSb»» di due grane dÌ4(ì£&v chee per 
nia» di^ una^ pooicciuoia' Cttmmeav9m>' iiifieme ;; vocaer tut* 
ce , e fpogiìace; vt rìktfx àk pochi frannawicci di urne, e d£ 
va(i di' aniì€hiffimàf.*e pìacwna con» waamùuxstsi^ L? al- 
tra ficdeiei di iapa» im eeata ad un^atgiiie ocopector' in o^l 
di JMei^ net quflk Siam» < riotovatt intniacà .piiib di dodicL 
Cadàs^erkf T o(&: de^ quRdi imibeidice exanos^ cabce. per kn ro^ 
vina» deHa: volcai dekbaffi^fapcigeD'deatrei^fai; grotta. deb «ode» 
imi0> fì'a )» terra^,. ed: l (àini (moHi^r fitiiaeb circ» a trer brae^ 
eia /oi^fafc. il fondi» dii quella., ^i vniém ilt^«itrerr eotm: vr 
diili:, infieme colte ofl> gitcar fuori colla^ ceca* dccaia^ cinv* 
epiOMa-moliaee^^RaiiMne di draecafiffiitiib CBRypi^,. coÀiinit&tndo^ 
dia fMi'S'tfktncr» oroiteti àntichifltsn^ a'pot (^ nnMor iormàìó^ 
atonr; dk ©iuiioiCelkev e^ da^ it^aenw Imperadbrb fìnoi ài Gid^ 
wner Gaftanaoip^» & o^vaiopo^ eoe ftlTe^ nmkw pezxi di tegot» 
lexicon? due-, a tre deller int^e»^. di anticKiflima: ftruetura». 
aCTai div^erfà d^lla^ ^re^ente^». Nello^ (cava poi^^. che fi fece 
dénartèrraj rnofta a? diìottade^'Cadàveri , e quafT in fondò- 

attft ^otta: del piu^ l^S)^ l^gagfi^^ 

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/. : R:* «3 Off? A Jt « J^'T fi: Vh 7 Ì^SS 

te di .ibtM» per ie /^giofii iiddau^, ^fiMO aoitUJ^i^iiDe « cil 
jitoienQ ^GOfifiC^ondiM^ à ^uth itempOt in, cui in Cittì né- 
ilra .^ofiiera jncora 4iviemitli Aomaina;^.^ cbi: jto àfeiìzioiii 
xte'pwffìin. imciaot fuori x;Qsl4a bz&o^.^titMtìmo slì itLjoA' 
jEÌ :nipU' Alme xii fletM '^cuufr 4nferìMÌ |: iinp^jfocftbè iajppià- 
f«a»;li:h6 .anohfii iit^^empi più ^acicjii .erano ^ialiti i Tolc»- 
4ii^^ (iciiyers inXamiae.di inec^iii JC^fercndoci I^limo Vi 
,di ^4ina iicrii^ÌQne ^nctcbdfima <ì^mtìMtk .^ Amek Jàeris £tr» 
/(SS, ;»! ibprà ftm iitcbio 4el Vaùciano » ^he gualco {tficnpo pris- 
ma, ^tjlona era gemica per /acro 4ja<ttui i jPapoU dctrcó- 
;6iii«t« .£ ^làppii^no Maoià ida EraàMA c^>>^he in l»T«;jh 
f^e..am^h^nw xll :hi^on;m« ^qOo 10A Tempio idi A palio 
jb\SQte2Ìa i^a ^an'^aicra iibrtaioiic 4i ancidifikiMre.Cadinees 
Jb .^i|ii , coav ab£>Ì4fno JÌreduco> as^eaiiò iaiiUfla ibi^oMC 
4}fiJle ktcere <£crpfc|ie.« . 

. I^e. .mimete poi. Homaiie jdl puì feroci, i^he cianuiciaiMi 
>4Ìàl X^eote , ;e <:oQfteBgpoQ il ^jto 4i «aiti 4^<di^:9ciichiy 
/TÌfcof^> Jo ilaco di .me;zzo della «Città , 4apppliChè dia ^ìinou 
air» fuddita di Homa. EiHa ^ràno fenea jàvjpbèomim^àtì jsA 
^Sepolcro Superiore àt? ^C^daveri , rCollc 4^a ^t^qaaU mete» 
4aie £ iV.\àéio ^fecJtar fuori.; anzi una 4i eflè^fu :vedi]ta^& 
ià0ieice..atino^ta ad jm-.t^bluo^ .conia Scsficaineiic&^iféf^ 
.fonpi^ei^^bbill^^Sìf^^ ivi prfi&nti .^Ai&fm 

,ìio«0:,ìl ^ig^'^tnccfi»! .:^affti«rC .ii :iS^..{Ìjm:e^^ f^LpoAcmi* 
,<A il ^^ Xnfoìito ^xdUttBzi* 4^aeflft nwocfC^ ajdqn^ìarjci ét^ 
tnoAtmo ad ^eriàim^a ^ (Che .4jueAo )Sepolc?ffó ffupe^iofè , M 
itancì iC^aved fTÌpM^H» 4lutò |>er Jo ^corla idc? ib^radde^ 
indicati decolli «elb^ilfifla i&m^^ 

-.,£. benché lia .Dociinnnio , 4;he Vjafó ,^i leppellire 1 Ca^ 
baveri intieri ,£a ^ntichiilimo » 4:onve ^ viverre .Cicerone (s^» 



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i;<S DfSSERT. ISTORlCO-EritUSCA 

« fuperiore àncora a quella di abbractargli » inventato dà Er« 
cole , al referire di molti Scrittori riportati dal Pitifco (>>( 
*è certo lion meno, eh' edb è ftato di tutti i tempi coda» 
imato, e che indiftintamente rufarono gli Eamfehi con quel- 
lo di abbruciarli , cooie di fatto noi fpefTo lo rifoontrianio 
ecuiarmente in molti, e mok' Ipogei , dove ed urne, e vali 
con. le ceneri abbruciate, ed infieme fchelecrv intieri bene 
ipefla ritroviamo;' Quindi è, che credono. gli Scrittori t che 
il fare, o in un medo, o nelK altro dipendeiTc-dalld vokM»> 
tà degli eftinti, o dalla Cuperdizione de' loro Saceirdotiy co(* 
me. beniffimo ha fptegato il Targioni (^>« r. 

L* ufo poi di apporre le tegole fui capo de' Cadave^ 
fi • che fia de' tempi deH' Impero corrirpondeati aUe oien*- 
tovaie monete ce lo ùk (apere il Gorì (s^ , apportandone 
altre autorità } talmente che è da dirfi , che le monete pia 
manticlle riguardaflèro quei defonti, che ne' rifpettivi tempi 
morirono i e le più recenti infieme colle tegole fi. riferìflè^ 
fo ai morti ne' tempi pofteriori ; dimoflrandoci parimene 
te con queftò i . diverfi riti, e. la iicuaztone dello fiato di 
Volterra di quel tempo medefimo , at^ cui hanno correlai^ 
xlonf » . 

E quanda mai credere fi voteffet che le ifcrizioni nel 
piombo^ forfè calate a baflb nella grotta inferiore per la ra- 
mina delia Tua volta , riguardaflero ancb^ eflè i Cadaveri 
del Sepolcro fuperiore, tuttavia non fi fcemerebbe il loro 
pregio , riguardo alla vera Etrulcà. kfigua, che riippre* 
lentano'; milb difficoltando , come ha dottamente penfàto it 
già mentovato celebre Autore Fiorentioo neUe Novelle Let^ 
lerarie (4) » che fimiK (embrino agli antichiflimi Caratteri 
Latini! a quei* dell' Etruria quali coetanei, per le 1 ragioni 
addotte nel mio fecondo Difcorib, in cui l'affiniti, e die 

peti* 



. |xj In veika, CtfJjimr» DlCcrtlz* delTc. Tavole Sepolcr-^ . 
(z) Tom. %• delle fue KeUi. di (4) Npvel. Letterari dcU* aon» 

Livorno* ':' r^f^* Colettisi* 

iti To» r*^ iti IfafibEcniftf 



pendenza dell' una dall' altra Eavelia chiaramente già di« 
jQoftraif nò refragando, che detto Ipogeo lÀiperiore riferire 
£ debba a più tempi » ne' quali à' Romani era (bggecca Vol- 
terra ^ poiché ft legge in Suetonio nella vica di Auguflo ef« 
ifisre la ^gua Ecrafca pur' anche in vigore in detto tenìpo; 
-t Tacito nella vita di Claudia ci dice , come da quefto imr 
fieradore fu propoOx> in. Senato il proccurare di conièrva^ 
w anche in. Ro^n la medeiima Ungiiia , che tuttavia fi mao- 
eeneva in Tofeam» a cagione deli' Arufpicina , e deUa Scie»- 
pa fcritca no' libri Augurali» ne' quali fi contiene V oflerva- 
2Ìone, e ià' natura de' fulminio» ed altre colè naturali, fecon* 
do la lom .Fiiofofi^, eruditamente , non ha molto» iltuftrata 
In una faa DilTeita^rione dal Sigé Abate Giovan Maria Lara- 
predi (0. Pev k> ohe tanio più è da crede rfi, che in VoW 
terra fi manceneflcy^ per e^r' ella fiata V uitìma a cedere 
alle armi Romane v e che poi ancora fino al tempo del 
Triumvirato viSè io grado di municipio eolle proprie Tue 
antiche leggi « Io nulla di meno per me facendo rifleilb alle 
iuddetre Romane monete di^ feeoK molto più badi, e pofierio^ 
fi, perXuadermi non pofia, che allo flefib Ipogeo apparteo^ 
gana 1' Etruiche Lamine, canto più che efie forona cavate dai 
fondo della grotta inferiore. 

Ma corminque ciò fia, voi betì vedete ^ VVr Acc, per 
quello , che ci dimoftra quello Ipogeo ; e per tante altre d- 
fntli (coperte fatte, che oggi mai no» fiamo più nel cafa 
òi dovere» per così dire , lambiccarne la mente intorno a 
pochi incerti EtruTchi Monumenti, conforme eramo ne' tem* 
pi (corfi 'f ne' quali fuori della fopraddetta Statua di Caik 
MafiTei^ed alcune urne confervate meglio pe' Cortili, e per le 
Cafe deHa Otta , tutto fi difyerdeva con incuria per le Vily- 
le, e per gli Orti, dov' erano ben prefto guafle, e corroi^ 
ik per la intemperie dell' ariaf poiché in o^i fbna tanter^ 
ti À diverfe k coTe » che tutto giorno fi laacdgono^ t à G9* 

no 



rita«iriilÉriMHhÉ«fti 



O) Sigglo fopra la Rlofetia di^Ii Aatrchi £trufc&r« 



no raccolte 4)ft' 4fim vaiU .Sepoiaeti, fdiMiti', A vilEbifi i^ 
ficchi .41 K)giù iUtfvo^ c^t ppiiiaeBa ^f^iaf^é ,ia [wdoiità idi 

Potè ,t)el iccolo vdecitffo jina .S^jfttorie ^icicttcina 4t 
gualche Aome, prifi^ico 4bl. JBtiU)0%rr<tcl (u, 4:900 ialiti :>ia> 
nKHxhini (^>t .dubUv^ jktuà ;v«dcrla»iis iofle 4ÌAMni, fig^ 
.un ma ia ^fampfa Stat^ua di ^oqoa XQft,lfiitgi« ^irtilciie iei|* 
:fl;eo€e in £afa >f affei , J^enghe ^ìpownà , j9iÌÉMr« ià fìmijpixi> 
•fQ , da ^aoxi vvalpiti iJornm » che Tavj^ii^afl» m jcflà^ ^* ^ u^ 
iibanica ,an£icii(ffii»a .Archit^i^rà^ e ^mcL :Ch',è .pm ^Aunoi, 
poterono ^u€ aUri /grand' liopiini^ V JÙùa.sy :Àila6cie , «iw 
irabi^iaù «coatro gli .^aciddi ^^11' 4of Inrami ^ de'f^uali -mni 
lACfiÉdo 4a;far /giudizio ) ^pouf eoa, ^co , jfty/Kìce 4^^110 .mo^ 
éo XQfiito a 4:ucco .ciò; chQ p^hara 4idi,«aiia 4^)ie. /a^tii^iti 
^i J/oi^rra » j^uiza {parinrienxé oè vtd^Q , ^ ^riooiiofcere |a 
4:010 jcertc« .al o£4ilari , Xbpjai'aiidple dalle d^Mi^ ; ^ né €am« 
^00 moilrar ex Xapcfe» >oi 4i /ar iM>n«o .di quella » che .4i 
ìet parla in canti luoghi riAoria più xicevuca» e licura 
édt* Aomnìf e. de^GreGL Ma in oggi Sono jcance » .« cc^ì ta« 
«e Je ^oifi.9 ctie.9bb«ainp , «he potranno aioro |>iaciBi3e À fyg^ 
^Utd .ill3!ia(iinaj:Ll^e£j;cr^ ^di/^oeAq ;fecoloi ìdc^sobi ^uel ,che 
iia <li ivero » e di dubhiofo;; e. ciò che,iia ide^ temf^ £(rii* 
ifthi 9 f ^iò » ^hp .de' JRonnani; aim jciò ^ .che iia ^xlegli ^anti- 
i€hi«4e^ mezzani » e ^]^li 4ikimi>. 

<. '^pyio ofoure .veranvonte naolce eò£b .effigiate ^leliemme^ 
<e «ei^?ali# che xi j>oagono fate! occhio favole, jAoiì^,ik* 
jcriAcj, e fpQicaoolì; ma ^en/i .ravvila «. /che appellare non 
li poi&nq ueUeoo. né ideali* .-ni^ c^pricciofe^ e ii .coiioìqoiiq 
4}uelÌ9 ^ ^he iono proprie «deUa Naxione ^nolto .diverte dal* 
le RotnMit » < alalie .Groche più tiocori^;} e ,dt vqu^e /pecial- 
ioectte (per rapporta .alla -guerra 4li Trc^, ,t zà'XJhffé^/té 
^ iieoo(»ftonQ. aloiuie fenza ^uiirocOt ed ancora fenaa «ipu* 
jaaaxa i iapeoda fiok ,|ieai%nadagli Awon /rifcrici ^al JBoo^ 
K., . ' iCart 



■^^■^— I I Ji" ii • ■■^— y 



fx) Kelta <7ÌiiQta al ])enDpfte* ^^) Opera tnaaofcr* nella 



V - 



R AQ t O K A M B 11 T O VL 159 

eartf^)> che Omero fa ìa Icaha, ^ che UHffe navigò il no* 
Aro mare» e che cnolca- comunicatione e bbera avanti Roma 
} noflri Ecrufchi co*Grecu Le quali cofe tuece (bno tante e 
s) vere» e coiì bacili a d4mo(frar(f ^ 6h# conteftace & poflb* 
np vie pia con altri indgni^ rìtro^ame»tiv 

MoltOi particolare »« e m«>ka pre^^vole^ è (fata quello» 
fatto^ ffonr fono riiolcr annidi cerne £»9ete » deiP Ipogea d^i^ 
aiitichiflima FaiMgU» Ce«ina« Véraa^me la^ magnitìceitzia dr 
queAa^ (i' ò dipinta i» Voltevr», noiv felo ne' fecóli^^ più rimoct 
da noi» ma anche ne* tcinpt molto pofleriorà d<^ baffo Im« 
pero^ e la- convince l^a gì:an Villar, che ndl' anno 415. delP/ 
Èra Cridiaiwi po(Ted'eva DeciaAlbiivo Cecina^ in vicinanza dei 
Porta di Vada , indicataci nel Aio Uinerario da Rutilio Nu^ 
manaiano » codetta ivi dalla tempefta a rifuggirfi » onda dafle: 

////r me npìdus ' con0erc' C6mii éfStgit. 

Quaiis fiharum frangere lufira fdet • 
ViKtuti Mmièuì fiews^ È^èrawfhus imkreSr 

Albini fatua pr§ximét villa^ mei ^ 

Del q^aaie Decio* Albino» ha pubblicata il fòpraddetto Signor 
Goti tf^^ua^ altra iTcfisioiite, cte dkie:;,i Ct^imna Dttiùì Al^ 
Binuu te Cr Praefetìtusi' Urbis Vieé: Saers jindifons^^ „ Ed ifc 
TargioAV (^ afg)«itige » d» jrì<tonfo6seir& po<0' lungi^ da^ fiun 
ma Cecina le rovina dir tMtf' ^amÌio£EX od^fìzio', i» cui £1 
trovano^ fpe(Ia< peaaecti di porfido » e^ dr verde ancico». E 
con tale iOcca(kxie^ a rìgoaido^ d^Ue cole noilre foggi unge» 
dilaverà ricm^ciMo» non nidlto^ fenraaiQ^ daifa medefima Vii* 
la le' vestigia detdii£rutta Cadellò delU Fine.» chianfacan^glt 
antichr monumenti daini citatr» AdFines\ m vicinanza del 
Fiume detta' parimeilrr liff Fine ,^ dov^ eflTo con gìudizìofo 
lifleilà crede». ch& £q{U la^ divafione: 4^ Territorio fpettanca 

alle 



^^ 



(r)'Eny.x. della Geogr. 



f^y TofTf. ^.. delIV RcUz. dclla^ 



e xs'« 



r4a Di«SiKRqr. IftTo^Mo^BTRtUSCA 

alle due Colonie Volterrana t e Pìfana, confornoe anche éi 
prefeote con piccoliffima variazione è quello delle due ri* 
ipective Oiocefi« 

£' Hata poi gran ventura H ritrovarli » e riconofcerfì tra 
tanti Ipogei fpogliati , e conquaflTatt queAo %\ grande » e sk 
civtaro cnonumento della venerabUe antichità» il quale con- 
tenendo circ* a cinquanta iirne con vane £crAilche ìfctizio^ 
ni, indicanti t var] nomi dirai Famiglia « due iole ve ne 
fono delle latine. Una di quefte è Ibritta in iirt'urna trova- 
ta fuUa prima ibgha dell' Ipogeo , ov* è da credere » che 
chiufe foflero le ceneri dell' iritima defbnta ; \a quale ifcrii^ 
sione è (lata già pubblicata dal Gori d/, ìche tucte da fé 
medelimo 4e rifcontrò, e ic vide dsnjtrp lo fteflb Ipogeo^ 
ed 'è la iegaente< 

AULA CAECWNA CE^.XA ANNOR. LXiC 



la feconda è inetta in altra orna, ove fi mira< 

* 

A: CAECINNA §ELCIA AN^OR: XII. 

Un* altra ancora latina iferiziene attenente alla itefla Va^ 
miglia» che per e0èr mutila è incerto^ fé fia fepolcrale» H 
vede affida in una facciata del Cortile dei Cuamacci, da 
molti fecoli in qua conservata in quella Cafa , che neir an« 
no 1463. fu venduta a' detti Signori dall'Avo de* viventi 
Signori Cecina; e quefta fino ne IP anno 1561. fu in atri 
pubblici prodotta , che appreflb i medefimi efiftonp io 9ìir 
tf^ntica forma, cioè: 



i.- CAEClNjf 
EX DECUR-/ 



<i) Tom. %. Dilcrt. *• del Miifeo Etrufet 



' (^fta. ancora ha pvbblicàoa ,. ed apertianiiiefMé' illuftcatt 
il Sig» Gorl. Del reflo^poi le'due latine ifcmioni, tra tanh 
te» che 4i j^v¥ifa)io'£trttrQhe nelle ^prae-^deli' Ipogeo i, ogni q^ 
no l>0|i vede>^^cbe i tempi icil jpapprefencaaoV'ne'.qvali airi ufo 
Ccrufca £ irivea in >Vol(é^ra- tuttavia Jibera xlai giogo Ro- 
mano ,« quegli , iti ^Qui 4opo Ja foa fogge^^ione fu obbligata 
adottaci la Lingua Latina ; come pure indizio danno del 
•paiTaggio , che a Roana fece quella Famiglia, ammefla agli 
Ofiori ài quella^ J^fl(fPÌnaote Repubblica ,« div<enuta Romana, 
come la Stona iinivefCale ci fa noto, ampiamence dal iDem- 
|>ftera 'coll' autorità di Cicerone , ^ di Plii)iO|e ^^ altri 
riportata» ■ ^ : , .. • , , :)dìl 

« Altro Ipogeo aiflai magnifico ^dì braccia cicca a ^quaran^ 
4:a di circuito «è flato fcavato dal nodro 4ìobiJe Concittadino 
iUCav.ii>ta^ Giuirppe Guarnacci nel Collo di vMoncebrado* 
<m , doveiokre '«na ^ran quantità di frantumi .4i moke urne'j 
« deVfoliti:vafeUami -«nerijHfion pochi «^ ha( fcavati 4iKgl*^ifU 
cieri 4i ptik ^sandczze s « cinque in ^peeie dei idipinci tti 
éeri,.c i^i ^re ài 'puttini di antichiffiitia manica-: inoltie 
4ue belle Patere di meflura di: metallo finitimo ,èenchè al« 
quanto mar conca alalia «oggine , ^coa due i)èu;à , o Gen) a* 
4au 4iel . £cmd0 • Altri due piccioli vafii con ntcà ^q^^etza liufta 
tvtl corpo, la qiiale^ molto à^ ibipévtaireré d[>e aìHiufa de- 
«gKf Egiziani 4iotf^foflè dagli Etrafchi adossita ;■ fa pendo ^tt6i 
.dal Mafièi (0| ohe:»€41e antiche rnonete di Gubbio la tneiì* 
za Luna il fcplpiva • Ona teda ancora 4di Donna di term 
«cottai, itaccata^-d^l ^ làfeofagatMirato in pezzi , con belP 
attillatura 4i corti capeMi inaiyellati^^P ufo Orientale /còntfb 
^fepra abbiamo'^veduto odi' a^coritàodel Buonanson* Furo- 
jio trovate parimene in mezzo ap MHte olirne. (^pertlbileAerfe 
ie quali fi vedea Storno il fòli^» f<;^o | le<béa di i)« ì|k 
tiero Cadav^ere, ed-accanto ad ^eCo^ cope/iiiiu» di «Ui ;mo« 
fioA« tutta coiri)fa , ed i frammenti di un corto Pugnale^ 

_. : X ^où.,^ 

(i) Tom. 4« d^rroffenr* Letterar* ^ «^ .q&3 «^ Jiiì 



i4% DiffiR^. If r*Meo^Bt>itV9iBA 

«rà guàfior datt» txìgpnt^ che appena ft eie rioondce dalla 

•tozza ino pugfutttta tutta di ferro» T. effigie» SimilaBaace piJà 

-pezzi dt iRo^ie .d*^oro purìffin»». • Còle' quattro^ jò* ckqoe 

cjéeHe intitK^ «u ridotte cotlt fixdU» ehe jt Aato iflipoffibìr 

•k il rìkiMrle^ airendole csediite fimiU aUTaikua» iervice fi»- 

laa dubbia per itifreeoivne la oakffoea.:al ftpolto^ ceofiaraBe 

'esano fobci di fare gli aeckfai a*^ loro qmlifieaù De fiuti (0«. 

.Akro ptoeola firammenio ancora di caieuella d'^ pco a foi^ 

, ma di Collana ». ed jua.AneUa pure di mo» graffi)' oltre a^fii»* 

cav « tnaiiiccìo» ma.i^ao già di dfefieata jnanifciatuca » che 

iàBticbiffien^ appare,, votp -però dieètroj» . canw; nei ceaebio^ 

quanta net fup gran ceppo» ia cui effigiata ft niira Ja ceda di 

•£roe f'O di Deità armata ài moriofie,; cootornatd con fregio». 

il quale iìno ad ora uè da aJcAUia di Voi , né da akri EriKliti 

deiia Tafcana » cbe a' .hanno creduta l: effigie. r>ci»iia .in. vctà 

lacca, i^.èr potMQ éeccrmkiase ik4i«an9e»ce»ohe'<M& 

Ssintu UbifaiMncef poi a tmtw^tqqeiU^ & lono/ cromate .due 

itnonttclAì fG^apa colrfoKto ,» Velofri ^ cbe .una «a ibi iteo 

«eeiaArvafa*;i!pairafit aokendue per dono di deteo ortioBio *Ca« 

«attere ntl, piibbbco Melco; .e .nell*^ afera parte ddl'lpoge» 

-due ttìK>Kte 4t ^gftmonSisxytMm^^ i m9^ fono* due denari rkm^ 

laiacr^ appaioeiieMi^ fecondo i'Orfini(^>» aila -Fainiglia.Corr 

4Mlia^ ie quali (len Ve dubbia» che foflcro ctoetafe^oel iiÌDr 

:^o<fb«oh> di; RooM,, fotiè K ineo 55Ì»» if».c«iiG;i«rlcil^ 

•fu CkìnMe ,*; eflemtQ certa^ cbe te OMMwte d'arrota non Ifii* 

'«oao coniate in Roma prima deUTanno 48^ , cinque /ami 

'avanti la pinaa guerra. Punica » come aappóif a rEiaròpia (5K 

^ r Qf (ini ecila d^tefin^ione dcKe Romane pernice» 

-"C:: 'Uo^ritroeaoi^otoidiifique dr qwSa /((»«»: «ài: na Ipoge» 

é{:;aafto^>\€6e)ceMwneiN3e dt più ftcoli e aat e »eifp i iepoki:di 

•f oakhé'ìllftdbe Ffnii<^, ed il quale beaebè (^liiito» e fac» 

ebeggjattf. ei n^ocefe«a a magnifici avaeai .di tante cofe in 



:$i. ,. Gori Muf» Etrufc» ton» j« diC* . (fi Lib» ix*- 



i g^^ gAm^ : 



éì^tt£ffnm ìttBfn pratkate, prima, e dfijpò. h tùggtthùc n 
Roma ^i qiKfia Città , ci ÀìOfii(efWMna tpimUo iofitz fi. è 
4ecto» e £i àimcStszxio H /fìero.cfii^fejctrìk madera:». taor- 
^o Ac' too^ della tua pieiui lii>eaà^ io cm k monete .£cci^ 
iche iica)neireno , qiiiamo jie' |)oflcnofii , ine^ quaii efliràioidli 
fiDuaicipo» airea cuao ii coimnercac cdo Konia^.Qiieftp me^ 
dtiìino ilaco di tniatiickpiot e poi di Càdonia ci ^a^ifVfi&iicaiiil 
ancora i|iieile' poche ifcruioiu ife|>ot€rali JLactoCs, che qui ii 
cpnlevvano, tra le qu^ Jn£gne non meno^ « prcj^de è 
qjttsiJa , che a^iflà £ vede in mar^am carrarcfe tieUa £accia*' 
$a,ddia Cafa poAa in via S. Angek), modemameiiic in jào^ 
(nittio pai^a deiia faiai^ba Pacci» o^e ii legge; 

A. PERSOJS : 

ViAmk 

vili. M: ilL 

P. XiX 

La quale ifcrkiione |«flin0ote^ii?asa {riporcatà^al ffempfte^ 
ro (o ^ dave giùfiaixìeatè lipnende il Cjs^ébouo; •pw^fùì 
voglia da efla inferire il cognome «de' Seveii jper lo FoèM 
jPerfio , jeflèpdx) la .medesima ibteanca f elÀiJira ad un Canctiii»' 
la xii otto anni , come fi "v^e, uè alerò filevando , ie non >ch0 
ih Fokierra iCa Aata la §ente Ferlia;; ed in qwmo ^l fo^n 
l^iéo , 4a .i»e àìtTmc:jm»o , ^ fm e^li , 4> fioiv^^Ua'lN^ 
fatata iòne ài quel £rockillo,ìdie Vottentaiie foite 1o^^|rrd^ 
v^a. jad eividenza il fopi^a^ef u> £>effl|m«fo coIP aitc<tekà dt ^ 
Valeria ^Pró]3o , 4^ più del ^rand* £«ifóbitEi nel Cromico da 
S. £firolamo cosi tradotto: „ Ann^ imperii Tipi iL Ofyn$^ 
pia^ CGJII. Pìiffim ftactnt Fofn^ VùUtwris piftiinp^ ie^ O- 
lympisie CCX.mmtÉTf^ al lebe xioiviipoiide. C^ffiodMtf J^) V 
.y ^arfim fUc§às^ JSioaà ùiirims V4at4irk ìuafcìHir^é 'k 



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(i)Toin« %é Xìh» 5« e.x4« 



(&} In Faftis Confttk 



Ì64 DtSSE&T. ISTt)MC0-ET&08CA 

Ma qui prima di. por tertnine a' miei Ragionamenti 
Vi prego^ a t iflettere , VV^ Aca. , come bene fi corrirpandam^ 
6a ' di loro i Gerogliìicìy e le. librizioni .delle urne, coUe im> 
fitonte delle ihonece^ e come iinicamefit& ci . rappr efeiicino, 
AOA foia rarj.tempi, e vicende del primiero fiato di nodra 
Città , ma eziandio per neceflaria coerenza quelle fiefledel>« 
ia Nazione*. Abbiamo, come a luago più voke avete udi« 
to ^ molta n(K)netd di vasie Etrufche sì . iàtCQ impronte , che 
V antica dignità : e dominio» il* commercio e k forze marita 
time dii cfaeOtà. Patria ei mettono in. viAa f a quefie appun^ 
to .cocrirpondono le .urne» anzi le imiumerabili grotte di ur* 
né ripiene:, ornate per la maggior parte o di Geroglifici^ 
o di Caratteri Etrufchi, che la Tua magnificenza» e nume-^ 
rofo popola» con venience-.a: 'Circa dominante, ci manifefiafw.. 

Abbiamo trovate ne' nùftri.Ipogtì altre monete» colla 
impronta di due fcuri» e tra eflè in Latino carattere della 
tetterà V, iniztaje del aomer di Voliferra: e quefie di ficu» 
ro ci rammentano V onorevole fiato di municipio Roma*^ 
no» che per due fbcoli ella godette» ammefia agli onori di 
^^llanRSfhibblicardel MonScé %ftora f erche mondi meno con- 
ferva |in, (bvf!anO!.^minio, fegnó di cui ibho le fcuri» fopra 
del Aio f allora fisdice vafiiffimo Tctmotià^ alla Romana po-^ 
ceoza fubofdinato. Hanno.a quefiei .correlazióne queUe, poche 
«me», che Jfcrizioni » e nomi^ latini ci portano » e contutto^ 
ciò fi trovano negli Etrufchi Ipogei , tra le altre urne pur'' 
aQ£^*£crufcher; ond' effe ^ancora.» oMcaviglia fixc* occhio et 
pongono i^ veri primi tem^i della: fi>ggezione di. Volterra»* 
i^yenuta di Kbct a ^^ominanfté Btrufca Città» muiilicipioRo»^ 
Qianor» Ed in^ ^tonfeguenza bna: fioiilb vicenda dàlia Nazione^ 
cueta vimra \con isfla ci rappreiibntav • e 

^i> .Tr^vanfi^ prèOTo. di noi finaimciHe molte Romane mo^ 
tiete» 9W!iaoga)ferieje^andio continuata deVfecolt pofierìo^ 
ri» le qu9lji^,^aBaio iM idìii^ofiraaò*^^^^ 

delt l^Triumvirato dalla Città :;noftra » e dalle altre ihfieme 
delta Nazione folTerti » allora quando coftrette furono a paf 

%Be alia xondTzionrxonnRie di ftiii|riicr€oiome^ atte 



• ♦«. -.. ,*; •• .♦ ^ . »... • ^^ f 



Ragionahbnto vi.- 16$ 

E oon'fì-a permeflb, cene abbiamo' dett», di battere mone- 
ta, né altro diritto la&iato di ferrano potere/ Alle Tuddet* 
te Romane monete hanoo giufto confronto qu^le latine La* 
pide (èpolcrali, che più moderne apparifcono, e quelle Sta- 
tue, e Monumenti di efquìlìta Romana archicetrura, che dal- 
la band? Occidentale di noflra Città £ fono {cavate, in fìto 
diverfo dagli Etrufchi Ipogei. 

Ed ecco. Virtuosi Accademic[, giuda le mie de- 
boli forze, adempiuto al mia impano, eh* è flato dì moilrar- 
vi per la meno fallace opinione degli Scrittori , colla con- 
^rma oculfire de'noflxi Etrufchi celebEi Monumenti, quale 
fia fiata 1' Ori^gine , la Lingua , e T antico Stato di noftra 
Gente, congiunto a quello di ognik tempo di quefla Patria; 
che, mi perfuado, potrete avere ravviiaca, quale appunto 
la moftra Plinio col grand' encomio, che ùi di lei di pri^ 
ino fonte ed origine deir Etrulco nome ., Volaterrani càgnt- 
mine Etrufii (>) » ,,. Onde comprefb avrete il debito , che noi 
foli abbiamo fopra gti altri di avere a cuore, e vivamente 
promuovere iL decora dì Lei, perchè tutto finalntente ridon- 
da fop^dinoi Ael&i pregandovi frattanto del voflro compa- 
timento, le col rozzo mio ra^onare troppo abufaco mi ib* 
w» della voAra Sofferenza» ' ' 



AP- 



fi) Plìn'. HÌft.Namr. lìb. j.cipl clie-pcr'ft" liU' anttchiti puft- dtrli i 

$.JE<r avvertali, che Volaterrani ,t norma di tutti, della fcclta Libre- 

non i^oitunnì' fcggelì , oltre ad' al- ria Rìccardiamr di PìreoM. 

minfigaiMSg^.anfoca ili qiieUo, .. ; . - 




166 

APPENDICE 

É 

Itf tifi fi Jà un bren)e ragguaglio Àe^ fuburhami S^folcreti \ 

e de^ rari e freziofi Mom^menfi da ejjl fa'VMÌ^ 

r cbff fi 4onfcrq)ano ne* Mufct della CiJifà 

di Vohcrrj$. 

/endo portato l' joccafione dt dorere CBà fpeflb 
parlare degli aìitichi Sepojcred e de'Mufei diVe^ 
terra, formaci da* monumenti cavati da teffi, pare 
quali neceilario il dare un jbreire raggus^io degfi 
uni , e degli ^Irri j acciocché que' Leggitori, che fi degoe* 
rarmo volgere gli occhi fopra gli antecedenti miei Ragiona-^ 
mienti , reftino ancora da Jontano tanto iguamo informati del* 
]a qualità d^xnedeiimi> € viepiù confermati itelU verità de^ 
le cofe di noftra patria , e della Etrpfca Nazione • 

In tte Colli dunque da due gran Vallate dt? ili Ibori 
delle vecchie imura deila Cìtikt il trovano dar |ter wtto gli 
anticUi Sepolcri ^ Il primo è qudlo di Montebi%doni , che* 
dava il nome ad un gran Sobborgo » di cui ora non refla* 
fio 9 fé non poche cafe^. In cima a quello è fitu^ta la ce- 
lebre Badia di S Girilo :de* MlPO^ci Bei»edettini , la quale 
efl'endo ftata pe^ più di xm lècailo tenuta in Commenda 
da diverfi PreJan , f oktmo di cffi ,.^he fu Monfignore Gios 
Batifta Ri^cobaldi d<j jBav»^ mq^oda fpirito^ di pietà neir 
anno iS^^h ceftituUIa con certe condizioni a* Monaci del* 
ja Riforma di Camaldoli^ come dalla jBolla appariice ('^« 
Circa iun quarto di miglio yic^no ad ima Porta anti* 
ca della Città , che in oggi h porta del 3orgo di S» Mar- 
co , è pof^a ^-idetta Badia, fU orti della quale» ed i cam* 
pi tutti aU'/jiAtprpo fono pieni 4i /antichi Ipogei « Talaien* 

' . - 7t» 



mmmmmmmmmmmm 



(i) Cartolare 4el Comiiae» e4 Arcbifts di 4etta Badia. 



te che nel dirupi^ dell' orrenda balfa » che s' è fatta a po- 
co a poco per le acque, e per la incuria degl* infelici paf* 
faci tempi , fi fono veduti bene fpelTo rovinati i frammea-* 
ti delle urne» e de* vafi, ìnfii^me con gli fidS Sepolcri. 

Nonr è sV facile ora il riconofccre jful precifo fin do- 
Ye fi fteodeifero i Sepolcreti, sì in quello, che negli altri 
Cdli ; perchè efiendo da per tutto coltivati di viti, ulivi i 
e di ogni genere di frotci » non fi può fenza gran danno 
fare fcavi^fe non dove no« è ingon^bro di piante. 

li fec^ado Colle » per una VaJIe fcparato dal fbprad- 
^to , è quello del Ponone , così forfè chiama to , perchè 
vi fi mira/quafi intiera una grande amica Porta della Cit- 
tà congitifit;si cpUe vefiigia delle mora. In vicinanza di que* 
ffa fi Tono Tempre da per tutto negli adiacenti poderi fi:ò* 
pertr ^ e fi feoprooo ancora innumerabìli Sepolcri • Ed iiì 
jqaeilo luogo princip^lrn^te d» trent*^ anni in qua « fi fono 
frecce le più belle (coperte •, che hanno arricchiti i Mufèi 
delia Cmà# Affifii aJie mur^ delie Cale nimicali, qui fi veg- 
^>no urne^ e farcofagi» che la lungh^^zza del tempo, eia 
jutempeifie dejle fiagbni ha deformati. 

L* eruditifiiniO' S g. Canonico Giovanni Franccfchini , 
dm du^. poderi po0iede in queftp Cqlte» avendo negli an** 
m lcor( trovato .u«i vafto Ipogeo di moke belle urne rir 
-jpActno, ebbe il favio pensamento di fare apporre vm ufcetr 
to ben chii^fo alla porticciiiola del medefivpo, e fenza nul- 
la rimuoverne, lafoiò, die refiaffe co$V eJTpoflo all' ocula* 
re iCpeTtonede* Letterati. Dì fatto così è fegoito più volr 
te., té in.fpf^cie V amia fcori^^ il cbiari(nnEio Sig. Giufeppe 
B^rtólt» ;4^atiquarip di S» M. Sard^» moftrò un gran piace* 
re di tal veduta» Ma il detto Sig. Canonico ha poi ayu* 
tt la Atala forte » che rotta la Porta gli fieno date invola^ 
te al^isatttse urnie deUe più beUe. Difordini di tal natura 
dettelo negAanf^l faotù ìt motivo alla Impejriale Reggenza 
àt eleggere in Vdterra una deputazione di quattro Gentil* 
uomini,, che^ fbprantendefiéro a tali fcoperret colla" proibì* 
2Ìonc penale a chiunque^ d« temare feavii fiNwa la Iìcca» 

za 



i6t A Y ¥ « i« i> t e s* 

za in ifcricto di quello, che dalla Depucazlone è dettò per 
Segreta fio, e in olto meno, ói potere trsfportarey e vendere 
altrove le cofe trovate • Ma ciò non ottante fcgite tutto 
giorno, che gì ^ ingordi Contadini nei lavorare ì campi ^ 
aécorgendofi be nìffimo , dove é voto (òtto il terreno, a- 
prono di notte i Sepolcri ^ « fé nulla vi trovano di pre^ 
gid, ne fanno di nafeofto quell^ efito, che poflbno. 

Il terzo Colle è quello d' Uiinvecd, Ali cui dorfo fu 
già eretta dalla Città noftra la Chiefa, e'I Convento de' BP. 
Minori Oflervanti d), dopo che nell'anno i^iu venuto a 
Volterra S. Bernardino da Siena commoile talmente il po- 
polo coHa fda predicazione , e miracoli , che volle a Tuo 
proprio rpirituale vantaggio così gratificare la Serafica Reii* 
^ione di elfo. 

Nel circuito di quefto Cdle fi trovano parimente i 
Sepolcri fino fra gli orti , e ^1 bo(co a* fopraddetti Religio£ 
aflegnacQ • Sotto ^ina Villa poi. de* Signori inghifami fi veg- 
gono aperti alcuni fotterranei , che girano qua , e là per 
oiverfe grotte, chiamate dal volgo le Buche de' Sarac ini ^ 
Dice il Signor Cori nel (no Mufeo^che in aicri luoghi an* 
cora fé ne trovano con fimil nome, ^^efto forfè farà lo- 
ro flato attribuito fin d' allora, che nel decinn), ed unde* 
tcimo fecolo fcorrevano quefti Barbari a depredare V Italia, 
e le Marine ancora xieUa Tofcana. Ma io non ho trovato 
jrifcontro , che a Volterra gi^gneflèro giammai • Crederei 
dunque molto probadbile, che quefio fotterraneo iia un' m- 
nione di più Sepolcri, che ^iiì, ed in più luoghi fi tro* 
vano uno appreffo T altro, e molti ancora di due, e di tre 
ilanze compofti , onde fia dato facile il ridurgli kk tal for«> 
ina per qualche ufo. 

Ma comunque ciò <ia, fono <juefti i tre Colli dal Sig, 
Gori ancora oflervati , dove per le grotte a taf effetto fca* 

nel duro tufo» £ riponevano dentro le urn«, od altii 

vafi 



«rta 



if"— ii»"iWt^«» 



(4} Lib« di pubbliche memorie nel l^alazzo de] Magiftr^to 



Vdfi le céneri dc]^ abbniciàti Cadaveri. Dicerie erano le 
grotte, fecondo la qualità, ed il potere delle Fanciiglie* Al- 
oii&e pkóok, altre maggiori, ed altce^ grandi , t magnifiche, 
6ao a quaranta^e doquaota braccia dì giro colla volta £o- 
fteniita in meezo da'vn^ pilaflro, e;con uno, o più fedili 
attorno aibrina'di (canno, ibpra di cui le urne di mano 
a mano pofavano, e fotto di eilè ponevano lucerne, e la- 
cìrimato| , è vali di balfami odorosi , alcuni de' quali fono 
nobili;, € grandi |dì. bella bruttura, quali puri, ^uali figUi- 
neij. e* dipinci con varj (imboli, ed ornamenti. Spelfo an* 
Cora )ii ^eggonp attorno le urne Idoli, e Dei Penati, pefi an- 
tichi i 1 1 mowtn. ài più grandezze con caratteri Etruichi » 
ed alcune ancora>, benc^ più rare, delle Romane , feconda 
il tempo xleir interramento degli eAinti. Delie quali cofe tut- 
ne ' i&. parlerà Mn appresa ^ . 

«h. i J^a ' maggior p^te di quefte grotte fi trovano affatto 
▼orate, ed altre colie urne, e vali rove&iati, ed infranti^ 
e takine ancora ripiene di teisra per Jo fmottamento 4eila 
v^ltà ^ onde tutto quello , cKe per forte re^ in eHk d' iU 
lefo, o non del tutto infranto, fa d* uopo il ricer^iavlo mi<> 
autamàite coligieta^ fuòri il terreno •. Circondano qucfti 
tw Colti iejvafte antkbe mura della Citcè da Ti'amontBfRr; 
e da Lejirante. Ma i Sepólcri molto più fìre(|ucnti dalla bM^ 
da Aquilonare fi trovano, ^ «da^ (uoi laterali! contorni» Dati 
ki. parte poi Occidentale non il -sa, che fieno fiati, fcopcft^ 
ti Étrufchi Ipogei ; Sob qualcuno rariffimo lì è trovato 
varfo- dov€[ Y aaifce alia parte Meridionale ne' Poderi pofli 
(«Etto la XDhtefir ^Prioria xli & i^le^andro &iori della Forca 

t 8i trovano bensì aMe volte da' queAa paiite de* Cada* 
Veri Torto lapide con Romane licrizioni , conforme* diiS nel 
ftflo Ragionameneo, in una fpaziofa, e fertile vallata, che 
Villa fis>cbiama, ahlmodanaifima d' acque, che fervono agli 
Ora della medeffimàt; ed iti effa fi fono trovate fotto cer<- 

s^ Iddle^i^ftigia :di,ifabbiu&be^> fbffe di Terme ati' u& Ro- 
mano p . ; :. t , 

^^ V In 






In cima a queiìa VaUe V piedi !ddl» mura dalla Ctt*^ 
tà, e fuori appuAco la Porca. di. S. Fdìce ^ 11 redo il miova 
«orhatiilìinQ T^iBpta dedicato al calto.dlAilia Immagina mù 
racoloft jdi/jMafif^ Sanciffima;, detta db S;: BaftìaoD ^ éoùdc 
fcopfMdpfi; ik Mare / e* le Nairì|[ e k .Ifoie^^xicinev: et :>icr a^ 
adiacenti Terrei, e JCìailella fi arreca agli) QQchLlcodla/rarie^ 
tà degli oggetti una veduta affili dilettevole '« . ; j r. ^ r. 

Ancora però da quella pane fi 'veggobo/ aicùàe and^ 
4hiflìmc vedici di. fabbriche • Btìrufiibe , ; ^eeiakijence, pgtesfia 
ad utt podere delk 5igw;Por0kcàt Incontra ^.«hìaiMtò lo Sbi^ 
léo «idovè. foa^ .i fondam^nù da gran mmragiìe ;9im ^ìrtM 
fimili. a qiidie. ideile: mura. R quello èuqnaiieo'i può ióttrfi 
intorno^ a^ -Sepokreti , e ad altre :£tniif<iKe: amtchità» :: 

PaiTando oifa a' Mufet» il primo è queUo» che fi con- 
ferva in una ftanza a terreno del Palazzo ^ ore.. fa la^Jua; 
continua refidensa il Sofutmr Ma^rato della Città & .11 fa« 
mofo Sig. M^rshciie MaflTcì nel primo ingteflo del me defimo 
ne redo eoa) forprefo^ehe ben n' efpf efle ilfuot.femtoifa^ 
tb nelbb' poAeriort fiie Ofiervaaioni Lttteraritr » ooma aicro* 
ve li ditó# • r . . , 

Si vedona Jh^efia (oprar fcaffalLa due ordini ^ ed iamtn 
no. aUa fianSi fi)tm ir mediifia» circa: Qenm:;ùme'.fappra(«r 
canti in bafio mtlissfQ EaNRofir^, iDekàt iSóftrl Maitoiy.d Teri^ 
ne^H «: Geni r Larve ^ Cocchi; , Trionfi.^ .Nòzae.» Sanifica ^ 
Tempi /^Navi, è Bàttale di Gladiatortyc di iacmad a Ca^ 
vallo, ed a piedi all' ufo della NaMOhc, tf mólte akrr co£e 
ti varie , che hanno dato da riflettete a tiieti rques Letca^ 
rati,: che fenaala vana credenza di potarne .giudicare da 
lontano fi fono prefi V incomodo di venirgli . a. i jucteiofóari^ 
co^i òcÈhr propr)\ Ma^ iioo^'per* ì^ftiello: i ttsfiHco tetro il 
focolare un certo .giudizio Jfopra^ l' imteUigensa di moke, àeà 
alfcune, non è dubbio, che dare fi può, una ficora interpe^ 
trazione, fitntr;i.totDo chiarì .QioQOgfifici^i corso fimo: le'fis^ 
rok di Ertolo» « di UliircedralDae ,fimili ^ ma in molttr 
ajiosp ben fi raxrvif^, che. I«ti .pttacidaci^ td ufii ignoti dei- 
la Natione rapprefentaoo • 

h il 



A" t^ t ft N o 1 e i. 171 

. lL8)g» Gpri iia^riporfiMs m i!IWM. «Ic^ne ^llrjp^M- 
kxlì cpMdo Mttfeo^taa am UfortvtftMwi^ inoioJte oofe col 
S^; Marcke£;.M:itfci, fd altri USttxaùftXrfta in arbilEiio^di 
ci^tfcuna' il igìi^dicanoe^ r. j lì .i^ : . .. 

Non poche delle medefime hanno V ilcdnone Etrùici 
fotto la Statua dei D^^fbaco Utm$ÌMxxntSc in tafoia , che . ferve 
lo(ro di coperchio • Tutce que^ Statue fono parimaaoe £> 
ro^acenti ^o' piedi rolci. a .ilniflra « Hanao jdivterd eraa^ 
meòti, ed in mano o un libro» o un:l2iire;,la {pecch^>i od 
altea «ofa » Alcune fono di laràro. molto Irello!^ altre di 
piò foa^Mi e materiale, ascondo i tempi, a. gli Arteiììci; e 
due ddie medefime ftsio pofia fopra itn cattino in meszo al 
MufeOi acciocché fi pofTano per jognL parte .eiaminaire^ e£- 
iMMàa- fopra 'tatoe*di racffinata fcultura^ In una .jdi effe fi ve- 
de la Statua di beila.gìovane ;fìaaiui,:di\ciii è fcri(to w£-'' 
tiM(coil nibme» e reiÀ^pompoCameoce abbigliata, e^oòn va^ 
ga attiUaturia di sefta ; oieU' altra» fi rapprefentà un uomo 
attempato coperto di un magnifico manto con gran finezza' 
lavorato. Ma molte .ancora. yp.oe iooo aflai guafte- dall* u^ 
mido della terra, e dal tartaro» .^ 

i Sono ntilo ^efla tMufeo juolti «a€ di ^à grandezze 
éifottile. Cvleggieriffimà tarraii da'iquàli £ àpariaooj»! più 
Illesi ; Siccome vane lucere, patere^ e ilr^fi^ad da gra» 
cmidelabro di ferro, ma dalla ruggine guadato, e parimene* 
te. Idoli , è Penati ^di ttwi ^otta^ M ^6, ix>fa^4& Jai^tf 
coatoi* : . . '.^ . e:--- *■•',« ..M'^: .. .- c^.^ ..'--'■: : ^^' 
. . la due poì-fiandi aimadj dtinooaiida dieci jcafTetts ftt 
ciafinino fi cònlmaoo cijTca a quattromila j:arca pecore v con^ 
teoend fli affari pubblici de^ba^ feseoiii detta Repubbiica 
di Volterra , «d in una xli ^uefte caOTetce ibao :rìf ofle la 
Lamine di piombo.iiolle già di^viÉite ifcrtzioai,» Ivi putejCbn: 
po(k le moaete: di <iiaapi «evterRjscoaoe ^ii aoeciiìàterpficKc 
eenane due iocèixliki^.^ed jAnapiop^ 
fìniffimo, ritrovata in un\urna. 

NcHa danza antexlare jl jMiifco » che fervj 4ìia:, k.adu- . 
Danze ordinarie 4(gli Accadenùf;! Sepolti i^iò^ 

y 2 .;.i|lCÌlÌ3iA 



17^ A p f B M » t e tJ 

per ogni parte nel muro farcofagi , ed urne , cinque: delle 
quali fono^pure^ con entro te ceneri de' Defonti, alcune mol*' 
to belle idi lavoro ^ ed altre più ordinarie^,, quivi ap'pofta 
murate, acciocché in una occhiata vedere fi pofla la varìecà 
delie medefiinè. : 

Ebbe principb Y Accademia de' Sepolti .nel iiecola de- 
cima quinto daliamofo noftro Raffaello Maffei 10^ nétta cui 
Cafa tutti i Letterati della Qccà fi adunavanotMa r.-iftituco» 
e iCe tqsgi furonle:^ date nei fecolo decimo feilo dal P. ìMaet 
ftro Guglielhio Riccobaldi del Bava Agoftiniano, che fu ii 
filo primo ConfolO) Uomo dir grande ftìma, e Capere, e eh» 
in età ancor verde morì* Priore Generale del fuo Ordine, 
come bene aeceona il Giovannelli (>-). 

Il fecondo^ 2^tt(èo è quello de'Sigg.. Guamaeci, a cui 
ha dato principalmente, il coaoìpimento. il chiariiliaio Confola 
dell* Accademia Mòhfignor Mario, adai noto al Mondo Let« 
terario per la fua virtù ; e per più opere* date tn «luce ^ fra 
le quali fingohiraìence è V aggiunta fatta al Ciacconio del- 
le Vita de* Romani Pontefici, e. Cardinali fina. a .Clemen* 
te XII* . » ; .' i ' '. j I. .- ': i . 

Si reggono in qliefta Mufecr due ftanze ripteae^da un 
numero grandiffimo di urne , moke delle quali ha illuftrati 
il Gort nel Cuo terzo Tomo, al fi)inraddetto Monfignore 
dedicato . Sono in efie moke Btrufche ifcrixioni ,. ed Itonno 
%9X) Getogiifici ,. ed; omamenti, xooie di fopra fi ,&!detto« 
Ma quello» che più fpeciofo rende quefto Mufeo , è Ja rar. 
ma di molte àkrècofe in dòe grandi armiadj a>hferi^atet 
cioè a dire un f ran numero di vafi di ogni grandezza '^ 
monete , e Giani' Etntfchi , Idoli :in gran numero, anolla d* 
oro di più Ibrte con incifione in corniole , ed in palla co^ 
locìta, iqolti orecchini pure di oro di più qualità» e di va* 
miUianifattura; ^de non può negarli, che quefio .Mufeo 
fiaodiiogffijakrb^ ill)più doviziofiupte la dtverfiià dette co- 
le 



•^ r 



* 1 ■ • - ^ ' 

' (x) Falcone, ndiar Vita -di Raf. (%) Cronico di Volterra ac.4^ 



A t f I M B I € 1% 17^ 

fe, che. cofntieiie. E per maggiore omamenco del nedefimo, 
fi vedono ftffiflè accanta, ali» porta per di fuori moke ifcri- 
arioni in Romano carattere, in due gran medaglioni diftrìbuite« 
Il cenò Mufeo è quello del Sig* Decano Giorgi, Lec^ 
iore neir Univerfità di Fifa, in ciù fi veggono fopra a qua^ 
santa urne della fleflà qualità delle fop^addette. Una di 
^uefte aflai rara è Hata da eflo iliufirata con una erudita 
Diflertaziono / già data alle ftampe » facendoci rìcooofcere in 
lei un Polffemo a due occhi. Vi fi eoofiervano ancora dei 
tafi» ed alìxe cofe fimili alle fopraccennate « Ma aggiugne 
pregio a qoefto Mufeo una bella raccolta di naturali produ' 
anoni,8Ì terreftri» che marine ;^ molti animali impietriti, un 
faggio di minerali > e di pietre particolari del nodro .tetris 
torio, ed altire «uriofitàyche meritano di eflere. vedute. 

' lA quarto è qoelb del Sig« Antonio Galluàl, che at' 
tiene per la metà aT Figliuoli del già Signore Sargen- 
te Maggiore Mazzoni » di lui Fratelli uterini i & vedo 
in quefto Mufeo una bella raccolta di urne ; figurate , mn 
aflai maggiore è quella di vafi di ogni genere , e di o^i 
grandezza puri, e dipinti, e vagamente laforati ; fipcome 
d' altri Etrufchr Mofnuafenti; d^ Idoli in gran numero, tan- 
to di metallo, che di terre di più forte, oUcr patere, e lui- 
cerne , alcune deUe quali fono in figura di animali, e di Cen« 
tauri • Ivi parimente fi veggono monete Etrufche in gran 
numero, e Giani. di più grandezze, e fra quefte fono quelle^ 
che hanno fra le fcuri T V Etrufco e Romano , iniziale del 
nome di Volccrrà. iMa'quellcf che più è pregievole un gran 
numero di aneUa d'oro di diverfo* artifizio con incifioni rap^ 
prefentami Eroi» e Deità ^ Molti parimente orecchini d' orò 
di più qualità, oltre que'due finiffimi già defcritti nella e^ 
fpofizione dell* Ipogeo, da lui fooperto, in cui fu affiemo 
trovata la già dìvi(ata collana d' oro, e Tua formtzza. Fra 
quefti orecchini uno rt n' ^ifcoo^pagnato^^, di perle» e d** 
WOi tutto infieme con mirabile artifizio » e difpofizione con^ 
carenato.; ed un* altro . parimente fepatpagnato affili bello, jda 
cui pende un Genio- alato pon falcia» V^ fì conferva anco- 
ra 



174 A § i * » 9 f e %\ 

ra una corona di foglie à'^no a guifii & foglie ili ; UtiiH)^ 4 
ài Ljiuro» ed i framnaenfi 4i lin* MliutB ifioiile. ... . .1 

Si vede poi m jquefto Mofeo juia isUa , Taik » e» 4ra^ 
raerofa i-accolta ii4 Romane montice-dì oro^ di :ai:geiito » e 
di bronzo j sì Impciacoxie, che. Confòlara trovate/' pèrò^wM 
già negli. £trufchi Ipogei » ma in varj luoghi del Terrica* 
rio di quefta Città » ita le quali pam» che. .menti dì eC- 
fere nomiiiaca una dVoro del pefo di ere Zeochini # 'CoU 
la'mprpnjta ili Afanlio Proqueftofe di SiHa , del quak «mei 
ullo alpuna non jie riporta uè il Aitwi > uè f lOrfini nella 
JFam'^lia Cornfeiia^ - . , ; 

U quinto Mufto il conferva dal Sig. ^CaftOttica Giovane 
Al Francefchini y il quale» benché di un gran nvoierà di nr^ 
ne face0e dono al piibblico di Volterra ^ ^lowiiaBeiio ne ha 
^^K 4!opo icaFate in jcumo ninnerò , xhe ^ne ha f ipìena una 
ftanaa 4elia jua Cafa, e fra quefte. ibno'qiselle iJbeUtflìme e 
per artifizio , « per 4>man(iento ^lla Fami^ui jCocioà attenen* 
ti» delie quali (i è trattato a- Tuo luogo { ficeome iconferva 
ancora un gran nuaiejro 4'r f^t ^ ^Itrc jcarqcà à^' ]generi 
jfopraddp^ii. , : j 

JLn altre Cafc ancora fi de' Nobili, <che 46" Popolani 
£ veggono alla fpezzata urne, e vafi, Idoli, e medaglie, 
che unite infième formerabbono altri grufti Afofei i i^ fpc* 
^ialmente i Monaci Xannaldolenfi confermano in due Arma* 
4] varie '^Dfche Antichità, con ;alcpni .be'vafi, anejla, e 
patere.. • - . '" . \ ..:•:. r '. i 

£ «neutre appunto io ftò fcrivendo 11 .Sif . Caràliare Fra 
Giufeppe Guamaieci ha tro¥ate ^e' beni de* 5igg« Arri^ al 
Bortone &ti:e nuove beile gume di tufo jfigni;atp , ^Itre mcdta 
akre delle pure, ^n iripode di ferro, ama moneta di Gia- 
no col folito .^Vtlatri „ Jn Etrufco.« iin vafo .ciiierjario di 
Anifurata f randeaaa di ^rra rozza , 4Tia di difègno partìoo- 
lare, ed altri molti 4dei mmori, ,ed In oltre wia ^iecohià al* 
«a tiìMw bracclo'^di malb-finV^^ qua£ fimile all' oro 
^ di dientro» wa con patina al d!i foonMwiccia,. 

NO- 



179 

N • ' O ' ' T. A» " -. 

' ' Ir I diibbiofi Diplomi loi per tali 4^ aie enunciad ft^ 
pag. 54« fono quegli di Loccacia à^ìV 845., e di Lodovìcoi 
fio deìV 851 •riportati daU- Amnoirato, che daeiìo ai Yefcovos 
di Volterra' facoltà di ftalaliire per irent^ggtQ delia Cbrefai e 3; 
benefìcio del popolo, psioit dut^e poi fino in quattro. Mecr? 
cati nella Città , e difiretto» Quefta cenceffione direttamene 
te* 9' Velcovi^ fatta > e Y e&ouzione di efla «a lora cooiRiefiàp 
ienza dip^iulenza^ ^i^una d^a' Minifiri Imperiali, dà aa certo» 
indizio, ohe nvolta autorità aveflèro i Vofcovi, e fieifera 
foriè in luogQ de' Concia dico un eerto indizio , polche 
poflbna riguardare la fola dignità Vefcovile , la quale ne- 
gli antichi fecoli era in tanta venerazione 1 che i popoli con* 
tacito confenfo de' Principi a' Vefcovi ricorrevano^ per la. 
deciiione de' loro litig) ^ come fappiamo dalla Scoria uni** 
verfale ; e crefeendo quefia in progreflb di tempo , a tito- 
lo folo di Paftorale aonore e iollecitudine , s' impegnavana 
1 Vefcovi nella Italia talora a difendere i loro popoli dal« 
le invafioni de' Barbari, cingendo di mura, con beneplaci*- 
to degli Imp9fa(lpri, lf..Qttà« e fabbficÀndovt forctli^^ 
me ci fa fapere il Muratori nella I>tflerca?iooe zC dal Me^ 
dio Evo. Le che fpeciaimente fuccefle dopo che i-ieone IV^ 
e non IlL, coma per errore è ftampato a f9(g^,62^\ fab^ 
bricò dentro RoaM la Città Leonina» 

1. Il Notaio, che rogò il Contratto da nae indicaeni 
a pag. 64* , paflàto dal Convento delle Monaca del Kaoh» 
difo nel Gon(èrya(orio ili B^oifaelo di Firenat: fu un Gio^; 
vanni j come fi rifconcra dalr PtjcoinelU ^ e da^t> Annali Cm 
iMdolenfi 4 Contiene elio Contratto la feikda^iooe^ delia Ba» 
dia di Marturi a Po^ibonfi » fatta, da Ugo Marchefis di To-> 
&ana» neiquyfiie col nome dValtro TeftimoQoli kggc riSf^n* 
manui &c. et Teudicis Comts YMMWtfiff 90g^ Jtfitm se ibcoM 
9^^Qatme$ Notarius &c. „ 

Oltre a quedo Teodice, altro Conte fi legge nel Pla- 
cito di Ottone I emanato in Monte Veltrajo 1 da me citato 

apag. 



17.5 

a pag. $6. , m cui «l nome de' Prelati ^affilfteitti al Monar- 
ca, fi leggono tre Conti, cioè, R9dulfus Flùrentimnijis^ Ro* 
dulfus VUaterrtnfis^ Petrus f Comitibus\ parendo che il -terzo 
fb06 Conce di foto titolo • <2uefto Placito pare coiicràrid 
ali' opinione del Fakoncint ^ da me indicata femplicemente 
a pag« 6%. , che crede , che Ottone ftabilifle in Volterra al« 
cuni fooi Ufiziali con dependenza da' Vefcovì. 

3« Il Borgo di MarcoUr g^à Contrada di Volterra» è 
ora affatto perito , del quale ho parlato a pag. 5 8. e 65* i 
dava o prendeva il nome dal Fonte di Marcoli» che. (ènnpre 
efi(le« Era fituaca in eOb la Pieve di %. Andrea, titolo, che 
fi dava, a' filli Epilbop) , e Chicle più infigni . Comunicava 
il Borgo colla Città per mezzo di «na Poftierla, per cui, 
e non dalla Porta a Selci , credono alcuni , che introdotti 
fisflèro i Fiorentini nello aflèdio del 1471. da' loro aderenti ^ 
onde F Ivano obbligato da effi Fiorentini a tacere i patti 
ÌA i}uefta occafione giurati , ^ violati , fcriiTe falfamente , 
che da M^^rcolt en tramerò per la rottura delle muraglie. 

\J Ammirato riportando il Placito emanato daHa Con* 
tefla Matilde in quello Borgo a favore del Vefcovo , ha ere* 
dtuo,che ella aveke Palazzo in Volterra, e ioSk la Cafa ivi 
enunciata 9 ÀrMi cafa &c.i ed io, come Autore di ftima, l'ho 
ieguitato; ma meglio poi riflettendo, credo che detta Cafa 
ioSk h Catiofiicale della detta Pieve di 8: Andrea, e che 
il Borgo prima di quel tempo fo^ tagliato fuori della Cita- 
la. In fatti abbiamo dal Muratori, e dagli altri Scrittori, 
cheia ConteiOa portavaii or què, or là, ateando tribunale 
per gli Epticop), e per le Pievi. Chiama ancora 1' Amonra* 
to il fuddetto Placito una donazione, e là* parola, theneli^ 
originale dice fudieiius$ riporta Ducièus\ ma egli è un atto 
giudiciale, ad ifianza del Vefcovo, in ordine al pretefo tem« 
porale pofleflb di tre Pievi, come )ia corretto in parto il 
ittoContiAìMMre^ e i'UghelIii ^ 






»^ 



f * ' 

1. 




IN 



>77 



I N D I C E 







DELLE COSE PIÙ NOTABILI* 



♦^*^*^# 



A 



Accademia tic' Sepolti di Vol- 
*^ terra. Suo Autore ,c fuo pri- 
mo Confolo , da cui ha l' ifiitu- 
to» e le leggi, fftg* 171. 
Alfonfo Re di Napoli tenta di al- 
levare J Volterrani contro i Fro- 

-^rentini; devafta il loro Territo- 
rio ; è rifpinto fotto la Rotea 
di Monte CafteUi*iift« Torna 
di nuovo a tentargli , e nuova- 
mente devafta loro ij Territorio 
per meizo di Ferdinando fuo Fi- 

' gJiuolo- Il 3* 

Allazio 9 e T Efiio Autori di ^i- 
ina , ma fenza ragione trop- 

'po contrarj air antico fplen- 

* dorè di Volterra ; a' noftrì gior« 
ni convinti muterebbono penfie« 
ro . 158. . > 

Ariftotilè» Nomina Volterra coinè 
' Città celeberrima . $j. 

Auguri Etru/th» hanno Collegio in 
tutte r Etrufchc principali Cit- 
tà , ed in Volterra ; fito di ef- 
fo Collegio in detta Città. 4o^ 
# 41. Loro , per isbaglip, fup» 
pofta Sigillo» 40, » ^ ' ^ ^ 



B 



1 

'DBlfortì • Ottaviano fi fa tifane 
•*** no di VoUefrt fuaPatriavrzxr 



# zi3« Bocchino fuo- Figliuolo 
fi fa odiare, e tenta di venderla 
a*Pifani. 1x3. E* decapitato. 
zr4. Gli altri Belforti rifuggiti 
nella Rocca di Monte Catini in 
Volterra ne fono' difcacciati • ivi» 
I Pifani pretendono rimettergli 
nella Patria , e fono coftretti an- 
che da* Fiorentini ad abbando* 
natii* ZX5. Sono difcacciati da 
per tutto* it^* 



CAIifto II» Papa con dodici Car« 
dinaii, e fiift Corte in Volter- 
ra • 8a. 
Caratteri. Da chi inventati •!$• 
Dubbio fé in Italia gli ufafTéto 
prima gli Etrufchi , o i Latini • 
i4« e%6» Ragioni di preferci^a 
' per gli Etrufchi .17. 
Cartapecore in numero di quattro- 
mila continenti pubblici aflFari 
fi confervano net Palazzo* de* 
Priori di Volterra. 171. 
Cecina • Potente Famiglia Volter- 
rana fino da' fecoli Etrufchi • z 59. 
Pafsò a Roma agli onori di quel- 
la Repubblica. i6z# Ipogeo £- 
' trufco di detta faiàiglia rìtro-; 
* varo per gran ventura* xsi>« 
Cortona. Divenuta fede de' Peh- 

vijgi . Xftr X . r 

Z Elio 



E 

17 [«io Voltiireno , Liicumone di 

*^ Volterra , Capitano Geticralc 

dei Tofcant contro i Romaiy # 



4S 



• • ^ 



Enea. Tempo di (uk'venuta in lta« 
lia .8. 

Eroi « Quando Deificati id lU)* 
lìa • x5. 

£trurta« Suo antico (pleodore da 

. molti rav^v^tp .. 1 0.. 

EtruCchì é FrinU Aborigeni, e per- 
chè > r }• O Indigeni , e perdio > 
ivi* Venuti dair Oriente 5 cipfe 
dair.Aiiai dalla Fenicia, o dair 
^itfo i non pia tardi del terzo 
o quarto Secolo dopo il pilu- 
yìo*ivi* Lororgrande Imperc» <b-» 
pra l' Italia • ^^. ^. e xj. J^a** 
^ipcinio « retrogrado >« forte per 
rintracciare il .tempo del. laro 
Impero . 8. efegg. Si ricava ^ elle 
non podTa aver (orito Te non a- 
vanti r ottavo Sécolp dopo il Di" 

.-Juvio .ijf %i,Ju^0 :aQTic0..goirtf» 
00 ir4rip#{i>^,I^^cultur4^ ^# 
Loro Arti eSeiente. f*\xÀ*,ho^o 
Ì4DpreCe;0Qtea8li.AtitQri..«.fi. 
« IP* .Loro ftìù df* {i^rì&fii « ar- 
mi s vqfij , ed altre co(e fimili a 
,^ellc degP Egiziani • <j^ Come 
chiamati poi £trurchi«tp. MpN 
ti antichi finali loro $crittori no* 
minati da'Rpmaoif e da' Gre-^ 
ci • a5» Loro ufo di fcrivere id 
Lamine di nnetallo • t$5« Manie* 

.^e di f^ppellìre i DefonU«xS^« 



ì . . 



|3^rruccio, Ga^itfno d^* Fioren* 

^ mi. Dà il/faqcp « -Volterra • 

'ia4t. 1^41. MelrilKH ritorno a FI* 

rcnze i uccifo da Maramaldo 



• > 



per le cofe dt Volterra. f4}« 
tìtfit^c Capo^ella Guelfa fazio- 
HC^ 6y, R\(iìi$de la protezione , 
e quafi dominio di Roberto Re 
di Napoli i e del Duca di Ca- 
labria ilio Figiiubld » {coÀ Vol- 
terra t e tutte le Città della le*" 
ga Guelfa, iti. Elegge per Aio 
. Signore , Gualtieri , Duca d'Ate- 
de i e fi foggettano a lui tutte le 
Città Guelfe, iti. E' aflediata 
dalle armi dh Carlo V., e di 
Clemente Vii/ tip. Si rende, e 
foggetta dhknt alU QaXa da' 
Medici* i4j« 
Fiorentini • Eleggono per loro t^a- 
pitano Generale , e lo Tpedifco- 
no contro Volcerra^Fedorigo D|i« 
,ca d' Urbino* 11^* La troppa a« 
vfdltà di ritenere Yplterra è 
, .una delle cagioni per .cui peixlo* 

no la libertà • t)7« 14 5. 
Frati Ofpiralari del Tupafcio , .0- 
^ ra detto A ltoparcip« Hanno Ca- 
. fa in Volterra, ed uno Spedale 
nella Corte d*Agnaap, Caftel- 
^ lo 4ei Volterrani t, fletto ora Io 
. .I^pdaletto «. 4u Loro Si^UIp , 
. Creduto per errore Sigillo dell' 
. antico Collegio di^li Auiguti • 

Fulmini* Antica ppìnìbde 4egli E* 
. irufohf rigiMrdp a'^)mim« 13* 

E vedi Js cùTf^ifinf JtgU $fwi 

, occorfi fHlÌ0 JtamfM « 



Wlanp favplorp # 14* 

Giano iftorico • ^Rc ;(ntfcp ;il^|i E« 
trufchi ^ detti Aborìgeni , tem- 
po del ruoReg|ip« 1$. Adorato 
poi per Dio • j6. Riunifce il Re* 
;gQO da*FeUigi.dmfo.x5« O lo 

. trQy.a diunita ,# t^ irq^m ^ ^ 

vi- 



viclerto, tilCegtìtndò il t^ìff 9 

Saturno «ss» 
Giano fcolpito ali* ufo EtrtiTco* 146, 

All'ufo Romano- ipi. 
Greci p Autori Greci >nribaifcono 

alia Grecia i pregi propri <1^1U 
. Etruria. 19. Così molti altri A'u* 

tori ; motivo 4i loro ^baglio p 

i8. ap. ' 
Guelfi . Lega Guelfa fcuote i) |;io« 

go ^U' Imperio . 6j» 



IDolatrfa • Suo prinei'pio in Oricfi^ 
te..z6. In Italia fotto Giano, e 
Saturno riguardo agli Eroi Pei- 
ficati . 16, 

Ildebrando , Vcfcovo- di Volterra 
è* dichMiraco Priore <]i lutta ja 
Guelfa lega. ^7* Snc gran ric- 
chezze • 6^* fi 70* eli jfono a4:cor- 
date le rendite Imperiali di gran 
parte di Tofcana per rimborfo 
da Enrico VI* 69* Sue lodi , e 
contegno Jpdeyole.. So* Sz« Si 
porta armato jfotto Ja Terra di 
Semifonte per Ji-Fiorentini • So* 

Ipogei Etrufchi. Se ne deijbrivono, 
ed efpongono alcuni più ìnfigni«a* 
Ei In tutto il feflo Ragi$n0mcm^ 
/o , che comincis 145* 



LAtnine JBfrufche ^dl Volterra • 

Lamine;, o Tavole ]Bugubine . pub- 
bio Te ^trufche , o Peiafgbe • 14* 

Lapida^antica , e rara neUa Chiefa 
di S«. Giudo di Volterra » 5 3* la* 
pida 4ella Famiglia Cecina • i^o.» 
Della G^nte Perfia , 165. 

Rettore notabili • Di Filippo |tel* 
forti Vcfcovo- il Volterra/» 97* 



17^ 

Dì tutta la Guelfa lega a' Voi* 
terrani • 99* Della 8igt)or(a di 
Firen^fc a' Volterrani •ilo. 

Iringoa Btrufca « Onde derivata • 
19* £^ )« JLinjgua ftefla, iche^ 
Cadmo portò in Grecia ,. detta 
Crreea C^dn>ea' , che in Tofcana 
fu poi idetta' Ftrufca • xi^^ Lsu 
più attica , e jgià la dominante 
in Italia^ 29. a 3» 14. Alterata 
da' Pelafgi ne4^ Laivio , onde poi 
ne deriva V antica JLajtina r9* 
SìmigliM^a tn V Etrnfca , e la 
Pelafga# zf. ^4. B tra T anti» 
ca Lingua Latina .^i^ Confer- 
vata dòpo la foggezione dell' £- 
truria 9 Roma per qualche fe-^ 
colo. 157* Opinioni degli Eru« 
diti, circa la denvaziionedique- 

. iki Lingua , conciliate'* aò« ^/egg» 

Jétdì» Loro venuta in TofcsiBà ^ lOff 
Non fondaqo le Città Ftrufche , 
ma le riformano, portano ric- 
,chezze , introducono cultjira jQfiag- 
giore 9 ina infieme luflb , e per* 

' verfi coftumi ; onde fotlù cagio- 
ne di rovina al Regno UxmC^o • 

IO. p %l0 

^Lorenzo Medici • Ferito da Anto- 
nio Maffei Volterrano t in ven- 
detta d'aycre opprefla Voltcr- 

u 

jV^Arcfaefi di Tofcana. j 3. 

>larchefi, e Cpnti de'iquali 2 me* 
moria particolare , che abbia*, 
no com^indatotn Volterra ^ Tued- 
mondo*54)> Adelber to. /tri* Ten« 
dice^. 64^ JRidolfo . t^6^ piatii- 
de «65. 

liarcoli « 9orgo di- Marco}! 9 gii 
Contrada , e poi 9orgo di Voi* 
. lerra . t.^6^ 

Z a .Mar* 



i8o 

Marturi • Borgo di Marturi a Pog- 
gibonfi nel Fiorentino. 17^ 

Monete di Giano , ed altre Etru* 
fchc ritrovate negl* Ipogei Etru* 
fchi preiTo Volterra . i.^ 14$. 
146. X48* Z49* Argomenti , che 
fieno Volterrane. 147. e fegg. 

• Sono antichi ffime • 150* x^z. Di 
Volterra nel tempo » che era^ 
municipio Romano* 149. De' Ve* 
fcovi di Volterra. 81. Volterra- 
. ne dei fecoli di mezzo hanno 
molto corfo in Italia «8^ 

Monumenti Etrufchi « Gran copia 
angolare in Volterra. 4x. t58, 
# fegg. Detti monumenti in oro 
139. e per tutta l* Appendice » 

Difperfione ìmmenfa fatta di 
efli ne' fecoli paflati. 41. 15 7. 
Molti all' ufo Romano in det- 
ta Città* z 51* Si fcavano In fi^ 
to diverfo da quella degli Etru* 
fchi* x$i« 

Monte Vellrajo. Terra nobile de* 
Volterrani , fua origine e vicen- 
de . zox* Nega V ubbidienza a 

. Volterr^i * xoa. E* di nuovo fog- 
gettata. xo3. 

Mufei di:Volcerra • Defcrizione del 
Mufeo. pubblico. 170. 171. Del 
Mufeo Guarnacci • 1 71* De' Gior- 
gi •X73. De' Galluzzi. , e Maz- 
zoni* ivi • De' Francefchini • 174. 
Piccolo Mufeo de' Monaci Camal- 
dolcnii • ivi • . . 



» 

Palazzo di Refidenza degli An* 
ziani eretto. 105. 
.Pelafgi. Vengono in Italia arca 
r ottavo fecolo dopo il Diluvio 
di Noè. I x.x^. Qccupano il Lazio, 
. r Umbria , e ne' Confini parte di 
Tofcana.xa. Abbandonano tat« 

« 



to il Paefe dopo cent* ànn! 4 e 
ne tornano in poflelTo gli Etru- 

. fchi • to» 

Perfio Poeta . AutoritàdicIafnci,c 

' di antichiffimi Scrittori , che lo 
riconofcono per Volterr. 30» 1^3. 

Pifa • Tempo del fuo ingrandimen- 

. to. 71. 

Pifani. Divenuti nemici di Vol- 
terra , che prepara armi » e for- 
tificazioni in difefa «iq^. 



R 



T% E Tòfeani • Arlnno primo Re 
'^ di cui ne fia memoria. 14. 
' Altri molti nominati dal Dem- 
pftero.i4. X7. Porfennà Re o 
Lucumone di Chiufi , pon di tut- 
ta la Tofcana . x8. ProperziaRe 
de' Volterrani fonda Populonia* 
• 36. 



CViefi. Aiutano i Volterrani con- 

^ tro i Fiorentini. 130* 

Sangeminiano • Soggetto nel tempo- 
rale a' Vcfcovi di Volterra. 71. 
7$« 9^« Si pone in libertà . 71. 



VAda . Porto de* Volterrani ìtu 
potere de' PiTani • 70. 
Vafi Etrufchi di terra fine Volter- 
. ram", e loro colore. 39» Vafi 
Aretini e loro colore • ivi . ^- • 
Vcfcovi di Volterra. Ottengono 
. dagl'I mperadori Franzefi Diplo- 
mi onorevoli , e provanti in loro 
' diritti giurisdizionali. 54. 63.64. 
. Fanno grandi acquigli di Terre, 
e di Cailella nel Volterrano, e 
ne' Territori vicini . 7*« Po» ^o^ 
. na dichiarati giudici d^lle caufe 



Imperiali in Tofeana 9 -cor mol- 
te altre onorificenze • 96. Cava- 
no dalle loro Miniere argento , 
rame , e allume • 84. Galgano 
pretende il primo ferii vero Prin- 
cipe di Volterra , e di tutta la 
Dibcefi; uccifo per tal cagione 
eflb e non Pagano* 73' 74* S. U-* 
. go fuo fucce flore : dopo molti 
travagli , per tal cagione fottct* 
ti , fi quieta per amore della^ 
pace* 769 Idelbrando AicceiTore 
di S.Ugo» ottiene ampia coufer- 
na del Principato • 69* Ma re- 
golandofi con prudenza lafcia la 
Città nella Aia libertà, e domi* 
nio delle fue Terre , e Catel- 
la • So. Pagano fucceflbre rin* 
nuova con grande impegno le^ 
pretenfioni di Galgano , e in 
vano ottiene da Innocenzio III* 
un Breve sdegnofo contro de' 
Volterrani • 7^. Ed in vano fa 
lega col potente Comune di 

• Sangeminiano di Tua Diogefi • 
78. Galgano IL è coftretto a 

- fuggire , devaftate da' Volterra- 
ni le Terre , e Caftella del Vc- 

• fcovado* 84. 85. Alberto* Per 
. autorità Apoftolica , fono fupite 
, le fue differenze colla Città • 79» 

Ranuccio Allegretti è aflediato 
. nel fuo Caftello , e Rocca di Be- 
. rignone; gli fono uccifi due Ni* 
poti \ è facche^giato il detto Ca* 
fiello • 94« Ranieri libertini , è 
travagliato da' Volterrani e da' 
Pifani • 88. Altri Vefcovi fempre 
in travagli, £ncbè cedono ogni 
giurisdizione temporale nella^ 
. Città , e nella Diogefi . 89. Ve- 
. fcovi , che ottengono Diplomi di 
donazioni ,e fue conferme del- 
la Città , e di ottanta Terre » 
c Caftella comprefe nel Yolter^ 



iSi 

rano* Galgano* 73* Ildebrando* 
^9* Pagano • 78. Filippo Belfor- 
ti , e Andrea Corfini • 96. Terre 
e Caftella, per le difcordie de' 
Vefcovi fmembrate dal Territo- 
rio Volterrano* Sangeminiano, 
quale potea ricuperarfi , ftando 
co' Vefcovi unita la Città . 71» 
Peccioli 7 ed altre Caftella vici- 
ne • 8o. Veccbienna 5 deftrutto • 
8$. Altre ventidue Caftella , e 
fci Villaggi. 88. Vefcovi ami- 
ci della Pace in quei tempi infe* 

. liei* S, Ugo» 76. Idelbrando '79« 
Filippo Belforti • 9^. e 97. Vol- 
terra interdetta per le fuddette 
difcordie , e poi aftbluta • 8^« 
Priva per nove anni e non pili 
del fuo Vefcovo dopo l'uccifio- 
ne di Galgano • 74. Ragioni de** 
Vefcovi per le loro pretenfioni. 
90. Ragioni della Città. 90. fitt§ 
a loo. Non fi trova Vefcovo » 
che abbia prefo il governo di 
lei • 91. e fcgg. ioo# 

Volterra . Sua origine . 33. ^ fegg. 
Una delle dodici Dominanti £- 
trufche Città. 37. 38. 45.. Cre- 
duta da molti la più antica , e 
Capo della Tofcana « 36. 148. e 
f^gg*^^5» Sua popolazione e ma- 
gnificenza . 41. ^/r^^. Magnifi- 
che mura di fmifurato pietra- 
me. 36. Sua antica Porta dell' 

. Arco. 37. 148. Sue forze C3 
commercio marittimo • 38. 4^. 
Non fi trova impegnata nelle pri- 
me guerre co' Re di Roma fé- 
guite con. perdita • 44. Impegna- 
'ta con altre quattro Capitali 
Città a rimettere nel Trono Ro- 
mano Tarquinio • 45* Refifte a' 
Romani , comandati da Scipione* 
ivi. Vinta da Roma con tutta la 
Nazione • 4^. Onorata col titolo 

di 



di Miynidpfo gode, eolla Aia li- 
bertà fubordinata , gli ooori di 
Roma • 46» Dà ajqto volontario 
a Scipione pej- la Iqiprefa MW 
Affrica « ipi • ]Lode (ingoiare a 
lei data A^ Cicerone ^ Ivtp Che la 
protegge appreso Giulio Cefa- 
rc • 47* Segue le parti di Mario 
contro Sijla , a cui fa ijna for- 
ti dima refiftenxa , benché iavr0e 
«gli già cottqui^lato tjutto il Rop 
manp In^perio* 4^«47« £^ ridot* 

' ta allp fato di fe^ipli^e Colo-* 
nia • 47. Ahl>raccia la Fede Cri* 
ftiana ; dà alla Chiefa il pritno 
Papa dopo $• Pietro nella per- 

' fona di S. tino • 48* Prove iche 
fia Volterrano, ivu è feguenti» 
Le dà Qiolti Mirtini ^ ed filtri 
Santi e JSe^ti • ipi • Inobr;ittata 
dall'eresia Ariana ^ purjgata da' 
Santi fuoi pi:otettori Giuftò , 
Clemente ^ e Ottaviano * ivip 
Occupata da* barbari p $%. ]E' go- 

• verpata da' Caftaldioni j. J3. fi' 

• ilat^ .creduta dc^oUta dagli IJtì^ 
gherì, ^ r^ftaqrata !da Ottone^ 
55* $c o'efimina la ir^dij^iQiìe^ 
5^« Riftretta certo di %\fo «con 
nuove mura • 6u Privata .come 

' r altre Città d' una parte del Aio 
Territorio, infeudato dagP Im- 
peradori a diverfi Sìgnori>.55.(!70- 

' ycrqata da* marche? , ^eda'Conti 
fotto r alto Pominio ^ctrjmpep 
ria . 5 3; Forfè m antico talvo.l» 
ta da' fiioi Vefcovt . 54. ^3. 64* 
Da* Vicari Imperiali . 6tf . Da' 
fuoi propri Confoli « 66. Ricu* 
pera il /no Tcrritprio , t^ 
principi^ mipvameqte a ingrati* 
idirfi • 71* Si pone in libertà con 

* tutte le Città Guelfe «(57. Seno* 
te ogni giogodi foggezione. 6%. 
JBatram faojiainofe Bifctrdie p9' 



Vefcovi;^ torna a dare omx^io 
a due Inlperadori , 73. f /p^^. 95« 

* Involta nelle fazioni abbraccia 
la parte Ghibellina , . e unita a' 
Pi fan! manda con tfR a' comuni 
fpefe la fua gioveiytà all' acqui- 
lo di Terrafanta • 103^ B' ridot* 
ta da' Fiorentini a parte Guel- . 
fa. 103. 104, Nega di nuo^o o- 
gni rribjuto all' Imperio^ toj« 
Principi di f uerra^ voi Cpmw^ 
di Sa.ngeqaiiiiano > 'diyenuto po« 
jtcnte. X07. B' tiranneggiata^ 
idalla Famiglta de'^elforti» ria. 
1x3. Dà' quali fi libera, «coli' 
aiuto de' Fiorentint ancora ila' 
Pi/ani j cbe pretendevano fofte- 
lierli . tt^écfegg» Per ai&curarfi 
^a'Pìfani, e da inolti Cittadini 
aderenti a' Wforti 9 fi sObWiga 

; idi «leggere ?6dcB)t Fiorentino • 
XI 7- jid in appreflb confente , 
xhe èflb tenga le Chiavi della 
'- ChA . ivi • Nega dare a' Fio* 
' routini il .tributo , contra i pat- 
■ ti pretej(b^-#>ì;. Torca a negar- 
' Io ] ed è folle va ta ipontro i Fio- 
' rentioi da Giufto J.aodijrii ^ che 

* è trafitto, per crrdine del Ma- 
giftrato di Volterra • x 1 8. E- 

' jmana fentenza favorevole a VoN 
' terra in ordine alla pretefa im« 
porzione , ed attjentati .di Giu« 
fio. ri^. Sitieoe peralcjjn tem- 
po la Repubblica Fioretitìna pili 
JCaftelIa occupate, xt^. Le ren- 
de* Ilo. ^uove ^e.ten0oni di 
X.orenzo de' pedici ^ che gover« 
^ava Firenze, di |:omandare in 
Volterra , fjiifcijtate per cagione 
degli alluoii^ 'ritrovati nel Ter* 
ritorio Volterrano. xa3. e fegg. 
Giufta , ma fuor di teippo , fol- 

* Icvazione delta Città , che enu 
iKvifa dalla fauooe deg^i ack« 



4r 






nntt a' FÌor«iitÌai . t*^. tiS. X* 
idTcdtata da Federigo Duca d' 
Urbino, Capitano Generale -de* 
Fiorentini , che introdotti da' 
loro aderenti in Città, ijo. U 
iaccheggiano contro ì patti giu- 
rati , e la trattano da filicne < 
J3»-* ffg- E' follevata da Lorenia 
de' Medici dalle tniferie, làa in 
tutto Toggettata alla Aia Rcpub* 
blirt.i33. tj4. Ajuu ne' Joro 
birogni 1 Fiorentini, r 38. Che 
le rendono le Tue pceminenzc ^ 
le rendile pubblicbe , e molta 
autoritil nel gòverao . i jji. £' 



^eArett3(4dar{i a Clemente Vir. 
140. E' AKptcCa , « Taccheggia- 
ta da Pecrucc!0 comanilante de' 
pioRdttilt. iri< RcAfie^lFapa, 

. -«d -a Carlo V, , difefa dal Fer- 
ruccio' tèi. Che È-BcciCo ^cr 

■ le cofc avvenute in Volterra. 
14}. Refta Soggetta VAltcrra^ 
con tutta la Tofcana alla Ca(a 
de' Medici. 143. 
Urne Etrurcht. Corri IpOBcIono al- 
le Btrurdie monete di Volterra^ 
e untumente' rapprefenUOQ V 
antica fuo cUcre . itf4. 



«f#!>)#tÌÉ»tettÉÉ 



.1 



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T$9 



I N B I C E 



D É G L 



Aleflandro NapoIeUn9# 

Allazio • 

AtnsDirato • 

Archivio Pubblico «^ 

Archivio Vcfcovilc 1 di Vol- 

Arcbivi# Capitolare j terra $ 

Archivio della Badfa ^ 

di 8. Giù ftp 
Arnobio « - 
Ateneo • 
Serti • 
Biondo. 
Boccart f 
bollando ; 
Borquet # 
Buchier • 
Bijonarruoti # 
Calmet • 

Cartolare del Cpmuiie di Volterra. 
Ca/fiodoro. 
Cetiforinò. 
Ci atti . 

Cicerone t , 

Clemente AleflTandrfno • 
Cod. 7<59. già della BibK Qaddiana 
Dempftero • 
Diodoro Siculo • 
Dionifio Alicarnafleo» 
Erodoto « 
Bufebio • 
Eutropo* 
Falconcini # 
Fleprì . 
Fontanfflf'7 
Frontino* 
Qiovannelli • 
Qori • 
Huetio • 
jfidoro • 
lYonc Qarnut* 



I A U 

Lami • 



TORI. 



f 






Lampredi • 

Libri di Memorie a niafio del lifa^ 

giurato de' Priori di Volt. 
Libri del Camerotto di VoiCf 
March. MafTei Veroncfe.» 
Malavolti . 

Marian Vettori • 

Martino PoIIooo* 
Muratori . 
Natale Aleflandro* 
Orfini • 

Papirio • 
Paffer i • 

Paufa^iia #^ 
PcrEo Poeta » 
Petavio f 
Pier Crinito» 
Pier Vettori • 
Pitifco • 
Plinio • 
Plutarco •' 
Polibio. 
Richio • 
Scarderò • 
Segni . 

Servio Mauro • 
Sigonio • 
Silvio Italico » 
Solino* 
S trabone * 
Targioni • 
Tito Livio $ 
Tronci • 
NTadingo. 
Valeriano • 
Valerio Mafllmo* 
Ughelli . 

Villani . 
Zacchi . 



Il f I ìf E. 



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